martedì 23 dicembre 2014

Quella vita che ci manca, di Valentina D'Urbano


Anno di Pubblicazione: 2014

Ambientazione: Italia, 1991


Anna, Alan, Vadim e Valentino sono i quattro fratelli Smeraldo, figli di padri diversi e con cognomi diversi, ma conosciuti con il cognome della madre nella "Fortezza" il quartiere popolare dove vivono da sempre. Un quartiere abbandonato e difficile, come i suoi abitanti, tanto che fuori da lì chi viene dalla Fortezza viene marchiato come persona da evitare, probabilmente delinquente.
Ed in effetti è così che Alan e Valentino, i due uomini della famiglia, si guadagnano da vivere, mentre la madre Letizia lavora come donna delle pulizie (ma solo tre giorni la settimana) e mentre Anna, la maggiore, cura la casa e si occupa di Vadim,ritardato e per questo lasciato indietro dai fratelli maschi che non percepiscono la sua sensibilità.
 Ma a  Valentino, il minore dei fratelli, quella vita non piace: lui sogna un lavoro normale, in un'officina meccanica, sogna una casa vera, con la corrente e l'acqua sempre funzionanti, con il riscaldamento e magari con un cane da regalare a Vadim. Ci pensa Alan, scassinatore dall'animo incattivito,a riportarlo con i piedi per terra: per loro non può esserci altro che stare uniti e tirare a campare come meglio possono. Fuori dalla Fortezza, nessuno li vuole.
Un giorno Valentino conosce Delia, una ragazza che non è della Fortezza e con cui nasce l'amore; ma non ha il coraggio di confessarle da dove viene e cosa fa per vivere.....


Nonostante legga abbastanza spesso libri che mi piacciono o che mi prendono, i "colpi di fulmine librari" sono più rari; gli ultimi due credo fossero "La luna sulla brughiera" (2005) e "Romanzo criminale"( nel 2007).
Prima di questo ovviamente.
Non conoscevo Valentina D'Urbano e quando ho visto il libro in libreria ho pensato fosse l'ennesimo titolo di quelle collane misto tra chick lit e romance  ; poi per curiosità l'ho preso in mano, ho letto la trama, ho sfogliato due pagine....e zacchete! Ero stata colpita dalla freccia di un Cupido che per la sottoscritta entra in azione solo quando si tratta di libri o film.
Avrei voluto comprarlo subito...ma sapete anche voi com'è la mia situazione economica; così mi sono accontentata per due mesi di sfogliarlo, leggiucchiarlo, coccolarmelo tutte le volte che lo vedevo....fino a quando non ho più resistito e me lo sono comprata per Santa Lucia, leggendo 332  pagine IN TRE GIORNI.
Ho amato tutto di questo libro: l'ambientazione di una periferia che, nonostante sia nata e cresciuta in una parte della mia città considerata già periferia (e difatti uno degli autobus che passava di qui fino al 2004 si è chiamava appunto "Periferica"), non ho mai effettivamente sperimentato (la nostra è una periferia normale, a quanto pare...qui ci sono addirittura dei confini difesi con le armi!). Una periferia dove si è segnati a vita, dove non c'è speranza di un miglioramento, dove tutto è desolazione, povertà e abbandono. Un posto dove le strade sono buie, perchè il comune ha staccato la luce; dove per avere la luce o l'acqua in casa (e non sempre) bisogna attaccarsi al contatore di qualcun'altro; dove non passa nemmeno l'autobus. Insomma non il solito quartiere povero ma vitale che si trova in molti film e libri, ma proprio un posto dove si può toccare con mano la vera miseria, anche morale, che fatalmente attecchisce sui propri abitanti, imprigionandoli in un destino triste e già scritto.
E' in questo quartiere (dove già l'autrice aveva ambientato il precedente romanzo, "Il rumore dei tuoi passi") che vive la famiglia Smeraldo, composta da una mamma, Letizia, ormai stanca e provata dalle vicissitudini della vita, e da quattro figli, tutti il più possibile diversi fra loro. Una famiglia che ho amato molto, perchè la di là della miseria e degli evidenti difetti di alcuni suoi componenti, si coglie perfettamente il forte affetto che li unisce; non certo la tipica famiglia da Mulino Bianco, ma nel bene e nel male una famiglia vera. E ho amato i suoi componenti perchè in un certo qual modo li ho riconosciuti in parti di me stessa.
Ho riconosciuto la dolorosa  rassegnazione di Anna, intelligente ma bloccata e senza più prospettive per il futuro; ho riconosciuto la rabbia autodistruttiva di Alan perchè (in modi e situazione totalmente differenti) l'ho provata anche io); ho riconosciuto i sogni ingenui di Valentino per un domani migliore perchè anche io a quell'età sognavo le stesse cose e nello stesso modo, ho persino riconosciuto il dispiacere e la solitudine di Vadim, che vorrebbe tanto uscire con i suoi fratelli qualche volta...ma loro non lo chiamano mai, perchè lui è lo scemo, il ritardato. Un ragazzo bellissimo con la mente gioiosa e affettuosa di un ragazzino di 12 anni, un personaggio tenero e forse, da un certo punto di vista, più avanti degli altri.
La scrittura dell'autrice, il suo modo di parlare dei sentimenti, i dialoghi interni che i personaggi fanno a sè stessi sono avvolgenti in modo doloroso  ma unico, un po' come l'atmosfera che regna alla Fortezza; uno stile graffiante e dolce allo stesso tempo, che ti fa pensare "Marò che fortuna non essere nata in un posto simile!", ma ti fa anche invidiare l'affetto fraterno tra Alan e Valentino,due fratelli che si amano separati da un sogno, e ti fa desiderare di poter provare almeno una volta nella vita un amore come quello di Valentino per  Delia o come quello di Alan per Caterina (almeno agli inizi...). Perchè in fondo Alan, il "cattivo", non l'ho percepito come tale, ma solo come un ragazzo fragile segnato  dagli abbandoni (del padre vero, del padre che l'ha cresciuto ed è morto, di Caterina), terrorizzato dall'abbandono del fratello che intravede non solo nel sogno di una vita diversa, ma sopratutto in Delia, la ragazza di cui Valentino si innamora: perchè lei incarna proprio quel desiderio, rendendolo reale e possibile.
Il finale è già preannunciato nell'incipit (anche se si spera sempre di aver capito male e che quel "qualcosa" non accada), ma l'amarezza viene comunque mitigata da uno spiraglio di speranza; si potrebbe dire, un piccolo raggio di sole in mezzo all'oscurità della Fortezza.
Dato che mancano due giorni a Natale, concludo con un piccolo desiderio: dato che l'autrice ha ripreso la stessa ambientazione del romanzo precedente, ripescando (per un breve momento) i vecchi protagonisti, spero che non abbandoni del tutto nemmeno la famiglia Smeraldo e che, in futuro, decida di regalare anche ad Anna  un nuovo finale, più speranzoso.
Concludo (stavolta per davvero) dicendo che molte volte bisognerebbe ringraziare un'autore per aver scritto la sua storia; questo è sicuramente uno dei casi.


BUON NATALE A TUTTI!




2 commenti:

  1. Lo cercherò disperatamente , sono sicura mi terrà compagnia in queste notti insonni..
    Grazie di cuore amica cara!
    Bacio festivo!

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    1. Mi auguro che ti piaccia....fammi sapere!

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