lunedì 10 novembre 2014

Sedie vuote- Gli anni di piombo dalla parte delle vittime, di Alberto Conci, Natalina Mosna,Paolo Grigolli


Anno di pubblicazione: 2008

Da IBS:

“In seguito al riaccendersi del dibattito sugli anni di piombo e sulla scia della profonda impressione suscitata dal libro di Mario Calabresi, Spingendo la notte più in là, una trentina di giovani dei licei e dell'università di Trento ha avviato lo scorso anno un lungo e approfondito percorso di ricerca attraverso le vicende dolorose e complesse degli anni Settanta.
Al centro di questo percorso, che ha impegnato i ragazzi tutte le domeniche per un anno intero, è stato posto l'incontro con i familiari delle vittime, con coloro che a causa della violenza hanno dovuto convivere con la presenza di una sedia vuota nella loro casa. Ne sono nati i dialoghi sinceri e potenti riproposti in questo libro, nei quali sono state toccate non solo le questioni più delicate e cruciali della storia recente della nostra democrazia, ma anche dimensioni fondamentali per la memoria collettiva, quali quelle del dolore, della verità, della giustizia, del perdono, del silenzio e delle parole, della violenza, della responsabilità, della solitudine, della solidarietà umana, delle condizioni per la costruzione di una cittadinanza attiva. Il percorso, nato attraverso un metodo di lavoro rigoroso, ha imposto ai ragazzi un grande impegno di lettura e di approfondimento che traspare dalla densità dei dialoghi e dalla pregnanza delle questioni in essi proposte.”

Ho letto con molto piacere questo bel lavoro di questi giovanissimi alunni di vari licei e università di Trento dedicato ai parenti delle vittime del terrorismo, in cui vengono intervistati i più noti fra loro (un po’ sempre gli stessi, ma questo non è colpa di nessuno): Mario Calabresi, Benedetta Tobagi, Silvia Giralucci, Manlio Milani, Giovanni Ricci, Alfredo Bazoli, Agnese Moro, Giovanni Bachelet, Vittorio Bosio, Sabina Rossa.
L’impegno di questi ragazzi ha prodotto un lavoro preciso, circostanziato, con domande e riflessioni intelligenti, seppure con qualche caduta di banalità (Silvia Giralucci è stata l'unica a cui è stato chiesto se ha le stesse idee politiche del padre....).
Un modo per ricordare le vittime dare allo stesso tempo modo di riflettere sulla portata di quanto accaduto in Italia in quegli anni, senza sentimentalismi ma con molta lucidità, anche se a volte è inevitabile rimanere colpiti dal dolore delle famiglie, dalla loro vita distrutta, dal fatto che hanno sempre sopportato con dignità anche i peggiori insulti e bugie rivolte alla figura delle vittime per anni, e allo stesso modo hanno sopportato di vedere man mano gli assassini dei congiunti venire scarcerati prima del tempo, e spesso rifarsi una vita scrivendo libir, tenendo conferenze all'università e cercando di nuovo le luci della ribalta ma stavolta facendo le vittime o giustificandosi (devo essere sincera, io non so se sarei riuscita a rimanere calma).
Il titolo ha un significato particolare: quasi sempre il momento del ritrovo dell'intera famiglia durante la giornata è il momento del pranzo o della cena; nelle famiglie colpite da un lutto è anche il momento in cui più si sente questo lutto, grazie alla presenza di una sedia vuota con cui si deve convivere.
Un lavoro meritevole tanto più per il fatto di essere stato realizzato da ragazzi così giovani.




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