venerdì 26 settembre 2014

La citazione del mese

Quanti uomini credendo di pregare Giove hanno pregato Dio! Quanti di quelli che si affidano agli amuleti vengono ascoltati all'infinit e quanti atei non si accorgono che, solo per il fatto di essere buoni e tristi, essi pregano Dio!



Victor Hugo, da "L'uomo che ride"

martedì 23 settembre 2014

E' così lieve il tuo bacio sulla fronte, di Caterina Chinnici

Anno di Pubblicazione: 2014

Ambientazione: Sicilia, dagli anni '40 agli anni '90 circa.


Il 29 luglio 1983 il giudice un'autobomba posta davanti al palazzo  in cui viveva con la famiglia causa la morte del giudice Rocco Chinnici, dei due agenti di scorta Salvatore Bartolotta e Mario Trapassi e il portiere dello stabile Stefano Li Muli.
Rocco Chinnici era da tempo nel mirino; in prima linea nella lotta contro la mafia ancora quando si diceva "la mafia non esiste",aveva da poco fondato il pool antimafia assieme a Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e Giuseppe Di Lello; in questo libro la figlia Caterina, diventata a sua volta magistrato ne rievoca la vita, segnata da un grande amore per la famiglia (la moglie Agata  e i tre figli Caterina, Elvira e Giovanni) e dal senso di giustizia, sia nella carriera iniziale di pretore sia in quella di giudice antimafia....




Bellissimo questo libro che Caterina Chinnici ha dedicato alla memoria del padre Rocco, giudice fondatore del pool antimafia un poco dimenticato (si ricordano sempre Falcone e Borsellino, ma lui che ne fu il fondatore e che fu tra i primi a combattere la mafia e il primo a essere fatto saltare per aria non viene mai ricordato....) ma fondamentale nella lotta contro la mafia.
Il libro ripercorre tutta la vita del giudice, uomo integerrimo dedito al lavoro e alla famiglia, ma anche molto umano nel suo lavoro e con le persone con cui aveva a che fare; molti sono gli episodi narrati dalla figlia testimonianti la sua umanità come pretore, la sua capacità di tenere in considerazione il fatto che davanti a lui ci fosse prima di tutto una persona.
Un uomo concreto, semplice, ma probabilmente molto profondo, capace di farsi rispettare senza autoritarismi o prepotenze, ma proprio per questo anche una persona con molti nemici, sopratutto in un tempo in cui di mafia non si osava proprio parlare; per me un esempio da seguire e da "sponsorizzare" sopratutto verso i più giovani.
Certo a volte mi è parso un po' troppo agiografico come ritratto; possibile che non avesse un solo difetto?
Ma non credo che l'amore filiale dell'autrice abbia comunque influenzato più di tanto il racconto.
Termino qui questa recensione perchè preferisco che leggiate il libro, un racconto che dice davvero tanto, parla non solo alla mente ma anche al cuore senza essere pesante, verboso o altro.
Caldissimamente consigliato a chiunque!

mercoledì 17 settembre 2014

Cuore, di Edmondo De Amicis



Anno di pubblicazione: 1886

Ambientazione: Torino, 1881/'82


Enrico Bottini, alunno di terza elementare proveniente da una famiglia benestante, racconta in un diario il suo anno scolastico nella classe del maestro Perboni: i compiti, i compagni di scuola ricchi e poveri, i nove racconti mensili del maestro.....



Questo bistratattissimo libro per bambini è stato uno dei preferiti della mia infanzia, assieme al cartone animato; ritengo che sia un libro da riscoprire e riproporre ai bambini di oggi, dato che può insegnare valori molto importanti e attuali, come la solidarietà, l'amicizia, l'importanza dell'impegno nello studio e nel lavoro e- perchè no-anche un po' di amore di patria ( di cui secondo me ci sarebbe grande bisogno).
Le critiche principali  a "Cuore" sono in gran parte assurde:

1- Il linguaggio è antico, certo, ma come avrebbe dovuto scrivere un autore del 1886?Inoltre, non ho mai sentito nessuno dire male della "Divina Commedia" o de "I promessi sposi" o delle opere di Shakespeare, ad esempio... i libri vanno letti e interpretati nel contesto in cui sono stati scritti, non solo alla luce della moderna letteratura (che francamente non mi sembra abbia poi prodotto granchè meglio, in generale);

2-"I temi sono sorpassati,c'è troppo buonismo": non direi che i temi siano poi tanto sorpassati; ieri c'era il bambino calabrese, oggi c'è il bambino indiano o pakistano; grazie alla mamma, Enrico viene spesso portato in istituti con ragazzi disabili o ad aiutare persone povere, una forma di volontariato ante litteram; viene mostrata l'importanza di aiutare i più deboli o sfortunati e di non discriminare nessuno nelle amicizie (i genitori di Enrico invitano a casa tutti i compagni, anche quelli più poveri). 

3- "C' è troppo nazionalismo"; certo, bisogna considerare che il libro fu scritto nell'epoca immediatamente seguente all'Unità d'Italia, quando il paese si stava ancora muovendo in direzione di unificare anche gli abitanti delle varie regioni. Per questo i protagonisti dei vari racconti sono ragazzi di tutta Italia, per cementare un sentimento comune di appartenenza al proprio Paese, sentimento che comprende diritti ma anche doveri. Non trovo che un po' più di questo sentimento farebbe male anche agli italiani di oggi, ormai troppo abituati a descrivere l'Italia come il peggior paese del mondo o come l'unico con problemi e difetti di un certo tipo.

"Cuore" è un libro che può dire ancora molto, a mio avviso, e lo dimostra il fatto che nel 2011, con i 150 anni dell'Unità D'Italia, in molte scuole elementari della Lombardia è stato recuperato, letto rielaborato ecc il famoso racconto "La piccola vedetta lombarda", con successo. A parte il terribile "Naufragio" e il truculento "Sangue romagnolo", i racconti mi sono piaciuti tutti, così come mi è piaciuto il libro, nonostante anche quando avevo otto anni non mi sia sfuggito il carattere un po' macchiettistico dei personaggi (Garrone, il gigante buono, Franti il teppista senza cuore, De Rossi il primo della classe nobile e bello, il Muratorino mascotte della classe), che tuttavia non trovo sia per forza negativo all'interno della storia.

In complesso abbiamo un buona spaccato della Torino ex capitale e della vita e società italiana post Unità D'Italia; se quindi non si dà un valore letterario a questo libro, bisognerebbe dargli perlomeno un valore storico e sociale, che del resto ha avuto per più di un secolo: "Cuore infatti fino ai primi anni '70 fu libro di lettura obbligatorio nelle scuole elementari.



venerdì 12 settembre 2014

Il tuttomio, di Andrea Camilleri



Anno di pubblicazione: 2013

Ambientazione: Roma,  estate 2012



Nonostante abbia 33 anni suonati, Arianna ha un carattere infantile ai massimi livelli, cosa che ha colpito e affascinato  il marito Giulio (con il doppio dei suoi anni) quando si sono conosciuti; ma è anche una donna bellissima e dotata di una sensualità magnetica che attrae gli uomini come calamite.
Arianna non lavora passa le giornate a gingillarsi tra estetiste, parrucchieri e divertimenti vari; e , dato che a causa di un incidente subito anni prima Giulio è ormai impotente, il giovedì vanno insieme in spiaggia e scelgono di comune accordo giovanotti a caso che possano soddisfarla sessualmente.
Ma Arianna ha un segreto che non ha confessato nemmeno a Giulio: l'esistenza del "tuttomio", una tana ricavata in un angolo della soffitta dove va a confidarsi con la sua unica amica, Stefania.
E nel corso della storia capiremo che non è certo l'unico segreto che Arianna tiene nascosto al marito....



E' il primo romanzo che leggo della serie "non di Vigata" (diciamo così) e sinceramente non mi è piaciuto molto. La bravura tipica di Camilleri si nota comunque, sopratutto nel "rimestare nel torbido" pian piano, lasciando un po' alla volta indizi, pezzi di storia della protagonista, momenti e atteggiamenti che ci fanno intuire pian piano il carattere e la situazione, oltre a invogliarci nel continuare la lettura.
Perchè, francamente, se fosse solo per la protagonista....
Che sia una povera donna psicologicamente disturbata e non-semplicemente- un'infantiloide lo capiamo già dalle prime pagine del romanzo, quando svegliandosi comincia un suo rituale personale con cui saluta sorridendo ogni minima parte del corpo: "ciao piede!", "ciao polpaccio!", "ciao Ginocchio!" ecc ecc.
Più si prosegue nella lettura, poi, più si capisce che la situazione è sempre peggio di come pensiamo, al di là della coppia "aperta" che sono Arianna e Giulio (e questo ovviamente, per quanto possa essere discutibile non è che faccia poi tanto strano); non posso addentrarmi nei particolari, ovviamente, ma come pensare altrimenti di una che ha bisogno di crearsi una tana dentro casa dove mette la sua migliore amica, ovvero una bambola?!
Arianna è il personaggio principe della storia, prorompente non solo nel fisico ma anche nei pensieri, mentre Giulio rimane più sullo sfondo e Mario (il ragazzo con cui Arianna avrà una storia) è solo il mezzo per arrivare a fare esplodere le turbe psichiche della protagonista.
Tutto sommato lo consiglierei comunque, specie se si è fan di Camilleri, per aggiungere un tassello diverso ma importante alla conoscenza di questo autore.





domenica 7 settembre 2014

Chi ben comincia...

Eccomi con il consueto appuntamento mensile con la rubrica "Chi ben comincia":




"La nottata era proprio tinta, botte di vento arraggiate si alternavano a rapide passate d'acqua tanto malintenzionate che parevano volessero infilzare i tetti. Montalbano era tornato a casa da poco, stanco perchè il travaglio della jornata era stato duro, e sopratutto faticante per la testa.
Raprì la porta finestra che dava sulla veranda: il mare si era mangiato la spiaggia e quasi toccava la casa. No, non era proprio cosa, l'unica era farsi una doccia e andarsi a corcare con un libro. Sì, ma quale? A eleggere il libro col quale avrebbe passato la notte condividendo il letto e gli ultimi pinsèri era macari capace di perderci un'orata. Per prima cosa, c'era la scelta del genere, il più adatto all'umore della serata. Un saggio storico sui fatti del secolo? Andiamoci piano: con tutti i revisionismi di moda, capitava che t'imbattevi in uno che ti veniva a contare che Hitler era stato in realtà uno pagato dagli ebrei per farli diventare delle vittime compatite in tutto il mondo."



Andrea Camilleri, da "Gli arancini di Montalbano"

venerdì 5 settembre 2014

Una ragazza da sposare, di Madeline Wickham




Titolo originale: The wedding girl

Anno di pubblicazione: 2012

Ambientazione:Inghilterra, epoca non meglio specificata.


Oxford, un non meglio precisato anno: appena arrivata Milly, diciottenne spensierata in cerca di avventure, stringe amicizia con due studenti gay, Allan e Rupert; venuta a sapere che Allan alla scadenza del permesso di soggiorno dovrebbe tornare negli USA, accetta di sposarlo per permettergli di rimanere in Inghilterra con l'uomo che ama. Al ritorno a casa di Milly, Allan le promette che presto si risentiranno per il divorzio....ma sparisce nel nulla e Milly non lo risentirà mai più.
Dieci anni dopo, Milly sta per sposarsi con il fidanzato Simon,erede di un ricco uomo d'affari... e se non fosse che il fotografo chiamato per il servizio nuziale è lo stesso di dieci anni prima, nemmeno si ricorderebbe di quell'episodio per lei insignificante.Ma Alexander, il fotografo, la riconosce: da allora Milly entra in panico e, su consiglio della sorella Isobel, cerca di rintracciare Allan per chiedergli finalmente il necessario divorzio. Peccato manchino solo tre giorni alle nozze....




Nonostante lo stile sia chiaramente lo stesso, devo dire che finora sono rimasta abbastanza delusa dai romanzi di Madeline Wickham rispetto a quelli di Sophie Kinsella ("La compagna di scuola" a parte):manca qualcosa, non so bene cosa ma manca quel "quid" che finora mi ha fatto appassionare ai romanzi della seconda. Forse il fatto che quasi tutti questi romanzi appartengono al periodo pre- Becky Bloomwood e che quindi siano probabilmente degli "esercizi giovanili" c'entra qualcosa,perchè non è che sembri di leggere un'altra autrice,non è che non si riconosca il ritmo e lo stile della Kinsella...però c'è sempre qualcosa di incompiuto in questi romanzi: spiegazioni non date (cosa è successo tra i genitori di Simon?Cosa prova Francesca?), sottotrame accennate e poi lasciate perdere (cosa c'era tra la madrina di Milly e il padre di Simon?Come mai James e Claire si sono persi?). Il che a mio avviso lascia sempre un po' perplesso il lettore,lasciandogli oltretutto un senso di incompiuto a fine lettura.
In questo particolare romanzo poi,devo dire che non ho apprezzato nemmeno i personaggi: Milly è una  cretinetti che dapprima (e no, il fatto che avesse solo 18 anni non la scusa del tutto!) accetta di sposare per amicizia uno sconosciuto, sentendosi non solo generosissima ma anche fighissima per via del bel vestito e facendosi scattare foto a ripetizione da chiunque; in seguito aspetta per un po' che Allan si faccia vivo per il divorzio, ma dato che lui non si fa vivo, fa finta di nulla (pensando "se non ci penso è come se non fosse mai successo!", questa-parole testuali- la spiegazione data all'attonita Isobel!!)...e dieci anni dopo è lì lì che si sta sposando davvero SAPENDO di non essere divorziata!!!!
Ovviamente quando riconosce il fotografo del precedente matrimonio....di chi è la colpa?Sua?No, del poveraccio che certo non poteva sapere che lei non fosse divorziata. E con lei, tutti i suoi familiari se la prendono con il tapino,arrivando anche a cacciarlo dalla camera del bed & breakfast che già aveva prenotato e pagato (io li avrei denunciati!)...
Poi ci sono Simon, il fidanzato all'oscuro di tutto che ama una Milly che si è interamente costruito nella sua testa (non del tutto per colpa sua, bisogna ammetterlo;la cretinetti fa di tutto per assecondarlo a ogni cosa che dice, modificando persino i propri gusti in favore del fidanzato!) e che agisce principalmente per rancore contro il padre (e anche qui....non è che abbia tutti i torti); c'è Henry, appunto il padre di Simon, miliardario stronzo che proprio non riesce a capire perchè il figlio ce l'abbia tanto con lui che, in fondo,  l'ha abbandonato all'età di tre anni per poi sparire fino ai 19 del ragazzo, e pretende comunque di dargli lezioni di vita; c'è Claire, l'insopportabile madre di Milly, che non ha capito che il matrimonio è della figlia e non il suo, che il suocero miliardario l'avrà la figlia e non lei...sopratutto non ha capito che la vita E' QUELLA DELLE FIGLIE e non la sua,per cui si è lanciata nel folle progetto di organizzare il matrimonio in OGNI MINIMO SINGOLO PARTICOLARE, senza rispettare nemmeno per sbaglio le idee degli sposi a riguardo (addirittura in un punto redarguisce aspramente una parente il cui marito non ha la possibilità di comprare il tipo di smoking da lei deciso e chiede se può venire comunque con un tight!Per non parlare dell'orrida idea dei cigni di ghiaccio pieni di ostriche disseminati per la sala...eh già, tanto paga Henry,mica lei!); oltre al fatto di intestardirsi a voler scegliere il fidanzato a Isobel e inalberarsi se la suddetta scansa i suoi "consigli"....
E che dire di Rupert? Inganna Allan, inganna la povera Francesca (rea di essere una devota cattolica che intende vivere secondo i dettami della propria religione)...e poi, siccome è gay, pretende di essere compatito e che tutti gli dicano che non è colpa sua e lui non ha responsabilità della situazione in cui si trova?
Brutto modo di dipingere un omosessuale....e a proposito di Francesca: non sono particolarmente credente e certo non capisco o approvo del tutto il modo di vivere del suddetto personaggio,che fa molto riferimento alla propria fede; ma uno sarà pure libero di vivere in questo modo,se lo desidera, senza per questo venire dipinto come un fanatico senza cervello o sentimenti? Forse l'autrice credeva che una donna non credente avrebbe reagito in maniera diversa alla scoperta che il proprio marito è in realtà gay?
Insomma, sarò anche cattiva...ma  stavolta è stato difficile arrivare alla fine della lettura.
Decisamente sconsigliato anche se siete fan della Kinsella!!!