domenica 31 agosto 2014

La bambina che rubava i libri, di Markus Zukas




Titolo originale: The book thief

Anno di pubblicazione: 2005

Ambientazione: Germania, dal 1938 al 1944.

Nota Bene: dopo l'uscita del film,il libro è stato rieditato con il titolo "Storia di una ladra di libri".

Germania, 1938: Liesel, dieci anni,  viene abbandonata dalla madre e adottata da Hans e Rosa Hubermann, una coppia tedesca. Nonostante l'età la ragazzina non sa leggere, ma grazie alla scuola e alla'iuto di Hans rimedia in fretta la mancanza, arrivando a divorare libri su libri, scoprendo un'irresistibile vocazione per il mondo della letteratura e della scrittura.
In casa Hubermann viene nascosto Max, giovane ebreo figlio di un defunto  amico di Ma, che l'uomo e sua moglie ospitano per proteggerlo e che stringe con Liesel una forte amicizia, accomunati dalla passione per la letteratura....



Come a volte succede,ho letto il libro dopo aver visto il film qualche mese fa, film che mi è piaciuto moltissimo.

La decisione di leggere il libro è stata quindi quasi immediata, anche se l'ho fatto solo ora: non sono rimasta delusa nemmeno dal libro, nonostante alcune modifiche tutto sommato poco rilevanti.
E' una storia toccante, coinvolgente, a tratti anche divertente nonostante incomba perennemente l'ombra della guerra  e delle sofferenze che porta con sè, tutto ciò grazie sopratutto a una narratrice d'eccezione (non vi dico chi è ma sappiate si capisce da subito nel libro), che riesce a dare una visione d'insieme imparziale e completa.
Come  nel film, i personaggi sono fantastici:a partire da Liesel, la giovanissima protagonista, che parte già provata da diverse disgrazie (l'abbandono della mamma, la morte del fratello) ma trova la sua strada e la sua salvezza nei libri, nelle parole, nelle storie e nei significati che da esse scaturiscono.

Si dice che i libri sono cibo per l'anima, Liesel ne è l'esempio più vivido, grazie ai libri e alle parole le si spalanca un mondo che non conosceva, un mondo che oltre alla cultura e all'istruzione, le darà coraggio, conforto affetto, un mondo con cui salverà la vita a Max quando si ammala. Un mondo che le salverà la vita, in più di un senso.
Poi ci sono Hans e Rosa, ovvero Mamma e Papà....come non parlare di loro? Hans, Papà, che accoglie Liesel a braccia aperte, aiutandola e sostenendola sempre, in modo semplice e naturale come fosse una vera figlia; e Rosa, Mamma, burbera e dura ma sotto sotto buona e generosa, che con il suo modo di fare aiuta Liesel a riprendere la vita senza cadere nell'autocommiserazione, Mamma che accoglie Max in casa senza chiedere nulla, che lo sfama e lo cura, Mamma che soccorre la nemica Frau Holzapfel per convincerla a scendere nel rifugio e che l'abbraccia al funerale del figlio...sinceramente non so come descrivere la grandezza di questi due personaggi.
Poi c'è Rudy, l'amico del cuore infantilmente innamorato di Liesel, il suo confidente, braccio destro e compagno di avventure, c'è Frau Holzapfel, la "nemica" di Rosa per anni, che verso la guerra rivelerà il suo lato più umano, c'è Ilsa la moglie del borgomastro che vive nel ricordo del figlio morto e che i libri avvicinano a Liesel (in cui forse rivede parte del figlio perduto proprio a causa del suo amore per i libri).....
La storia va seguita con attenzioni perchè la narratrice a volte la interrompe con riflessioni proprie; troviamo momenti divertenti, momenti commoventi,momenti di riflessione profonda...come dice la pubblicità del libro, davvero "una storia indimenticabile". Non è esagerata questa definizione.
Mi rendo conto che come recensione è corta e anche un po' confusa, ma davvero, su questo libro si potrebbero scrivere dieci pagine di commento senza ancora dire abbastanza...l'unica è leggerlo!
Consigliatissimo a tutti!!!




mercoledì 20 agosto 2014

Read in progress

What are you currently reading? (Cosa stai leggendo?)

Sto leggendo "La locanda incantata"di Margo Maguire.






What did you recently finish reading? (Quale libro hai finito di recente?)

Ho finito da poco "E' cosi lieve il tuo bacio sulla fronte", di Caterina Chinnici.






What do you think you’ll read next? (Quale libro pensi sarà la tua prossima lettura?)

Forse rileggerò "Il ritratto di Dorian Gray" di Oscar Wilde, oppure "Patto d'amore" di Mary Jo Putney


sabato 16 agosto 2014

I personaggi: Melania Hamilton

Da VIA COL VENTO di Margaret Mitchell.
Presente anche nello spin off  IL MONDO DI RHETT, di Donald McCaig.


Da un po'di tempo ho trascurato questa sezione del mio blog, dedicata alla descrizione dei miei personaggi preferiti...ho deciso di riprenderla oggi, parlandovi di un personaggio in generale non amatissimo e scarsamente considerato, Melania di "Via col vento".




Biografia: Melania Hamilton nasce nel Sud degli Stati Uniti attorno agli anni '40 del 1800. E' la figlia maggiore del colonnello William Hamilton e ha un fratello minore, Charles.
Quando Melania e Charles sono ancora piccoli i due genitori muoiono in un incidente e i due ragazzini vengono affidati congiuntamente agli zii paterni, l'avvocato Henry Hamilton e la sorella Sarah Hamilton, detta Pitty; dato che entrambi non sono sposati,i due zii si affezionano ai nipoti come fossero loro figli.
Purtroppo, i due caratteri completamente differenti e sopratutto le differenti vedute sull'educazione da impartire al nipote maschio (lo zio vorrebbe un'educazioni rigorosa e militaresca, mentre l'ansiosa zia vorrebbe mettere il nipote sotto uan campana di vetro per paura di ogni pericolo) impediscono ai due di vivere assieme e così ognuno continuerà ad educare i nipoti a modo suo a distanza,anche se per comodità i ragazzi vivono in casa della zia Pitty. Il loro vero punto di riferimento sarà però zio Pietro, uno schiavo di colore diventato maggiordomo, affezionatissimo alla padrona ma consapevole della sua totale immaturità (egli stesso la tratta come una bambina), che non esita a elargire consigli e sgridate ai padroni al momento opportuno.
Melania cresce diventando una giovane donna timida, sensibile e affettuosa,e  fisicamente delicata (è descritta come molto minuta, con le fattezze più da ragazzina che da donna).
All'età di 19 anni Melania sposa Ashley Wilkes, mentre nello stesso periodo Charles sposa Rossella O'Hara; quest'ultimo matrimonio, come ben sappiamo è dovuto a ripicca in quanto Rossella in realtà è innamorata di Ashley e gelosa di Melania, che invece da subito la considera come una propria sorella, un affetto vero e sincero che durerà nel corso degli anni contro ogni malignità.
Dal matrimonio di Melania e Ashley nasce un figlio, Beau, la cui nascita è deleteria per la salute della madre, che da allora ne rimarrà minata, tanto da non poter avere altri figli e da non poter fare eccessivi sforzi; e anni dopo, proprio la decisione di Melania di aver e un'altro figlio sarà la causa della sua morte, alla fine del romanzo.

Notoriamente, quando si parla di "via col vento" si pensa immediatamente alla sua protagonista, Rossella O'Hara; eroina ribelle, capricciosa, egoista ma dotata di un carattere e di una forza d'animo non comuni, che le permettono di andare avanti nella vita nonostante le numerose disgrazie, da cui risorge sempre. Al contrario, la maggior parte delle persone vede Melania come la debole, al conformista, poco risplendente rispetto alla cognata/amica/nemica....io invece non l'ho mai pensata così.
Fin da quando vidi il film per la prima volta- ed ero ancora piccola- ho sempre visto Melania come un personaggio molto forte, una forza diversa da quella di Rossella: quest'ultima è sanguigna, ha una forza fisica (non a caso viene descritta come molto simile al carattere irlandese del padre), ma la forza di Melania viene da dentro, è una forza interiore che la sorregge nelle varie avversità della vita senza mai perdere la propria purezza interiore, rimanendo con la coscienza pulita e serena, senza abdicare ai suoi valori ma anzi mettendola in condizione di esercitarli al massimo; per questo è una delle pochissime persone per cui lo scapestrato Rhett prova grande rispetto e ammirazione;egli da subito capisce che Melania non è un'ipocrita.
Fateci caso: ad Atlanta è Melania che decide per prima, convintamente, di fare l'infermiera presso l'ospedale dei feriti di guerra: Rossella la segue per paura che le sparlino dietro dicendo che lei è meno generosa della cognata, ma cerca sempre di fare compiti poco faticosi e di cogliere ogni occasione buona per scappare. Melania invece non si sottrae nemmeno davanti alle sofferenze più atroci: in una scena ripresa anche nel film, Rossella viene chiamata ad assistere  a un'amputazione senza morfina, ma scappa; il suo posto viene preso da Melania che assiste con mano ferma, salvo svenire subito dopo.
E' Melania ad  aiutare Rossella a nascondere il cadavere del soldato che ha ucciso per difesa quando sono tornate a Tara, anche lei nonostante la sua sofferenza fisica e la sua scarsa salute, si prodiga per lavorare il più possibile;è Melania che difende sempre Rossella quando qualcuno la critica e lancia malignità su di lei, talvolta pure a ragion veduta. Se inizialmente è vero che Melania potrebbe farlo affibbiando a Rossella intenzioni di generosità e innocenza che evidentemente non ha, credo che col pssare del tempo abbia compreso la vera natura della cognata molto più della stessa, e l'abbia comunque amata così com'era.
E' ancora Melania a mostrarsi gentile e rispettosa con Rhett, da tutti considerato un farabutto e rinnegato, e con la prostituta Bella Watling, che tutti scacciano anche quando va a donare soldi per l'ospedale, e che invece Melania accetta con gentilezza, venendone poi ricompensata da lontano in due occasioni.
E' Melania che,come si capisce quando parla con Rossella in punto di morte, ama Ashley così com'è, senza idealizzarlo (come invece fa Rossella), nonostante tutti pensino il contrario.
Tutto ciò mi ha sempre fatto considerare Melania come la vera sorella di Rossella, oltre che la sua unica amica, così diverse eppure così complementari e necessarie l'una all'altra (e ovviamente alla storia); niente affatto debole e, più che una vera signora (come la definiscono Rhett e Bella Watling),una vera donna e un grande personaggio.



Olivia De Havilland nel ruolo di Melania Hamilton in "Via col Vento"

mercoledì 13 agosto 2014

La citazione del mese



"La paura blocca, distrae, porta con sè il rischio della paranoia e della pazzia.
- chi ha paura muore ogni giorno- ha detto Paolo, ed è vero. Papà non era un morto che camminava,rimase vivo dentro fino all'ultimo giorno perchè rimase al suo posto, granitico quanto le indagini che stava conducendo e l'ufficio che guidava"

Da "E' così lieve il tuo bacio sulla fronte, di Caterina Chinnici

lunedì 11 agosto 2014

Negli occhi del lupo, di Janis Reams Hudson


Titolo originale: Warrior's song 

Anno di Pubblicazione: 1997

Ambientazione:


Dal retro di copertina:

"Brianna O'Malley ha diciannove anni e un grave problema: non perdere il ranch che i genitori hanno lasciato in eredità a lei e ai suoi cinque fratelli minori. Purtroppo la faccenda butta davvero male.

Infatti, in una terra priva di legge come il Far West, una ragazza orfana e indifesa, per quanto determinata, può ben poco contro un ricco e potente proprietario terriero pronto a tutto pur di mettere le mani sulla proprietà dei sei giovani fratelli.

A Brianna, disperata, non resta che pregare Dio perché le mandi un aiuto, e una supplica tanto accorata non rimane inascoltata.

La risposta alle sue preghiere giunge nel villaggio all'improvviso e dal nulla, sotto le attraenti spoglie di un enigmatico mezzosangue fiero e coraggioso, dal passato torbido e misterioso quanto il suo vero nome: di lui, si sa solo che si fa chiamare Lupo.

Con Lupo al suo fianco, Britanna sa di essere ormai pronta ad affrontare ogni difficoltà, ogni battaglia, ogni tempesta... anche quella che inevitabilmente giungerà a travolgerle il cuore e i sensi nel vortice di un amore appassionato ed inestinguibile."


Ritengo che questo romanzo non sia un comune romance, in quanto affronta tra agli altri un tema molto scottante e terribile, quello della pedofilia e degli abusi sui bambini.Oltre a essere un tema che non si trova facilmente in questo tipo si romanzi, è un tema delicatissimo e difficilissimo da affrontare in qualunque libro:complimenti vivissimi quindi all’autrice che ha saputo affrontarlo in maniera delicata e senza cadere in facili sentimentalismi come sarebbe potuto succedere.
Lupo, il protagonista,è un personaggio che non può certo lasciare indifferenti:un uomo solo, condannato alla solitudine da una società razzista che discrimina in quanto mezzosangue, e che comunque ritiene giusto così;la sua visione così negativa ha radici nell’evento più brutto che possa capitare a chiunque, adulto o bambino, ma ancora peggio se è un bambino.Lupo infatti è stato venduto all’età di quattro anni a un predicatore che abusava dei ragazzini che gli erano stati affidati;sopraffatto dall’orrore in cui è cresciuto, a nove anni si è ribellato e l’ha ucciso.Queste terribili esperienze lo fanno sentire sporco e indegno di stare con gli altri, nonostante si capisca leggendo il libro che ha un estremo bisogno e desiderio di dare e ricevere amore da parte di qualcuno, cosa che lui non riesce ad ammettere nemmeno con sé stesso.
Il personaggio di lupo mi ha colpito molto perché nonostante egli sia una vittima della società in cui vive e delle terribili esperienze vissute,non cerca nemmeno di rivendicare nulla per sé, e nonostante ciò è diventato comunque un uomo giusto,gentile e onesto, che da subito si fa carico della famiglia Flanigan,e non solo per il nascosto desiderio di farne parte, ma perché non sopporta che qualcuno possa fare del male a delle persone indifese.L’amore che sboccia tra lui e Brie dovrà abbattere anche questa barriera, paradossalmente:Lupo è talmente protettivo che non vuole infangare quella ragazza dolce e pura con la sua presenza che lui crede immonda.
Ma Brie è un osso duro:testarda e orgogliosa,è anche una ragazza solare e generosa, che dona a Lupo tutto il suo amore senza riserve e combatte la sua personale battaglia perché quell’amore sia inutile e lo renda un uomo sereno con la stessa energia con cui affronta a testa alta i nemici che vogliono buttare lei e i fratelli in mezzo a una strada.
Il tutto è narrato con molta delicatezza e senza sbavature;se aggiungiamo una carrellata di personaggi secondari per nulla banali e una storia accattivante,si può ben dire che abbiamo trovato un altro romanzo che vale davvero la pena di leggere.

venerdì 8 agosto 2014

Un comunista in mutande, di Claudia Pineiro



Titolo originale: Un comunista en calzoncillos

Anno di Pubblicazione: 2014

Ambientazione: Argentina, 1976

L''estate del 1976 a Burzaco (provincia di Buenos Aires) è una delle più calde che si ricordino, ma per la tredicenne Claudia e la sua famiglia è una manna dal cielo, dato che il padre Gumer vende turboventilatori; la routine familiare fatta di pomeriggi in piscina con le amiche, di compiti per le vacanze e successivamente- alla riapertura delle scuole, di interrogazioni, marce di gruppo, rivendicazioni per il Monumento alla Bandiera subisce un pesante scossone quando  viene destituita Isabelita Peron e prendono il potere Videla.
Da allora, Claudia comincia a temere per il padre, che è comunista...



Un romanzo breve e autobiografico che però, per ammissione della stessa autrice, unisce realtà e fantasia nel celebrare la figura molto amata del padre; la frase più significativa infatti recita "
E' un piacevole viaggio nel passato che ricostruisce uno spaccato di vita nella società argentina degli anni '70 in un momento davvero particolare della storia di questo Paese: il passaggio dal secondo peronismo alla dittatura di Videla. 
Il punto di vista della narratrice è quello, ovviamente personale, di una ragazzina di tredici anni: a quell'età i problemi principali sono la scuola, le amiche, i compiti e le lezioni. Al massimo per Claudia è un problema dover giustificare il lavoro del padre (dato che lei si vergogna di dire che vende ventilatori, si limita a dire che fa "il venditore") o il non far trapelare che lo stesso sia comunista....seppure in mutande (da qui il titolo), ovvero più che un vero "combattente" un romantico, un idealista, uno "controcorrente".
L'autrice è molto brava a inserire nel contesto e nello spaccato di vita quotidiano un malessere, un qualcosa che turba il tran tran quotidiano, in modo molto sottile e che diventa  percettibile solo man mano che il racconto progredisce, fino ad esplodere nella notizia del colpo di Stato, a cui segue quella sensazione di "ritorno alla calma" e "apparente normalità" che invece danno la sensazione di essere un cappa soffocante che nasconde problemi e brutture di tutt'altro genere (i dissidenti che spariscono).
Anche i ritratti familiari sono semplici ma azzeccati anche con poche caratteristiche: su tutti quello di Gumer, il padre tanto amato, dal fisico perfetto e dal carattere particolare e indipendente, ma anche la madre (ossessivamente definita meno bella del padre), la nonna che abita nella casa a fianco,alleva polli in giardino e ogni mattina sveglia la nipote bussando alla finestra, il fratello minore con alcuni privilegi in più, secondo la protagonista.
La storia è semplice ma coinvolgente, a me è piaciuta molto.



sabato 2 agosto 2014

Chi ben comincia...

Eccomi tornata da una inutile (causa continuo maltempo) settimana di ferie al mare; mi sono accorta che il mese scorso ho saltato l'appuntamento con la rubrica "Chi ben comincia"...bene, parafrasando il titolo,cominciamo il mese proprio con quello.






"C'è chi ricorda a memoria le formazioni delle squadre di calcio, le formule chimiche oppure gli articoli delle leggi. Io ricordo senza fatica i particolari legati a un crimine: i nomi delle vittime e dei carnefici, i luoghi, le indagini, le condanne.
I fattacci di cronaca nera mi hanno sempre appassionato e non saprei spiegarne il motivo.O forse sì. Ho vissuto gli anni cruciali della mia formazione, quelli dell'adolescenza, in un periodo particolare della storia recente del nostro Paese,nella città dove sono nato e ancora risiedo, Roma.
Che è un teatro a cielo aperto in cui la vita offre, ogni giorno, il meglio e il peggio:c'è chi sostiene che i romani siano indolenti e indifferenti proprio per questo motivo,perchè ne hanno viste talmente tante da non stupirsi più di nulla"

Da "Divise Forate", di Alessandro Placidi