venerdì 25 luglio 2014

La citazione del mese


"I matrimoni senza amore sono orribili. Ma vi è qualcosa di peggiore di un matrimonio senza amore: un matrimonio in cui vi sono amore,devozione,rispetto, fedeltà, ma solo da una parte.
Uno dei due cuori certamente si spezzerà"


Oscar Wilde, da "Un marito ideale"

mercoledì 23 luglio 2014

L'altra regina, di Philippa Gregory



Titolo originale: The other queen

Anno di pubblicazione: 2008

Ambientazione: Inghilterra, 1568

Collegamenti con altri romanzi: è il sesto e ultimo romanzo della serie Tudor, composta da:


Maria Stuart, regina di Scozia ed erede legittima al trono d'Inghilterra, detronizzata in patria è in fuga e cerca aiuto nella cugina Elisabetta. La quale però temendo per il proprio trono non ha alcuna intenzione di portarle un seppur minimo aiuto, ma la fa imprigionare più volte, trattandola da nemica. Dopo un tentativo di fuga Elisabetta decide di confinare Maria presso una diroccata proprietà dei conti di Shrewsbury, George e Bess: nobile di nascita e fedelissimo alla Corona lui, donna nata povera e arrivata alla ricchezza dopo quattro matrimoni lei.
Inizialmente l'ospitalità, seppur onerosa- non solo economicamente- per gli ospiti, non dovrebbe durare molto, ma gli avvenimenti storici finiscono per accavallarsi alla volontà dei protagonisti, con conseguenze assolutamente imprevedibili per tutti....


Un'altro bel romanzo della serie dedicata da Philippa Gregory alla dinastia dei Tudor; protagonista stavolta Maria Stuarda, la sfortunata regina di Scozia che dopo una prigionia di quasi  vent'anni  , venne condannata a morte da Elisabetta I nel .
Dramma che ha ispirato nel  corso dei secoli tantissime opere musicali e letterarie, sempre con Maria Stuarda protagonista vittima e infelice; idea che in questo romanzo viene abolita quasi totalmente, dato che Maria viene presentata da una prospettiva totalmente nuova: vittima della storia e delle circostanze sfortunate sì, ma anche carnefice a sua volta, persona che pur di raggiungere il proprio obiettivo (riprendersi il trono e il figlio Giacomo) non esita a complottare, calpestare e sfruttare senza problemi chiunque le capiti a tiro, anche - e forse sopratutto- le persone che potrebbero aiutarla davvero o quelle poche che le mostrano un minimo di solidarietà umana. Primo fra tutti George, conte di Shrewsbury, un posato gentiluomo vecchio stampo,fedele alla Corona e con solidi valori morali la cui vita e persona verranno completamente sconvolte dalla bella e perfida Maria: George ne verrà sedotto e portato non al tradimento fisico ma a quello (in questo contesto molto più grave) morale, materiale e sentimentale verso il suo intero mondo:la moglie, la famiglia, la società...arriverà a rovinare l'intero casato per lei. Non è un debole nel vero senso della parola, piuttosto un uomo rispettabile e fino ad un certo punto anche apprezzabile nella sua coerenza; solo, oltre a dare l'idea di essere travolto dagli avvenimenti e sopratutto dalle passioni che si agitano dentro e fuori di lui, rimane come "schiacciato" dal confronto con le due figure femminili del romanzo:oltre a Maria, sua moglie Bess.
Bess è una donna insolita per l'epoca, una che "si è fatta da sola", con i mezzi che a quell'epoca erano disponibili per le donne: nata povera, ha costruito con determinazione la sua ricchezza attraverso quattro matrimoni "giusti", con uomini di ceto sempre più alto; sopratutto con il  secondo marito ha costruito- non sempre in maniera onesta, come lei stessa ammette- un notevole patrimonio che le ha permesso, una volta morto l'uomo, di continuare la sua arrampicata sociale fino a raggiungere l'ambita posizione di contessa, mettendosi al riparo di qualsiasi catastrofe.
Bess ha sviluppato un carattere duro, che le ha consentito di tirare avanti per sè e per i figli, fino a diventare apparentemente insensibile a qualsiasi cosa non riguardi la casa e il patrimonio: ha fatto un duro lavoro che non si è limitato a sposare uomini facoltosi ma anche ad occuparsi attivamente del patrimonio,cosa insolita per una donna all'epoca.
E' quindi comprensibile la rabbia e l'angoscia (dietro alla quale si intravede chiaramente la paura di ritornare povera e dipendere dagli altri) che la pervade per gran parte del romanzo contro Maria, che oltretutto a un certo punto diventa una rivale sentimentale contro cui non può competere: Maria è giovane, nobile di nascita, educata con gusti e modi raffinati che lei, nonostante tutto non ha mai appreso completamente.
Per questo capisce che la partita con lei è già persa da subito: George non può che cadere nella rete tesa e in Bess, nonostante la sua durezza, si intravede una certa sofferenza che va al di là della questione economica e d'onore: anche lei in fondo mostra di avere sentimenti, anche se non cosi predominanti o passionali come altre protagoniste.
E' una storia narrata a tre voci,quelle dei tre protagonisti principali, in modo che abbiamo bene presente il punto di vista di ciascun personaggio; ciò a volte può risultare fastidioso, in quanto si è spesso costretti a fermarsi più volte su un evento, ad esempio, ciononostante il romanzo è scorrevole e piacevole, non deluderà chi ha apprezzato i precedenti romanzi dell'autrice.





sabato 19 luglio 2014

Regalo di nozze, di Andrea Vitali


Anno di pubblicazione: 2012

Ambientazione: Bellano,1960



1979: Mentre si reca a cena  dalla madre, Ercole Corradi, giovane impiegato in procinto di sposarsi, vede una vecchia 600 bianca, identica a quella che quasi vent'anni prima suo padre Amedeo aveva comprato e con la quale lui, il padre e la madre e lo zio Pinuccio avevano compiuto la loro prima e unica gita tutti insieme, al mare.
Una gita unica e allo stesso tempo strana,il cui mistero verrà poco dopo svelato ad Ercole dalla stessa madre, Assunta...



Andrea Vitali è diventato in poco tempo uno dei miei autori preferiti e lo hanno reso tale proprio lo stile semplice e l'ambientazione di provincia con  i suoi misteri,le sue piccole grandezze ma anche le sue ipocrisie....un "mondo piccolo"di guareschiana memoria, insomma.
Però, nonostante non possa dire che  questo romanzetto (nel senso che è molto più corto degli altri) non mi è piaciuto....non ne ho capito molto il senso.
Per meglio dire,finchè si legge dei ricordi di Ercole sui genitori,sullo zio, sul paese, sulla gita con la 600 tutto fila abbastanza: anche se magari la cosa non sembra poi così indimenticabile, bisogna sempre tenere conto del fattore personale che riguarda ricordi ed esperienze lontane nel tempo, anche se inventate come in questo caso.
Ma quando si comincia a raccontare la vera storia del segreto che sta dietro alla motivazione della famosa gita....devo confessare che non l'ho capito, o meglio, non ho capito la particolarità di 'sto segreto, che poteva essere benissimo raccontato in mezza pagina. E' talmente poco particolare che dopo aver letto tutta la storia ho pensato: "Embè?Tutto qui?".
Del resto anche la figura dello zio Pinuccio,presentato come "mitico" nel retro di copertina,non è granchè: non ha un vero rapporto con il nipote, non interagisce mai direttamente con lui, nemmeno quando viene a mancare il padre di Ercole: in realtà è lo stesso nipote che lo vede come mitico, probabilmente perchè il carattere giovane, allegro, impenitente con le donne e con tutto il resto è una boccata d'aria per un bambino figlio di due compassati genitori.
A ben pensare, anche il romanzo in fondo poteva essere esaurito in un raccontino. Ma forse, in fondo, mi è parso di intuire che stavolta l'intenzione dell'autore non fosse tanto quella di raccontare la solita storia corale, quanto quella di addentrarsi in una piccola storia con un gruppo più ristretto di personaggi, addentrandosi nelle dinamiche familiari come nei corridoi e nelle stanze di casa Correnti.














martedì 15 luglio 2014

Le spine del desiderio, di Mary Jo Putney


Titolo originale: One perfect rose

Anno di Pubblicazione: 1997

Ambientazione: Inghilterra, primo '800

Collegamenti con altri romanzi: E' ll'ultimo spin off appartenente alla serie "Fallen angels", composta da:

1 - Tuono di passione / Thunder and Roses - protagonista: Nicholas 
2 - Foglie nel vento / Petals in the Storm ( riscrittura del precedente romanzo The Controversial Countess) - protagonista: Rafe
3 - Lord Lucifero / Dancing on the Wind - protagonista: Lucien 
4 - Il compagno di viaggio / Angel Rogue ( riscrittura del precedente romanzo The Rogue and the Runaway) - protagonista: Robin - SPIN-OFF
5 - Un marito provvisorio / Shattered Rainbows - protagonista: Michael 
6 - I colori dell´amore / River of Fire - protagonista: Kenneth - SPIN-OFF
7 - Le spine del desiderio / One Perfect Rose - protagonista: Stephen - SPIN-OFF


Stephen Kenyon, duca di Ashburton, riceve una terribile notizia dal suo medico: gli restano solo pochi mesi di vita.
Dopo aver dedicato una vita al dovere, sia come duca che come uomo, Stephen si ritrova così a fare un bilancio della propria vita, che non risulta per nulla confortante: si rende conto infatti di aver sacrificato la propria vita sull’altare del dovere e delle convenienze, senza trovare tempo per sé stesso e soprattuto senza aver trovato amore e felicità.
Un moto di ribellione si impadronisce a questo punto di Stephen, che decide senza avvisare nessuno di partire girovagando per l’Inghilterra senza una meta precisa. Durante il viaggio si unisce a una famiglia di attori girovaghi, i Fitzgerald, e facendosi chiamare “signor Ashe” entra pian piano a far parte del loro mondo. Recita, si diverte, viene considerato finalmente come persona e non solo come duca… e inevitabilmente nasce una forte attrazione tra lui e Rosalind, la figlia maggiore dei Fitzgerald. Che inevitabilmente si trasforma in amore, a tal punto che i due decidono di sposarsi nonostante lui abbia rivelato alla promessa sposa di avere pochi mesi di vita. Non le ha rivelato però la sua vera identità…



Inizio la recensione dicendo che ho trovato questo romanzo davvero molto bello. E addirittura penso che potrebbe piacere anche alle persone che non amano, o non conoscono, il romance, visto che tratta argomenti molto importanti e universali, primo fra tutti il senso della vita, la ricerca della felicità, il commiato da questa terra e dalle persone amate in vista della prossima dipartita. Insomma tanti temi importanti condensati in un unico libro, in cui una grande importanza ha il teatro ( in prevalenza Shakespeare ): luogo fittizio per eccellenza, che vive rappresentando personaggi finti, è paradossalmente l’unico in cui il nostro protagonista, Stephen, riesce per la prima volta a gettare tutte le maschere che è stato costretto ad indossare nel corso della sua vita. 
Stephen è un duca, come tale fin dalla nascita è stato educato in vista della responsabilità che gli sarebbe un giorno toccata: un padre rigido e anafettivo, una madre indifferente e libertina non gli hanno dato l’affetto necessario, anzi hanno contribuito ad allontanarlo anche dalla sorella maggiore Claudia e dal fratello minore Michael ( anche loro hanno sofferto di questa educazione:la prima è diventata rigida per tentare di ricevere affetto dal padre, il secondo è stato maltrattato e allontanato di proposito dal genitore in quanto non soddisfava le sue aspettative ). 
In cima alla lista delle priorità che il padre gli ha tramandato c’erano prima di tutto le buone maniere, il decoro, il dovere: nessuna parola su amore, affetto o felicità. E, pur non condividendo tutto ciò, Stephen si è sempre impegnato ad essere una persona corretta e irreprensibile, sia come duca, sia in famiglia. Ha sempre rispettato e considerato la moglie Louisa, impostagli dal padre e morta un anno prima, anche se in lei non ha trovato amore o felicità, ma solo un lieve affetto e gentilezza. 
Ma la notizia improvvisa della sua malattia è come un uragano che spazza via tutto: dovere, decoro… Stephen prende consapevolezza, una volta per tutte, che queste sono solo parole prive di senso. E finalmente prende in mano per la prima volta le redini della propria esistenza, decidendo di scomparire e provare a vivere in modo anonimo per un periodo. 
Questo personaggio mi è piaciuto molto, in quanto l’autrice lo rende umano caratterizzandone sia i pregi ( la profonda umanità, il cercare di essere sempre corretto con gli altri ) che i difetti ( sparire senza dire nulla a nessuno non è il massimo ), ma soprattutto mettendo in luce la profonda angoscia, la sofferenza, l’inquietudine che lo attanagliano. Accorgersi di avere ormai poco tempo a disposizione dopo una vita a suo modo di sacrifici infruttuosi non è certo il massimo, e la reazione di Stephen è comprensibile, come lo è il suo desiderio di essere considerato per la persona che è, e non per il suo nome o titolo. 
I personaggi che mi hanno conquistato più di tutti in questo romanzo sono però i componenti della compagnia teatrale, la famiglia Fitzgerald, dotati di una umanità e di un calore speciale, che traspare davvero dalle pagine del romanzo. I Fitzgerald sono poveri eppure non ci pensano un minuto ad accogliere Stephen tra loro come se fosse uno di famiglia, a dargli, senza saperlo, la possibilità di vivere come desiderava e donandogli serenità e gioia nel momento più buio, e semplicemente trattandolo per l’uomo che è. Rappresentano praticamente l’antitesi della fredda, e se vogliamo distruttiva, famiglia Kenyon. Maria e Thomas Fitzgerald da giovani trovarono la piccola orfana Rosalind che vagabondava mangiando cibo preso dalla spazzatura e senza troppo pensarci l’accolsero e l’allevarono come una loro figliola naturale, senza differenza alcuna coi figli che avrebbero avuto dopo, nati da loro. Ne sono stati ampiamente ricompensati, visto che Rosalind è una giovane donna forte, pratica, dolce, affezionata alla famiglia, anche se spesso tormentata da incubi e paure che vengono dal suo oscuro passato( e che verranno svelati poco a poco in maniera molto emozionante). Non è certo difficile per Stephen innamorarsi di lei, ricambiato. Anche quando Rosalind verrà messa di fronte a prove difficili ( la rivelazione della malattia dell’amato, la scoperta della sua vera identità, l’ostilità iniziale della famiglia nei suoi confronti ), darà prova del suo valore, della sua solidità, della sua capacità di amare in maniera incondizionata. 
Se proprio vogliamo trovare un difetto al romanzo, questo può essere il modo in cui Rosalind ritrova la sua vera famiglia, a mio avviso poco credibile; ma il tutto viene surclassato abilmente anche grazie alla parentesi “soprannaturale” che ne segue ( il racconto della nonna di Rosalind a Stephen di una sua esperienza di vita dopo la morte ). Esperienza che anche il nostro eroe avrà modo di provare, e che non è per niente banalizzata. 
I personaggi secondari non sono da meno dei protagonisti, personaggi profondamente caratterizzati a livello umano: non esistono i buoni o i cattivi tagliati con l’accetta, ma solo persone che sono diventate in un certo modo per reazione a una sofferenza o ad altre esperienze della vita. In particolare mi ha colpito il personaggio di Claudia, sorella maggiore di Stephen, una donna rigida e inflessibile diventata così nel tentativo di cercare l’affetto di un padre che la ignorava in quanto femmina, e il medico Blackmer, responsabile di tutto il quarantotto che succede ( non anticipo nulla… ). 
Insomma, un romanzo che consiglio vivamente se si cerca qualcosa che vada al di là della semplice storia d’amore cui siamo abituate.

venerdì 4 luglio 2014

Giorgio Faletti

Ho appena saputo una notizia davvero triste: uno dei personaggi della mia infanzia, il comico, attore  e scrittore Giorgio Faletti, è morto all'età di 63 anni, dopo una lunga malattia.
Nato ad Asti nel 1950, era diventato famoso negli anni '80 con i suoi personaggi in "Drive in", in particolare la guardia giurata Vito Catozzo (fanatico di Adriano Celentano) e Suor Daliso, la suora ballerina.
Dopo aver accantonato la carriera tv nel 1994 aveva raggiunto il secondo posto al Festival di Sanremo con la canzone "Signor Tenente", che affrontava il tema drammatico e purtroppo sempre attuale (sopratutto in quegli anni) dei poliziotti vittime di mafia e camorra.
Segue un periodo di oblio, almeno fino a quando non si reinventa come scrittore di thriller: nel 2002 esce il suo primo romanzo "Io uccido", che vende più di quattro milioni di copie; seguono "Niente di vero tranne gli occhi" , "Fuori da un evidente destino", "Appunti di un venditore di donne" e l'ultimo "Tre atti e due tempi".
Infine, come tanti attori che inizialmente avevano avuto successo con ruoli leggeri, si era affermato al cinema come attore "serio", anche se di commedie: come dimenticare il prof Martinelli (detto "La carogna") di "notte prima degli esami"? E in tv ho molto amato il suo ruolo nel film per la tv dedicato agli anni di piombo "Il sorteggio", accanto a Beppe Fiorello.
Posso ben dire che oggi sono un po' triste, un pezzo della mia infanzia e adolescenza che se ne va....quante risate, ma anche quante belle emozioni con i suoi lavori!