sabato 7 giugno 2014

Ricordare stanca, di Massimo Coco



Anno di pubblicazione: 2012



L'8 giugno 1976 un commando delle Brigate Rosse assassinò a Genova il giudice Francesco Coco e i due agenti della scorta, Antioco Deiana e Giovanni Saponara.
Agli occhi dei brigatisti Coco era infatti colpevole di aver utilizzato la linea dura durante il sequestro dei giudice Mario Sossi, ostacolando e di fatto impedendo che lo Stato trattasse con i terroristi per la liberazione del magistrato.
A trentasei anni di distanza il figlio Massimo ne ricorda la vicenda, con un libro che discosta notevolmente da altri scritti da figli o familiari di vittime del terrorismo; Massimo Coco infatti ha opinioni dure  e nettamente controcorrenti ....



Come ormai ben sapete il periodo degli Anni di piombo è di mio particolare interesse e questo libro di Massimo Coco aggiunge un prezioso tassello a tutto ciò che ho già letto sull'argomento.
Dico "Prezioso" perchè la sua testimonianza è nettamente diversa da quello che ho finora letto da parte; in un certo senso l'ho trovata più umana, più naturale, persino più condivisibile (fermo restando che ognuno ha il suo percorso, le sue idee ed è giusto che vengano rispettati tutti).
L'autore non è certo uno che le manda a dire, e giustamente, visto tutto quello che ha dovuto passare assieme alla sua famiglia; da subito asserisce che lui non deve nulla a nessuno, tantomeno ai terroristi: non deve loro comprensione, non è tenuto a cercare di capirli, sopratutto non gli deve alcun perdono, dato che non lo desidera dare. Sopratutto Massimo Coco non vuole dimenticare.
Nonostante l'omicidio del giudice Coco sia stato rivendicato dalle BR e per questo siano stati condannati i capi dell'organizzazione terroristica, gli esecutori materiali sono tutt'ora ignoti, e lo sono rimasti perchè i condannati- nonostante abbiano goduto tutti quanti di qualsiasi beneficio la legge abbia predisposto nei confronti di chi collaborava con la giustizia- si sono sempre rifiutati di rivelarne i nomi: quindi perchè il figlio che da 36 anni cerca inutilmente di conoscere la verità dovrebbe perdonare, dimenticare, capire?
La critica va sopratutto ad alcuni rappresentanti del cosidetto "Victimarium"- come Coco lo definisce in una descrizione efficace ed ironica divisa in categorie- ovvero, altri parenti e sopratutto figli d vittime del terrorismo, con cui Coco è particolarmente severo, dato che li accusa di aver utilizzato la loro posizione di vittime per fare carriera (riferimenti  anche non troppo velati a Sabina Rossa, Mario Calabresi e Benedetta Tobagi) e di ergersi ora a improbabili giudici verso chi, come lui, non ha nessuna intenzione di riconoscere una qualsiasi benevolenza a qualsivoglia terrorista.
In effetti, per quel poco che ne posso sapere (ho cercato anche alcune video interviste su youtube), Massimo Coco non mi ha certo fatto l'impressione di una persona che vive nell'odio e nel rancore: è un muscista e insegnante di musica al Conservatorio, ha un figlio di dieci anni chiamato come il nonno defunto (e , cosa molto bella, anche come i due uomini della scorta morti accanto a lui), nel libro racconta alcuni spiritosi episodi della sua carriera...semplicemente, è una persona che non accetta di sentirsi dire cosa deve o non deve fare o pensare in omaggio da buonismo imperante purtroppo anche in certi ambienti, buonismo tanto solerte verso i terroristi che però fa finta di  nulla quando, durante una cerimonia organizzata al Quirinale per la giornata in memoria delle vittime del terrorismo, i parenti più celebri vengono messi nelle prime file, mentre per gli altri- compresi i sopravvissuti agli attentati o alle gambizzazioni, oggi spesso ultraottantenni e talvolta con ferite fisiche ancora aperte- spesso non ci sono nemmeno posti a sedere.
Coco racconta la storia del padre e della sua famiglia, con dettagli spesso divertenti che rendono meglio la caratterizzazione umana della vittima e dei personaggi, nonchè l'affetto del figlio; ricorda in maniera affettuosa anche vari uomini della scorta con cui per vari anni ha diviso le giornate, ma denuncia anche il clima profondamente colluso con il terrorismo della società e sopratutto della scuola: Coco non ha peli sulla lingua dicendo che fra tutte le persone che in qualche modo lo hanno emarginato e ghettizzato- ma a una delle sorelle andò peggio:le fu recapitato il volantino con la condanna a morte del padre fimrato BR direttamente in classe, senza che nessuno facesse nulla per impedirlo!- nei cinque anni di liceo la maggior parte era di sinistra, professori compresi.
Parole di fuoco ovviamente anche per gli ex terroristi: nonostante siano quasi tutti fuori senza aver scontato per intero le pene, oggi tutti guru, tutti santi, tutti riabilitati,,,anche se ancora scrivono cose del tipo: "erano sbagliati i modi ma combattevamo per gli ideali giusti" o affermano che i loro figli non si devono vergognare di loro perchè volevano solo cambiare il mondo, o peggio ancora dicono che uccidevano perchè si sentivano investiti di una missione speciale!
Troppo duro, troppo diretto, troppo vero:e infatti non ho visto grandi pubblicità o recensioni per questo libro che ho pure faticato a trovare in libreria....



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