mercoledì 25 giugno 2014

Alto come un vaso di gerani, di Giacomo Poretti

Anno di pubblicazione: 2012

Ambientazione: Villa Cortese- Milano, dal 1960 in poi


"Nessun semaforo, una manciata di case e negozi, e un campanile che svetta come un faro nel mare verde dell'Alto Milanese, già però punteggiato di fabbriche e fabrichette che ne stanno cambiando irrimediabilmente la fisionomia. E, soprattutto, volti e voci di un'umanità anch'essa in trasformazione, ma ancora sospesa prima della "rivoluzione". Sono gli anni Sessanta e Settanta, e il paese, con i suoi ritmi lenti, i suoi riti, i suoi "personaggi", riesce ancora per un momento, forse per l'ultima volta, a dare significato e calore alla vita dei suoi abitanti. Villa Cortese, in questo senso, incarna tutti i paesi di un Nord Italia che si avvia al boom economico senza sapere che poi niente sarà più come prima, del tutto ignaro dei costi della travolgente corsa al benessere. Custode fedele di questi ricordi, Giacomo Poretti ce li porge con la delicatezza di chi sa di maneggiare qualcosa di fragile e unico, con il candore di uno sguardo infantile acuto ma privo di malizia. Il suo umorismo non è mai crudele, e non c'è ombra di sarcasmo - semmai affetto e compassione - per un piccolo mondo al tramonto. All'interno di questa storia corale, che si dipana tra colonie estive, scuole, oratori, bar, officine, campi e garage, si susseguono le stagioni della vicenda di un uomo che, lungo il proprio percorso, avvertirà tutta l'angustia e i limiti del paese, l'insidia nascosta nel suo abbraccio protettivo."




Giacomo Poretti, meglio noto come il Giacomino di "Aldo Giovanni e Giacomo", esordisce in libreria con questa bella semibiografia che ci mostra l'altra faccia del comico che conosciamo; una faccia che ci presenta una persona sensibile e profonda, con tanti ricordi che vuole trasmettere questa sua memoria al figlio Emanuele (cui è dedicato il libro, e cui Giacomo si rivolge sotto forma di lettera).
Giacomo narra la sua infanzia e giovinezza nel paese natale, Villa Cortese, un piccolo mondo antico fatto di case di operai, fabbriche, la piazza del paese con il monumento ai caduti, il sagrato della Chiesa su cui non si poteva sostare per al Don dava fastidio,l'oratorio, i due bar, la scuola...tanti volti, tanti personaggi a loro modo unici, affettuosamente immortalati da Giacomo in episodi brevi ma intensi e raccontati con arguzia e sensibilità.
Allo stesso modo veniamo a conoscenza dalla sua infanzia dai suoi ricordi di bambino : un particolare posto viene riservato a quello dell'odiata colonia in Liguria ,a ma ci parla anche delle due nonne presso cui veniva lasciato quando i genitori lavoravano, delle levatacce all'alba a seguito dei genitori operai, dei pomeriggi all'oratorio, della scuola....si passa poi ai ricordi di gioventù: il lavoro in fabbrica e gli studi serali, il lavoro come infermiere, fino alla decisione di andare a Milano, dove ha cominciato la carriera come comico e cabarettista. 
qui il racconto si interrompe, lanciando solo brevi accenni a ciò che è successo dopo: non ci viene raccontato quindi tutto il percorso verso la celebrità e la sua intera vita adulta, di cui vengono descritti solo i momenti probabilmente più salienti: l'incontro con la moglie e la nascita del figlio, fino al poetico finale al cimitero(non a caso intitolato "la Spoon River di Villa Cortese" quando Giacomo con i familiari si reca a trovare i cari estinti e attraverso le tombe degli altri defunti ripercorre la vita del paese, pensando di tramandare il suo vissuto in questo modo al figlio (in fondo, ha fatto così anche mia mamma con noi figlie).
Ogni stagione della vita è associata a una stagione della natura, e rappresentano l'introduzione alle quattro parti del racconto.
E' un libro molto bello e profondo, qua e là fa capolino l'ironia e la vena comica e surreale che lo hanno reso famoso, ma sostanzialmente è pieno di poesia e riflessioni importanti, senza per questo essere pesante.
Bravo Giacomino!

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