lunedì 30 giugno 2014

Il codice Da Vinci, di Dan Brown



Titolo originale: The Da Vinci code

Anno di pubblicazione: 2003

Ambinetazione: Parigi 2003

Collegamenti con altri romanzi: è il secondo romanzo di una trilogia con protagonista il professor Robert Langdon, composta da:

- Angeli e Demoni;
-Il Codice Da Vinci
-Il simbolo perduto.



A Parigi il curatore del Louvre viene ritrovato assassinato. Robert Langdon, docente americano esperto in simbologia viene contattato dalla polizia francese per aiutarli nelle indagini; accanto a lui Sophie, nipote della vittima, determinata a scoprire la verità sulla morte del nonno, unico parente della ragazza dopo la morte dei genitori, del fratello e della nonna in un incidente avvenuto quando lei era piccola.
Tra simboli ed enigmi da risolvere, i due arrivano a scoprire un complotto di che coinvolge una misteriosa società segreta chiamata "Priorato di Sion", che nasconde alcuni segreti che potrebbero mettere in pericolo addirittura la religione cattolica nel mondo....

Best seller mondiale nel 2003/2004, è stato anche un libro molto discusso e controverso, cosa di cui non c'è da stupirsi dato che quando si parla di religione e  politica raramente si riesce a farlo in maniera equilibrata e imparziale.
Cosa di cui, a mio avviso, Dan Brown , autore sopravalutato e furbetto, era ben consapevole quando ha cominciato a scrivere il suo libro; anzi, ho proprio avuto l'impressione che facesse leva sul presunto "Scandalo" legato alla religione cattolica per puntare alla fama del romanzo, cosa che poi è effettivamente avvenuta.
In realtà le tesi propagandate da Brown come scandalose e rivoluzionarie sono vecchie come il cucco, oserei dire vecchie come i Vangeli apocrifi a cui si rifanno; non posso svelarvi quali sono queste "verità"-altrimenti dovrei raccontarvi gran parte della storia, finale compreso.... non mi sembra il caso!- ma basti pensare che furono usate già nel 1989 da Martin Scorsese nel film "L'ultima tentazione di Cristo" (suscitando uguali polemiche). 
Per il resto, la trama è abbastanza ben sviluppata da tenere viva nel lettore la curiosità che permette di continuare nella lettura, nonostante molte cose siano abbastanza telefonate: tra i personaggi quello che ho trovato più interessante è il monaco albino, figura che si rivelerà chiave per la storia,ma anche i due protagonisti Robert e Sophie sono abbastanza validi anche se un po' stereotipati.
Tutto sommato una lettura gradevole,specie ora che è arrivata l'estate...da non prendere però sul serio sul versante religioso,politico o sensazionalistico.



venerdì 27 giugno 2014

Perfido intrigo, di Mary Balogh

Titolo originale: The secret pearl

Anno di pubblicazione: 1991


Genere e ambientazione: Inghilterra,1805 




Isabella Fleur Bradshaw ,di origini nobili ma orfana di entrambi i genitori,viene accusata dal cugino Matthew di un delitto che in realtà non ha commesso,e spaventata si nasconde a Londra,dove per vivere ,una volta finiti i suoi risparmi, si offre come prostituta ad un nobile abbordato fuori da un teatro.L’orribile incontro lascia in lei una grossa sofferenza,ma fortunatamente pochi giorni dopo viene assunta tramite un’agenzia come istitutrice per la figlia del duca di Ridgeway, Adam Kent.I primi giorni sono per Fleur (come ora si fa chiamare) così belli,nonostante l’aperta ostilità della duchessa e i terribili incubi che la tormentano che le fanno pensare di poter ricominciare una nuova vita; ma ben presto le sue speranze vengono deluse nel più crudele dei modi:il duca di Ridgeway è proprio il suo primo e unico cliente dei suoi tristi giorni di Londra l’uomo che occupa i suoi incubi.

In realtà Adam Kent non è certo il mostro che la nostra Fleur crede: reduce dalla battaglia di Waterloo che gli ha lasciato orribili cicatrici sul viso e sul corpo,è sposato infelicemente con la bella ma gelida Sybil che lo odia,è l’unica gioia di questo matrimonio è la figlia Pamela. Tutto questo Fleur lo scopre a poco a poco, e rimane affascinata dalla personalità enigmatica e appassionata che intuisce si celi dietro all’apparenza austera del duca; ma non ha molto tempo per riflettere su questa attrazione, perché improvvisamente il passato ritorna a minacciarla…



Certamente l’inizio di questo romanzo è piuttosto indigesto (non scendo nei particolari),e a un lettore particolarmente sensibile potrebbe far venire voglia di buttare il libro,senza continuare a leggerlo. Io stessa ho avuto questa tentazione ma,memore dell’esperienza fatta con IL FIORE E LA FIAMMA di Kathleen E.Woodiwiss( che inizia in maniera analoga), ho deciso di continuare a leggere la storia, e non me ne sono certo pentita: ho trovato in questo romanzo due dei protagonisti più belli e profondi mai incontrati in un romance, e attorno a loro dei comprimari degni di attenzione,personaggi a volte da tragedia ma sempre con una profonda umanità a prescindere dal ruolo che hanno nella storia.

La protagonista Fleur è una donna giovane ma già duramente provata dalla vita: dopo la morte dei genitori è vissuta nella sua casa come ospite sgradita degli zii e dei cugini insediatesi come eredi legittimi, e che nel momento del bisogno si ritrova sola e senza amici, costretta per sopravvivere alla scelta più umiliante e degradante per un essere umano,quella di vendersi al primo che capita. La descrizione di questo avvenimento, già di per sè squallido, è resa in un modo tanto crudo e realistico che come ho detto prima chi è troppo sensibile faticherà a proseguire la storia. Ma nonostante tutto nessuna difficoltà riesce ad abbattere Fleur, la sua voglia di rivincita e di riscatto: non le difficoltà iniziali e nemmeno quelle che trova quando viene assunta come istitutrice,visto che la duchessa le è ostile e lady Pamela inizialmente è una bimba intrattabile. Il suo animo combattivo viene messo a dura prova quando scopre la vera identità del duca di Ridgeway e soprattutto quando la vita che si è ricostruita con tanta fatica rischia di essere rovinata dalle rivelazioni sul suo passato; ma è proprio qui che avviene la svolta più importante : la scoperta dell’amore vero e inaspettato proprio per Adam,il duce,l’ennesimo bellissimo personaggio maschile nato dalla penna di questa scrittrice particolarmente abile a narrare di personaggi credibili e “reali”: un uomo che nonostante la sofferenza per un matrimonio infelice nel quale l’affetto e il rispetto sono a senso unico(è lui che rispetta la moglie e si prodiga per lei,non il contrario), quando incontra l’amore vero sceglie comunque di rimanere fedele ai propri doveri, pensando soprattutto alla figlioletta, ma anche per non sciupare nello squallore quel sentimento bellissimo e finora sconosciuto.
Tra i personaggi secondari mi ha particolarmente colpito il modo in cui la Balogh riesce a rendere la figura della duchessa Sybil,una donna infelice e vittima di sé stessa,a tal punto che nonostante le cattiverie che commette non riusciamo a non provare per lei un moto di simpatia e di pietà.
Davvero bello!

mercoledì 25 giugno 2014

Alto come un vaso di gerani, di Giacomo Poretti

Anno di pubblicazione: 2012

Ambientazione: Villa Cortese- Milano, dal 1960 in poi


"Nessun semaforo, una manciata di case e negozi, e un campanile che svetta come un faro nel mare verde dell'Alto Milanese, già però punteggiato di fabbriche e fabrichette che ne stanno cambiando irrimediabilmente la fisionomia. E, soprattutto, volti e voci di un'umanità anch'essa in trasformazione, ma ancora sospesa prima della "rivoluzione". Sono gli anni Sessanta e Settanta, e il paese, con i suoi ritmi lenti, i suoi riti, i suoi "personaggi", riesce ancora per un momento, forse per l'ultima volta, a dare significato e calore alla vita dei suoi abitanti. Villa Cortese, in questo senso, incarna tutti i paesi di un Nord Italia che si avvia al boom economico senza sapere che poi niente sarà più come prima, del tutto ignaro dei costi della travolgente corsa al benessere. Custode fedele di questi ricordi, Giacomo Poretti ce li porge con la delicatezza di chi sa di maneggiare qualcosa di fragile e unico, con il candore di uno sguardo infantile acuto ma privo di malizia. Il suo umorismo non è mai crudele, e non c'è ombra di sarcasmo - semmai affetto e compassione - per un piccolo mondo al tramonto. All'interno di questa storia corale, che si dipana tra colonie estive, scuole, oratori, bar, officine, campi e garage, si susseguono le stagioni della vicenda di un uomo che, lungo il proprio percorso, avvertirà tutta l'angustia e i limiti del paese, l'insidia nascosta nel suo abbraccio protettivo."




Giacomo Poretti, meglio noto come il Giacomino di "Aldo Giovanni e Giacomo", esordisce in libreria con questa bella semibiografia che ci mostra l'altra faccia del comico che conosciamo; una faccia che ci presenta una persona sensibile e profonda, con tanti ricordi che vuole trasmettere questa sua memoria al figlio Emanuele (cui è dedicato il libro, e cui Giacomo si rivolge sotto forma di lettera).
Giacomo narra la sua infanzia e giovinezza nel paese natale, Villa Cortese, un piccolo mondo antico fatto di case di operai, fabbriche, la piazza del paese con il monumento ai caduti, il sagrato della Chiesa su cui non si poteva sostare per al Don dava fastidio,l'oratorio, i due bar, la scuola...tanti volti, tanti personaggi a loro modo unici, affettuosamente immortalati da Giacomo in episodi brevi ma intensi e raccontati con arguzia e sensibilità.
Allo stesso modo veniamo a conoscenza dalla sua infanzia dai suoi ricordi di bambino : un particolare posto viene riservato a quello dell'odiata colonia in Liguria ,a ma ci parla anche delle due nonne presso cui veniva lasciato quando i genitori lavoravano, delle levatacce all'alba a seguito dei genitori operai, dei pomeriggi all'oratorio, della scuola....si passa poi ai ricordi di gioventù: il lavoro in fabbrica e gli studi serali, il lavoro come infermiere, fino alla decisione di andare a Milano, dove ha cominciato la carriera come comico e cabarettista. 
qui il racconto si interrompe, lanciando solo brevi accenni a ciò che è successo dopo: non ci viene raccontato quindi tutto il percorso verso la celebrità e la sua intera vita adulta, di cui vengono descritti solo i momenti probabilmente più salienti: l'incontro con la moglie e la nascita del figlio, fino al poetico finale al cimitero(non a caso intitolato "la Spoon River di Villa Cortese" quando Giacomo con i familiari si reca a trovare i cari estinti e attraverso le tombe degli altri defunti ripercorre la vita del paese, pensando di tramandare il suo vissuto in questo modo al figlio (in fondo, ha fatto così anche mia mamma con noi figlie).
Ogni stagione della vita è associata a una stagione della natura, e rappresentano l'introduzione alle quattro parti del racconto.
E' un libro molto bello e profondo, qua e là fa capolino l'ironia e la vena comica e surreale che lo hanno reso famoso, ma sostanzialmente è pieno di poesia e riflessioni importanti, senza per questo essere pesante.
Bravo Giacomino!

lunedì 23 giugno 2014

La citazione del mese

" Lo vidi salire sul letto e spalancare la finestra scoppiando, mentre l'apriva, in un irrefrenabile pianto.

-Entra! Entra!-singhiozzò.- Cathy, entra, te ne prego. Oh, vieni una volta ancora almeno!Oh, anima mia! AScoltami questa volta finalmente, Catherine!"

Da "Cime tempestose", di Emily Bronte.

sabato 21 giugno 2014

I ragazzi di Jo, di Louisa May Alcott

Titolo originale: Jo's Boys and How They Turned Out

Anno di pubblicazione: 1886

Ambinetazione: Stati Uniti, 1886

Collegamenti con altri romanzi: è il quarto e ultimo romanzo della serie "Piccole donne". Pubblicato anche con il titolo "I figli di Jo".


Sono passati dieci anni dalle vicende narrate in "Piccoli uomini"; i ragazzi di Plumfield sono cresciuti e, tornati in famiglia, hanno intrapreso studi e strade diverse, ma non mancano mai di tornare a visitare i loro ex insegnanti, per loro diventati un punto di riferimento anche nelle difficoltà della vita, per avere un consiglio o una parola buona...

Ultimo romanzo della serie "Piccole donne", comincia presentandoci le due maggiori (Meg e Jo) come due ormai anziane signore intente a godersi il sole sotto il portico e parlare dei bei vecchi tempi e di coloro che non ci sono più. Un'immagine che a molti può sembrare malinconica ma che a mio avviso è invece di grande serenità: le due sorelle hanno avuto una vita piena, con gioie e dolori, ma degna di essere vissuta.
Come in "Piccoli uomini", in questo romanzo i veri protagonisti sono gli ex ragazzi di Plumfield che allietano i loro ex insegnanti con lettere e visite (anche perchè ricordiamo che alcuni di loro sono orfani, quindi per loro rappresentano l'unica famiglia che abbiano mai avuto). Come già nell'altro romanzo, le vicende di alcuni di loro prevarranno su quelle di altri, ma di tutti veniamo a conoscenza di buone e riuscite o meno buone:se riguardo a Jack, Ned e Stuffy l'autrice si limita a prendere atto con poche frasi laconiche della loro scarsa riuscita (più dal punto di vista come persone che lavorativo), altri non hanno deluso le aspettative degli insegnanti: Nan, sempre energica e vivace, studia medicina; Tommy studia Giurisprudenza e rimane fedele all'antico amore dell'infanzia, anche se poi capirà che è solo affetto quando si innamorerà di un'altra ragazza; Nat è un promettente violinista, ottiene un ingaggio a Lipsia dove il suo carattere timido e talvolta debole verrà messo alla prova; Demi e Daisy, i due nipoti di Jo, sono forse i personaggi con meno importanza e spessore (lui vorrebbe diventare giornalista ma fatica non poco, lei rimane sempre felice casalinga in attesa dell'amato Nat), messi in ombra da quelle che alla fin fine sarebbero le new entry: la sorellina minore Josie e la cugina Bess, che nel precedente romanzo erano comparse poche volte come bimbe capricciose e viziate, le ritroviamo ora come giovani donne in cerca del proprio posto nel mondo; in particolare Josie vorrebbe rompere gli schemi diventando attrice di teatro e Bess che ha ereditato la passione artistica dalla mamma Amy vorrebbe riuscire a diventare pittrice.
Questi due personaggi inizialmente promettono bene ma poi un po' si perdono, in particolare Bess che diventa una specie di iconcina santa, bellissima, angelica, pura...perlomeno Josie ha del brio e del carattere!
Tutto il romanzo in generale è comunque permeato da una sensazione di "allungamento del brodo" in certe parti, quais che l'autrice, nel volerci mostrare il percorso attraverso cui i vari ragazzi sono giunti alle loro scelte, a un certo punto non sapesse più cosa inventarsi per ciascuno....e difatti anche quando si giunge nel finale, dove verranno narrate tutte le sorti dei vari ragazzi, si trovano frasi sbrigative come "...e trovarono dei compagni degni di loro" o "proseguì con successo nella sua vita".Ma d'altro canto è anche normale che arrivati al quarto libro della serie, si possano accusare colpi di stanchezza.
Ovviamente consigliato a chi ha amato e seguito gli altri tre capitoli!



mercoledì 18 giugno 2014

Novità in libreria

ESCE IN LIBRERIA  LA PIRAMIDE DI FANGO, di Andrea Camilleri, EDIZIONE SELLERIO.


"Si sono aperte le cateratte del cielo. I tuoni erompono con fragore. Nel generale ottenebramento, e sotto la pioggia implacabile, tutto si impantana e smotta. Il fango monta e dilaga: è una coltre di spento grigiore sulle lesioni e sulle frane. La brutalità della natura si vendica della politica dei governi corrotti, che non si curano del rispetto geologico; e assicurano appalti e franchigie alle società di comodo e alle mafie degli speculatori. A Vigàta dominano le sfumature opache e le tonalità brune delle ombre che si allungano sull'accavallato disordine dei paesaggi desolati; sui lunari cimiteri di scabre rocce, di cretti smorti, e di relitti metallici che sembrano ossificati. Questa sgangherata sintassi di crepature e derive ha oscuri presagi. E si configura come il rovescio tragico dell'allegra selvatichezza vernacolare di Catarella, che inventa richiami fonici ed equivalenze tra 'fango' e 'sangue'; e con le confuse lettere del suo alfabeto costruisce topografie che inducono all'errore. Del resto, macchiate di sangue sono le ferite fangose del paesaggio; e l'errore è consustanziale al labirinto illusionistico dentro il quale i clan mafiosi vorrebbero sospingere il commissario Montalbano per fuorviarlo, e convincerlo che il delitto sul quale sta indagando è d'onore e non di mafia. La vicenda ha tratti sfuggenti, persino elusivi..." (Salvatore Silvano Nigro)


ESCE IN LIBRERIA ALBERGO ITALIA, di Carlo Lucarelli, EDIZIONE EINAUDI.

Circola in questo breve romanzo di Carlo Lucarelli una leggerezza rara, una gioia di narrare, una sorta di allegra malizia. Entriamo con una naturalezza che ci sorprende in un mondo sconosciuto eppure subito familiare, la Colonia Eritrea: e impariamo a vedere noi stessi, i t'Iiàn, gli italiani, i "so tutto io", cullu ba'llè, quelli cui piace "di averle pensate loro, le cose", con gli occhi di un personaggio che non vorremmo lasciare più: il carabiniere indigeno Ogbà, unito da un patto più fraterno che di disciplina con il capitano Colaprico. A ogni colpo di scena, e sono tanti, a ogni parziale verità subito caduta, i due anziché deprimersi trovano nel loro rapporto una ragione per continuare, tra bellissime dame che sembrano assorbire sensualità e sprezzatura dall'aria stessa che respirano, ambigue creature del male, monelle prostitute, geologi che forse non sono geologi, furieri furfanti, camerieri magrissimi, e una vera festa di lingue e dialetti nella cornice dello sfavillante, modernissimo, Albergo Italia. Il più elegante, e anche l'unico, di Asmara, Eritrea, Italia. Che viene inaugurato, ovvio, con un cadavere di faccendiere neanche tanto impiccato, a guardar bene. Quel tanto che basta per iniziare una storia.



ESCE IN LIBRERIA IL QUADRO MAI DIPINTO, di Massimo Bisotti, EDIZIONE MONDADORI.


Patrick è un insegnante e un pittore con l'ossessione per la perfezione. In una mattina di giugno entra per l'ultima lezione nella sua aula dell'Accademia di Belle Arti. È pronto a lasciare Roma per ripartire da zero a Venezia, città fatta d'acqua e d'incanto. Torna a casa e prima di partire decide di andare in soffitta per dare un ultimo sguardo al quadro che ritrae la donna che ha molto amato, la donna il cui ricordo porta sempre con sé. Ma, quando scopre la tela, la vede vuota: la donna sembra avere abbandonato il quadro. Sgomento, Patrick copre nuovamente il dipinto. In fretta e furia abbandona la soffitta e Roma, e corre all'aeroporto. Durante il volo, però, batte la testa e all'arrivo si ritrova confuso, non riesce a ricordare bene il motivo per cui è partito. Ma in tasca ha un biglietto con un indirizzo e un nome: "Residenza Punto Feliz". Si recherà là e troverà una nuova e strana famiglia pronta ad accoglierlo. Miguel, il proprietario della pensione, uno spagnolo saggio cui è facile affidarsi; Vince, gondoliere con il cuore spezzato da un amore andato male; e il piccolo Enrique, curioso ed entusiasta come solo i bambini sanno essere. La nuova vita di Patrick scorre tra amnesie e scoperte, finché a una festa incontra Raquel e non ha dubbi: è lei, la donna che è fuggita dal suo quadro. 

Nota: Un libro sul perdersi e il ritrovarsi, sulla memoria e l'accettazione di se stessi, sull'importanza di restare fedeli al precetto più vero e necessario: "mai controcuore".

ESCE IN LIBRERIA LA SARTA DI MARY LINCOLN, di Jennifer Chiavarini, EDIZIONE NERI POZZA.

1860. Novembre. Mancano poche ore al risultato delle elezioni per il sedicesimo presidente degli Stati Uniti d'America e a Washington la tensione è altissima. Le strade brulicano di uomini che fanno la spola fra taverne e alberghi in cerca di notizie o si assiepano davanti alle porte dell'ufficio del telegrafo. Le sale dei circoli che costellano il quartiere della Casa Bianca sono già piene di passanti accorsi numerosi per approfittare del whisky offerto gratuitamente. Soltanto una donna di colore, Elizabeth Keckley, si affretta a tornare alla sua pensione di mattoni rossi stringendo al petto il suo cesto da cucito. È una sarta specializzata in eleganti abiti femminili alla moda. A Saint Louis, dopo anni di sacrifici e risparmi, è riuscita a comprare la libertà per sé e per il figlio George, studente in una lontana università dell'Ohio. Si è trasferita a Washington, la capitale federale dell'Unione, animata da un solo intento: continuare a garantire al figlio quell'istruzione che a lei è stata preclusa. Bravissima a confezionare i corpetti complicati e aderenti per i quali le dame del tempo impazziscono, Lizzie vede la sua fama accrescersi e farsi largo a poco a poco tra i circoli più in vista della città. Finché un giorno non si trova al cospetto di una donna sulla quarantina dai capelli scuri, con una bella carnagione e limpidi occhi azzurri che denotano acume e intelligenza: Mrs Mary Lincoln, la moglie del presidente appena eletto, la first lady nota per le sue bizze.
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ESCE IN LIBRERIA VITA DOPO VITA, di Kate Atkinson, EDIZIONE NORD.



In una gelida notte di febbraio del 1910, a Londra nasce una bambina. Il cordone ombelicale è stretto intorno al suo collo, e nessuno riesce a salvarla. In una gelida notte di febbraio del 1910, a Londra nasce una bambina. Il cordone ombelicale è stretto intorno al suo collo, ma il medico di famiglia, giunto proprio all'ultimo istante, lo taglia e permette alla piccola di respirare. Inizia così la vita straordinaria di Ursula Todd, una vita che, nel corso degli anni, verrà spezzata più e più volte, mentre l'umanità si avvia inesorabilmente verso la tragedia della guerra. Vita dopo vita, Ursula troverà la forza di cambiare il proprio destino, quello delle persone che incrocerà e quello del mondo intero?








ESCE IN LIBRERIA LA MAMMANA, di Antonella Ossorio, EDIZIONE EINAUDI.

Nella notte del primo marzo 1843, rischiarata da una cometa che sembra minacciare sventura, viene al mondo una bambina. È un parto complicato, che potrebbe finire male se ad assistere non ci fosse Lucina, la "mammana" del paese, e forse sarebbe meglio così: la piccola è una "capa janca", albina, e dunque maledetta. Sarà Lucina, dopo averla salvata, a darle un nome, Stella, e farle da madre, portandola via da quel posto che rifiuta entrambe. Perché anche Lucina, malgrado la bellezza sfolgorante, nasconde una condanna, un segreto custodito troppo a lungo. Con l'aiuto di Bartolomeo, corteggiatore ostinato, Lucina si trasferisce a Napoli. Ma neppure nel brulichio della città, accogliente e minacciosa insieme, sembra trovare pace. Perché "così come è un azzardo giurare per sempre, è un peccato di superbia affermare mai più". 

Nota: Antonella Ossorio mescola romanzo storico e saga familiare. La storia di tutti quelli che con fierezza e coraggio, nello scontro quotidiano tra doveri e desideri, non rinunciano a ricercare la propria strada.



ESCE IN LIBRERIA BEGLI AMICI!, di Madeline Wickham, EDIZIONE MONDADORI.

È una splendida e calda domenica di maggio e come tutti gli anni i Delaney aprono i cancelli della loro bella casa di campagna e invitano tutto il villaggio per una nuotata in piscina. È un appuntamento da non perdere e tra i partecipanti c'è Louise, con le figlie Amelia e Katie, che non intende rinunciare alla festa anche se suo marito Barnaby, da cui si è da poco separata, le lancia sguardi risentiti: quello infatti avrebbe dovuto essere il suo giorno con le bambine. Louise, però, non ha intenzione di lasciarsi turbare. In fondo che colpa ne ha lei se Amelia e Katie preferiscono giocare in piscina piuttosto che pescare con il padre? Mentre le figlie sguazzano felici in acqua, Louise prende il sole beata, persa nei pensieri rivolti al suo nuovo amore, Cassian, un giovane avvocato affascinante e molto, molto ambizioso. La giornata scorre tranquilla finché dalla piscina provengono un gran trambusto e grida di allarme: c'è stato un grave incidente e la festa si trasforma in un vero e proprio incubo. All'improvviso Louise si ritrova al centro di recriminazioni, gelosie, invidie e cattiverie, travolta da un gioco di potere più grande di lei. In breve tempo, l'intero villaggio viene coinvolto in un dramma familiare senza esclusione di colpi. 

Nota: In "Begli amici!" Madeleine Wickham racconta con il suo usuale tono ironico e acuto, e con una fine analisi psicologica dei personaggi, come un evento inaspettato possa in pochi secondi cambiare radicalmente la vita delle persone...

sabato 14 giugno 2014

Il sonaglio, di Andrea Camilleri



Anno di pubblicazione: 2009

Ambientazione: Vigata, primi del '900

Collegamenti con altri romanzi: è l'ultimo di una trilogia composta da :

- Maruzza Musmeci (2007 );
- Il casellante (2008 ); 
- Il sonaglio (2009 )


Il quattordicenne Giurlà viene mandato dal padre sui monti ad apprendere il mestiere di capraio nelle mannare di Don Sisino.
Abituato alla vita di mare, tuttavia col tempo il ragazzo non trova particolare difficoltà e comincia ad amare anche la campagna e il suo mestiere;in particolare con una delle capre, da lui chiamata Beba, nasce un rapporto speciale che ben presto diventa amore. Ma Beba non è una capra come le altre...



Nonostante abbia letto tutti e tre i romanzi componenti questa trilogia, sono venuta a sapere che fosse tale solamente leggendo il retro di copertina di quest'ultimo romanzo da essa composto; in effetti avrei dovuto comunque collegarli visto che presentano come filo conduttore il tema della donna- elemento della natura visto in modi soprannaturali (nel primo abbiamo la Donna -Sirena; nel secondo la Donna- Albero e qui la Donna- Capra).
Ammetto che, se non si tiene conto del filo conduttore con i due precedenti romani e sopratutto se non si collega subito con le storie della mitologia greca raccontate da una delle donne nel romanzo, la fiaba sull'amore tra una capra- Donna e un umano può infastidire un tantino; ma dato che qui non stiamo parlando di un'autore qualsiasi ma di Andrea Camilleri, egli ha la capacità di mantenere quell'atmosfera fiabesca e mitologica semplice e genuina che racconta il tutto senza infastidire, e anzi alcune volte con qualche eco poetico (non per niente Giurlà si diletta leggendo Lucrezio).
In questo romanzo mi ha colpito molto la descrizione degli ambienti naturali: i prati di montagna, il lago, il bosco, la cascatella, i torrenti resi vivi dall'autore al punto che in certe parti sembrava proprio di sentire i colori, i suoni gli odori; Camilleri presta sempre un occhio di riguardo al paesaggio che non è mai solo tale, ma sempre coprotagonista delle sue storie. Qui però credo abbia messo un qualcosa in più.
Pochi i personaggi principali, dato che l'attenzione si concentra quasi tutta su Giurlà (picciotto di mare trasformatosi in picciotto di montagna) e Beba,la capra con tratti umani. 
Alla fine entrerà in scena Anita, complementare a Beba per un ben specifico motivo, che si chiarirà solo alla fine.
In sostanza...un'altro bel libro di uno dei miei autori preferiti!





venerdì 13 giugno 2014

Chi ben comincia....

Eccoci di nuovo all'appuntamento mensile con "Chi ben comincia"...











"Il primo giorno di sole fece evaporare l'umidità accumulata sulla terra dai mesi invernali e riscaldò le fragili ossa degli anziani, cui fu possibile passeggiare per i sentieri ortopedici del giardino.
Solo il melanconico se ne rimase a letto, perchè era inutile portarlo all'aria aperta se i suoi occhi vedevano solo i propri incubi e le sue orecchie erano sorde allo schiamazzo degli uccelli.
Josefina Bianchi, l'attrice, vestita col lungo abito di seta che mezzo secolo prima aveva usato per declamare Cechov, reggendo un parasole per poteggersi l'epidermide di porcellana screpolata, avanzava lentamente fra i cespugli che ben presto si sarebbero ricoperti di fiori e api.
- Poveri ragazzi- sorrise l'ottuagenaria scorgendo un tremore sottile nel notiscordardimè e indovinandovi la presenza dei suoi adoratori, quelli che l'amavano nell'anonimato e si nascondevano fra la vegetazione per spiare il suo passaggio."

Da "D'amore e ombra", di Isabel Allende

martedì 10 giugno 2014

I love Tiffany, di Marjorie Hart


Titolo originale: Summer at Tiffany

Anno di pubblicazione: 2007

Ambientazione: New York, 1945



Nell'estate del 1945 Marjorie e Martha, due giovani amiche provenienti dall'Iowa,arrivano a Manhattan per trovare un lavoro estivo che permetta loro di continuare gli studi all'università.
Con un colpo di fortuna, trovano lavoro come fattorini da Tiffany (i primi due fattorini donne nella storia della celebre gioielleria); ha così inizio quella che per entrambe rimarrà la più bella estate della loro vita....


In una sua frase che ho più volte citato, Stephen King diceva: "Le cose più importanti sono le più difficili da dire.
Sono quelle di cui ci si vergogna, perché le parole le immiseriscono – le parole rimpiccioliscono cose che finché erano nella vostra testa sembravano sconfinate, e le riducono a non più che a grandezza naturale quando vengono portate fuori.
Ma è più che questo, vero? Le cose più importanti giacciono troppo vicine al punto dov’è sepolto il vostro cuore segreto, come segnali lasciati per ritrovare un tesoro che i vostri nemici sarebbero felicissimi di portar via.
E potreste fare rivelazioni che vi costano per poi scoprire che la gente vi guarda strano, senza capire affatto quello che avete detto, senza capire perché vi sembrava tanto importante da piangere quasi mentre lo dicevate.
Questa è la cosa peggiore, secondo me.
Quando il segreto rimane chiuso dentro non per mancanza di uno che lo racconti, ma per mancanza di un orecchio che sappia ascoltare."
Ho sempre trovato queste parole molto veritiere, anche per esperienza personale: mi è capitato alcune volte di raccontare a qualcuno una mia particolare parte di vissuto che magari custodisco tra i ricordi più cari e di vedere in questa persona disinteresse, indifferenza o al limite incomprensione.
Altrettanto sarà sicuramente capitato a me molte volte (anche se devo dire che a me generalmente piace sentire le persone che raccontano parti del loro passato e della loro vita)...è normale che sia così, ed è sempre un rischio che corre chi decide di aprire il proprio cuore agli altri, in questo senso.
Probabilmente anche Marjorie Hart ci avrà pensato quando ha deciso di mettere nero su bianco e poi di far stampare questo suo romanzo (ma perchè quella sciocca traduzione italiana, non potevano semplicemente tradurlo dall'originale?Sarebbe stato molto meglio!), ma non si è fatta demotivare dal rischio e quindi ecco che molti lettori hanno potuto leggere della sua "estate più bella".
Personalmente mi ha fatto piacere leggere questo libro, nonostante alcuni difetti non possano passare inosservati (ma l'autrice non è una scrittrice professionista e di questo credo si debba tenere conto): è una storia piacevole e fresca, è stato divertente immaginare queste due ragazze di provincia per la prima volta sole a New York a vent'anni, la loro emozione davanti e negozi eleganti e monumenti importanti, la loro allegria e voglia di vivere e divertirsi nonostante l'America fosse ancora in guerra, l'eccitazione per veder dal vivo divi del cinema e del gossip.
Non si trova molta profondità a livello di sentimenti, nemmeno per la storia d'amore( che in realtà non è e non viene mai descritta come tale:probabilmente anche Jim è rientrato fra le avventure estive) e spesso ci si perde un pochetto con tutti quei nomi di riferimenti cinematografici, musicali e culturali dell'epoca (anche se è proprio grazie a questi che la New York del 1945 è, a mio avviso, ottimamente caratterizzata); alla fin fine il racconto risulta poco più di una cronaca di ciò che le due protagoniste vissero in quell'estate, quindi può deludere chi vi cerca qualcosa di veramente significativo; ma alla sottoscritta, per vari motivi personali di cui non sto a tediarvi, questa storia ha perfino commosso un pochino, mi ha anche ricordato i racconti di mia mamma sulla sua gioventù.





sabato 7 giugno 2014

Ricordare stanca, di Massimo Coco



Anno di pubblicazione: 2012



L'8 giugno 1976 un commando delle Brigate Rosse assassinò a Genova il giudice Francesco Coco e i due agenti della scorta, Antioco Deiana e Giovanni Saponara.
Agli occhi dei brigatisti Coco era infatti colpevole di aver utilizzato la linea dura durante il sequestro dei giudice Mario Sossi, ostacolando e di fatto impedendo che lo Stato trattasse con i terroristi per la liberazione del magistrato.
A trentasei anni di distanza il figlio Massimo ne ricorda la vicenda, con un libro che discosta notevolmente da altri scritti da figli o familiari di vittime del terrorismo; Massimo Coco infatti ha opinioni dure  e nettamente controcorrenti ....



Come ormai ben sapete il periodo degli Anni di piombo è di mio particolare interesse e questo libro di Massimo Coco aggiunge un prezioso tassello a tutto ciò che ho già letto sull'argomento.
Dico "Prezioso" perchè la sua testimonianza è nettamente diversa da quello che ho finora letto da parte; in un certo senso l'ho trovata più umana, più naturale, persino più condivisibile (fermo restando che ognuno ha il suo percorso, le sue idee ed è giusto che vengano rispettati tutti).
L'autore non è certo uno che le manda a dire, e giustamente, visto tutto quello che ha dovuto passare assieme alla sua famiglia; da subito asserisce che lui non deve nulla a nessuno, tantomeno ai terroristi: non deve loro comprensione, non è tenuto a cercare di capirli, sopratutto non gli deve alcun perdono, dato che non lo desidera dare. Sopratutto Massimo Coco non vuole dimenticare.
Nonostante l'omicidio del giudice Coco sia stato rivendicato dalle BR e per questo siano stati condannati i capi dell'organizzazione terroristica, gli esecutori materiali sono tutt'ora ignoti, e lo sono rimasti perchè i condannati- nonostante abbiano goduto tutti quanti di qualsiasi beneficio la legge abbia predisposto nei confronti di chi collaborava con la giustizia- si sono sempre rifiutati di rivelarne i nomi: quindi perchè il figlio che da 36 anni cerca inutilmente di conoscere la verità dovrebbe perdonare, dimenticare, capire?
La critica va sopratutto ad alcuni rappresentanti del cosidetto "Victimarium"- come Coco lo definisce in una descrizione efficace ed ironica divisa in categorie- ovvero, altri parenti e sopratutto figli d vittime del terrorismo, con cui Coco è particolarmente severo, dato che li accusa di aver utilizzato la loro posizione di vittime per fare carriera (riferimenti  anche non troppo velati a Sabina Rossa, Mario Calabresi e Benedetta Tobagi) e di ergersi ora a improbabili giudici verso chi, come lui, non ha nessuna intenzione di riconoscere una qualsiasi benevolenza a qualsivoglia terrorista.
In effetti, per quel poco che ne posso sapere (ho cercato anche alcune video interviste su youtube), Massimo Coco non mi ha certo fatto l'impressione di una persona che vive nell'odio e nel rancore: è un muscista e insegnante di musica al Conservatorio, ha un figlio di dieci anni chiamato come il nonno defunto (e , cosa molto bella, anche come i due uomini della scorta morti accanto a lui), nel libro racconta alcuni spiritosi episodi della sua carriera...semplicemente, è una persona che non accetta di sentirsi dire cosa deve o non deve fare o pensare in omaggio da buonismo imperante purtroppo anche in certi ambienti, buonismo tanto solerte verso i terroristi che però fa finta di  nulla quando, durante una cerimonia organizzata al Quirinale per la giornata in memoria delle vittime del terrorismo, i parenti più celebri vengono messi nelle prime file, mentre per gli altri- compresi i sopravvissuti agli attentati o alle gambizzazioni, oggi spesso ultraottantenni e talvolta con ferite fisiche ancora aperte- spesso non ci sono nemmeno posti a sedere.
Coco racconta la storia del padre e della sua famiglia, con dettagli spesso divertenti che rendono meglio la caratterizzazione umana della vittima e dei personaggi, nonchè l'affetto del figlio; ricorda in maniera affettuosa anche vari uomini della scorta con cui per vari anni ha diviso le giornate, ma denuncia anche il clima profondamente colluso con il terrorismo della società e sopratutto della scuola: Coco non ha peli sulla lingua dicendo che fra tutte le persone che in qualche modo lo hanno emarginato e ghettizzato- ma a una delle sorelle andò peggio:le fu recapitato il volantino con la condanna a morte del padre fimrato BR direttamente in classe, senza che nessuno facesse nulla per impedirlo!- nei cinque anni di liceo la maggior parte era di sinistra, professori compresi.
Parole di fuoco ovviamente anche per gli ex terroristi: nonostante siano quasi tutti fuori senza aver scontato per intero le pene, oggi tutti guru, tutti santi, tutti riabilitati,,,anche se ancora scrivono cose del tipo: "erano sbagliati i modi ma combattevamo per gli ideali giusti" o affermano che i loro figli non si devono vergognare di loro perchè volevano solo cambiare il mondo, o peggio ancora dicono che uccidevano perchè si sentivano investiti di una missione speciale!
Troppo duro, troppo diretto, troppo vero:e infatti non ho visto grandi pubblicità o recensioni per questo libro che ho pure faticato a trovare in libreria....