sabato 24 maggio 2014

Quo vadis?, di Henryk Sienkiewicz



Anno di pubblicazione: 1896

Ambientazione: Roma, sotto l'impero di Nerone


Nella Roma di Nerone il comandante Marco Vinicio s’ innamora di Licia, figlia adottiva di un console, la cui famiglia è segretamente cristiana. Deciso dapprima ad averla a tutti i costi, anche con la forza se necessario, si scontra con la forte personalità e fede della ragazza, che non cede seppur anche lei innamorata; Marco si avvicina quindi al mondo dei cristiani, dapprima avendo come unico scopo quello di capire come avvicinarsi all’amata. Mentre l’amore vince, le imprese di Nerone diventano sempre più folli e culminano con l’incendio di Roma, in cui Marco riesce a salvare Licia e la sua famiglia. Ma quando l’imperatore dà la colpa di tutto ai cristiani, viene arrestato insieme a loro….



Come detto in precedenza, "Quo vadis?", il kolossal del 1951, è uno dei miei film preferiti da sempre, e finalmente mi sono quindi decisa a leggere il romanzo da cui è stato tratto.
Mi è piaciuto, è un romanzone storico d'altri tempi che ben riporta quello che si presume fosse il clima della Roma Antica durante le persecuzioni dei cristiani; un clima di corruzione, follia (non solo quella dell'imperatore), decadenza che per certi aspetti mi ha fatto pensare alla nostra epoca...
Certo non è il libro perfetto: l'autore ha un brutto difetto, quello della verbosità (evidente sopratutto nella maggior parte dei discorsi del greco Chilone, ad esempio, ma anche in alcuni discorsi di Petronio) che talvolta porta il lettore ad avere l'impressione di non procedere mai o di procedere troppo lentamente con la lettura; e se alcuni personaggi sono resi molto bene e interessanti (Petronio, Nerone) i cristiani spesso sono un po' troppo dei santini, votato unicamente al Regno Dei Cieli e agognanti solo al martirio. 
 è un tipo di religiosità ora ampiamente superato e sconosciuto, considerato fanatismo, ma del resto è anche impossibile saperlo non avendo riscontri troppo ampi su come potessero essere i cristiani all'epoca di Roma (e forse non è comunque una descrizione troppo lontana dalla realtà, visto come affrontarono il martirio...ma caspita,possibile che non ce ne fosse uno che non si rassegnasse a morire con serenità?!), forse è per questo che si fatica a capire totalmente come Vinicio (sopratutto dato che quest'ultimo viene descritto con un carattere impetuoso e fumantino) a un certo punto sembri quasi rassegnato a non poter salvare Licia e si consoli sperando di rivederla nell'aldilà, o come Licia (una versione più noiosa della Lucia manzoniana) faccia lo stesso pensando alla propria morte.
Allo stesso tempo però è comunque un romanzo che si fa leggere, che riesce a catturare l'interesse fino alla fine e questo non è da poco, sopratutto visto che le vicende storiche sono note.
Tutto sommato quindi una gradevole lettura, attenti però al difetto della verbosità che per alcuni può essere davvero insopportabile!




2 commenti:

  1. Non credo di poter aggiungere altro: la tua recensione dice già tutto ciò che c'era da dire.

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    1. Grazie, lo prendo come un complimento!

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