lunedì 12 maggio 2014

Il piccolo burattinaio di Varsavia, di Eva Weaver



Titolo oirginale: The puppet boy of Warsaw

Anno di Pubblicazione: 2013

Ambientazione: Varsavia 1940- New York, giorni nostri.


Varsavia, 1940: il quindicenne  ebreo Mika vive con la madre e il nonno quando i nazisti, dopo aver invaso la Polonia, privano gli ebrei di ogni libertà e li riducono a vivere nel ghetto, dove non vengono risparmiati loro violenze e soprusi di ogni tipo.
Nonostante siano stati costretti ad abbandonare ogni loro avere tenendo a malapena il minimo indispensabile, nonno Tatus è riuscito a portare con sè il suo enorme cappotto, che usa per nascondere gli oggetti più disparati; alla sua morte, il nipote Mika scopre che tra gli oggetti nascosti vi sono alcuni burattini, che il nonno stava costruendo in un piccolo laboratorio ricavato in una stanza del loro appartamento ne ghetto.
Il ragazzo decide di continuare l'opera del nonno, dapprima solo per ammortizzare la noia che la forzata inattività provoca; in seguito però i burattini diventeranno qualcosa di più importante, di vitale....

New York, 2013: mentre l'anziano Mika racconta al nipote Daniel la sua storia, Mara, nipote di Max- il soldato tedesco che Mika aveva conosciuto nel ghetto- sta cercando da anni il piccolo burattinaio di cui il nonno non si è mai dimenticato, per restituirgli il prezioso burattino del Principe che gli era stato donato a suo tempo.....



La letteratura sul nazismo, i campi di concentramento e lo sterminio degli ebrei è innegabilmente lunga (mai troppo, comunque), ma con questo romanzo si arricchisce di una toccante storia in più, bellissima seppure triste e tragica.
Tutto inizia nella più apparente normalità: un nonno benestante che si fa fare un bel cappotto da un rinomato sarto nella sua città, Varsavia, nel 1939, accompagnato dal nipote quattordicenne Mika che guarda con distacco a tutto ciò, impegnato a pensare alla scuola, agli amici e ad altri interessi;una vita normale di una famiglia normale (nonno, mamma e figlio, dato che il padre è mancato molti anni prima) che d'improvviso finisce: nonno e nipote vengono cacciati dalle scuole dove insegnano e studiano, come tutti gli altri ebrei; gradatamente, perdono la casa, non possono più salire sui tram, non possono nemmeno camminare sui marciapiedi, insomma vengono privati di qualsiasi libertà, diritto, dignità umana, fino a venire rinchiusi nel famigerato ghetto.
Qui Mika e i familiari dovranno condividere il già pochissimi spazio assegnatogli con altre due famiglie, una delle quali quella della sorella della madre e dalla figlia Ellie. Mentre la vita in Polonia si fa sempre più dura a causa delle ristrettezze della guerra (e quindi nel ghetto diventa invivibile), Mika -dopo la morte del nonno- scopre che egli aveva costruito alcuni burattini, e comincia a dedicarvisi inizialmente per lenire il proprio dolore, poi come attività che gli permette di guadagnare qualcosina per la sopravvivenza, infine come vera e propria missione: grazie ai burattini (che spesso sembrano dotati di vita e pensieri propri) arriva non solo a portare allegria ai bambini del ghetto, ma anche a utilizzare la sua attività copertura per salvarne quanti più possibili, portandoli fuori dal ghetto.
E' una'emozionante storia di coraggio, eroismo di tutti i giorni, dolore ma anche speranza, scritta in maniera dettagliata riguardo fasi storiche, ambientazione (spesso sembra di sentire a pelle il "chiuso" del ghetto, la fame, la sofferenza che vi regnano), non pensate nonostante l'argomento e con personaggi molto ben costruiti.
ci sono i buoni e i cattivi, ovviamente, ma non sono poi così definiti: ad esempio Max, il soldato tedesco che Mika incontra nel ghetto e che avrà un parte centrale nella storia, è uno di quei tedeschi che,pur avendo creduto nel Terzo Reich, è stato costretto ad andare in guerra nonostante abbia un animo pacifico: non può ribellarsi, ma prova disgusto e orrore per quello che accade nel ghetto, e stringe con Mika, se non un rapporto di amicizia (non si può certo definire tale) almeno di solidarietà,proteggendolo dagli altri soldati, cercando di aiutarlo e di ritrovare la madre quando anch'essa verrà portata via.
Seppure percorrendo strade diverse (ma entrambe drammatiche) Mika e Max patiranno uguali sofferenze, uguali perdite,  sempre vegliati dal burattino del principe, speciale come tutti gli altri burattini, ma sempre un gradino al di sopra di loro, testimone e compagno silenzioso dei due protagonisti e in seguito di Mara, la nipote che prende su di sè la pesante eredità del nonno rappresentando anche l'elemento di pacificazione finale.
Impossibile rimanere indifferenti a quanto raccontato nel romanzo e a questa storia dolorosa e magica allo stesso tempo!





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