venerdì 30 maggio 2014

L'eredità dei Wyndham, di Catherine Coulter



Titolo originale: The Wyndham legacy

Anno di pubblicazione : 1994

Ambientazione: Inghilterra,1813.

Collegamento con altri romanzi: Il romanzo è il primo della serie LEGACY, composta da

1- THE WYNDHAM LEGACY ( L’EREDITA’ DEI WYNDHAM);

2- THE NIGHTINGALE LEGACY ( IL CASTELLO DI NIGHTINGALE);

3- THE VALENTINE LEGACY ( IL TESORO DEI WYNDHAM).

 Josephine,figlia illegittima del conte di Chase,è da tutti chiamata Duchessa per l’atteggiamento calmo, tranquillo e apparentemente altezzoso che tiene di fronte algi altri, e che in realtà ha assunto fin da bambina per difendersi emotivamente dalle maldicenze di cui era oggetto in quanto figlia illegittima.

Alla morte del padre scopre che qualche mese prima i genitori si erano sposati di nascosto, legittimandola;quindi ora lei è l’erede di un’immensa fortuna,a scapito però del vero erede del conte, il nipote Marcus, che viene così privato di tutto a parte il titolo.

Duchessa è da sempre innamorata di Marcus, uomo dal carattere ostinato e irascibile, e per risolvere la situazione gli propone l’unica via d’uscita, il matrimonio; ma lui rifiuta ( a causa del carattere di cui sopra).Lei allora prende in mano le redini della situazione,costringendolo a sposarla con un’abile stratagemma.

Il danno è fatto e Marcus lo accetta anche perché sotto sotto prova un’incredibile attrazione per l’intraprendete e apparentemente fredda mogliettina,ma a causa di un suo proposito di vendetta contro lo zio defunto e di un mistero legato ad un presunto tesoro di famiglia ( a causa del quale arrivano dall’America una zia e dei cugini sconosciuti)non avrà tempo di accettare anche l’amore fino a quando non rischia davvero di perdere Duchessa....



Uno dei romanzi più appassionanti che abbia mai letto inzia in modo molto triste,descrivendo un quadro familiare sicuramente comune all’epoca , ma lo stesso squallido:la piccola Duchessa costretta a passare lunghi periodi nella casa del padre naturale nonostante i pettegolezzi e gli insulti della moglie del padre ( attenzione:non incolpate la poveretta, ma piuttosto quello schifoso del marito che le fa pure fare una brutta fine…leggete in che modo!)

Per fortuna il mostro muore presto, ma anche da morto continua a far danni, intereferendo nelle vite di Marcus e Duchessa, legittimando quest’ultima ma riducendo in miseria il nipote;e qui finalmente comincia la storia dei protagonisti.

Marcus e Duchessa si conoscono fin da bambini ( è stato lui a darle quel soprannome); col passare degli anni il rapporto di reciproca diffidenza( nonostante abbiano sempre percepito l’uno il fascino dell’altra) tra i due si attenua, tant’è vero che l’orgoglioso, estroverso e sempre affaccendato in piacevoli avventure Marcus alla morte dello zio è l’unico ( quando ancora crede di essere l’erede)a ricordarsi della tranquilla,seria e silenziosa Duchessa, cosa che comunque non avrebbe potuto ignorare per molto, visto lo scottante testamento.

Dopo il rocambolesco matrimonio i destini dei due si uniscono in maniera inscindibile, e l’unione si rivela subito esplosiva:una crescente attrazione li unisce nnostante siano diversi come il giorno e la notte;e se dapprima la cosa è solo di tipo fisico, col progredire della vicenda che coinvolge anche i parenti americani e attraverso i vari pericoli che corre Duchessa, il vero sentimento tra di loro verrà a galla e anche Marcus alla fine si sottometterà all’amore.Da manuale la scena in cui duchessa dopo aver sopportato provocazioni oltre ogni limite si ribella, mostrando finalmente le unghie e sorprendendo lo sconcertato maritino, abituato alla mite e tranquilla ragazzina…della serie “come rimettere a posto un marito”!

Una nota di merito va alla Coulter anche per il giallo, appassionante come la storia d’amore, e soprattutto per i tre personaggi dei domestici di Marcus e Duchessa:Badger, Spears e Maggie, personaggi shaekespiriani che riempiono la scena e sono spesso protagonisti di spassosi siparietti,oltre a essere in realtà molto spesso più amici che domestici…varrebbe la pena di leggere il romanzo solo per loro.

sabato 24 maggio 2014

Quo vadis?, di Henryk Sienkiewicz



Anno di pubblicazione: 1896

Ambientazione: Roma, sotto l'impero di Nerone


Nella Roma di Nerone il comandante Marco Vinicio s’ innamora di Licia, figlia adottiva di un console, la cui famiglia è segretamente cristiana. Deciso dapprima ad averla a tutti i costi, anche con la forza se necessario, si scontra con la forte personalità e fede della ragazza, che non cede seppur anche lei innamorata; Marco si avvicina quindi al mondo dei cristiani, dapprima avendo come unico scopo quello di capire come avvicinarsi all’amata. Mentre l’amore vince, le imprese di Nerone diventano sempre più folli e culminano con l’incendio di Roma, in cui Marco riesce a salvare Licia e la sua famiglia. Ma quando l’imperatore dà la colpa di tutto ai cristiani, viene arrestato insieme a loro….



Come detto in precedenza, "Quo vadis?", il kolossal del 1951, è uno dei miei film preferiti da sempre, e finalmente mi sono quindi decisa a leggere il romanzo da cui è stato tratto.
Mi è piaciuto, è un romanzone storico d'altri tempi che ben riporta quello che si presume fosse il clima della Roma Antica durante le persecuzioni dei cristiani; un clima di corruzione, follia (non solo quella dell'imperatore), decadenza che per certi aspetti mi ha fatto pensare alla nostra epoca...
Certo non è il libro perfetto: l'autore ha un brutto difetto, quello della verbosità (evidente sopratutto nella maggior parte dei discorsi del greco Chilone, ad esempio, ma anche in alcuni discorsi di Petronio) che talvolta porta il lettore ad avere l'impressione di non procedere mai o di procedere troppo lentamente con la lettura; e se alcuni personaggi sono resi molto bene e interessanti (Petronio, Nerone) i cristiani spesso sono un po' troppo dei santini, votato unicamente al Regno Dei Cieli e agognanti solo al martirio. 
 è un tipo di religiosità ora ampiamente superato e sconosciuto, considerato fanatismo, ma del resto è anche impossibile saperlo non avendo riscontri troppo ampi su come potessero essere i cristiani all'epoca di Roma (e forse non è comunque una descrizione troppo lontana dalla realtà, visto come affrontarono il martirio...ma caspita,possibile che non ce ne fosse uno che non si rassegnasse a morire con serenità?!), forse è per questo che si fatica a capire totalmente come Vinicio (sopratutto dato che quest'ultimo viene descritto con un carattere impetuoso e fumantino) a un certo punto sembri quasi rassegnato a non poter salvare Licia e si consoli sperando di rivederla nell'aldilà, o come Licia (una versione più noiosa della Lucia manzoniana) faccia lo stesso pensando alla propria morte.
Allo stesso tempo però è comunque un romanzo che si fa leggere, che riesce a catturare l'interesse fino alla fine e questo non è da poco, sopratutto visto che le vicende storiche sono note.
Tutto sommato quindi una gradevole lettura, attenti però al difetto della verbosità che per alcuni può essere davvero insopportabile!




lunedì 19 maggio 2014

Giorni di zucchero, fragole e neve- di Sarah Addison Allen


Titolo originale: The sugar Queen

Anno di pubblicazione: 2011

Ambientazione:Sud Carolina, 2010


A 27 anni Josey Cirrini vive facendo la badante all'anziana e dispotica madre Margaret, che non fa altro che rimarcare quanto la figlia sia bruttina e imperfetta. L'unica gioia che Josey si concede è leggere romanzi d'amore nascosta nel suo guardaroba, mangiando dolci. Cosa che non può più fare da quando un giorno, aprendo il guardaroba, vi ha trovato insediata Della Lee, una donna del paese di una decina di anni più grande di lei, in fuga da un compagno violento, e che nonostante dica di progettare di andarsene non sembra avere alcuna fretta.
Dopo la sopresa iniziale tra Josey e Della Lee si instaura uno strano rapporto amichevole: la seconda sembra infatti sapere tutto della prima, e non solo la passione per i dolci, ma anche l'amore per il postino Adam o il fatto- meno manifesto, che Josey abbia bisogno di un aiuto esterno per non rovinare del tutto la popria vita....


Come già il precedente "Il profumo del pane alla lavanda" anche questo secondo romanzo di Sarah Addison Allen mi è piaciuto molto: è una storia dolce-amara, intrisa di elementi magici e fiabeschi, e non solo per le particolari proprietà di cui ogni personaggio sembra portatore, ma proprio per i ruoli ricoperti dai personaggi stessi.
La protagonista Josey è una sorta di Cenerentola _ Raperonzolo (a cui viene oltretutto paragonata nel corso del romanzo dalla vicina di casa): una giovane donna, figlia dell'uomo più potente di Bald Slope, costantemente definito (la frequenza è sospetta,a tal punto che leggendo si scopre che in realtà non era affatto tale) "un grand'uomo" per essersi fatto da solo e avere praticamente rilanciato la cittadina trasformandola in un resort sciistico. Nonostante la sua agiata condizione le permetterebbe in teoria di fare grandi cose, Josey vive chiusa in casa agli ordini dell'anziana madre (un mix tra la matrigna di Biancaneve e quella di Cenerentola), ex donna più bella della città, che non sopportando di invecchiare non trova di meglio da fare che vessare la figlia (mai amata, concepita tardi e per dispetto) imponendole come vestirsi e facendole pagare un'infanzia da bambina capricciosa di cui la madre ancora si vergogna. Cresciuta in questo modo, nonostante i sogni di evasione, Josey non mette nemmeno in discussione il modo in cui deve vivere, quasi  a vedere la vita che scorre per gli altri- ma non per lei- come affacciata a una finestra.
Fino a quando nel suo guardaroba - e sopratutto nella sua vita- irrompe Della Lee (ruolo: Fata Madrina), donna conosciuta in città non proprio per la sua piacevole vita e i suoi valori morali: dal carattere diretto e rude- tutto l'opposto di Josey- sin da subito mostra di avere per lei un misterioso "piano", che si paleserà agli occhi del lettore man mano la storia andrà avanti, anche se inizialmente in apparenza Della Lee non c'entra nulla con i fatti che si succedono per la prima volta nella vita di Josey: l'amicizia con Clohe (altra fata), il cominciare a truccarsi e uscire e sopratutto, il cominciare a parlare finalmente con il postino Adam (Principe Azzurro), di cui è da tempo innamorata.
Come dice il proverbio a proposito delle ciliegie, un fatto tira l'altro e pian piano Josey riuscirà a uscire dal suo guscio, a farsi apprezzare, a sganciarsi dalla madre (personaggio negativo ma con alle spalle una storia di vita che alla fine risulta quella più toccante). Alla fine la favola si realizzerà, anche se in un modo non del tutto scontato.
L'aria magica si respira anche con  moderne "pozioni" (sotto forma di unguenti profumi) preparati dalla cameriera Helena e da Nova, un'anziana donna della città, e dalle magiche caratteristiche che alcuni personaggi sembrano possedere (chi ama i libri non potrà non invidiare Chloe! E non vi dico perchè...)
Certo, riflettendo su questa storia, ho notato che a quanto pare l'autrice non ha un buona stima in tal senso: come già nel precedente romanzo, anche qui non c'è un genitore che venga fuori bene (Margaret tirannica, Marco egoista e violento, la madre di Chloe l'ha abbandonata a bisnonni e la madre di Della Lee era una povera psicotica)...sarà un caso?
E, per chi si domandasse come sia possibile che Josey a 27 anni venga ancroa vista e giudicata per cose che ha fatto da bambina...vi dico che si è possibilissimo! Succede anche alla sottoscritta!
L'autrice ha uno stile avvincente e leggero allo stesso tempo, che invoglia a continuare la lettura anche se la storia spesoso si frammenta per seguire le varie vicissitudini (anche passate) dei personaggi.

giovedì 15 maggio 2014

Chi Ben comincia...

Eccoci all'appuntamento mensile con la rubrica "Chi ben comincia":






"Nell'anno 1990 e rotti, nel fiorente stato di Gladonia, nella ricca città di Banessa, nell'elegante quartiere dei Palazzi Vecchi, nel misero refettorio dei Frati Zopiloti,erano le sedici e trenta, ora di cena.
La grande statua del Cristo col Colbacco sormontava la fila di orfanelli affamati davanti al cisterone di zuppa fumante.
Il volto livido del Signore sembrava annusare con una certa ripulsa il particolare odore che la fraudolenza  gastronomica di Don Biffero e alcuni vegetali ignoti riuscivano a comporre oggi più nauseabonda di ieri. Era un aroma che gli orfanelli, dopo mesi di tentativi e approssimazioni, avevano così felicemente definito: cimitero di cavoli, peti di zoo, fiato di cagnone.
La zuppa era scura e ribollente come un lago invernale, e in superficie schioccavano putizze e fioccavano filamenti rossi che parevano caduti direttamente dalle ferite di Cristo, quale condimento non solo spirituale."

Da LA COMPAGNIA DEI CELESTINI, di Stefano Benni


lunedì 12 maggio 2014

Il piccolo burattinaio di Varsavia, di Eva Weaver



Titolo oirginale: The puppet boy of Warsaw

Anno di Pubblicazione: 2013

Ambientazione: Varsavia 1940- New York, giorni nostri.


Varsavia, 1940: il quindicenne  ebreo Mika vive con la madre e il nonno quando i nazisti, dopo aver invaso la Polonia, privano gli ebrei di ogni libertà e li riducono a vivere nel ghetto, dove non vengono risparmiati loro violenze e soprusi di ogni tipo.
Nonostante siano stati costretti ad abbandonare ogni loro avere tenendo a malapena il minimo indispensabile, nonno Tatus è riuscito a portare con sè il suo enorme cappotto, che usa per nascondere gli oggetti più disparati; alla sua morte, il nipote Mika scopre che tra gli oggetti nascosti vi sono alcuni burattini, che il nonno stava costruendo in un piccolo laboratorio ricavato in una stanza del loro appartamento ne ghetto.
Il ragazzo decide di continuare l'opera del nonno, dapprima solo per ammortizzare la noia che la forzata inattività provoca; in seguito però i burattini diventeranno qualcosa di più importante, di vitale....

New York, 2013: mentre l'anziano Mika racconta al nipote Daniel la sua storia, Mara, nipote di Max- il soldato tedesco che Mika aveva conosciuto nel ghetto- sta cercando da anni il piccolo burattinaio di cui il nonno non si è mai dimenticato, per restituirgli il prezioso burattino del Principe che gli era stato donato a suo tempo.....



La letteratura sul nazismo, i campi di concentramento e lo sterminio degli ebrei è innegabilmente lunga (mai troppo, comunque), ma con questo romanzo si arricchisce di una toccante storia in più, bellissima seppure triste e tragica.
Tutto inizia nella più apparente normalità: un nonno benestante che si fa fare un bel cappotto da un rinomato sarto nella sua città, Varsavia, nel 1939, accompagnato dal nipote quattordicenne Mika che guarda con distacco a tutto ciò, impegnato a pensare alla scuola, agli amici e ad altri interessi;una vita normale di una famiglia normale (nonno, mamma e figlio, dato che il padre è mancato molti anni prima) che d'improvviso finisce: nonno e nipote vengono cacciati dalle scuole dove insegnano e studiano, come tutti gli altri ebrei; gradatamente, perdono la casa, non possono più salire sui tram, non possono nemmeno camminare sui marciapiedi, insomma vengono privati di qualsiasi libertà, diritto, dignità umana, fino a venire rinchiusi nel famigerato ghetto.
Qui Mika e i familiari dovranno condividere il già pochissimi spazio assegnatogli con altre due famiglie, una delle quali quella della sorella della madre e dalla figlia Ellie. Mentre la vita in Polonia si fa sempre più dura a causa delle ristrettezze della guerra (e quindi nel ghetto diventa invivibile), Mika -dopo la morte del nonno- scopre che egli aveva costruito alcuni burattini, e comincia a dedicarvisi inizialmente per lenire il proprio dolore, poi come attività che gli permette di guadagnare qualcosina per la sopravvivenza, infine come vera e propria missione: grazie ai burattini (che spesso sembrano dotati di vita e pensieri propri) arriva non solo a portare allegria ai bambini del ghetto, ma anche a utilizzare la sua attività copertura per salvarne quanti più possibili, portandoli fuori dal ghetto.
E' una'emozionante storia di coraggio, eroismo di tutti i giorni, dolore ma anche speranza, scritta in maniera dettagliata riguardo fasi storiche, ambientazione (spesso sembra di sentire a pelle il "chiuso" del ghetto, la fame, la sofferenza che vi regnano), non pensate nonostante l'argomento e con personaggi molto ben costruiti.
ci sono i buoni e i cattivi, ovviamente, ma non sono poi così definiti: ad esempio Max, il soldato tedesco che Mika incontra nel ghetto e che avrà un parte centrale nella storia, è uno di quei tedeschi che,pur avendo creduto nel Terzo Reich, è stato costretto ad andare in guerra nonostante abbia un animo pacifico: non può ribellarsi, ma prova disgusto e orrore per quello che accade nel ghetto, e stringe con Mika, se non un rapporto di amicizia (non si può certo definire tale) almeno di solidarietà,proteggendolo dagli altri soldati, cercando di aiutarlo e di ritrovare la madre quando anch'essa verrà portata via.
Seppure percorrendo strade diverse (ma entrambe drammatiche) Mika e Max patiranno uguali sofferenze, uguali perdite,  sempre vegliati dal burattino del principe, speciale come tutti gli altri burattini, ma sempre un gradino al di sopra di loro, testimone e compagno silenzioso dei due protagonisti e in seguito di Mara, la nipote che prende su di sè la pesante eredità del nonno rappresentando anche l'elemento di pacificazione finale.
Impossibile rimanere indifferenti a quanto raccontato nel romanzo e a questa storia dolorosa e magica allo stesso tempo!





martedì 6 maggio 2014

Read in progress

What are you currently reading? (Cosa stai leggendo?)

Sto leggendo "Quo vadis?", di Henrik Sienkiewicz, da cui è stato tratto l'omonimo film che forse conoscerete.



What did you recently finish reading? (Quale libro hai finito di recente?)



Ho finito "Cuori rossi" di Cristiano Armati , di cui potete trovare la recensione qualche post più in giù.

What do you think you’ll read next? (Quale libro pensi sarà la tua prossima lettura?)




"Giorni di zucchero, fragole e neve" di Sarah Addison Allen, autrice che già mi era molto piaciuta l'anno scorso.