giovedì 24 aprile 2014

Cuori rossi, di Cristiano Armati

Anno di pubblicazione: 2008

DA IBS


"L'Italia è una Repubblica fondata sul mistero. Un concerto di forze occulte dotate di leggi speciali che hanno tramato contro le voci impegnate a chiedere dal basso il riconoscimento di diritti fondamentali e il rispetto della democrazia. Il risultato è una mai troppo ben spiegata licenza d'uccidere che, dal secondo dopoguerra fino a oggi, ha spezzato le vite di uomini e donne, spesso giovanissimi, uniti da una passione che parla di giustizia, libertà e fraternità. Dalla strage di Portella della Ginestra alla feroce repressione delle manifestazioni indette in occasione del G8 di Genova, "Cuori rossi" è la storia di una guerra mai dichiarata eppure spietata. Una guerra che ha usato le armi non convenzionali dei lacrimogeni sparati ad altezza d'uomo e delle collusioni con la criminalità comune e mafiosa per aggredire, intimidire e spesso uccidere pensieri o persone non omologati. Dall'omicidio di Alceste Campanile alla morte di Carlo Giuliani, dall'assassinio di Peppino Impastato alle esecuzioni di Fausto e Iaio e di Valerio Verbano, dall'accoltellamento di Davide Cesare "Dax" alle recentissime aggressioni organizzate dai militanti dell'estrema destra a Roma e a Verona, un libro dedicato alle vittime dello stragismo fascista contemporaneo e della violenza a cui nemmeno le forze dell'ordine sono estranee. Incalzato da uno stile narrativo basato sull'evidenza dei fatti, "Cuori rossi" racconta storie di sopraffazione spesso dimenticate confrontandosi con l'anima di un Paese tutt'altro che pacificato."




In un'intervista trovata su Internet, ho letto che Cristiano Armati,l'autore di questo libro, ha scritto !Cuori rossi", in risposta a "Cuori neri" di Luca Telese (la cui recensione potete trovare su questo blog), accusandolo tra l'altro di essere stato poco imparziale nel riportare i fatti di cui trattava nel suo libro.
Avendo letto entrambi, mi pare proprio che Armati sia l'ultima persona che possa sentenziare sulla parzialità altrui... e questo è solo uno dei difetti principali per cui questo libro, per alcuni aspetti valido, mia ha fatto storcere più volte il naso durante la lettura.
Il primo difetto è l'ammucchiata che viene fatta dall'autore sotto la dicitura "La storia, le lotte e i sogni di chi ha pagato con la vita il prezzo delle proprie idee": questo può valere per i caduti della strage di Piazza della Loggia, per Valerio Verbano, Peppino Impastato e altri....peccato che queste persone, vittime innocenti, vengano messi da Armati alla pari con gente come Walter Alasia, Mara Cagol, Luca e Annamaria Mantini, Antonio Lo Muscio (terroristi acclamati!) e l'immancabile Carlo Giuliani (non un terrorista, ma un teppista sì, eccome!).  Ma scherziamo?! I terroristi non hanno "pagato con la vita il prezzo delle proprie idee", lo hanno fatto pagare ad altri... e se sono rimasti uccisi se la sono ben cercata!
Decisamente, se fossi un familiare di qualcuna di queste vittime mi offenderei tantissimo per questo accostamento, così come mi offenderei se fossi un familiare di quei poliziotti o carabinieri vitttime del terrorismo per aver fatto il loro dovere che Armati tratta con tanto disprezzo, inventando fantasiose ricostruzioni di fatti (il tentativo di cattura di Walter Alasia da parte dei poliziotti Sergio Bazzega e Vittorio Padovani, che Alasia uccise appena aperta la porta incurante della presenza dei suoi stessi familiari che avrebbero potuto rimanere colpiti), citando non specificate "alcune testimonianze" (quando le testimonianze vere e ufficiali raccontavano altro!) e addirittura arrivando a sbagliare- a questo punto non so quanto involontariamente...- qualche nome: ad esempio, il poliziotto ucciso da Antonio Lo Muscio si chiamava Claudio Graziosi, non Franco come riportato nel libro.
Tra l'altro tutti questi particolari mi fanno sospettare che l'autore non sia sia granchè documentato per scrivere il libro, ma abbia semplicemente riportato le versioni dei vari fatti viste da sinistra: che, in quanto tali, sono Vangeli che non possono essere messi in discussione per chi è da una certa parte politica (e da .come scrive, si capisce perfettamente che Armati è comunista).
Teoria suffragata anche dal modo di raccontare i fatti: i poliziotti, carabinieri, forze dell'ordine in generale sono SEMPRE (senza alcuna eccezione) brutti, cattivi, spietati,dediti ad ammazzare la gente per divertimento, per violenza, perchè si sentono superiori indossando una divisa ecc ecc ecc (pare che la mattina si alzino apposta con tale scopo); i manifestanti sono sempre buoni bravi e pacifici, non commettono violenze di alcun tipo, e se lo fanno è solo per difendersi; i manifestanti hanno sempre ragione anche quando fanno cose sbagliate, perchè loro hanno i loro motivi....!; i proletari (solo operai, perchè evidentemente le commesse, gli addetti alle pulizie, i camerieri sono ricconi) hanno sempre ragione; i borghesi (quei cattivoni violenti e assassini che pretenderebbero addirittura  di non avere la testa spaccata perchè non la pensano come i sinistroidi) hanno sempre torto; i terroristi erano bravi giovani tutti- immancabilmente- belli, simpatici, sorridenti, amichevoli,dediti alla causa della giustizia, che agivano perchè incompresi da chi non si muoveva a pietà perchè- immancabilmente- a uno gli era morta la mamma da piccolo, all'altro era morto il fratello, l'altro ancora era figlio di contadini e aveva avuto un'infanzia povera...eh, si perchè il diventare terrorist a è un naturale conseguenza di questo tipo di drammi, no?
Quando sono arrivata al punto in cui cita il Rogo di Primavalle o la morte di Sergio ramelli ho dovuto smettere un attimo temendo che chissà cosa potesse dire per giustificare questi due fatti atroci (tra i tanti): per fortuna non si  è spinto a tanto, arrivando a condannare i due fatti, però ho notato che la morte di un "fascista" per mano dei compagni (Carlo Falvella, Mikis Mantakas) li chiama semplicemente "la morte", la morte di qualche compagno è sempre "l'assassinio" o "il delitto".
Un peccato, perchè per molte cose il libro ricostruisce in modo dettagliato i fatti raccontati, inquadrandoli nel giusto contesto storico (lo zampino del santificare la sinistra c'è sempre però...purtroppo non c'è scampo!), inoltre è sempre importante e giusto parlare di tanti fatti, avvenimenti, personaggi che molto spesso non hanno avuto giustizia, o di altri che vanno presi come modelli (Peppino Impastato). Certo bisogna però saperlo fare contenendo le proprie preferenze politiche...cosa non facile,lo ammetto.
Certe cose purtroppo sono altamente fastidiose...

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