giovedì 13 marzo 2014

Piccoli uomini, di Louisa May Alcott



Titolo originale: Little men


Anno di pubblicazione: 1871


Ambientazione: Stati Uniti, seconda metà dell'800


Collegamenti con altri romanzi: è il terzo romanzo della serie "Piccole donne".


Dopo la morte della zia March Jo eredita la proprietà di Plumfield, in cui assieme al marito Fritz apre una scuola sperimentale, dove con metodi innovativi crescono ragazzi delle più disparate condizioni sociali. Tra di loro ci sono Demi e Daisy (i gemelli figli di Meg), Emil e Franz (i più grandi, nipoti di Fritz), i vivaci Tommy e  Nan, il povero Nat,il ragazzo difficile Dan, i piccoli Rob e Teddy (figli di Jo e Fritz) e molti altri…


Terzo romanzo della serie “Piccole donne”: Jo, la ribelle che avrebbe voluto nascere maschio per andare in guerra con il padre e sognava di fare la scrittrice, non ha realizzato le sue aspirazioni giovanili- senza drammi- ed ha aperto una scuola nella villa lasciatale in eredità dalla zia March  assieme al martio Fritz, professore tedesco conosciuto a New York.
Jo e Fritz sono due persone che credono fermamente nell’uguaglianza tra esseri umani e tra uomo e donna; sono anche convinti che troppa immobilità sia nociva all’apprendimento e che molte cose si possono apprendere con il contatto con la natura.Due insegnanti di stampo innovativo per l’epoca (come lo era il padre dell’autrice nella realtà), interessati al benessere psicofisico dei ragazzi e a trasmettere loro valori come coerenza, onestà, sincerità, solidarietà.
Per questo nella loro scuola vi sono soprattutto casi di ragazzini poveri o disagiati in svariate maniere,con i quali la scuola tradizionale ha alzato bandiera bianca, e con i quali i Baher creano una famiglia speciale, dove ognuno viene ascoltato, rispettato, dove può esprimere la propria personalità e coltivare i propri talenti e interessi condividendoli con gli altri; ma impara a sua volta a rispettare e ascoltare.
L’autrice ha assegnato a ogni ragazzo il suo spazio all’interno della storia, mostrandosi equa anche se si nota una preferenza per alcuni, probabilmente quelli a lei più somiglianti: i monelli Tommy e Nan, il ragazzo di strada Dan, il timido violinista Nat, l’imbroglione Jack, i gemelli Demi e Daisy…le loro avventure si susseguono per circa un anno, alcune divertenti, altre toccanti o tristi (assistiamo alla morte di John Brooke, marito di Meg e padre dei gemelli), tutte comunque concorreranno a far maturare e crescere i ragazzi. Ritroviamo anche altri personaggi conosciuti nei precedenti romanzi: Amy (non è diventata pittrice, ma signora dell’alta società), Laurie (il benefattore della scuola), Meg, gli anziani coniugi March; essendo i ragazzi i nuovi protagonisti, non occupano grande spazio ma fa sempre piacere rivederli. C’è anche un ricordo della scomparsa Beth, che rivive nelle nipoti Bess e Daisy che somigliano (per aspetti diversi) alla zia.
Pare che per Plumfield l’autrice si sia ispirata alla scuola sperimentale che il padre, il filosofo Amos Bronson Alcott, aveva fondato a Boston nel 1838; se è così penso che la figlia abbia ben omaggiato in questo romanzo l’opera del padre, dato che Plumfield rappresenta la scuola ideale che tutti vorremmo e i Baher gli insegnanti che tutti avremmo voluto.
E’ un bel libro, per alcuni aspetti anche più interessante di “Piccole donne”, un degno seguito della saga; ancora oggi molto adatto a bambini e ragazzi.



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