sabato 15 marzo 2014

Non ti ho mai dimenticato, di Mary Balogh


Titolo  originale: Unforgiven

Anno: 1998


Ambientazione: Inghilterra, 1800


Collegamento con altri romanzi: è il secondo romanzo della serie  “i quattro cavalieri dell’Apocalisse”, composta da:
- INDISCRETO (Indiscreet), 1997;
- NON TI HO MAI DIMENTICATO (unforgiven), 1998
- UN UOMO IRRESISTIBILE (Irresistible), 1998

I romanzi si possono leggere separatamente, anche se consiglio di seguire l'ordine.

Dopo otto anni passati al fronte Kenneth , conte di Haverford, torna a casa in Cornovaglia, desideroso di riprendere una vita tranquilla e assumere le proprie responsabilità come nuovo signore della casata.
Ma un’ombra incombe sul suo ritorno: il ricordo di Moira, la ragazza che ha amato prima di partire; una storia dolce ma segreta e rovinata dall’inimicizia delle due famiglie  e soprattutto dal fatto che Moira ritiene Kenneth responsabile della morte del fratello Sean.
Inizialmente sembra non ci sia nulla di cui preoccuparsi: dopo tanto tempo, Moira è fidanzata con un noioso baronetto che ha ereditato il titolo dal suo defunto padre, e con questo matrimonio garantirebbe sicurezza a sé e alla madre; quindi viene dato per scontato che i loro rapporti debbano essere pressoché nulli.
Ma si dà il caso che, grazie all’insistenza del petulante fidanzato - che ci tiene ad avere rapporti di buon vicinato, oltretutto con un vicino tanto prestigioso - Moira viene costretta ad accompagnarlo in visita a Dunburton; i due così hanno modo di rivedersi, e l’invito alla festa di Natale sarà l’evento cruciale che cambierà i loro progetti….





Sarà che non sono particolarmente portata per le saghe, sarà che  ogni tanto capita di trovare libri che non siano di nostro gusto…sta di fatto che stavolta sono incappata (per la prima volta) in un romanzo di Mary Balogh che non mi è piaciuto.
La maestria dell’autrice nel narrare le storie non si discute, è ovvio; ma per il resto, devo ammettere di essermi abbastanza annoiata.
Come già detto altrove, non amo i romanzi dove il rapporto tra i due protagonisti è tutto un litigio basato su incomprensioni derivate dalla mancanza di un minimo di dialogo (ovvero: io penso che tu pensi in un modo e quindi mi comporto e ti tratto di conseguenza, ma in realtà tu pensi in tutt’altra maniera e pensi che io lo so e quindi.); oltretutto qui praticamente ci sono da risolvere  non solo un’inimicizia tra famiglie risalente agli antenati, ma anche il mistero della morte del fratello di Moira, del perché Kenneth aveva preso posizione contro di lui quando aveva manifestato l’idea di fuggire con la di lui sorella – alla fine viene fuori che questo fratello tanto pianto non era proprio una gran persona- insomma, a mio avviso troppa carne al fuoco per un libro che già fa parte di una serie, e nel quale  quindi troviamo anche personaggi presenti negli altri libri con solo dei piccoli accenni alle loro vicende (che ovviamente sono sviluppate nei romanzi a loro dedicati).
Ciononostante bisogna dare atto all’autrice di saper ben tenere le redini del racconto, in modo da non sovraffollarlo di personaggi e di non distogliere l’attenzione dalla coppia di protagonisti; però a parte questo, non ho trovato quella profondità di sentimenti e quell’approfondimento psicologico che ho sempre trovato nei romanzi precedentemente letti.
Anzi, a dire la verità ho trovato che Moira fosse a tratti veramente cocciuta e insopportabile nella sua fissazione di fare sempre il contrario di quello che le viene detto, per puro gusto di sfida o per dimostrare di essere una donna indipendente e di carattere; alla fine pare che cambi, ma è un cambiamento troppo repentino per essere credibile. In pratica, è una di quelle figure femminili che a volte capitano nei romanzi e alle quali, nonostante sia contro la violenza alle donne, non starebbe male qualche sberla.
Al contrario Kenneth è il tipico eroe tutto d’un pezzo: coraggioso, leale, paziente (e con una donna così a fianco), pronto a fare qualsiasi cosa per venire incontro all’immeritevole amata: dal rischiare la propria vita avventurandosi nel bosco durante una bufera di neve per salvarla, all’allontanarsi dalla propria casa per darle il tempo di riprendersi, di ambientarsi o per non infastidirla eccessivamente con la sua presenza, visto che lei sembra odiarlo. Troppa grazie; e difatti a un certo punto si stufa pure lui e si fa valere, senza prevaricare nessuno, ma insomma..la santità non è di questo pianeta!
Forse sarebbe stato preferibile delineare meglio alcuni personaggi di contorno, come la sorella e il cognato di Kenneth, ma ormai il “danno” (passatemi il termine e non prendetelo proprio in senso letterale) è fatto.
So che molte di voi non concorderanno con me, ma per quanto mi riguarda… sarà per la prossima volta.


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