lunedì 29 dicembre 2014

Classifica 2014

Di seguito la classifica delle migliori letture del 2014.
Solitamente a ogni lettura non corrisponde un vero e proprio posto in classifica, ma quest'anno non posso evitare di mettere al numero uno "Quella vita che ci manca" di Valentina D'Urbano, per me davvero il migliore romanzo in assoluto di quest'anno. Di seguito, si continua con la vecchia regola.

1- Quella vita che ci manca (Valentina D'Urbano)


2- Le luci di settembre (Carlos Ruiz Zafon)


3- Il piccolo burattinaio di Varsavia (Eva Weaver)


4- La nevicata dell'85 (P.Valpreda-P.Colaprico)


5- Giorni di zucchero, fragole e neve (Sarah Addison Allen)


6- Ricordare stanca (Massimo Coco)


7- Il sonaglio (Andrea Camilleri)


8- La bambina che salvava i libri(MArkus Zukas)


9-Com'è lieve il tuo bacio sulla fronte (C.Chinnici)


10- Ieri,oggi e domani- La mia vita (Sophia Loren)

sabato 27 dicembre 2014

La citazione del mese

"Valentino pensò al Natale a casa sua, quello che era appena passato. Non era certo come quella della pubblicità del pandoro. Era brutto e buio e mancava la neve. L'albero era sempre lo stesso da che riusciva a ricordare, e quanto alle decorazioni, erano più quelle rotte che quelle ancora utilizzabili, e nessuno metteva i regali sotto l'albero perchè di regali non ce n'erano.
Ma c'erano Anna e Mamma che cucinavano tutto il giorno e ridevano, e sembravano un po' più felici del solito, e Mamma aveva le guance rosse per via del vino che Alan versava continuamente, e dopo cena Vadim piantava la lagna perchè voleva giocare a tombola, e allora tutti truccavano la giocata per farlo vincere, e quando succedeva esultava manco avesse fatto tredici al Totocalcio.
E tutti erano felici della sua felicità da bambino.
E sì, il Natale a casa Smeraldo era buio, e mancava la neve, e mancavano i regali, ma c'erano loro.
Mamma, Anna, Vadim, Alan.
Cognomi diversi, ma si facevano chiamare tutti col cognome da ragazza di Mamma.
Fratelli. Non Fratellastri.
La sua famiglia."

Valentina D'Urbano, "Quella vita che ci manca".

martedì 23 dicembre 2014

Quella vita che ci manca, di Valentina D'Urbano


Anno di Pubblicazione: 2014

Ambientazione: Italia, 1991


Anna, Alan, Vadim e Valentino sono i quattro fratelli Smeraldo, figli di padri diversi e con cognomi diversi, ma conosciuti con il cognome della madre nella "Fortezza" il quartiere popolare dove vivono da sempre. Un quartiere abbandonato e difficile, come i suoi abitanti, tanto che fuori da lì chi viene dalla Fortezza viene marchiato come persona da evitare, probabilmente delinquente.
Ed in effetti è così che Alan e Valentino, i due uomini della famiglia, si guadagnano da vivere, mentre la madre Letizia lavora come donna delle pulizie (ma solo tre giorni la settimana) e mentre Anna, la maggiore, cura la casa e si occupa di Vadim,ritardato e per questo lasciato indietro dai fratelli maschi che non percepiscono la sua sensibilità.
 Ma a  Valentino, il minore dei fratelli, quella vita non piace: lui sogna un lavoro normale, in un'officina meccanica, sogna una casa vera, con la corrente e l'acqua sempre funzionanti, con il riscaldamento e magari con un cane da regalare a Vadim. Ci pensa Alan, scassinatore dall'animo incattivito,a riportarlo con i piedi per terra: per loro non può esserci altro che stare uniti e tirare a campare come meglio possono. Fuori dalla Fortezza, nessuno li vuole.
Un giorno Valentino conosce Delia, una ragazza che non è della Fortezza e con cui nasce l'amore; ma non ha il coraggio di confessarle da dove viene e cosa fa per vivere.....


Nonostante legga abbastanza spesso libri che mi piacciono o che mi prendono, i "colpi di fulmine librari" sono più rari; gli ultimi due credo fossero "La luna sulla brughiera" (2005) e "Romanzo criminale"( nel 2007).
Prima di questo ovviamente.
Non conoscevo Valentina D'Urbano e quando ho visto il libro in libreria ho pensato fosse l'ennesimo titolo di quelle collane misto tra chick lit e romance  ; poi per curiosità l'ho preso in mano, ho letto la trama, ho sfogliato due pagine....e zacchete! Ero stata colpita dalla freccia di un Cupido che per la sottoscritta entra in azione solo quando si tratta di libri o film.
Avrei voluto comprarlo subito...ma sapete anche voi com'è la mia situazione economica; così mi sono accontentata per due mesi di sfogliarlo, leggiucchiarlo, coccolarmelo tutte le volte che lo vedevo....fino a quando non ho più resistito e me lo sono comprata per Santa Lucia, leggendo 332  pagine IN TRE GIORNI.
Ho amato tutto di questo libro: l'ambientazione di una periferia che, nonostante sia nata e cresciuta in una parte della mia città considerata già periferia (e difatti uno degli autobus che passava di qui fino al 2004 si è chiamava appunto "Periferica"), non ho mai effettivamente sperimentato (la nostra è una periferia normale, a quanto pare...qui ci sono addirittura dei confini difesi con le armi!). Una periferia dove si è segnati a vita, dove non c'è speranza di un miglioramento, dove tutto è desolazione, povertà e abbandono. Un posto dove le strade sono buie, perchè il comune ha staccato la luce; dove per avere la luce o l'acqua in casa (e non sempre) bisogna attaccarsi al contatore di qualcun'altro; dove non passa nemmeno l'autobus. Insomma non il solito quartiere povero ma vitale che si trova in molti film e libri, ma proprio un posto dove si può toccare con mano la vera miseria, anche morale, che fatalmente attecchisce sui propri abitanti, imprigionandoli in un destino triste e già scritto.
E' in questo quartiere (dove già l'autrice aveva ambientato il precedente romanzo, "Il rumore dei tuoi passi") che vive la famiglia Smeraldo, composta da una mamma, Letizia, ormai stanca e provata dalle vicissitudini della vita, e da quattro figli, tutti il più possibile diversi fra loro. Una famiglia che ho amato molto, perchè la di là della miseria e degli evidenti difetti di alcuni suoi componenti, si coglie perfettamente il forte affetto che li unisce; non certo la tipica famiglia da Mulino Bianco, ma nel bene e nel male una famiglia vera. E ho amato i suoi componenti perchè in un certo qual modo li ho riconosciuti in parti di me stessa.
Ho riconosciuto la dolorosa  rassegnazione di Anna, intelligente ma bloccata e senza più prospettive per il futuro; ho riconosciuto la rabbia autodistruttiva di Alan perchè (in modi e situazione totalmente differenti) l'ho provata anche io); ho riconosciuto i sogni ingenui di Valentino per un domani migliore perchè anche io a quell'età sognavo le stesse cose e nello stesso modo, ho persino riconosciuto il dispiacere e la solitudine di Vadim, che vorrebbe tanto uscire con i suoi fratelli qualche volta...ma loro non lo chiamano mai, perchè lui è lo scemo, il ritardato. Un ragazzo bellissimo con la mente gioiosa e affettuosa di un ragazzino di 12 anni, un personaggio tenero e forse, da un certo punto di vista, più avanti degli altri.
La scrittura dell'autrice, il suo modo di parlare dei sentimenti, i dialoghi interni che i personaggi fanno a sè stessi sono avvolgenti in modo doloroso  ma unico, un po' come l'atmosfera che regna alla Fortezza; uno stile graffiante e dolce allo stesso tempo, che ti fa pensare "Marò che fortuna non essere nata in un posto simile!", ma ti fa anche invidiare l'affetto fraterno tra Alan e Valentino,due fratelli che si amano separati da un sogno, e ti fa desiderare di poter provare almeno una volta nella vita un amore come quello di Valentino per  Delia o come quello di Alan per Caterina (almeno agli inizi...). Perchè in fondo Alan, il "cattivo", non l'ho percepito come tale, ma solo come un ragazzo fragile segnato  dagli abbandoni (del padre vero, del padre che l'ha cresciuto ed è morto, di Caterina), terrorizzato dall'abbandono del fratello che intravede non solo nel sogno di una vita diversa, ma sopratutto in Delia, la ragazza di cui Valentino si innamora: perchè lei incarna proprio quel desiderio, rendendolo reale e possibile.
Il finale è già preannunciato nell'incipit (anche se si spera sempre di aver capito male e che quel "qualcosa" non accada), ma l'amarezza viene comunque mitigata da uno spiraglio di speranza; si potrebbe dire, un piccolo raggio di sole in mezzo all'oscurità della Fortezza.
Dato che mancano due giorni a Natale, concludo con un piccolo desiderio: dato che l'autrice ha ripreso la stessa ambientazione del romanzo precedente, ripescando (per un breve momento) i vecchi protagonisti, spero che non abbandoni del tutto nemmeno la famiglia Smeraldo e che, in futuro, decida di regalare anche ad Anna  un nuovo finale, più speranzoso.
Concludo (stavolta per davvero) dicendo che molte volte bisognerebbe ringraziare un'autore per aver scritto la sua storia; questo è sicuramente uno dei casi.


BUON NATALE A TUTTI!




lunedì 22 dicembre 2014

Ho vinto!

Con mia grande gioia e ancora più grande sorpresa vi annuncio che finalmente anche io ho vinto il mio primo give away da blog e precisamente del blog "Le recensioni di Chiara", che aveva pubblicato un concorsino natalizio :

http://lerecensionidichiara.blogspot.it/2014/12/contest-di-natale.html

Dei tre libri messi in palio ho scelto la raccolta di gialli "Regalo di Natale"(di cui ovviamente dovrete aspettarvi la recensione, quando l'avrò letto).
Che dire? Grazie Chiara per questa bellissima sorpresa natalizia....è proprio vero che a Natale tutto è possibile!


martedì 16 dicembre 2014

Chi ben comincia....

E rieccoci al consueto appuntamento mensile con la rubrica "chi ben comincia"




"Il primo lunedì d'aprile del 1625 nella città di Meung (dove nacque l'autore della "Roman de la rose"), sembrava che fosse scoppiata una violenta rivoluzione come se stessero arrivando gli ugonotti per una seconda La Rochelle. Molti cittadini, vedendo le donne precipitarsi verso la strada principale e sentendo i bambini gridare sulle porte di casa, corsero ad armarsi, e resi più sicuri dal loro moschetto o dalla loro alabarda, si diressero verso l'osteria "Franc Menunier" dove stava ammassandosi di minuto in minuto più fitta una folla vociante e curiosa.
A quei tempi le scene di panico erano frequenti; quasi ogni giorni si registravano negli archivi di questa o di quella città episodi di simili disordini.I signori guerreggiavano tra loro, il re faceva la guerra al cardinale, gli spagnoli facevano la guerra al re. A queste lotte sorde o pubbliche, segrete e non segrete, si aggiungevano i ladri,  mendicanti, gli ugonotti, i bravi e i servi che facevano la guerra a tutti."


Alexandre Dumas, da "I tre moschettieri"

domenica 14 dicembre 2014

Quando la fantasia corre....


Era da molto tempo (più di un anno!) che avevo dimenticato questa mia rubrica! Per fortuna un post su un'altro blog me l'ha fatta ricordare....ma per chi non dovesse conoscerla riprendo l'introduzione con cui l'ho presentata nel primo post.

Non so se capita anche a voi quando leggete un libro…ma credo che, alla maggior parte dei lettori capiti.
Capita, cioè di immaginare i vari personaggi in un certo modo.
Essendo un’appassionata di cinema, per me ormai il binomio lettura- film è diventato la norma.
E quindi, molto spesso, per me è automatico immaginare un certo personaggio col volto di un tale attore o di una tale attrice.

In un blog in cui ho scritto per molto tempo ho proposto due volte le mie "versioni cinematografiche" di due romanzi, e ora intendo riproporre questo giochetto anche su questo blog.
ho cercato di trovare foto il più possibili somiglianti alla mia idea del personaggio in questione, quindi capita che alcuni attori vengano ritratti in foto non recenti o anche vecchie di alcuni anni.
Ma insomma, il bello dell'immaginazione è pure questo no?
Stavolta ho immaginato gli interpreti per una possibile trasposizione del romanzo "Il filo di Arianna" di Ornella Albanese.


Ed ecco qui il risultato....buona visione!



Giulio Berruti: Ottavio Pambieri




Inutile, ho proprio un debole per quest'attore!In costume l'ho visto solo ne "La figlia di Elisa-Ritorno a Rivombrosa", però ho subito pensato che era perfetto per questo personaggio!


Arianna Salvemini: Sarah Bolger





Ho apprezzato questa giovane attrice nella serie "I Tudors", dove interpretava la sfortunata Lady Maria. Pettinata e abbigliata diversamente, penso potrebbe ben interpretare la forza d'animo e la grinta di Arianna. E col Berruti farebbe una bella coppia.


Giulio Forges Davanzati : Riccardo Salvemini





In costume l'ho visto solo nel primo "Rossella", a mio avviso 

Dakota Fanning : Melania Salvemini



Sì, lo so che è americana come come ho già spiegato in questa rubrica non faccio diffenreza di nazionalità, e nemmeno di epoca. E' una brava attrice e ha un viso simpatico e vivace, mi ha ricordato la sorellina di Arianna. 


Monica Nappo  :Zia Alfia




 A dire la verità ho pensato a quest'attrice avendola vista in un ruolo per certi aspetti simile a zia Alfia nel film "La kryptonite nella borsa": la zia di mezza età, intransigente ma sotto sotto dal buon cuore, che nessuno ha mai considerato troppo sia come persona sia come donna che magari avrebbe desiderato una propria famiglia e una propria casa, tutto ciò perchè non particolarmente bella. 
Che alla fine però si riscatta trovando l'amore. Proprio come la zia di Arianna.

Elena Sofia Ricci : Zia Costanza


Non amo molto quest'attrice, che ho sempre trovato abbastanza imbalsamata, ma leggendo il romanzo il personaggio di zia Costanza, la zia bella ed elegante con una forte personalità, me lo sono immaginato subito così...non so dirvi perchè!

Amanda Seyfried :Eleonora di Riovivo




Nel romanzo Eleonora viene descritta bellissima e con una cascata di capelli rossi...la Seyfried è bionda, però a parte questo per il resto ho pensato che potesse andare bene per questo ruolo, oltre che per la bellezza ha interpretato vari personaggi di carattere.

Andrew Garfield: Ludovico Lopez Y Royo 



L'ho visto solo nelle foto riguardanti il film "The amazing Spiderman"...il film non l'ho visto e quindi non so dirvi la mia impressione come attore, ma dalle fattezze mi ha ricordato proprio il "cattivo" di questa storia. Certo, la tragica pettinatura è da cambiare!

mercoledì 10 dicembre 2014

Lady Susan, di Jane Austen



Anno di Pubblicazione:

Ambientazione: Inghilterra,1800.


Lady Susan è una donna di 35 anni, da poco vedova e madre della giovane Frederica; per sfuggire alle voci di una doppia relazione che la donna intratterebbe a Londra con un uomo sposato, Mr. Manwaring, e con un uomo più giovane, James Martin, la donna decide di recarsi per un periodo ospite del cognato Mr Vernon.
Lady Susan è in realtà una donna intrigante e priva di scupoli, che non ama la figlia e la vessa per convincerla ad accettare un matrimonio con MR Martin, in caso quest'ultimo non volesse sposare lei.
Per questo non è presa in simpatia dai cognati, ma nonostante ciò anche a casa loro continua a tessere intrighi e a usare gli uomini incurante dei loro sentimenti per il suo divertimento personale...




Pubblicato postumo dal nipote Henry Austen assieme agli incompiuti "Sanditon" e "I Watson", "Lady Susan" è una delle opere giovanili di Jane Austen, un romanzo scritto in forma epistolare e probabilmente, un'abbozzo di un'opera di tipo diverso non più ripresa in seguito dalla sua autrice.
Se la stessa Jane Austen aveva presentato Emma Woodhouse come "un'eroina che non potrà piacere a nessuno, tranne a me stessa", non oso pensare come avrebbe potuto presentare la protagonista di questo romanzo; mentre la succitata Emma è solo una ragazza un po' sciocca e presuntuosa ma simpatica e animata da buone intenzioni, Lady Susan è proprio una donna meschina e priva di scrupoli, che pare non nutrire sentimenti per nessuno, tranne la fedele amica   
Non ama nemmeno la propria figlia Frederica, che vede esclusivamente coma una pedina per realizzare le proprie aspirazioni, al punto che per lungo tempo rimane indecisa se farle sposare Mr Martin (in caso quest'ultimo non volesse sposare lei stessa!) o un'altro corteggiatore: per lei darla a un un uomo o all'altro è lo stesso, e i sentimenti della ragazza a riguardo sono del tutto ininfluenti; anzi, quando la giovane trova il coraggio di ribellarsi la madre la insulta definendola figlia ingrata e viziata e cercando i mettere in atto il proposito di schiacciare la sua personalità in modo di adeguarla alle esigenze materne. Davvero terribile!
Per fortuna la povera Frederica trova rifugio e affetto presso gli zii paterni, mentre la madre non fa altro che passare da un intrigo all'altro con qualsiasi gentiluomo le capiti a tiro: impegnati o meno, giovani o meno, persone serie (che magari si innamorano di lei) o frivole, non le importa assolutamente. E il bello è che riesce a tenerli tutti in riga come soldatini, ai suoi piedi e ai suoi ordini.
Susan è indubbiamente un'eroina intelligente, arguta e indipendente, come molte delle eroine austeniane; ma in questo caso queste doti vengono usate esclusivamente in maniera negativa, facendone una pessima persona. Alla fine forse cadrà essa stessa vittima dei propri maneggi, ma ciò non è chiaro, anche perchè- come quasi sempre- essendo il romanzo breve e per di più scritto in forma epistolare presenta due unici punti di vista: quello della protagonista e della sua amica, con cui si svolge la maggior parte del carteggio. Le uniche lettere degli altri personaggi sono molte di meno e provengono quasi esclusivamente da Mrs Vernon, e da suo fratello. Indubbiamente un personaggio insolito all'interno dell'opera di Jane Austen: perfino la terribile Lady Catherine aveva i suoi lati positivi! Però è anche la dimostrazione dell'abilità dell'autrice nel tratteggiare i suoi personaggi, anche negativi.
Se amate Jane Austen non potete perdervelo, per completare la vostra cultura a riguardo!






domenica 7 dicembre 2014

Ieri, oggi e domani- La mia vita, di Sophia Loren


Anno di pubblicazione: 2014

Ambientazione: Italia/America/Svizzera, dal 1934 a oggi.


Alla Vigilia di Natale Sophia Loren apre per i nipotini e per tutti i suoi fans il suo personale "Baule dei ricordi", rievocando la sua vita: dall'infanzia povera e difficile a Pozzuoli, figlia di una ragazza madre e di un padre assente, all'adolescenza nell'immediato dopoguerra con i primi sogni di gloria, al viaggio a Roma alla scoperta di Cinecittà e i primi passi come attrice di fotoromanzi.
E poi l'incontro con tante persone: Vittorio De Sica, uno dei primi a scoprirla e credere in lei per tanti film, Marcello Mastroianni, l'amico fraterno di una vita e sopratutto Carlo Ponti, che diventerà suo marito dopo tante difficoltà.
E poi l'avventura hollywoodiana, la nascita degli amati figli Carlo jr ed Edoardo, i guai con la giustizia nei primi anni '80, la carriera che continua anche se diradata....



E' stato davvero un gradito regalo questo libro per il mio compleanno: dato che, come scrivo nel mio blog di cinema (http://dalromanzoalfilm.blogspot.it/2014/11/buon-compleanno-sofia_25.html ) sono molto affezionata al personaggio di Sofia Loren, era un libro che davvero desideravo leggere.
Ed è stata un'ottima lettura: non so se l'attrice lo abbia scritto di suo pugno o abbia usato (come fanno tanti famosi) un "Ghostwriter", comunque sia nonostante sia un un libro corposo la lettura è stata scorrevole e intrigante. Mi sono letteralmente immersa nella storia (che già conoscevo, comunque) della ragazzina di Pozzuoli cresciuta in una famiglia povera ma piena di amore che, inizialmente spinta dalla madre che vede in lei una possibilità di riscatto per quanto non ha potuto fare nella vita (la madre di Sofia, Romilda Villani, aveva vinto un concorso indetto dalla Metro Goldwyn Mayer per cercare una sosia di Greta Garbo, ma i genitori non la lasciarono andare in America), le fa prendere lezioni di recitazione da un maestro napoletano per poi portarla a Cinecittà, dove ottengono entrambe un primo ingaggio come comparse sul set di "Quo vadis"; della giovane che comincia con i fotoromanzi per approdare al cinema sotto l'ala di Carlo Ponti e di Vittorio De Sica, diventando in breve un'icona del cinema italiano..ma anche della donna che desidera avere dei figli e per questo motivo dovrà patire molto; della sorella affettuosa, dell'amica...., se vogliamo anche della nonna che grazie alla presenza degli amati nipotini è ancora capace di pensare a  cosa farà da grande:insomma non solo il lato pubblico di un'attrice.
In un certo senso, un po' una favola; la ragazzina povera e bruttina figlia di un padre che non si è mai occupato della famiglia e addirittura tempo dopo arrivò a denunciarla,la giovane donna improvvisamente sbocciata che poco a poco riesce a mettere a frutto la sua bellezza in modo positivo....talvolta si ha anche l'impressione che qualcosa non venga detto, che non sia proprio tutto così limpido.
Ma è solo un'impressione, in realtà anche la vicenda giudiziaria in cui fu coinvolta negli anni '80 pare solo un brutto capitolo, un qualcosa che può capitare...della serie "nessuno è perfetto". O forse la loren si è fidata delle persone sbagliate....penso possa capitare anche questo. Quello che mi ha colpito molto invece è l'affetto vero e sincero che traspare verso alcuni colleghi (Oltre a De Sica e Mastroianni anche Cary Grant e Richard Burton), la stima per altri...segno che anche nel mondo dello spettacolo non è poi davvero impossibile trovare persone con cui stringere amicizie autentiche.
Nella parte poi della giovinezza e degli esordi, abbiamo anche un interessante spaccato dell'Italia dei primi anni '50, da poco uscita dalla guerra e con tanta volgia di guardare al futuro.
Per il libro infatti ha scelto come titolo quello, tra i suoi film, a cui ancora oggi rimane più legata.
Posso dirlo? La lettura di questo libro, oltre ad essere interessante come appassionata di cinema , è stata anche rasserenante; ho chiuso il libro alla fine con un sorriso e una sensazione di speranza nel cuore.
Grazie Sofia!




venerdì 5 dicembre 2014

La balera da due soldi, di Georges Simenon



Titolo originale: La guinguette à deux sous

Anno di pubblicazione: 1931

Ambientazione: Francia, anni '30


Prima di essere giustiziato, il criminale Jean Lenoir confessa a Maigret di essere stato anni addietro testimone di un omicidio avvenuto a Morsang, assieme ad un suo complice.
Maigret indaga, frequentando tra l'altro la "balera da due soldi" che a quanto pare sembra essere l'unico luogo di aggregazione della cittadina, ma che cela dentro di sè intrighi amorosi, tradimenti, fallimenti....



E' il secondo romanzo di Simenon che leggo e anche questo mi è piaciuto, sebbene in maniera minore rispetto al "Il porto delle nebbie".
L' ho trovato meno coinvolgente, nonostante indubbiamente sia un giallo ben pianificato, che si svela a poco a poco, e che comprende personaggi ambigui e di vario genere. il tutto sembra ruotare attorno a Madò, una "femme fatale" di provincia sposata con tale Feinstein ma che si concede a molti; quando il marito viene accidentalmente ucciso da uno degli amanti, Marcel Basso, quest'ultimo viene aiutato da James, con cui Maigret instaura una sorta di amicizia che pare non solo di comodo (cioè non volta esclusivamente  carpire informazioni sulla vicenda).
il risultato è una storia dove si fondono infelicità, miserie umane e morali, destini senza via di scampo, a cui i protagonisti cercano di opporsi ma che non sanno guidare.Se proprio vogliamo, le meschinità della piccola provincia da tutti ritenuta "sana" rispetto alla città.
Il tutto osservato con il solito sguardo criptico e analitico di Maigret, che in realtà sogna le vacanza in Alsazia con la moglie e i parenti ma che non disdegna di sentire una qualche affinità e stima per James, almeno fino a un certo punto della storia.
Vedremo cosa mi riserverà il terzo romanzo (che ancora non ho scelto)....






martedì 2 dicembre 2014

Wish list natalizia

Come ogni anno, ecco la wish list dei libri che desidererei (e che ovviamente sicuramente non avrò) come regalo di Natale:

1- in pole position Quella vita che ci manca, di Valentina D'Urbano, libro con cui ho avuto uno dei miei "colpi di fulmine" libreschi alla sua uscita solo leggendo la tra....ogni volta che lo vedo lo prendo in omano, lo sfogio qui e l'....e poi sono costretta a lasciarlo giu...sigh!!!!
(Questo mi sa che me lo comprerò da sola, non resisterò a lungo!)





2- L'incredibile Hurka, di Luciana Littizzetto: nonostante la ripetitività del modus narrandi, Lucianina difficilmente mi delude.



3- Biglietto, signorina, di Andrea Vitali:




4- I love shopping a Hollywood, di Sophie Kinsella: non ne ho sentito parlare molto bene, anzi...e del resto  questo è il settimo libro della serie: molti quindi i rischi che si cominci a stufarsi di Becky & soci....ma tutto sommato visto l'affetto vale provare.




5-Qualche sorpresa...s', avete capito bene, mi piacerebbe che qualcuno mi regalasse un libro che mi sorprenda: uno che non conosco e, magari non ho mai sentito...ma che mi faccia conoscere un'autore, una storia, un mondo nuovi.
Come successo, ad esempio, con "D'amore e ombra" di Isabel Allende o "l'ombra del vento" di Carlos Ruiz Zafon.

Naturalmente se qualcuno di voi volesse farmi una sorpresa....:)






sabato 29 novembre 2014

La citazione del mese

"La suprema felicità consiste nell'essere amati per quello che si è, o meglio a dispetto di quello che si è"

Victor Hugo, da "L'uomo che ride".

domenica 23 novembre 2014

I libri di Peppa Pig, di Silvia D'Achille


Anno di pubblicazione: 2013/2014


Parlando di libri per bambini (in questo caso piccolissimi) non potevo certo trascurare la serie dedicata a uno dei personaggi più amati dai piccini...la mitica Peppa Pig! 

Dato il fenomeno, sono stati pubblicati davvero molti libri di questo personaggio,tutti dalla Giunti Kids, di vario formato e genere : abbiamo otto libretti piccoli cartonati con varie avventure ("L'armadio", "Il signor Dinosauro", "La festa di Carnevale", "Una gita nel bosco", "La fatina dei denti", e altri) di Peppa e amici, libri piccoli e maneggevoli che il bambino può prendere e sfogliare da solo; poi c'è "Ciao, io sono Peppa!", libro cartonato più grande e con la forma (come da copertina) della protagonista, che in prima persona ci presenta la famiglia, gli amici e tutto il suo mondo; c'è il libro natalizio "Il Natale di Peppa", dove la protagonista incontra addirittura Babbo Natale (unico personaggio umano della serie), poi "Le canzoni di Peppa Pig", con alcune canzoncine cantate nel cartone animato (francamente....meglio evitare!); "Dormi e sogna con Peppa", presentato come "una scatola piena di sorprese" per la buonanotte; "Il grande libro di Peppa", un libro di giochi un po' stile "Settimana Enigmistica", del tipo "nel negozio del signor Volpe trova questi oggetti"; "Il superlibro sonoro"- che mi pare si presenti già da solo;"In vacanza con Peppa", un libro da colorare; "Peppa Stickers"(anche qui l'essenza sta nel titolo). 

La gamma è veramente molto vasta e non riesco a presentarli tutti in un post, anche perchè pare che continuino periodicamente a uscire....comunque i piccoli fan di Peppa non rimarranno insoddifatti, dato che, nello stile semplice che tanto amano, viene riprodotto il mondo di Peppa e dei suoi amici: la famiglia, gli amici, l'ospedale, la scuola, il treno....il tutto con colori vivaci, modelli adatti a ogni età (c'è anche un libretto di gomma da portare nella vasca) e maneggevoli anche per i piccolissimi.
Ora che arriva il Natale, un'idea da non sottovalutare, no?





     

mercoledì 19 novembre 2014

I colori dell'amore, di Mary Jo Putney



Titolo originale: River of fire

Anno di pubblicazione: 1996


Ambientazione: Inghilterra, 1817


Collegamenti con altre serie: è uno spin off della serie "Fallen Angels"..almeno credo!


 Dal sito Mondadori:


"Un volto da pirata, un'anima da poeta: era lui l'uomo del destino per Rebecca?


Kenneth Wilding non può permettersi debolezze. Nella sua carriera di soldato e di spia ha dovuto affrontare molte situazioni spinose.


Ma qui, a Sutton Hall, la sua missione è in pericolo. I suoi pensieri sono per una donna innamorata, una donna che ha fiducia in lui e che lui sta ingannando..."


In questo romanzo della Putney l’arte ha un ruolo molto importante, non solo per l’ambientazione e i protagonisti, ma anche perché l’arte rappresenta il veicolo principale attraverso cui i due protagonisti arrivano a conoscersi e a svelare anche al lettore in modo graduale i lati più nascosti del loro carattere, fornendo una valida chiave di lettura per capire la loro personalità…e davvero i due non sono delle figure molto semplici. 

Il personaggio che più mi ha colpito e appassionato in questo romanzo è Rebecca, una donna abbastanza originale per l’epoca in cui vive: di professione pittrice come il padre, e anche molto brava, ed essendo cresciuta in un ambiente anticonformista ha assimilato un certo disprezzo per le regole sociali, che ostenta fieramente dedicandosi esclusivamente alla sua passione, la pittura, senza però trovare il coraggio di “lanciarsi” in una carriera vera e propria. Ci si aspetterebbe, da una donna così anticonformista, la sfida totale alle regole della società, comprese le severe regole che vietavano a una donna non solo di lavorare per se stessa, ma che ne ostacolavano la carriera in ambiti ritenuti prettamente maschili, come appunto quello della pittura. E invece Rebecca tiene per sé il suo talento, svelandolo solo a una cerchia di pochi intimi: questo perché il suo anticonformismo nasconde in realtà una donna timida e sensibile, ferita profondamente da vari esempi di volubilità sentimentale e morale, con poca fiducia negli altri e anche in sé stessa. 
L’incontro con Kenneth, un uomo a sua volta caratterizzato da luci e ombre ( è un personaggio deciso e profondamente attaccato alla correttezza in tutti gli ambiti della vita, ma anche tormentato dalle orribili visioni della guerra e dal segreto che deve conservare a proposito della sua indagine segreta) sarà in sostanza uno scambio tra i due : ognuno dei due aiuterà l’altro coi mezzi che ha a disposizione( lui reintroducendo Rebecca nella società attraverso amici molto influenti, lei appoggiandolo nella decisione di dedicarsi nuovamente alla pittura dandogli delle lezioni) a liberarsi delle proprie paure, il che li porterà anche a vivere serenamente il loro amore. Sono in sostanza due persone che si completano non solo sentimentalmente, ma anche umanamente. 
Il romanzo mischia molto bene la parte sentimentale col giallo, che tiene davvero viva l’attenzione del lettore fino alla sua conclusione. Di sicuro è una lettura che consiglierei vivamente per la pausa estiva!

domenica 16 novembre 2014

Chi ben comincia....




"Il campanello continua a suonare, mentre finisco di impastare gli ultimi struffoli. Corro ad aprire la porta con le mani sporche di farina, pulendole come posso sul grembiule.
Il fioraio, dietro a una gigantesca Stella di Natale, abbozza un sorriso.
-E' per lei signora Loren. Mi fa un autografo?-
Le grida dei bambini, appena arrivati dall'America per le feste, riempiono la casa di dolce confusione.Domani è la Vigilia, finalmente saremo tutti insieme, ma la verità vera è che io non sono pronta. come farò a metterli tutti a tavola?A friggere in tempo tutti quegli struffoli?
Il mondo mi gira intorno vorticoso e io non so come fermarlo. Mi sento frastornata, come se tutto mi sfuggisse di mano.
Torno in cucina, alla ricerca di certezze che non trovo.Passo in sala da pranzo, sperando che vada meglio. La tavola! Sì, la tavola di domani. La voglio colorata e splendente. Presa da un raptus, tiro fuori i bicchieri, sistemo i piatti e le posate, piego con cura i tovaglioli, mi diverto ad assegnare i posti."

Sophia Loren, "Ieri, oggi e domani- La mia vita".

venerdì 14 novembre 2014

Di Ilde ce n'è una sola, di Andrea Vitali


Anno di pubblicazione: 2013

Ambientazione: Fino Mornasco-Bellano, 1970

Estate 1970: in un fiume viene ritrovata priva di foto la carta d'identità di Ilde Ratti, irascibile impiegata della PritMetal sposata con Oscar, operaio nella stessa ditta in cassa integrazione.
Dato che la moglie lavora è proprio quest'ultimo a ricevere la telefonata del ritrovamento della carta, e complice il terribile caldo e lo stato di inattività a cui è costretto, sorgono dei dubbi che spingono Oscar, nottetempo, a frugare nella borsetta della moglie trovando così una carta d'identità...ma non quella della Ilde, bensì quella di Aurelio Borghetti, professione geometra.
Approfittando della momentanea disoccupazione, l'Oscar indaga...


Un'altro romanzo breve di Andrea Vitali, autore che risulta sempre piacevole e coinvolgente anche quando la storia narrata è in sè, breve e anche un tantinello inconsistente: un giallino insomma, anche perchè coinvolge relativamente pochissime persone.
E' il suo modo di scrivere, di progredire passo per passo, di svelare una cosa alla volta che tiene il lettore avvinto anche stavolta, nonostante alla fine abbia avvertito un senso di incompiutezza e sono stata tentata pure di dire: !embè?".
Certo, Ilde e Oscar sono una coppia come tante ne esistono: nonostante siano sposati da tre anni appena, tra loro non vi è un gesto d'affetto, una complicità, nemmeno attrazione fisica.solo noi e insoddisfazione, da entrambe le parti, anche se devo dire che perlomeno in alcuni punti lui sembra essere quello più propenso ai sentimenti: la chiama "tesoro" nonostante tutto,qualche volta vorrebbe "combinare", rievoca il momento in cui l'ha vista per la prima volta. Sotto sotto, ho avuto anche l'impressione che il motivo che lo spinge a investigare sia una sorta di gelosia, condita con la frustrazione di dover fare da sei mesi la parte della donna di casa, di dover dipendere dalla moglie, di non avere uno scopo per riempire la giornata: tutte sensazioni che chi scrive conosce molto bene, come anche il lasciarsi andare fisicamente, la depressione, l'irritazione dovute sia al non sentirsi più utile e ad avere perso quello che era il proprio posto nel mondo.
La Ilde invece....beh è un personaggio certamente particolare. Viene presentata continuamente come una "con un bel caratterino", a ciò è piuttosto riduttivo: è arrogante e dispotica (a dire la verità l'ho trovata piuttosto violenta), non mostra un minimo segno di interesse (anche labile) o affetto verso il marito...una tipica "incazzosa" insomma. Mi sono chiesta durante la lettura quale fosse la dinamica che ha portato questi due a conoscersi, frequentarsi e sposarsi, e che cosa li tenga davvero uniti(a parte il fatto che nel 1970 il divorzio era cosa ancora poco fattibile e lo stato di bisogno di Oscar, effettivamente mantenuto dalla moglie); ho dubitato che ci fosse qualcosina, nonostante tutto, e avrei preferito che l'autore si spendesse un po' di più in questo senso. Certo L'Oscar grazie a questa faccenda scoprirà un lato nascosto della moglie che nemmeno sospettava...
Ma forse l'autore ha preferito fare così proprio per lasciare il lettore alle sue ipotesi....

mercoledì 12 novembre 2014

Pollyanna, di Eleonor Hodgman Porter



Anno di pubblicazione: 1913
A
Ambientazione: Stati Uniti, primi anni del '900

Collegamento con latri romanzi: ha un seguito, "Pollyanna cresce" (1915 )

L'undicenne Pollyanna, rimasta orfana di entrambi i genitori, viene affidata alla zia Polly, che non ha mai conosciuto in quanto la famiglia della madre tagliò i rapporti con lei quando decise di sposare un povero pastore.
Gli inizi nella cittadina di Beldingsville non sono dei più facili: la zia è una donna benestante, ma fredda e ostile alla nipote; ma Pollyanna, che ha un carattere aperto, affettuoso e generoso, non si scoraggia e grazie anche al "Gioco della felicità" insegnatole dal padre, riuscirà alla fine ad arrivare al cuore della zia....



Da piccola Pollyanna è stato per lungo tempo uno dei miei cartoni preferiti, e- come spesso accadeva all'epoca dato che gran parte dei cartoni dei bambini anni '80 erano tratti da romanzi per ragazzi- ho letto il libro proprio su questa scia.
Naturalmente è stato uno dei miei libri preferiti; con il tempo però questo "amore" infantile si è notevolmente attenuato, lasciando posto anzi a una forte irritazione per l'insulso "Gioco della felicità" che la piccola protagonista propina a tutti coloro che le capitano a tiro.
Ok, capisco che la positività nella vita è un fattore molto importante, che non si può frignare per ogni cosa che ci va male, che spesso c'è chi sta peggio di noi....ma caspita, ormai questa filosofia portata alle estreme conseguenze mi ha veramente rotto!
Prima di tutto pensare continuamente "eh ma c'è gente che i tumori! c'è gente che muore di fame!" non risolve comunque i miei problemi e la mia situazione,  trovo comunque meschino consolarsi con le sofferenze degli altri, almeno oltre un certo limite.
E poi, ma dai!!! Se fossi stata io la signora costretta a letto perchè paralitica con una giovane figlia rinchiusa in casa a fare da badante alla mamma l'avrei mangiata una che mi viene a dire: "si però oggi è tanto una bella giornata!".
Tutto ciò, purtroppo, è diventato personalmente molto irritante,a tal punto che-a differenza di quanto fatto con quasi tutti i libri letti durante l'infanzia- non ho mai voluto rileggerlo da adulta.
E' un peccato, perchè in fondo lo ricordo come un bel libro,scritto bene, anche coinvolgente in molti punti; sopratutto è interessante vedere come la maggior parte degli adulti tristi e depressi lo è diventata per delusioni e tristi vicende familiari, rendendoli persone molto umani e comuni (a quanti di noi succede tutto ciò?). Nessuno è veramente cattivo o egoista, e Pollyanna miracolosamente saprà far breccia nei cuori e tirare fuori il lato migliore. Improbabile ma passi.
Che dite, devo trovare il coraggio di dargli un'altra possibilità?





lunedì 10 novembre 2014

Sedie vuote- Gli anni di piombo dalla parte delle vittime, di Alberto Conci, Natalina Mosna,Paolo Grigolli


Anno di pubblicazione: 2008

Da IBS:

“In seguito al riaccendersi del dibattito sugli anni di piombo e sulla scia della profonda impressione suscitata dal libro di Mario Calabresi, Spingendo la notte più in là, una trentina di giovani dei licei e dell'università di Trento ha avviato lo scorso anno un lungo e approfondito percorso di ricerca attraverso le vicende dolorose e complesse degli anni Settanta.
Al centro di questo percorso, che ha impegnato i ragazzi tutte le domeniche per un anno intero, è stato posto l'incontro con i familiari delle vittime, con coloro che a causa della violenza hanno dovuto convivere con la presenza di una sedia vuota nella loro casa. Ne sono nati i dialoghi sinceri e potenti riproposti in questo libro, nei quali sono state toccate non solo le questioni più delicate e cruciali della storia recente della nostra democrazia, ma anche dimensioni fondamentali per la memoria collettiva, quali quelle del dolore, della verità, della giustizia, del perdono, del silenzio e delle parole, della violenza, della responsabilità, della solitudine, della solidarietà umana, delle condizioni per la costruzione di una cittadinanza attiva. Il percorso, nato attraverso un metodo di lavoro rigoroso, ha imposto ai ragazzi un grande impegno di lettura e di approfondimento che traspare dalla densità dei dialoghi e dalla pregnanza delle questioni in essi proposte.”

Ho letto con molto piacere questo bel lavoro di questi giovanissimi alunni di vari licei e università di Trento dedicato ai parenti delle vittime del terrorismo, in cui vengono intervistati i più noti fra loro (un po’ sempre gli stessi, ma questo non è colpa di nessuno): Mario Calabresi, Benedetta Tobagi, Silvia Giralucci, Manlio Milani, Giovanni Ricci, Alfredo Bazoli, Agnese Moro, Giovanni Bachelet, Vittorio Bosio, Sabina Rossa.
L’impegno di questi ragazzi ha prodotto un lavoro preciso, circostanziato, con domande e riflessioni intelligenti, seppure con qualche caduta di banalità (Silvia Giralucci è stata l'unica a cui è stato chiesto se ha le stesse idee politiche del padre....).
Un modo per ricordare le vittime dare allo stesso tempo modo di riflettere sulla portata di quanto accaduto in Italia in quegli anni, senza sentimentalismi ma con molta lucidità, anche se a volte è inevitabile rimanere colpiti dal dolore delle famiglie, dalla loro vita distrutta, dal fatto che hanno sempre sopportato con dignità anche i peggiori insulti e bugie rivolte alla figura delle vittime per anni, e allo stesso modo hanno sopportato di vedere man mano gli assassini dei congiunti venire scarcerati prima del tempo, e spesso rifarsi una vita scrivendo libir, tenendo conferenze all'università e cercando di nuovo le luci della ribalta ma stavolta facendo le vittime o giustificandosi (devo essere sincera, io non so se sarei riuscita a rimanere calma).
Il titolo ha un significato particolare: quasi sempre il momento del ritrovo dell'intera famiglia durante la giornata è il momento del pranzo o della cena; nelle famiglie colpite da un lutto è anche il momento in cui più si sente questo lutto, grazie alla presenza di una sedia vuota con cui si deve convivere.
Un lavoro meritevole tanto più per il fatto di essere stato realizzato da ragazzi così giovani.




sabato 8 novembre 2014

Vecchi quaderni....

Quaderno di seconda elementare dedicato a "Le avventure di Pinocchio", libro letto in classe durante l'anno, di cui questo quaderno rappresenta il lavoro di riassunto e comprensione.
Che  fatica disegnare quel pesce cane e quell'immagine di Pinocchio riflessa nel catino!






E

mercoledì 5 novembre 2014

Il ritratto di Dorian Gray, di Oscar Wilde


Titolo originale: The picture of Dorian Gray

Anno di Pubblicazione: 1890

Ambientazione: Londra, fine '800




Nella Londra vittoriana il pittore Basil Hallward ritrae un giovane amico, Dorian Gray, realizzando uno splendido ritratto identico all’originale. Il giorno dell’inaugurazione il giovane fa un patto col diavolo in cambio dell’eterna giovinezza: i segni di ogni sua azione e ogni suo vizio non rimarranno sul suo corpo e sul suo viso, ma sul ritratto, che rifletterà l’anima di Dorian. Il giovane si abbandona quindi a una vita di vizi e piaceri smisurati, mantenendo sempre il suo bell’aspetto. Nel frattempo il ritratto, chiuso in soffitta, mostra in realtà i segni della sua bruttezza morale, e anche se nessuno se ne accorge Dorina è comunque consapevole di ciò che sta accadendo....

L'insegnante di filosofia che ho avuto in terza superiore una volte disse che questo era uno dei dieci romanzi che si sarebbe portata sull'isola deserta; fu proprio questa opinione a spingermi a leggerlo per la prima volta facendomi "incontrare" così con Oscar Wilde, del quale prima di allora conoscevo solo due favole ("Il principe felice" e "il gigante egoista").
Nonostante per me sia impossibile condividere del tutto l'opinione della prof sull'isola deserta (per il fatto che per me non ci vorrebbero dieci libri ma un'intera biblioteca!), non posso invece che condividere l'opinione sul romanzo, sicuramente all'altezza della fama che lo circonda.
Dorian Gray rappresenta il dandy per eccellenza, l'esteta che ha la bellezza come valore assoluto e vive per il proprio esclusivo piacere; dapprima giovane ingenuo e spensierato, viene "traviato" da Lord Henry Wotton (spesso un alter ego dell'autore) , amico di Basil e successivamente anche di Dorian, cinico e sarcastico, ma n fondo si nota da subito in lui una propensione a farsi traviare, a seguire una ben precisa strada perchè infatuato della vita come arte (significativa, a questo proposito, la vicenda della povera Sybil, la giovane attrice che Dorian smette di amare dopo averla vista mentre recitava male); ed è proprio per questo che Doriana "scambia" la propria immagine con quella del ritratto, che lo ritrarre nel pieno della giovinezza e non invecchierà mai, mentre lui, essendo mortale, sarebbe destinato al decadimento e a portare su di sà i segni dei propri stravizi.
Nonostante il suo espediente Dorian stesso è comunque ben consapevole di cosa accade in quella stanza lontana dalla casa dove a nessuno è consentito accedere, e se ciò dapprima costituisce solo un fastidioso pensiero, con il tempo diventa un'ossessione terribile, che lo porterà non solo ad eliminare Basil perchè egli insisteva per vedere il ritratto, ma anche alla fine a cercare di eliminare il ritratto stesso.
Wilde non emette giudizi sul suo personaggio, anche se il finale farebbe pensare non solo a un riportare l'ordine delle cose, ma sopratutto a un avvertimento presso il lettore di come ci si può ridurre lasciandosi andare ad ogni piacere e diletto senza alcun freno morale.
Come spesso succede, potrei stare ore a parlare di questo romanzo senza ancora dire nulla....bisogna leggerlo, non ci sono storie!

















lunedì 3 novembre 2014

Novità in libreria

ESCE IN LIBRERIA  MORTE IN MARE APERTO E ALTRE INDAGINI DEL GIOVANE MONTALBANO, di Andrea Camilleri,EDIZIONE SELLERIO.

Sono otto le 'mosse' narrative che Camilleri si concede lungo le otto colonne e le otto traverse della sua geometrica scacchiera del racconto: tra i quattro lati del libro, e nell'ordine chiuso di un romanzo-matrioska che dentro di sé inclina, procedendo di racconto in racconto, di tensione in tensione, sull'asse unico dell'attività investigativa del commissariato di Vigàta. Più che racconti lunghi sono romanzi ristretti quelli che qui si spintonano a vicenda e concorrono al disegno unitario: uno compie un giro, l'altro ricomincia. L'andatura piacevolmente svagata e a punte d'arguzia è un effetto stilistico della restrizione e degli scorci. Fra gli aliti grassi del mare e il fresco odore salino, a Vigàta si conduce la solita vita fragorosa di ripicche e di rimbecchi; di passioni irritabili, di insofferenze e di strampalerie. La cameriera Adelina e Livia, la fidanzata 'straniera' di Montalbano, si annusano sempre da lontano. Catarella, devoto alle cerimonie più smaccate, indossa imperterrito il proprio corpo come una maschera cui aderiscono gesti e mimiche di dialettalità selvaticamente impetuosa e arruffata. Perdurano le moschetterie giornalistiche delle due contrapposte televisioni locali, abilmente strumentalizzate da Montalbano. Il medico legale, Pasquano, solo davanti a una guantiera di cannoli di ricotta è disposto a deporre acrimonie, ringhi, e "cabasisi". (Salvatore Silvano Nigro)

ESCE IN LIBRERIA STORIE ANCORA PIU’ STRANE, di Carlo Lucarelli, EDIZIONE SKIRA.

La storia del comandante Nobile e del dirigibile Italia; le epiche gesta dell'atleta statunitense Jesse Owens alle Olimpiadi di Berlino; la vicenda del reverendo JimJones e delmassacro di Jonestown; il bizzarro caso di un hoax, un uomo enorme chiamato il gigante di Cardiff; l'avventurosa spedizione di Ernest Shackleton in Antartide; il disastro dell'LZ 129, meglio conosciuto come Hindenburg; storie d'amore e d'avventura, grandi sfide sportive e racconti inquietanti… 

Nota: Venti storie incredibili, ma vere, nello stile avvincente e incalzante che ha fatto di Lucarelli un maestro indiscusso del noir. Venti strane storie raccontate con successo dall'autore a Radio DeeJay.





ESCE IN LIBRERIA QUELLA VITA CHE CI MANCA di Valentina D’Urbano, EDIZIONE LONGANESI.




Gennaio 1991. Valentino osserva le piccole nuvole di fiato che muoiono contro i finestrini appannati della vecchia Tipo. L'auto che ha ereditato dal padre, morto anni prima, non è l'unica cosa che gli rimane di lui: c'è anche quell'idea che una vita diversa sia possibile. Ma forse Valentino è troppo uguale al posto in cui vive, la Fortezza, un quartiere occupato in cui perfino la casa ti può essere tolta se ti distrai un attimo. Perciò, non resta che una cosa a cui aggrapparsi: la famiglia. Valentino è il minore dei quattro fratelli Smeraldo, figli di padri diversi. C'è Anna, che a soli trent'anni non ha ormai più niente da chiedere alla vita. C'è Vadim, con la mente di un dodicenne nel bellissimo corpo di un ventenne. E poi c'è Alan, il maggiore, l'uomo di casa, posseduto da una rabbia tanto feroce quanto lo è l'amore verso la sua famiglia, che deve rimanere unita a ogni costo. Ma il costo potrebbe essere troppo alto per Valentino, perché adesso c'è anche lei, Delia. È più grande di lui, è bellissima - ma te ne accorgi solo al secondo o al terzo sguardo - e, soprattutto, non è della Fortezza. Ed è proprio questo il problema. Perché Valentino nasconde un segreto che non osa confessarle e soprattutto sente che scegliere lei significherebbe tradire la famiglia. Tradire Alan. E Alan non perdona. 

Nota:Questo è un romanzo sull'amore, spietato come solo quello tra fratelli può essere. Ma è anche un romanzo sull'unico altro amore che possa competere quello che irrompe come il buio in una stanza.


ESCE IN LIBRERIA BIGLIETTO,SIGNORINA, di Andrea Vitali, EDIZIONE GARZANTI.


Alla stazione ferroviaria di Varenna, a pochi chilometri da Bellano, c'è trambusto. Il capotreno Ermete Licuti è sceso dal convoglio scortando una passeggera pizzicata senza biglietto. E senza un quattrino per pagare la multa. Fa intendere che arriva da Milano, che vuole andare a Bellano, ma non parla bene l'italiano, e capire cosa vuole è un bel busillis. Ligio alle norme, il capotreno non sente ragioni e consegna la ragazza al capostazione, Amilcare Mezzanotti, che protesta vivace. Il regolamento però è chiaro, la faccenda tocca a lui sbrogliarla. E così adesso il povero capostazione si trova lì, nel suo ufficetto, con davanti Marta Bisovich. Bella, scura di carnagione, capelli corvini, dentatura perfetta, origini forse triestine, esotica e selvatica da togliere il fiato. Siamo nel giugno del 1949, e sul lago di Como, in quel di Bellano, tira un'aria effervescente di novità. Ci sono in ballo le elezioni del nuovo sindaco, e le varie fazioni si stanno organizzando per la sfida nelle urne. Su tutte, la Dc, fresca dei clamorosi successi alle politiche del '48, attraversata ora da lotte intestine orchestrate dall'attuale vicesindaco Amedeo Torelli, che aspira alla massima carica ed è disposto a giocare tutte le sue carte, lecite e anche no. La bella e conturbante Marta, invece, ha altre aspirazioni. Le basterebbe intanto trovare un posto dove poter ricominciare a vivere, e questo è il motivo per cui ha deciso di puntare le sue ultime chance sulla ruota di Bellano, dove certe conoscenze non sono nelle condizioni di negarle l'aiuto di cui ha bisogno. 

Nota: Storia apparsa in una prima versione nel 2001 con il titolo “L'aria del lago” nell'omonima raccolta, e qui interamente reinventata, riscritta e ampliata – ci porta nel bel mezzo dell'Italia della ricostruzione, alle prese con la ritrovata libertà. In un paese che fatica a risollevarsi dalle macerie della guerra, ognuno tenta la sorte per imbastire il proprio futuro.

ESCE IN LIBRERIA CIO' CHE INFERNO NON E', di Alessandro D'Avenia, EDIZIONE MONDADORI.

Federico ha diciassette anni e il cuore pieno di domande alle quali la vita non ha ancora risposto. La scuola è finita, l'estate gli si apre davanti come la sua città abbagliante e misteriosa, Palermo. Mentre si prepara a partire per una vacanza-studio a Oxford, Federico incontra "3P", il prof di religione: lo chiamano così perché il suo nome è Padre Pino Puglisi, e lui non se la prende, sorride. 3P lancia al ragazzo l'invito a dargli una mano con i bambini del suo quartiere, prima della partenza. Quando Federico attraversa il passaggio a livello che separa Brancaccio dal resto della città, ancora non sa che in quel preciso istante comincia la sua nuova vita. La sera torna a casa senza bici, con il labbro spaccato e la sensazione di avere scoperto una realtà totalmente estranea eppure che lo riguarda da vicino. È l'intrico dei vicoli controllati da uomini che portano soprannomi come il Cacciatore, 'u Turco, Madre Natura, per i quali il solo comandamento da rispettare è quello dettato da Cosa Nostra. Ma sono anche le strade abitate da Francesco, Maria, Dario, Serena, Totò e tanti altri che non rinunciano a sperare in una vita diversa... 

Nota: Con l'emozione del testimone e la potenza dello scrittore, Alessandro D'Avenia narra una lunga estate in cui tutto sembra immobile eppure tutto si sta trasformando, e ridà vita a un uomo straordinario, che in queste pagine dialoga insieme a noi con la sua voce pacata e mai arresa, con quel sorriso che non si spense nemmeno di fronte al suo assassino.