lunedì 30 dicembre 2013

Hit parade 2013

Ecco la mia personale hit parade di letture di quest'anno.


ACCIAIO, di Silvia Avallone

L'AMICA AMERICANA , di Margherita Oggero

101 STORIE DI GATTI CHE NON TI HANNO MAI RACCONTATO, di Lilli Garrone e Monica Cirinnà

30 ANNI E UNA CHIACCHIERATA CON PAPA' di Tiziano Ferro

LETTERA ALLA TUA FAMIGLIA, di Vittorino Andreoli

IL BRIGATISTA E L'OPERAIO, di Giovanni Bianconi 

sabato 28 dicembre 2013

L'inganno, di Amanda Quick


Titolo originale: Deception

Ambientazione: Inghilterra, 1800

Olympia Wingfield è una giovane donna che vive in campagna dedicandosi alla cura dei tre nipoti orfani e alla sua passione:studiare leggende antiche di Paesi lontani.Ultimamente è venuta in possesso del prezioso diario di una nobildonna risalente a un secolo prima, nel quale si nasconde la chiave per il ritrovamento di un misterioso e preziosissimo tesoro.
La sua vita cambia completamente quando viene assunto in qualità di istitutore dei tre ragazzini Jared Chillurst,l’uomo che le ha recapitato il diario e che in breve tempo conquista la sua fiducia al di la del suo temibile aspetto da pirata, e soprattutto il suo cuore.
Fra i due nasce infatti una grande passione,ma un giorno Olympia viene a conoscenza di un fatto sconvolgente:Jared l’ha ingannata sulla sua identità, in realtà è un visconte appartenente a una nobile famiglia discendente dal capitano che ha sotterrato il tesoro, e che per conto dei familiari sta cercando il diario e soprattutto qualcuno che lo interpreti, in modo da riportare il tesoro in famiglia.Passato il primo momento di rabbia, Olympia decide di non voltargli le spalle…accettando anche la sua proposta di matrimonio.Ma questo è solo l’inizio di una emozionante e divertente avventura.


In questo divertente romanzo la figura catalizzante di tutti gli eventi è Olympia, una donna davvero “sui generis”:giovane e bella, ha sempre vissuto in campagna e dedicato la sua vita allo studio di antiche leggende, senza minimamente preoccuparsi di divertimenti, vita di società o passioni di altro genere, nemmeno l’amore.E’ una donna abituata a prendersi cura degli altri e sembra ovvio per lei preoccuparsi anche di quello che lei crede un suo dipendente ,Jared:un uomo abituato a cavarsela in ogni situazione,e a preoccuparsi dei guai combinati dai membri della sua simpatica ma troppo impulsiva famiglia, il quale inzialmente non vorrebbe lasciarsi andare alla passione che Olympia gli ispira, e soprattutto non riesce a credere che qualcuno si preoccupi davvero per lui, visto che nessuno lo ha mai fatto.Due personaggi insomma completamente diversi che s’incontrano e imparano a conoscere sé stessi attraverso l’altro. 
Come solitamente accade nei romanzi della Quick, anche qui la storia d’amore si integra perfettamente con la parte “gialla”del romanzo, riguardante il tesoro di cui Olympia cerca di recuperare la chiave attraverso il diario che ha trovato: la soluzione del mistero non è per nulla scontata ( anche se alla fine appare di facile risoluzione);molto ben caratterizzate anche le figure di tutti i personaggi di contorno, che vengono fatti agire in modo da non essere semplici comparse ma parte integrante del romanzo.

giovedì 26 dicembre 2013

Canto di Natale, di Charles Dickens



Titolo originale: A Christmas Carol

Anno di pubblicazione: 1843

Ambientazione: Inghilterra, 1800

Collegamento con altri romanzi:
 è il più famoso della serie "Libri di Natale", composta da:

- Canto di Natale (1843)
-Le campane  (1845)
- Il grillo del focolare (1845)
- La battaglia della vita (1846)
-Il patto col fantasma (1848)

Il vecchio e ricchissimo Ebenezer Scrooge, talmente avaro da non spendere soldi nemmeno per riscaldare casa propria o il proprio ufficio, odia il Natale a tal punto da concedere al povero impiegato Bob Cratchit solo mezza giornata; per lui Natale è solo un giorno che i fannulloni prendono come scusa per non lavorare.
La sua vita è sempre stata dedicato al denaro e al guadagno, ma durante la notte della vigilia di Natale, avviene un fatto straordinario: gli appare il fantasma dell'ex socio- da tempo deceduto- Jacob Marley, legato per l'eternità a pesantissime catene fatte di banconote, cambiali, assegni; Marley gli spiega che dopo la morte la sua anima è stata dannata proprio per aver condotto lo stesso tipo di vita di Scrooge, e che il tuo intento è quello di metterlo sull'avviso affinchè abbia almeno una possibilità di salvarsi dallo stesso destino.
Spaventato a morte, Scrooge durante la notte riceverà la visita di alcuni misteriosi spiriti (passato, presente e futuro) che gli mostreranno un nuovo modo di vivere...


Uno dei classici natalizi per eccellenza, il racconto dickensiano non è una semplice favola di Natale ma nasconde dentro di sè una forte critica alla società capitalistica, che considera il denaro il valore fondamentale e lascia indietro chi è povero o malato, condannandolo a una vita senza speranza e di stenti.
La narrazione presenta vari stili, tra cui predominano lo stile gotico (l'apparizione del fantasma di Marley, quella dei tre spiriti, la scena del Natale futuro) e moralistico (la critica alla società di cui sopra), il tutto in un avvincente mix che non permette al lettore di staccarsi dalla pagina se non appena arrivato alla fine.
Personaggio predominante il vecchio avaro  affarista (ma qualcuno sostiene usuraio, anche se nel libro non è specificato) Ebenezer Scrooge, un uomo davvero insensibile e arido, tant'è che arriva persino a maltrattare il nipote, l'unico familiare rimastogli e l'unico che nonostante tutto si interessa a lui, o a non riscaldare nemmeno casa propria per risparmiare (e credo che la casa fredda rappresenti il freddo cuore del personaggio).
Eppure pian piano ì,durante la lettura, scorgiamo in lui tanti segni di un'umanità repressa e dimenticata, forse volutamente per non soffrirne:l'infanzia con l'amata sorella, morta giovane, il primo lavoro con un buon capo da lui apprezzato, l'amore per una giovane donna...tutto svanito e sacrificato sull'altare del soldo, tant'è che la scena si conclude con Scrooge preso da rimpianti.
Nel "secondo atto" (il racconto è strutturato come una rappresentazione teatrale) A Scrooge viene mostrato come vivono molte delle persone che lo circondano, sopratutto il suo impiegato Cratichit, con moglie e figli, di cui uno gravemente ammalato...eppure in quella povera casa dominano il sorriso, la gioia di stare assieme, il piacere di scambiarsi gli auguri con amici e parenti; tutte cose che Scrooge non ha mai avuto. In particolare il vecchio rimane colpito dal piccolo Tim, che nonostante la povertà e la malattia ha una grande gioia di vivere e un grande amore, che gli permette di rivolgere un pensiero anche al signor Scrooge (mentre tutti gli altri gli rivolgono pensieri sarcastici e di disprezzo).
Nel terzo atto abbiamo lo spirito dei Natali futuri se Scrooge non cambierà: domineranno morte, povertà e tristezza.
Come prosegue penso lo sappiano tutti: dopo "I tre moschettieri", il Canto di Natale è l'opera letteraria che ha avuto il maggior numero di trasposizioni cinematografiche e televisive, in tutte le salse (a proposito: lo sapevate che Paperone fu disegnato da Walt Disney proprio ispirandosi a Scrooge....e infatti il nome originale in inglese è questo?). Quello che conta ovviamente oltre la storia,è  il modo di raccontare, gli insegnamenti moralistici, i significati simbolici e l'atmosfera che esce dalle pagine, oltre a personaggi indimenticabili, ognuno a suo modo.
Un libro veramente da non perdere, anche se avete già visto qualche film o cartone.



mercoledì 18 dicembre 2013

La citazione

"Quanti uomini, credendo di pregare Giove, hanno pregato Dio!Quanti di quelli che si affidano agli amuleti vengono ascoltati dall'infinito, quanti atei non si accorgono che, per il solo fatto di essere buoni, essi pregano Dio!"

Victor Hugo, da "L'uomo che ride"

sabato 14 dicembre 2013

Baciami sotto l'albero, di Roberta Ciuffi

Anno di pubblicazione: 2010

Ambientazione: Bagni, 1875

Nel 1875 a  Bagni, piccola cittadina toscana, convergono storie private che ruotano attorno all’avvicinarsi delle festività natalizie e coinvolgono sia nobili, che borghesi e persone del popolo.
Tra amori che nascono, che si ritrovano dopo anni di lontananza e di rancori, solitudini e  infelicità che finalmente volgono al termine, la magia del Natale farà davvero miracoli per tanti…

Una piacevole raccolta  natalizia di racconti romantici di una brava autrice italiana del genere, Roberta Ciuffi, della quale ho parlato ancora su questo blog.
I protagonisti di ogni racconto sono persone dell’alta nobiltà o che comunque ruotano attorno ad essa (una cameriera e un maggiordomo); si potrebbe pensare quindi a racconti pieni di lusso, feste mondane, divertimenti di ogni tipo…e invece sono racconti seri, non banali né scontati (tranne quello della giovane cameriera che finirà per impalmare il conte dissoluto che lei ovviamente redime).
Natale, per molti di questi personaggi, non è affatto un’occasione gioiosa: chi è costretto a viverlo in ristrettezze facendo un bilancio fallimentare della propria vita come la trentenne zitella Dorotea, chi è solo a causa di un amore perduto, anche se vive nello sfarzo e scintillio di feste e bagordi  come la contessa Marina, chi è costretto a rimanere nella casa del padrone solo perché è orfano e non ha nessuno come la cameriera Flora, chi è esule dal proprio paese come Odette…non per cadere nel banale “anche i ricchi piangono”, ma quasi ognuno dei protagonisti ha un dolore e una solitudine, e il Natale miracolosamente- e con soluzioni non tanto banali- risolverà ogni situazione, portando gioia e felicità….come dovrebbe essere, e come spesso non è; ma come comunque è bella da vedere almeno nei libri e nei film a tema, per sognare un po’.
L’autrice anche stavolta tratteggia ogni personaggio, anche quelli più marginali, in maniera profonda e sensibile, dando modo al lettore di entrare in contatto con loro in maniera empatica, senza giudicarli negativamente anche quando non si approva il loro comportamento (come capitato a me con Iolanda, la cameriera di Marina, troppo severa e che dà alla donna colpe che essa non ha, senza capire il suo dolore); il tutto ha come sfondo un’atmosfera natalizia palpabile anche qui attraverso le pagine.
Consiglierei questo romanzo anche a chi non ama i romance,perché le storie trattate hanno temi universali che possono interessare tutti.

lunedì 9 dicembre 2013

La società letteraria di Guernsey, di Mary Ann Shaffer


Titolo originale: The Guernsey Literary and Potato Peel Pie Society

Anno di pubblicazione: 2008

Ambientazione: Inghilterra, 1946

Juliet  Ashotn  è una scrittrice londinese in cerca di un soggetto per il suo nuovo romanzo. Un giorno riceve una lettera da parte  Dawsey Adams, un allevatore che vive sull’isola di Gurnsey, che ha trovato il suo indirizzo su un vecchio libro. I due cominciano uno scambio epistolare, e così Juliet viene a conoscenza della “Società   “ formata da Dawsey e altri abitanti dell’isola,un circolo letterario di semplici amici che si riuniscono per commentare i libri letti. Incuriosita, Juliet chiede a Dawsey di metterla in contatto con gli altri membri del gruppo, che accettano volentieri di scriverle per raccontare la loro esperienza; anche con loro comincia un intenso scambio epistolare che presto diventa amicizia, al punto da spingere Juliet a recarsi personalmente a Guernsey per conoscere gli amici di persona...

Da tempo volevo leggere questo romanzo e grazie alla entusiasta recensione di Lady Jack del blog http://paperlife3.blogspot.it/    mi sono finalmente decisa.
Il romanzo mi è piaciuto molto, anche se ha una grossa pecca, almeno per me:lo stile epistolare, che non amo e che mi ha spesso impedito di leggere altri romanzi scritti in questo modo. Trovo che con questo tipo di scrittura i personaggi non vengono mai ben delineati, rimangono sempre dei "vuoti" sulla loro storia, sulla loro psicologia, sul loro carattere, in quanto le vicende non vengono narrate da un punto di vista imparziale ma da quello personale dello scrivente di turno. 
Ho riscontrato tutto ciò anche in questo romanzo purtroppo: non sappiamo ad esempio quasi nulla delle vite di Isola, Dawsey e Amelia, conosciamo molto poco del personaggio di Sophie e solo come interlocutrice prediletta di Juliet, non viene raccontata molto bene la storia tra Elizabeth e Christian e anche l'amore tra Juliet e Dawsey sarebbe stato più interessante se avessimo potuto avere una descrizione delle emozioni e pensieri dei protagonisti a riguardo.
Nonostante ciò per chi ama i libri vale davvero la pena di leggere questo libro, sopratutto i pensieri dei vari componenti del club letterario e il loro modo di rapportarsi agli autori e ai romanzi scelti, ma anche per i legami di amicizia nati a causa dell'improvvisato club. In generale tutta la storia è meritevole, troviamo ben descritto il clima durante l'occupazione nazista, i dolori, le privazioni,le sofferenze e i piccoli atti di eroismo.
Oltre ai personaggi che compaiono nel romanzo c'è anche una "protagonista nascosta", Elizabeth, che compare nelle descrizioni degli amici in quanto scomparsa durante l'occupazione, ma che lascia il segno per il suo coraggio, il suo spirito libero, la sua generosità (anche se a volte ho trovato che la mano fosse un po' troppo calcata: possibile che tutte queste doti appartenessero solo  a lei?possibile che ogni volta che c'è un guaio arriva lei e, zacchete,lo risolve?).
Il mio consiglio finale è questo: anche se come me non amate lo stile epistolare provate ugualmente a leggere questo romanzo perchè comunque sia costituisce una gradevole eccezione!

venerdì 6 dicembre 2013

Una stagione ardente, di Kathleen E. Woodiwiss


Titolo originale: A season beyond a kiss

Anno di pubblicazione: 2000

Ambientazione: Inghilterra primi '800

Collegamenti con altri romanzi: è il terzo romanzo della serie "Birmingham"


Da IBS 

 "Di famiglia nobile caduta in disgrazia, Raelynn Barrett decide d'imbarcarsi per l'America, la terra delle opportunità. Sogna un futuro migliore, ma andrebbe incontro a un triste destino se non intervenisse Jeff Birmingham, aitante e ricco uomo d'affari di Charleston. Innamorata del suo salvatore e ricambiata con passione, Raelynn è felice, ma un nemico trama nell'ombra per separarli..."


Il terzo romanzo della trilogia dei Birmingham( il secondo nell’ordine temporale della storia) è la storia di Jeff, il fratello di Brandon già apparso negli altri due romanzi:era ovvio che un personaggio così carismatico, simpatico e interessante dovesse avere una storia a sé( e francamente non capisco perché sia stata pubblicata dopo il secondo romanzo, che nell’ordine temporale della storia è il terzo, visto che narra la storia di Beau, figlio di Brandon…be insomma lasciamo perdere sennò ci si confonde)e quindi ecco qui un romanzo che lo vede come protagonista insieme alla neo moglie Raelynn. Della quale le lettrici italiane sanno ben poco,visto che come sopra detto il loro incontro è stato narrato in un romanzo non tradotto in italiano, comunque si capisce qualcosa da vari accenni durante la storia:orfana, di famiglia ricca ma ridotta in miseria,è stata salvata da un losco individuo che la perseguitava da Jeff che l’ha sposata appunto per salvarla, e la storia inizia al loro arrivo nella nuova casa:ovviamente i due sposini, attratti l’uno dall’altra non solo fisicamente, sperano che il matrimonio d’interesse si tramuti in matrimonio d’amore, ma le speranze sono bruscamente infrante dalla storia inventata dalla scaltra ( ma io credo più che altro non molto normale) servetta Nell: mi è piaciuto molto il modo in cui la Woodiwiss gioca su questa storia, trasmettendoci le sensazioni che questa rivelazione falsa provoca nei due neosposi e la loro battaglia interiore; quella di Raelynn che si sforza di credere al marito nonostante i mille dubbi e il suo desiderio di comprendere davvero la verità, quella di Jeff che cerca di convincere la moglie della sua completa innocenza e del suo amore.
La svolta clamorosa avviene ovviamente col delitto della ragazza:Raelynn si convince che sia il marito l’assassino e fugge via, quello che ha visto le sembra una prova oppugnabile…e anche qui mi è piaciuto il modo della Woodiwiss di narrare le cose,tenendo fino alla fine in sospeso sul vero colpevole…è vero, tutte leggendo penserebbero che non sia Jeff, ma in fondo solo per simpatia, per partito preso, perché si conosce il personaggio..non perché nella storia ci siano indizi contrari alla sua colpevolezza! Alla fine ovviamente tutto risolto, ma quanta apprensione!
Nella narrazione compaiono, trovando un giusto spazio, anche Heather e Brandon( protagonisti del primo romanzo), e una nota di merito meritano anche i due personaggi secondari degli amici dei protagonisti, Farrell ed Elizabeth, con una delicata e gentile storia d’amore, che mi ha interessata almeno quanto quella dei protagonisti.

mercoledì 4 dicembre 2013

Chi ben comincia....

Eccoci al secondo appuntamente con....


Le regole sono queste:

-Prendete un libro qualsiasi contenuto nella vostra libreria
- Copiate le prime righe del libro (possono essere 10, 15, 20 righe)
- Scrivete titolo e autore per chi fosse interessato
- Aspettate i commenti.

"Nel cerchio sfocato della lente la figura si muoveva appena, senza testa.
Uno spicchio di pelle zoomata in controluce.
Quel corpo da un anno all'altro era cambiato piano, sotto i vestiti. E adesso nel binocolo, nell'estate, esplodeva.
L'occhio da lontano brucava i particolari: il laccio del costume, del pezzo di sotto, un filamento di alghe su un fianco. I muscoli tesi sopra il ginocchio, la curva del polpaccio, la caviglia sporca di sabbia, L'occhio la ingrandiva e arrossiva a forza di scavare nella lente.
Il corpo adolescente balzò fuori dal campo e si gettò in acqua.
Un istante dopo, riposizionato l'obiettivo, calibrato il fuoco, ricomparve munito di una splendida chioma bionda. E una risata così violenta che anche da quella distanza, anche soltanto guardandola, ti scuoteva.
Sembrava di entrarci davvero, tra i denti bianchi. E le fossette sulle guance, e la fossa tra le scapole, e quella dell'ombelico, e tutto il resto."

Da "Acciaio", di Silvia Avallone

domenica 1 dicembre 2013

Il piccolo lord, di Frances Hodgson Burnett



Titolo originale: Little Lord Fauntleroy

Anno di pubblicazione: 1885

Ambientazione: New York/Inghilterra, fine ‘800

Il piccolo Cedric Errol, di otto anni, vive felicemente con la madre sarta in un quartiere povero di New York. Il padre, morto qualche tempo prima, era figlio minore del conte di Dorincourt, il quale però aveva diseredato il figlio non accettandone il matrimonio con una donna povera e per giunta americana, popolazione che il vecchio conte ritiene essere selvaggia, maleducata e assolutamente priva di valori. La giovane famiglia ha sempre quindi vissuto modestamente ma felicemente, fino alla morte del padre.
Un giorno Cedric e la madre ricevono la visita del signor Havisham, avvocato del nonno, che comunica loro la decisione del conte di richiamare in Inghilterra il nipote, in quanto ha deciso che , essendo l’unico erede della proprietà, deve essere educato come un vero lord alle responsabilità che gli deriveranno quando verrà investito del titolo alla morte del nonno. La madre di Cedric accetta per il bene del figlio, ma arrivata in Inghilterra, dopo aver scoperto che il conte non la vuole in casa, decide di rifiutare l’assegno di mantenimento che egli vorrebbe comunque elargirle e di mantenersi da sola,seppure lontana dal figlio. 
Il vecchio conte, provato da vari dolori, ha davvero un brutto carattere che però l’affetto del nipotino riesce insperatamente a trasformare….

Questo classico per l’infanzia praticamente la versione maschile de “La piccola principessa” sempre della stessa autrice,a parte qualche cambiamento. Intriso di buoni sentimenti ma anche abbastanza veritiero per certi aspetti, è una storia gradevole e ben scritta, con personaggi a volte stereotipati (compreso il piccolo protagonista, classico bambino angelico e per questo talvolta irritantino) ma sostanzialmente ben descritti e delineati psicologicamente. In particolare mi sempre piaciuta la figura della mamma (alla quale l’autrice poteva sprecarsi a mettere almeno il nome, però), donna dignitosa, forte e intelligente, personaggio non banale e che, a mio avviso, sarebbe andato bene anche in un romanzo “per adulti”, diciamo così.
Anche il vecchio conte in realtà, è un personaggio più complesso di quello che potrebbe sembrare: i suoi pregiudizi e il suo atteggiamento ostile non derivano solo da una certa ottusità riguardo alla differenza di ceto sociale, ma anche a una vita segnata da dolori familiari, visto che i tre figli sono tutti morti,e l’ultimogenito era anche l’unico che era degno dell’affetto paterno in quanto i due maggiori erano invece due debosciati (e le conseguenze di un’avventata azione da parte di uno dei due rischiano,verso la fine, di mandare all’aria tutto). Il figlio però l’aveva deluso allontanandosi dal padre per sposare una donna che lui riteneva indegna, e quindi  l’anziano conte si era definitivamente chiuso in sé stesso, arrivando anche a trascurare la sua proprietà che per questo è caduta in mano a un amministratore con pochi scrupoli che la sta mandando in rovina, mentre gli abitanti del villaggio vivono in condizini di estrema indigenza credendo che sia il conte a volerli far vivere così.
L’arrivo del nipotino porterà gioia e una nuova vita per l’anziano, che alla fine sarà capace umilmente di ammettere i propri errori e riavvicinare persone care che aveva allontanato.
Un romanzo gradevole quindi, anche se contiene punte di tristezza che questa autrice non disdegna, giustamente visto che ritengo che ai bambini vadano illustrati anche i lati poco piacevoli della vita, in maniera ovviamente adeguata.