sabato 9 novembre 2013

Quattro etti d'amore, grazie- di Chiara Gamberale


Anno di pubblicazione: 2013

Ambientazione: Roma, 2013

Erica è un’impiegata di banca, moglie di Michele e mamma di Viola e Gustavo, con una mamma ex hippie scapestrata e un fratello in cura per problemi mentali.
Tea Fidelibus è un’attrice famosa, protagonista della nota telenovela “Testa o Cuore”, sposata con il borioso critico teatrale Riccardo e amante dell’istruttore di fitness Anthony.
Le due donne si incontrano al supermercato, ma mentre è nomale che Erica- ammiratrice di Tea- fantastichi sulla vita del suo idolo (chissà che vita sfolgorante che fa, quanto deve divertirsi, quante passioni deve vivere!), non riuscirebbe mai a immaginarsi che anche lei è diventata---idolo del suo idolo. Tea infatti ha soprannominato Erica “la signora Cunningham” e la invidia immaginando che viva la vita che lei non ha mai avuto: una tranquilla quotidianiatà, una famiglia, un marito premuroso, due figli da amare, feste dell’asilo, riunioni di lavoro….
A insaputa una dell’altra, le vite di Erica e Tea subiranno qualche scossone….

Simpatico romanzo di Chiara Gamberale, che nella sua semplicità evita la banalità del “Anche i  famosi piangono” e dà numerosi spunti di riflessione su quanto a volte ci si perde in quello che poteva essere il passato evitando di guardare quello che invece abbiamo nel presente.
Infatti, come Tea Fidelibus,ho molto invidiato la protagonista Erica: ha un lavoro, una casa, un marito innamorato, due figli…una vita decente, per quanto semplice. Ma pare che lei, traumatizzata da una rapina nella banca dove lavora e ancora più da una rivelazione fattale in tale frangente da una collega, non veda proprio queste cose, nonostante certo non le ignori: infatti la cosa che la fa sentire di nuovo viva, di nuovo in pace è chattare con un ex compagno di scuola delle superiori, ritrovato su Fb e ricordare i vecchi tempi, compreso un ex amore” (le virgolette sono d’obbligo, non vi svelo il perché), resi più belli dalla nostalgia del tempo in cui “tutto poteva ancora essere”, e non tanto perché lo fossero veramente.
Certamente un crisi esistenziale venuta a galla con l’episodio della rapina, ma probabilmente già covava, porta Erica a spiare la spesa di Tea Fidelibus al supermercato: il carrello semivuoto, contenente al massimo due lattine di birra, una busta di insalata, una bottiglietta di salsa di soia e roba simile: secondo Erica, questa spesa minimalista simboleggia la vita favolosa , piena di emozioni e passione dell’attrice, troppo occupata a vivere per potersi abbassare a cose banali come fare la spesa….
E invece, la vita di Tea è nettamente più brutta di quella di Erica: è vero, è un’attrice di successo, ma per il resto….è sposata con l’insopportabile Riccardo (uno dei personaggi più odiosi mai incontrati in un romanzo, che è perfino riuscito a fami odiare “Peter Pan”, una delle mie favole preferite di sempre!!!), dal quale non riesce a separarsi per motivi assolutamente incompresibili (probabilmente paura e ossessione personale) nonostante l’amante sia di gran lunga migliore come persona, ma dimostri di amarla davvero. Inoltre, trascina con sé il peso di oppressioni familiari risalenti all’infanzia, insomma una donna veramente confusionaria e irrisolta.Due personaggi antitetici e caratterizzati molto bene, che dominano il racconto anche i quanto si esprimono in prima persona, lasciando un po’ sullo sfondo tutti gli altri, che vengono presentati appunto nella luce e nella funzione da loro considerate.
Ho molto apprezzato inoltre il modo in cui l’autrice risolve le crisi personali delle due protagoniste, in maniera tranquilla e non banale, ma comunque realistica.
L’annedoto personale riguardante il patrigno di Erica ,nonostante non ci siano riferimenti di alcun tipo a persone reali,  non può non ricondurre a un noto personaggio politico italiano che anni fa si comportò nello stesso modo; e ovviamente la signora Cunnigham cui Tea fa riferimento nel suo soprannome a Erica è la mamma di “Happy days”, vista da entrambe come esempio di donna e casalinga perfetta, modello a cui ispirarsi. 

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