sabato 10 agosto 2013

Colazione da Tiffany, di Truman Capote




Titolo originale: Breakfast at Tiffany’s

Anno di pubblicazione: 1958

Ambientazione: New York, anni ‘50

L’ aspirante scrittore Paul racconta in un flashback i suoi primi anni di vita a New York, in particolare l’amicizia che lo legava a Holly, una giovane e stravagante vicina di casa.
Holly è una bella ragazza, che vive mantenuta da un gangster in carcere che la paga per andarlo a trovare e portargli le previsioni del tempo,amante della moda, delle feste sregolate e delle relazione mordi e fuggi, ma in realtà molto fragile e sola, alla ricerca del suo posto del mondo, in attesa di riunirsi all’amato fratello Frank che è nell’esercito e che si sente sicura solo nel negozio di Tiffany. Tra Holly e Paul nasce una bella amicizia ma la conoscenza del passato della ragazza cambierà un poco le cose…



Raro caso in cui il film supera, non solo di fama, il romanzo da cui è tratto. O, per meglio dire, la novella, visto che è un breve racconto facente parte di una raccolta comprendente altre tre storie, tutte abbastanza dimenticabili a mio avviso.
In effetti, pare che Truman Capote non fosse affatto soddisfatto dell’omonimo fil interpretato da Audrey Hepburn, anche perché molti furono i cambiamenti:ad esempio il fatto che nel romanzo il legame tra Holly e Paul è solo di amicizia che sconfina solo qualche volta con una simpatia un po’ più forte, anche perché vi sono molte allusioni su una presunta omosessualità di lui, inoltre da molte cose l’autore lascia a intendere che, gangster a parte, Holly si mantenga facendo il mestiere più antico del mondo (oggi diremmo “escort di lusso”).
Tutti questi particolari- per i puritani anni ’50 abbastanza scabrosi, ragione primaria probabilmente per il cambio della sceneggiatura del film- non contano poi molto, infatti sono soltanto degli accenni:l’autore vuole chiaramente porre l’accento sulla personalità eccentrica ma fragile della protagonista, con molte luci e altrettante ombre, capace di forti sentimenti ma anche completamente destabilizzante per chi le sta vicino e si trova a volerle bene. Insomma, positiva e simpatica ma fino a un certo punto. Di contrasto la personalità del giovane scrittore, più posato e realista, che osserva con attenzione e analizza in modo molto lucido l’amica e i fatti che la riguardano.
Ovviamente quindi anche il lieto fine del film non esiste: semplicemente Paul viene a sapere che Holly ha preso il famoso aereo del Messico, e a tanti anni di distanza si domanda cosa ne sia stato di lei e se mai la rivedrà, ma sempre con affetto di amico.
Ottima la descrizione di una certa parte della New York fine anni ’50, con ambienti, costumi e abitudini, soprattutto in campo intelletual-chic ; descrizione comunque basata su una forte dose di ironia e sarcasmo.

Nessun commento:

Posta un commento