mercoledì 24 luglio 2013

Italiani di domani, di Beppe Svergnini


 

 
 Anno di pubblicazione: 2012

Dal sito Rizzoli:
L’Italia deve pensare in avanti. Non è un lusso, è una necessità. Con questo libro Beppe Severgnini ci spinge a “riprogrammare noi stessi e il nostro Paese (brutto verbo, bel proposito)”. E offre agli italiani di domani - questione di atteggiamento, non solo di anagrafe - otto suggerimenti: semplici, onesti, concreti. Sono le otto T del tempo che viene, otto chiavi per aprire le porte del futuro.
 
1. Talento - Siate brutali
 2. Tenacia - Siate pazienti
 3. Tempismo - Siate pronti
 4. Tolleranza - Siate elastici
 
. Totem - Siate leali
 6. Tenerezza - Siate morbidi
 7. Terra - Siate aperti
 8. Testa - Siate ottimisti
 Dietro le otto porte, non c’è necessariamente il successo. Ma di sicuro c’è una vita - e un’Italia - migliore."
 
 
 
Stavolta Severgnini mi ha un po’ deluso, forse perché ormai non rientro più nel target di italiani a cui il messaggio del libro è diretto: non faccio più parte da un bel po’ dei ventenni, men che mai appartengo alla “Generazione Erasmus” (a cui appartiene il figlio Antonio, al quale il libro è stato dedicato),  piuttosto alla “Generazione precaria/disoccupata senza speranza”….comunque sia,ho trovato che talvolta Severgnini affronti l’argomento non tanto con superficialità, ma proprio con scarsa o nulla conoscenza di alcune cose.
 
Spesso Severgnini riprende e supporta tesi di altri autori, principalmente americani o inglesi, quindi di persone viventi in un arealtà comppletmente diversa dalla nostra: come quando dice, a proposito di Cv “cosa penserebbe qualcuno vedendo che non avete lavorato in un posto più di sei mesi?”…ma Beppe, guarda che ormai contratti da un mese due mesi, sei mesi in Italia sono la norma e non è certo colpa di chi accetta” E la sottoscritta ne sa qualcosa…
 
Purtroppo ho già restituito il libro alla biblioteca e quindi non ho la possibilità di riprendere i vari passi che vorrei criticare, ma a mio avviso basterebbe il fatto che Severgnini vede i giovani italiani di domani solo come laureati e universitari che hanno fatto l’Erasmus…tutti gli altri, non esistono.
 Può anche essere che sia io a non aver capito ciò che l’autore voleva comunicare, comunque sia ormai diffido di qualunque ricetta si voglia propinare per il futuro dell’Italia, il cui errore più grande in molti campi è stato a mio avviso buttare via il bambino con l’acqua sporca (l’euro al posto della lira, il precariato di qualsiasi tipo al posto del tempo indeterminato) in nome della modernità e soprattutto di ‘sta “Europa unita2 che ha fatto più danni che altro, e che pochissimi percepiscono.
 
 

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