sabato 27 luglio 2013

I sogni perduti delle sorelle Bronte di Syrie James


Titolo originale: The secret's diary of Charlotte Bronte

Anno di pubblicazione: 2010

Ambientazione: Inghilterra, prima metà del 1800



In un diario segreto ritrovato dopo più di un secolo, la scrittrice Charlotte Bronte racconta la storia sua e della sua famiglia: figlia del reverendo Bronte, parroco di Haworth, un’oscuro villaggio dello Yorkshire, fin da piccola Charlotte ha la passione per la letteratura e la scrittura, condivisa assieme alle sorelle Emily e Anne e al fratello Branwell; passione che li ha portati a scrivere nel corso degli anni racconti e poesie di vario tipo, esclusivamente per proprio diletto.
Divenuta adulta e dopo varie vicende, anche drammatiche, Charlotte comincia a sentire il desiderio di far conoscere la sua opera al mondo,e coinvolge le sorelle nella scrittura e pubblicazione di quelli che diventeranno tre tra i romanzi più importanti della letteratura: “Jane Eyre”, “Cime tempestose” e “Agnes Grey”….

Sulla famiglia Bronte, oltre alle varie opere delle tre sorelle, avevo letto anni fa una stupenda biografia intitolata “La voce della brughiera” di Paola Tonussi: un librone di   pagine, molto preciso e dettagliato, ma scorrevole come un romanzo (ovviamente colgo l’occasione per consigliarlo). Uffiicialmente è la biografia della sola Emily, ma la vita di nessuna delle tre sorelle può essere disgiunta da quella dei familiari,quindi alla fine è la storia di tutta la famiglia.
Questo gradevole romanzo, scritto come già il precedente “Il diario segreto di Jane Austen” utilizzando l’espediente letterario del  diario personale (ma attenzione: NON E’ il vero diario di Charlotte Bronte!!!), riprende questo punto di vista cercando di narrare però qualcosa oltre ai fatti già conosciuti; ovvero, cerca di raccontare come si svolse l’incontro e la nascita dell’amore tra Charlotte (l’unica delle sorelle a sposarsi) e Arthur Bell Nicholls, l’uomo che la scrittrice sposò solo un anno prima di morire, ma che conosceva già da tempo essendo il curato del padre.
Effettivamente non ricordo esistano lettere o dettaglia da parte di Charlotte o di altri membri della sua famiglia riguardo a questo personaggio che anche nella biografia di cui sopra, sembra piombato lì all’improvviso e acquista una certa importanza solo nell’ultimo anno di vita della moglie.
Mi è piaciuto quindi il tentativo, seppure fittizio, di raccontare la nascita di questo amore, all’inizio e per molto tempo antipatia pura(almeno da parte di lei); inevitabilmente però il romanzo finisce per essere anche la descrizione di un percorso di vita interno, di una maturazione psicologica e come persona di Charlotte, che all’inizio è solo un’oscura figlia zitella del parroco di Haworth (paesino sperduto dello Yorkshire), poco attraente e con una vita di dolori e tribolazioni ravvivata solo dai forti affetti familiari e dalla passione per la scrittura e man mano che la storia procede diventa una donna consapevole non solo del suo talento, delle sue capacità e del suo posto nel mondo, ma anche (purtroppo per un breve periodo) una donna che riesce ad aprirsi alla felicità dell’amore e a lottare per esso. Mi è piaciuto molto questo personaggio e, per quel che ne so, penso possa rispecchiare fedelmente la vera Charlotte Bronte.
Naturalmente non è possibile separarla dalle sorelle Emily (forte, orgogliosa fino allo stoicismo, che però io in alcuni casi ho ritenuto fanatismo puro) e Anne (dolce e sensibile) con cui fino alla loro morte Charlotte formò un trio letterario praticamente indivisibile, nonostante le forti diversità di animo e di carattere che ovviamente si riverberano nelle rispettive opere, e allo scapestrato fratello Branwell, tormentato e inconcludente che forse, se non avesse avuto tutti quei problemi di alcool e droga avrebbe potuto ragguagliare le sorelle. Non si possono ignorare il padre Patrick, a uno stesso tempo tradizionalista e progressista (per la sua decisione di far studiare le figlie in un’epoca in cui la cosa non era molto comune e per il suo appoggio alle loro iniziative letterarie) e ovviamente il paziente e innamorato Arthur, che a volte fa tenerezza per il modo in cui viene maltrattato dall’oggetto dei suoi desideri.
Insomma leggendo questo romanzo ho riconfermato la mia precedente opinione dell’autrice come scrittrice interessante nel suo genere: un po’ da fan fiction, ma non ritengo che ciò sia necessariamente un male se qualcuno sa ottenere risultati come questo.

1 commento:

  1. Questi libri sono sempre affascinanti secondo me, l'importante è che siano scritti bene e siano coinvolgenti. Grazie del suggerimento, ti auguro delle meravigliose vacanze cara :D

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