mercoledì 31 luglio 2013

Bianca come il latte, rossa come il sangue, di Alessandro D'Avenia


Anno di pubblicazione: 2010

Ambientazione: Italia, 2010

Il 16enne Leo è innamorato della bella Beatrice, una ragazza che frequenta la sua scuola ma che non ha mai trovato il coraggio di avvicinare. Quando sembra creatasi l’occasione, arriva una terribile notizia: Beatrice è malata di leucemia e solo un trapianto di midollo può salvarle la vita…
Ho letto questo romanzo dopo aver visto il film omonimo uscito in primavera al cinema, e devo dire che mi pare uno dei pochi casi in cui il film è meglio del libro.
Anche se ormai ho il doppio dei 16 anni di Leo, non sono una di quelle persone che giudicano severamente i ragazzi dicendo: “i giovani d’oggi sono ignoranti!”, “i giovani d’oggi non hanno più valori!” ecc ecc ecc…ma devo dire che leggendo questo libro spesso mi sono ritrovata a pensare quelle cose!


E’ vero che i sedicenni (soprattutto maschi) utilizzano il cosiddetto “gergo giovanile”, vivono in un mondo loro di riferimenti musicali e cinematografici, è vero che sono schiavi della tecnologia, ma qui francamente si esagera! Ci mancava solo li linguaggio sms e poi davvero avrei odiato Leo in maniera spasmodica, cosi invece l’ho semplicemente trovato poco sopportabile,anche perché ingentilito dalla sua infatuazione per Beatrice e dai suoi sentimenti sinceri, che si traducono in un tentativo concreto di aiutare la ragazza malata a realizzare almeno un pochino alcuni sogni che purtroppo la malattia ha stroncato, e dandole affetto e amicizia veri.
Essendo narrato in prima persone, anche gli altri personaggi (Silvia, il prof Sognatore, Beatrice, Nico, Gandalf ecc.) vengono descritti attraverso la prospettiva di Leo, ciò non sempre è un male ma in questo romanzo purtroppo è un difetto in più.
Presumo che non sia vero (come descritto nel finale) che la storia sia un manoscritto di un alunno del prof Sognatore che lui però ha solo fedelmente riportato, ma in caso lo fosse mi domando sinceramente se anche il prof non abbia bisogno di essere rimandato o bocciato; ancora di più mi domando come abbia fatto a essere tradotto in venti paesi, diventando un best seller internazionale!

sabato 27 luglio 2013

I sogni perduti delle sorelle Bronte di Syrie James


Titolo originale: The secret's diary of Charlotte Bronte

Anno di pubblicazione: 2010

Ambientazione: Inghilterra, prima metà del 1800



In un diario segreto ritrovato dopo più di un secolo, la scrittrice Charlotte Bronte racconta la storia sua e della sua famiglia: figlia del reverendo Bronte, parroco di Haworth, un’oscuro villaggio dello Yorkshire, fin da piccola Charlotte ha la passione per la letteratura e la scrittura, condivisa assieme alle sorelle Emily e Anne e al fratello Branwell; passione che li ha portati a scrivere nel corso degli anni racconti e poesie di vario tipo, esclusivamente per proprio diletto.
Divenuta adulta e dopo varie vicende, anche drammatiche, Charlotte comincia a sentire il desiderio di far conoscere la sua opera al mondo,e coinvolge le sorelle nella scrittura e pubblicazione di quelli che diventeranno tre tra i romanzi più importanti della letteratura: “Jane Eyre”, “Cime tempestose” e “Agnes Grey”….

Sulla famiglia Bronte, oltre alle varie opere delle tre sorelle, avevo letto anni fa una stupenda biografia intitolata “La voce della brughiera” di Paola Tonussi: un librone di   pagine, molto preciso e dettagliato, ma scorrevole come un romanzo (ovviamente colgo l’occasione per consigliarlo). Uffiicialmente è la biografia della sola Emily, ma la vita di nessuna delle tre sorelle può essere disgiunta da quella dei familiari,quindi alla fine è la storia di tutta la famiglia.
Questo gradevole romanzo, scritto come già il precedente “Il diario segreto di Jane Austen” utilizzando l’espediente letterario del  diario personale (ma attenzione: NON E’ il vero diario di Charlotte Bronte!!!), riprende questo punto di vista cercando di narrare però qualcosa oltre ai fatti già conosciuti; ovvero, cerca di raccontare come si svolse l’incontro e la nascita dell’amore tra Charlotte (l’unica delle sorelle a sposarsi) e Arthur Bell Nicholls, l’uomo che la scrittrice sposò solo un anno prima di morire, ma che conosceva già da tempo essendo il curato del padre.
Effettivamente non ricordo esistano lettere o dettaglia da parte di Charlotte o di altri membri della sua famiglia riguardo a questo personaggio che anche nella biografia di cui sopra, sembra piombato lì all’improvviso e acquista una certa importanza solo nell’ultimo anno di vita della moglie.
Mi è piaciuto quindi il tentativo, seppure fittizio, di raccontare la nascita di questo amore, all’inizio e per molto tempo antipatia pura(almeno da parte di lei); inevitabilmente però il romanzo finisce per essere anche la descrizione di un percorso di vita interno, di una maturazione psicologica e come persona di Charlotte, che all’inizio è solo un’oscura figlia zitella del parroco di Haworth (paesino sperduto dello Yorkshire), poco attraente e con una vita di dolori e tribolazioni ravvivata solo dai forti affetti familiari e dalla passione per la scrittura e man mano che la storia procede diventa una donna consapevole non solo del suo talento, delle sue capacità e del suo posto nel mondo, ma anche (purtroppo per un breve periodo) una donna che riesce ad aprirsi alla felicità dell’amore e a lottare per esso. Mi è piaciuto molto questo personaggio e, per quel che ne so, penso possa rispecchiare fedelmente la vera Charlotte Bronte.
Naturalmente non è possibile separarla dalle sorelle Emily (forte, orgogliosa fino allo stoicismo, che però io in alcuni casi ho ritenuto fanatismo puro) e Anne (dolce e sensibile) con cui fino alla loro morte Charlotte formò un trio letterario praticamente indivisibile, nonostante le forti diversità di animo e di carattere che ovviamente si riverberano nelle rispettive opere, e allo scapestrato fratello Branwell, tormentato e inconcludente che forse, se non avesse avuto tutti quei problemi di alcool e droga avrebbe potuto ragguagliare le sorelle. Non si possono ignorare il padre Patrick, a uno stesso tempo tradizionalista e progressista (per la sua decisione di far studiare le figlie in un’epoca in cui la cosa non era molto comune e per il suo appoggio alle loro iniziative letterarie) e ovviamente il paziente e innamorato Arthur, che a volte fa tenerezza per il modo in cui viene maltrattato dall’oggetto dei suoi desideri.
Insomma leggendo questo romanzo ho riconfermato la mia precedente opinione dell’autrice come scrittrice interessante nel suo genere: un po’ da fan fiction, ma non ritengo che ciò sia necessariamente un male se qualcuno sa ottenere risultati come questo.

giovedì 25 luglio 2013

La piccola principessa, di Frances Hodgson Burnett


Titolo originale: A little princess

Anno di pubblicazione: 1905

Ambientazione: Londra, primi anni del '900

Il capitano Ralph Crewe dovendo partire per una spedizione , lascia la figlia Sara di dieci anni a Londra, nel prestigioso collegio per signorine di Miss Minchin.
Sara è una bambina buona e gentile, che ben presto si fa benvolere da compagne e insegnanti; nonostante diventi l’alunna più popolare del collegio (anche grazie alla notizia che il padre ha trovato una miniera di diamanti ed è quindi diventato ricchissimo) non si monta la testa e mantiene la sua amicizia anche con la sguattera Becky e la piccola Lottie.
Ma un giorno giunge una terribile notizia: il capitano Crewe è morto e la miniera di diamanti è andata perduta a causa di una speculazione sbagliata. Sara ora non solo è rimasta sola al mondo, ma non ha più un centesimo; Miss Minchin vorrebbe cacciarla, ma poi pensando che la cosa avrebbe creato un danno al suo collegio, decide di relegarla al ruolo di sguattera al pari di Becky. La vita per Sara diventa durissima….





Romanzo per bambine ancora oggi molto amato, è una storia speculare a quella del “Piccolo lord” con cui ha in comune l’autrice. In Italia è conosciuta di più per via del cartone animato degli anni ’80…anche io del resto l’ho scoperta così, visto che era uno dei miei cartoni preferiti quando ero piccola.
Lo schema è quello favolistico, dell’eroina (non a caso principessa) che da una situazione di favore cade improvvisamente in disgrazia, risollevandosi poi per alcuni fortuiti casi e soprattutto per la usa grande forza d’animo e generosità, che non viene intaccata dai dolori e maltrattamenti cui viene sottoposta. Qualche stereotipo quindi è inevitabile, ma il libro è davvero molto bello e consigliabile per qualsiasi bambino (anche per i maschi); forse non tutti si immedesimeranno nella bontà ad oltranza di Sara, ma certamente le sue peripezie appassionano e non possono lasciare indifferenti.

La storia è scorrevole, gli ambienti descritti in modo attento e i personaggi molto ben caratterizzati anche se un poco stereotipati (Ermengarda timida e un poco tonta, Miss Minchin stronzissima, Miss Amelia buona ma debole e con poco potere, Lavinia antipaticissima fin dalla prima riga in cui viene nominata); a ben vedere il personaggio meno stereotipato è un personaggio minore, Jessie, amica di Lavinia ma a differenza di quest'ultima con più cuore (sa provare pena per Sara e non partecipa a tutti i dispetti e le ingiustizie nei suoi confronti).

mercoledì 24 luglio 2013

Italiani di domani, di Beppe Svergnini


 

 
 Anno di pubblicazione: 2012

Dal sito Rizzoli:
L’Italia deve pensare in avanti. Non è un lusso, è una necessità. Con questo libro Beppe Severgnini ci spinge a “riprogrammare noi stessi e il nostro Paese (brutto verbo, bel proposito)”. E offre agli italiani di domani - questione di atteggiamento, non solo di anagrafe - otto suggerimenti: semplici, onesti, concreti. Sono le otto T del tempo che viene, otto chiavi per aprire le porte del futuro.
 
1. Talento - Siate brutali
 2. Tenacia - Siate pazienti
 3. Tempismo - Siate pronti
 4. Tolleranza - Siate elastici
 
. Totem - Siate leali
 6. Tenerezza - Siate morbidi
 7. Terra - Siate aperti
 8. Testa - Siate ottimisti
 Dietro le otto porte, non c’è necessariamente il successo. Ma di sicuro c’è una vita - e un’Italia - migliore."
 
 
 
Stavolta Severgnini mi ha un po’ deluso, forse perché ormai non rientro più nel target di italiani a cui il messaggio del libro è diretto: non faccio più parte da un bel po’ dei ventenni, men che mai appartengo alla “Generazione Erasmus” (a cui appartiene il figlio Antonio, al quale il libro è stato dedicato),  piuttosto alla “Generazione precaria/disoccupata senza speranza”….comunque sia,ho trovato che talvolta Severgnini affronti l’argomento non tanto con superficialità, ma proprio con scarsa o nulla conoscenza di alcune cose.
 
Spesso Severgnini riprende e supporta tesi di altri autori, principalmente americani o inglesi, quindi di persone viventi in un arealtà comppletmente diversa dalla nostra: come quando dice, a proposito di Cv “cosa penserebbe qualcuno vedendo che non avete lavorato in un posto più di sei mesi?”…ma Beppe, guarda che ormai contratti da un mese due mesi, sei mesi in Italia sono la norma e non è certo colpa di chi accetta” E la sottoscritta ne sa qualcosa…
 
Purtroppo ho già restituito il libro alla biblioteca e quindi non ho la possibilità di riprendere i vari passi che vorrei criticare, ma a mio avviso basterebbe il fatto che Severgnini vede i giovani italiani di domani solo come laureati e universitari che hanno fatto l’Erasmus…tutti gli altri, non esistono.
 Può anche essere che sia io a non aver capito ciò che l’autore voleva comunicare, comunque sia ormai diffido di qualunque ricetta si voglia propinare per il futuro dell’Italia, il cui errore più grande in molti campi è stato a mio avviso buttare via il bambino con l’acqua sporca (l’euro al posto della lira, il precariato di qualsiasi tipo al posto del tempo indeterminato) in nome della modernità e soprattutto di ‘sta “Europa unita2 che ha fatto più danni che altro, e che pochissimi percepiscono.
 
 

venerdì 19 luglio 2013

I personaggi: Heatcliff

Dal romanzo: CIME TEMPESTOSE, di Emily Bronte



Biografia: Delle origini di Heathcliff non sappiamo nulla: è un trovatello zingaro che Mr Earnshaw porta a casa sua (la tenuta "Cime Tempestose" nello Yorkshire) dopo uno dei suoi viaggi, crescendolo poi assieme ai figli Hindley e Catherine. Sin da bambino presenta un carattere cupo, solitario e sprezzante verso chiunque, a parte Mr Earnshaw la governante Nelly e Catherine, con la quale sin da bambino stabilisce un legame profondissimo e direi, per certi aspetti di quasi simbiosi, forse di amore fin da subito.
alla morte di Mr Earnshw Hindley, l'erede, relega Heathcliff al rango di servo facendolo lavorare duramente e umiliandolo in mille modi, a causa della gelosia che ha sempre provato per via dell'attaccamento del padre; la morte della giovane moglie dopo la nascita del piccolo Hareton inasprisce ancora di più questo stato di cose. Nel frattempo Catherine ha conosciuto il giovane e ricco vicino Edgar Linton, e decide di sposarlo in quanto sa che non avrebbe mai potuto sopportare una vita nel degrado, nonostante il suo amore per Heathcliff.
Il quale se ne va e dopo tre anni torna ricchissimo e metterà in atto una vendetta terribile.



Heathcliff è notoriamente considerato un eroe romantico, anche se secondo me non lo è; è più che altro un cattivo diventato così per dolore e tormento,con una passione amorosa per Catherine ai limiti della follia. Eppure, tutto ciò non è solo il difetto ma anche la forza di questo personaggio singolare, un personaggio forte e potente, che non può certo passare inosservato.
La passione di Catherine e Heathcliff, suggestiva, diabolica, tormentata e fonte più che altro di odio, drammi e quant'altro (non solo per loro due) è certamente affascinante anche se devo ammettere che ho percepito più amore da parte di lui che non di lei, capricciosa, egoista e viziata; di certo non ho potuto apprezzare le violenze psicologiche inflitte da Heathcliff ai giovani Hareton, Linton e Catherine, oltre che alla povera Isabella Linton, ma ho notato che comunque sia è riuscito a guadagnarsi la stima e l'affetto di Hareton, per il quale sembra nutrire una spiccata preferenza (a modo suo ovviamente). E' uno di quei personaggi che colpisce al cuore e che sicuramente non può essere dimenticato.


domenica 14 luglio 2013

Citazione

"Si possono indovinare un sacco di cose su una persona dalle canzoni che canta. Quelle stesse parole non le prenderesti nemmeno in considerazione se te le dicesse qualcuno, ma quando sono in musica è diverso, non puoi fare a meno di aprirti ad esse. E poi cominci anche a cantarle, ed è come se la tua voce ti stesse dicendo qualcosa che ancora non sai ma che devi sapere,"

Da "La donna che leggeva canzoni" di Lisa Tucker

martedì 9 luglio 2013

Un matrimonio scandaloso, di Johanna Lindsey


Titolo originale: Marriage most scandalous

Prima pubblicazione: 2005


Ambientazione: Inghilterra,1808.

Raven il Corvo è il nome del mercenario dietro cui si nasconde Sebastian Townshend, un nobile che undici anni prima, a causa di un duello che provocò la morte del suo migliore amici, fu ripudiato dal padre e scacciato dall’Inghilterra. Lady Margaret Landor, una conoscenza della sua giovinezza (lei allora era solo una bambina) si reca personalmente in Francia per riportarlo in Inghilterra,assumendolo per scoprire cosa sta succedendo nella di lui dimora natale: da qualche tempo il padre di Sebastian, nonché tutore di Margaret, è vittima di strani e misteriosi incidenti, e la giovane donna teme che qualcuno stia attentando alla vita dell’anziano nobiluomo per impossessarsi delle sue ricchezze, indi per cui non può chiedere aiuto ad amici vicini ma risolve così di chiederlo al figlio diseredato, che ha giurato di non rimettere più piede in patria e tantomeno di rivedere il padre.In effetti egli dapprima rifiuta categoricamente, poi accetta e segue la lady a casa, dove di comune accordo si presentano come marito e moglie in modo che a lui non venga negato l’accesso nell’ex dimora, che causerebbe serie difficoltà nelle indagini.Ma Sebastian prende troppo sul serio il suo finto ruolo di marito, almeno secondo le aspettative di Margaret….


Detta così, la trama ha certamente l’aspetto di una storia intrigante e avvincente, e probabilmente le intenzioni iniziali erano quelle…ma sono rimaste purtroppo solo intenzioni.
Cominciando dal titolo:che cosa avrà mai di scandaloso questo matrimonio? E’ vero,Sebastian da giovane è stato coinvolto in un grosso scandalo per il quale è stato diseredato dal padre ed è fuggito in Europa, ma non mi pare che sia stata una cosa che abbia lasciato il segno, se non nel protagonista e nei suoi congiunti.E per quanto riguarda la vita e la professione non proprio onorevole di Sebastian negli undici anni di assenza da casa, non mi pare che qualcuno l’abbia riconosciuto…insomma, non ci ho trovato nulla di particolarmente scandaloso.
Inoltre mi ha colpito molto il modo sciatto di raccontare alcuni passaggi che ritengo fondamentali del romanzo, per esempio il primo incontro tra Margaret e Sebastian e soprattutto il momento in cui i familiari scoprono che lui è tornato:nessun, e dico NESSUN accenno di benché minimo stupore a ritrovarselo davanti dopo undici anni di silenzio, senza contare tutto quello che è successo prima!!! Ma possibile?! E oltretutto con tutta la sofferenza provocata dallo scandalo, ci si sarebbe aspettato minimo un finimondo…e invece, a parte la nonna contenta di rivedere il nipote (ma con un’accoglienza molto tiepida rispetto al dolore che dice di aver provato) e la cognata cattiva (che però sapeva come stava), tutto come se Sebastian fosse appena tornato da una vacanza.
Anche il giallo che tiene banco per tutta la durata del libro ha un epilogo che potrebbe essere sbalorditivo nella sua banalità,ma che in realtà riesce solo a deludere ancora di più le aspettative del lettore.
E spostando l’attenzione sui personaggi principali, nulla di più e nulla di meno che un compitino svolto col minimo sforzo:lui il solito libertino (presunto) tormentato e redento, lei la solita eroina intraprendente e insieme convenzionale che verrà convertita alle gioie dell’amore essendo non troppo reticente ad esserlo. Non si riesce a stabilire un feeling di qualsiasi tipo con loro, scivolano via e una volta chiuso il libro rimangono lì. Peccato, un’occasione sprecata.



giovedì 4 luglio 2013

La strana giornata di Alexandre Dumas, di Rita Charbonnier



Anno di pubblicazione: 2009

Ambientazione: Italia/Inghilterra/Francia, dal

Lo scrittore Alexander Dumas riceve uno strano invito da Maria Stella Petronilla Chiappini, un’eccentrica anziana nobildonna che desidera narrargli la sua storia.
Nata in Italia, Maria Stella è in realtà figlia di una misteriosa nobile coppia francese che ha assolutamente bisogno di un erede maschio, e che alla sua nascita deicde di scambiarla con il figlio maschio nato nella stessa notte, di Lorenzo Chiappini, un popolano dipendente    .Vincenza    , la moglie di Lorenzo, si accorge subito dell’inganno e tenta in tutti i modi di scoprire chi ha preso suo figlio, ma le sue proteste cadono nel vuoto. Maria Stella cresce così in una famiglia in cui li si sente estranea, con una madre fredda e severa che sembra non provare per lei alcun affetto; eppure nonostante sia figlia di una coppia di umili origini, riceve un’ottima educazione da fanciulla nobile.
La solitudine che prova in famiglia la spinge a tentare di assecondare la sua passione per il canto entrando a far parte di una compagnia teatrale con cui progetterebbe di andare in tournee per il resto dell’Europa, ma le cose andranno ben diversamente e Maria Stella sarà destinata a una vita ancora più intensa e avventurosa di quella che aveva sognato, anche perché scopre di essere nientemeno che ……




Alexandre Dumas è da sempre uno dei miei autori preferiti, non potevo quindi non leggere questo romanzo di Rita Charbonnier che lo vede, una volta tanto, coprotagonista di una vicenda che non ha nulla da invidiare ai suoi avvincenti romanzi.
Stavolta il famoso scrittore francese non racconterà nessuna storia ma lo vediamo in veste di ascoltatore, appositamente chiamato da un’eccentrica nobildonna di origine italiana molto famosa in Francia per una scandalosa rivendicazione che aveva portato avanti anni prima ma che da tempo vive ritirata dedicandosi all’attività di cartomante. Dumas accetta incuriosito ma certo non si aspetta la storia di cui verrà messo a parte e che lo appassiona al punto da prendere in considerazione – come del resto suggeritogli dalla stessa protagonista- l’idea di trarne un romanzo (cosa che poi rinuncerà a fare).
In effetti come già detto la storia di Maria Stella non ha nulla da invidiare a un romanzo, e comincia da lontano, nel tempo e nello spazio.Per la precisione, nell’Italia di fine ‘700 dove uno scambio in culla non poi tanto nascosto segnerà inesorabilmente il destino della protagonista, e non solo il suo ma anche quello della sua famiglia, che migliorerà economicamente e socialmente, ma purtroppo rimarrà disunita e piena di contrasti e rancori.

L'autrice ha saputo rendere molto bene la complessità psicologica della protagonista e di Vincenza,la madre adottiva; quest'ultima un personaggio profondo e doloroso come non molto spesso capita di trovarne, una donna che, rimasta vittima di un atroce complotto, si è chiusa in sé stessa diventando dura e non permettendo a sé stessa di instaurare un rapporto con la figlia, se non dopo molti anni.
Maria Stella è invece una donna che, sin da bambina, soffre per la propria diversità, per molti anni solo percepita, e che da sola deve trovare un proprio percorso nonostante una famiglia non certo amorevole e una società non troppo favorevole all'indipendenza delle donne (anche se la nostra protagonista è sicuramente avvantaggiata da un'educazione solitamente riservata alle ragazze nobili e di cui solo da adulta scoprirà i motivi). Ho apprezzato come si conclude il rapporto terreno tra madre e figlia, in modo molto reale e senza sentimentalismi banali.
La vicenda è narrata in modo scorrevole e lineare, con grande attenzione per i particolari (abiti, paesaggi, acconciature, ambienti vari) oltre che per i personaggi. Anche Dumas, che alla fin fine non è che un uditore e il pretesto per narrare la storia, è un personaggio molto ben tratteggiato, ironico e se vogliamo anche brioso, abbastanza fedele a quello che ho potuto sapere di lui leggendo la sua vita.