lunedì 24 giugno 2013

Un'altro Paradiso, di Laura Lee Gurke


Titolo originale: Conor’s way

Prima pubblicazione anno: 1996


Ambientazione: Louisiana del Nord,1871

Conor Branigan, dopo essere fuggito dalla sua terra natale, l’ Irlanda, approda in America dove sbarca il lunario facendo il pugile. Una sera si rifiuta di lasciarsi battere ad un incontro per sottostare alla legge degli incontri truccati, e per questo viene pestato a sangue e abbandonato in mezzo a una strada.  Quando si risveglia si trova a casa di Olivia,  la donna che l’ha soccorso e che vive con le sue tre figliolette adottive Becky, Miranda e Carrie. Da subito la serenità di quella famigliola che pure attraversa grossi momenti di difficoltà attrae Conor, che è solo al mondo seppur per sua scelta, così come il grande coraggio di Olivia, che rimasta sola dopo che la guerra le ha portato via l’intera famiglia, si sforza di mandare  avanti come può la piantagione di Peachtree.
Oltre alla difficoltà della povertà Olivia  deve anche vedersela con le pressioni sempre più pesanti di Vernon,l’uomo più potente della città, che vorrebbe comprare la terra di Olivia per realizzare il suo progetto di costruire una ferrovia che passi attraverso la città, e che da qualche tempo sta intensificando i suoi sforzi arrivando a minacciare l’incolumità della famigliola.
Nonostante il suo proposito di andarsene al più presto soprattutto per terrore dei legami affettivi,dovuto ad un doloroso passato, qualcosa induce Conor a rimanere per aiutare Olivia fino al prossimo raccolto(che le permetterà di pagare le tasse rimanendo in possesso della sua casa), ma in questo periodo di tempo tra lui ed Olivia le cose prenderanno una piega del tutto inaspettata…
 

Il romanzo di quest’autrice mi ha colpito per molti aspetti: primo fra tutti,il fatto che i protagonisti siano persone assolutamente comuni e anzi, sono quelli che qualcuno definirebbe “sconfitti dalla vita”. Eppure la loro presenza nel romanzo non è circondata da un’aura di tristezza ma al contrario sono due personaggi che emanano una grande forza d’animo nonostante tutte i dolori e le difficoltà di cui sono stati vittime.
Il personaggio di Olivia è sereno e solare nonostante tutto, nonostante la guerra gli abbia distrutto la famiglia, nonostante le pressioni e violenze per costringerla a vendere la sua terra; lei tiene duro, anche per le sue bambine (figlie di una sua amica, rimaste orfane), che lei ama e cura come una  vera madre.  Non a caso le scene più belle del romanzo sono proprio quelle che ritraggono questa famigliola nella loro quotidianità, che Olivia rende più allegra e meno banale di quanto possa sembrare. Il personaggio di Conor al contrario è tormentato e oscuro: fuggito dall’Irlanda a causa di un terribile passato (che viene pian piano svelato nel romanzo attraverso alcuni flash back), fa il pugile per sfogare la propria inquietudine e vive alla giornata senza più sogni o desideri, tanto più se contemplano l’idea di una famiglia, che per lui equivale a responsabilità, ma soprattutto ad affetti che ti legano e che ti fanno male se li perdi: è la paura di tutto ciò che gli fa respingere le attenzioni e l’affetto dapprima delle tre bambine, poi di Olivia,nonostante una forza in sé lo attragga terribilmente verso di loro,perché Conor anche se non vuole ammetterlo fin quasi alla fine del romanzo,soffre terribilmente la propria auto imposta solitudine. Ovviamente ci sarà il lieto fine,ma fino alla fine nulla è scontato,e un altro elemento che mi è molto piaciuto di questo romanzo è non solo il ritmo incalzante con cui la storia viene narrata, ma proprio il fatto che l’autrice riesce ad unire questo ritmo con un grande lavoro di introspezione psicologica dei personaggi, facendo percepire bene al lettore l’evolversi dei loro stati d’animo e sentimenti.
Davvero una lettura piacevole.

Nessun commento:

Posta un commento