martedì 4 giugno 2013

Il barone rampante, di Italo Calvino

Anno di pubblicazione: 1957

Ambientazione: Liguria, 1767/18

Collegamenti con altri romanzi: fa parte della serie “Gli antenati”:

- Il visconte dimezzato (1952);

- Il barone rampante (1957);

- Il cavaliere inesistente (1959)


Il 15 giugno 1767  Cosimo Piovasco di Rondò, figlio dodicenne del Barone di Ombrosa, dopo uno screzio con i genitori decide, per protesta, di andare a vivere sugli alberi.
Nonostante i familiari inizialmente pensino ad un atto di ribellione adolescenziale, saranno costretti a ricredersi: Cosimo infatti manterrà davvero la sua promessa, non mettendo più piede sulla terra ma riuscendo nonostante tutto a vivere una vita ricca di cultura e ideali, senza mai perdere il contatto con la terra…



Ho letto questo romanzo quando avevo 17 anni e me ne sono innamorata subito; tutt’ora lo considero uno dei migliori esempi di come un romanzo di fantasia e con una trama apparentemente per ragazzini possa in realtà celare non solo un indimenticabile protagonista ma anche una grande poesia.
Fermo restando che, in sé e per sé, la figura di Cosimo mi è sempre sembrata un po’ quella di un alienato (per restare completamente fedele a sé stesso e ai suoi ideali senza accettare compromessi alla fin fine rimane comunque solo), sono d’accordo con la definizione che ne dà lo scrittore Salman Rushdie: “Una delle più indimenticabili immagini di ribellione, di rifiuto convinto, che esistano nella letteratura di questo secolo ribelle”.
La storia del barone che vive sugli alberi senza mai mettere piede a terra è infatti una storia di ribellione, di coerenza ai propri ideali, di decisione nel prendere in mano la propria vita e viverla come si desidera portata allo stremo, pagandone anche le conseguenze. La storia di Cosimo è raccontata dal fratello minore Biagio, quindi di lui direttamente non sappiamo nulla anche se in molti punti la ricostruzioni pare coincidere il più possibile con questo personaggio affascinante, carismatico,puro, commovente, diverso da tutti i suoi simili ma allo stesso tempo uguale perché molto umano, anche con molte fragilità (soprattutto in campo sentimentale).
Calvino ha uno stile semplice e allo stesso tempo ricco, soprattutto quando narra dei sentimenti dei personaggi che vengono raccontati in un modo che li fa realmente “sentire” a pelle la lettore; il racconto alterna momenti di riflessione e malinconia (i ricordi di Biagio anziano) con momenti divertenti (la descrizione della stramba famiglia Piovasco di Rondò e l’infanzia dei due fratelli) e lirici (l’amore tra Cosimo e Viola, che vira dal lirismo al tormento  riflettendo a mio avviso gli stadi di un vero amore).
Una figura che mi aveva colpito molto all’epoca era quella di Battista, sorella maggiore di Cosimo e Biagio: una figura divertente in superficie ma anche un po’ drammatica, a suo modo ribelle come il fratello anche se la sua ribellione si esplica essenzialmente nel cucinare orridi piatti per tutta la famiglia dopo essere stata costretta ( a causa di un presunto scandalo mai chiarito) a vivere in casa come una monaca; una ragazza che forse già con un carattere difficile di suo viene abbastanza sepolta e soffocata, a mio avviso, il che spiega i suoi comportamenti orrorifici e stravaganti. Altra figura in ombra quella del Cavalier Avvocato,  che solo nella sua drammatica fine suscita compassione perché si capisce la vita infelice che deve aver vissuto.
Naturalmente però l’altra figura che rimane nel cuore è quella di Viola, il vero amore di Cosimo, bambina prima e donna poi tormentata, ribelle a suo modo ma anche conformista, viziata ma ache capace di grandi slanci e di vivere appieno il suo amore; Viola e Cosimo sono due anime gemelle che hanno avuto la fortuna di incontrarsi ma che purtroppo per eccesivo orgoglio, testardaggine e aderenza ai propri ideali non sanno rinunciare a quella parte di sé che consentirebbe di far maturare il loro rapporto.
Con tutto ciò “Il barone rampante” è un romanzo che si può far leggere anche a bambini e ragazzi per il suo stile favolistico, tipico dell’autore; c’è chi lo ritiene il “peggiore” della trilogia degli antenati, per me invece è in assoluto il più bel romanzo di Italo Calvino. Ma sapete che in una video recensione sono incappata in una ragazza che lo definiva una lettura pesante e complessa?!
Ditemi voi…..!!!!

3 commenti:

  1. Anche per me il personaggio di Batista è stata una rivelazione: l'ho trovato inquietante, ma anche molto interessante.
    Confesso che sino a poco tempo fa non avevo letto il romanzo, ma quando l'ho fatto mi è poi piaciuto molto.
    La mia recensione dell'epoca la puoi trovare qui: http://paperlife3.blogspot.it/2012/06/simone-maretti-racconta-il-barone.html

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    1. Tra l'altro... Battista non dovrebbe essere un nome maschile?
      Vado subito a elggere la tua recensione, poi commento lì!

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  2. Penso che in passato BATTISTA (o BATISTA) potesse essere un nome tanto femminile quanto maschile, probabilmente legato alle Sacre Scritture (Giovanni Battista). Un omaggio religioso, insomma.
    In ogni caso il personaggio di Calvino, per quanto apparentemente "monastico" è poi definito senza mezze misure come del tutto privo di vera vocazione!!! Quindi immagino che sotto ci sia anche un intento fortemente ironico.

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