lunedì 24 giugno 2013

Un'altro Paradiso, di Laura Lee Gurke


Titolo originale: Conor’s way

Prima pubblicazione anno: 1996


Ambientazione: Louisiana del Nord,1871

Conor Branigan, dopo essere fuggito dalla sua terra natale, l’ Irlanda, approda in America dove sbarca il lunario facendo il pugile. Una sera si rifiuta di lasciarsi battere ad un incontro per sottostare alla legge degli incontri truccati, e per questo viene pestato a sangue e abbandonato in mezzo a una strada.  Quando si risveglia si trova a casa di Olivia,  la donna che l’ha soccorso e che vive con le sue tre figliolette adottive Becky, Miranda e Carrie. Da subito la serenità di quella famigliola che pure attraversa grossi momenti di difficoltà attrae Conor, che è solo al mondo seppur per sua scelta, così come il grande coraggio di Olivia, che rimasta sola dopo che la guerra le ha portato via l’intera famiglia, si sforza di mandare  avanti come può la piantagione di Peachtree.
Oltre alla difficoltà della povertà Olivia  deve anche vedersela con le pressioni sempre più pesanti di Vernon,l’uomo più potente della città, che vorrebbe comprare la terra di Olivia per realizzare il suo progetto di costruire una ferrovia che passi attraverso la città, e che da qualche tempo sta intensificando i suoi sforzi arrivando a minacciare l’incolumità della famigliola.
Nonostante il suo proposito di andarsene al più presto soprattutto per terrore dei legami affettivi,dovuto ad un doloroso passato, qualcosa induce Conor a rimanere per aiutare Olivia fino al prossimo raccolto(che le permetterà di pagare le tasse rimanendo in possesso della sua casa), ma in questo periodo di tempo tra lui ed Olivia le cose prenderanno una piega del tutto inaspettata…
 

Il romanzo di quest’autrice mi ha colpito per molti aspetti: primo fra tutti,il fatto che i protagonisti siano persone assolutamente comuni e anzi, sono quelli che qualcuno definirebbe “sconfitti dalla vita”. Eppure la loro presenza nel romanzo non è circondata da un’aura di tristezza ma al contrario sono due personaggi che emanano una grande forza d’animo nonostante tutte i dolori e le difficoltà di cui sono stati vittime.
Il personaggio di Olivia è sereno e solare nonostante tutto, nonostante la guerra gli abbia distrutto la famiglia, nonostante le pressioni e violenze per costringerla a vendere la sua terra; lei tiene duro, anche per le sue bambine (figlie di una sua amica, rimaste orfane), che lei ama e cura come una  vera madre.  Non a caso le scene più belle del romanzo sono proprio quelle che ritraggono questa famigliola nella loro quotidianità, che Olivia rende più allegra e meno banale di quanto possa sembrare. Il personaggio di Conor al contrario è tormentato e oscuro: fuggito dall’Irlanda a causa di un terribile passato (che viene pian piano svelato nel romanzo attraverso alcuni flash back), fa il pugile per sfogare la propria inquietudine e vive alla giornata senza più sogni o desideri, tanto più se contemplano l’idea di una famiglia, che per lui equivale a responsabilità, ma soprattutto ad affetti che ti legano e che ti fanno male se li perdi: è la paura di tutto ciò che gli fa respingere le attenzioni e l’affetto dapprima delle tre bambine, poi di Olivia,nonostante una forza in sé lo attragga terribilmente verso di loro,perché Conor anche se non vuole ammetterlo fin quasi alla fine del romanzo,soffre terribilmente la propria auto imposta solitudine. Ovviamente ci sarà il lieto fine,ma fino alla fine nulla è scontato,e un altro elemento che mi è molto piaciuto di questo romanzo è non solo il ritmo incalzante con cui la storia viene narrata, ma proprio il fatto che l’autrice riesce ad unire questo ritmo con un grande lavoro di introspezione psicologica dei personaggi, facendo percepire bene al lettore l’evolversi dei loro stati d’animo e sentimenti.
Davvero una lettura piacevole.

sabato 22 giugno 2013

Novità in libreria

ESCE IN LIBRERIA UN BEL SOGNO D’AMORE,DI Andrea Vitali,  EDIZIONE GARZANTI.
A Bellano gira voce che presso il cinema della Casa del Popolo verrà proiettato Ultimo tango a Parigi. Siamo nel febbraio del 1973, e per i vicoli del paese spazzati dal gelo si scatena una guerra senza frontiere. A combattersi, due fazioni ben distinte: da una parte gli impazienti che fantasticano a briglia sciolta sulle vertiginose scene di nudo che ci si aspetta di vedere sullo schermo; dall'altro, schierati con il parroco, coloro che pretendono di evitare a Bellano una simile depravazione, e snocciolano rosari come se fossero impegnati in una guerra preventiva contro il demonio. I tempi però sono cambiati, e nulla può fermare il «progresso» né, tanto meno, intralciare gli affari di Idolo Geppi, gestore del cinema, che ha provveduto per tempo a maggiorare i prezzi dei biglietti. Ma Idolo non è l'unico ad approfittare dell'occasione. Adelaide, giovane e volitiva operaia del cotonificio, mette con le spalle al muro Alfredo, il fidanzato eternamente indeciso su ogni cosa: o la porterà al cinema o lei ci andrà lo stesso, magari con quel bel fusto di Ernesto, che le ha già messo gli occhi addosso e che a lei non dispiace neanche un po', per quanto sia una testa matta e non ci voglia molto a capire che presto o tardi finirà per mettersi nei guai. Cosa che puntualmente accadrà di lì a qualche mese, quando Ernesto finirà implicato nel contrabbando di sigarette riuscendo a inguaiare la stessa Adelaide.

ESCE IN LIBRERIA COME LA PENSO, di Andrea Camilleri, EDIZIONE CHIARE LETTERE.


Un'autobiografia in forma di saggi e di racconti. Per la prima volta ecco il laboratorio creativo di Andrea Camilleri (con una parte dedicata a Montalbano e alla sua Vigata) attraverso un percorso ricco di personaggi, luoghi, piccoli e grandi eventi, e con incursioni nella letteratura, nella filosofia, nella politica. Che bellezza leggere i suoi ricordi di ragazzo, le "controstorie" della sua Sicilia, e poi recuperare l'Italia di ieri e di oggi, intrattenuti dalla sua inesauribile vena critica e ironica. Un ritratto a colori vivacissimi di come siamo e cosa pensiamo. Una scoperta.









ESCE IN LIBRERIA UNA STANZA PIENA DI SOGNI, di  , EDIZIONE GARZANTI.


New Orleans. Josie ha diciassette anni, ma non sa cosa sia un abbraccio. Non ha mai conosciuto l'affetto di una carezza, non ha mai ascoltato il suono di una voce dolce. Sua madre è una prostituta e l'ha sempre trattata come un'estranea. Eppure, da sempre, Josie custodisce un segreto, un luogo speciale tutto suo: la libreria del quartiere. Lì si rifugia nei pochi momenti liberi delle sue giornate. Lì, tra le pagine di Charles Dickens, Jane Austen e Francis Scott Fitzgerald, immagina un futuro lontano. Quando un giorno in libreria entra Hearne, un misterioso cliente con la passione per le poesie di Keats, Josie capisce che il sogno di una nuova vita potrebbe presto diventare realtà. Perché Hearne è diverso da tutti. Hearne si preoccupa per lei, le chiede come sta, le offre parole di conforto. L'uomo è come il padre che non ha mai avuto. Eppure, quando tutto sembra possibile, anche scappare da New Orleans, Hearne viene ucciso. La vita ha deciso di mettere ancora una volta alla prova Josie. Non solo Hearne non c'è più, ma a venire accusata della sua scomparsa è la madre della ragazza. Adesso Josie deve scegliere. Scegliere tra la donna che non le ha mai dato amore e la fuga. Scegliere tra il cuore e la speranza. Gettare la paura alle spalle e spiccare il volo. Perché a volte si può volare anche con un'ala ferita.

ESCE IN LIBRERIA  IL SEGRETO DELLA LIBRERIA SEMPRE APERTA , di Robin Sloan, EDIZIONECORBACCIO.


La crisi ha centrifugato Clay Jannon fuori dalla sua vita di rampante web designer di San Francisco, e la sua innata curiosità, la sua abilità ad arrampicarsi come una scimmia su per le scale, nonché una fortuita coincidenza l'hanno fatto atterrare sulla soglia di una strana libreria, dove viene immediatamente assunto per il turno... di notte. Ma dopo pochi giorni di lavoro, Clay si rende conto che la libreria è assai più bizzarra di quanto non gli fosse sembrato all'inizio. I clienti sono pochi, ma tornano in continuazione e soprattutto non comprano mai nulla: si limitano a consultare e prendere in prestito antichi volumi collocati su scaffali quasi irraggiungibili. È evidente che il negozio è solo una copertura per qualche attività misteriosa... Clay si butta a capofitto nell'analisi degli strani comportamenti degli avventori e coinvolge in questa ricerca tutti i suoi amici più o meno nerd, più o meno di successo, fra cui una bellissima ragazza, geniaccio di Google... E quando alla fine si decide a confidarsi con il proprietario della libreria, il signor Penumbra, scoprirà che il mistero va ben oltre i confini angusti del negozio in cui lavora...

ESCE IN LIBRERIA UN COVO DI VIPERE, di Andrea Camilleri, EDIZIONE SELLERIO.

Sognando, Montalbano è entrato in un sogno dipinto da Rousseau il Doganiere. Si è ritrovato, insieme alla fidanzata Livia, nel respiro di luce e nella convivenza innocente di un'edenica foresta. Gli intrusi riconoscono il luogo solo grazie a un cartello inciso a fuoco. Sono nudi. Ma portano addosso l'ipocrisia di foglie di fico posticce, fatte di plastica. L'armonia dell'eden, la sua mancanza di volgarità e violenza, è una finzione pittorica. Non appartiene a nessun luogo reale. E neppure ai sogni. Ciononostante, anche nella cieca e brutale realtà può sopravvivere la delicatezza del canto discreto e cortese di un uccello del paradiso saltato giù dai rami dipinti o sognati. Montalbano viene svegliato dal fischiettare di un garbato vagabondo che intona II cielo in una stanza, con "alberi infiniti", imponendosi sul fracasso di un temporale. La filologia congetturale del commissario deve applicarsi al fondo torbido e malsano di esistenze nascoste e incarognite dal malamore, dagli abusi e dalle sopraffazioni, dalla crudeltà e dalla sordidezza, dalle ritorsioni e dai ricatti, dalla gelosia e dal rancore: non meno che dall'interesse. Il ragioniere Cosimo Barletta, sciupafemmine compulsivo e strozzino, è stato trovato morto: ucciso con modalità che a prima vista appaiono inesplicabili, e addirittura insensate. Montalbano indaga sui segreti impenetrabili di una famiglia e sui misteri di una comunità. Sui rapporti di sangue e quelli di affinità."

martedì 18 giugno 2013

Inglesi, di Beppe Severgnini


Anno di pubblicazione: 1990

Perché gli inglesi si ostinano a costruire lavabi con due rubinetti distanti tra loro, uno per l’acqua fredda e uno per l’acqua calda, così qualche volta ci congeliamo le mani, qualche volta ce le scottiamo, e non riusciamo mai a lavarle?” BEPPE SEVERGNINI
Gli inglesi vanno esplorati con attenzione, perché ancora costituiscono un continente misterioso. Questo libro lo fa, con verve e ironia. Racconta come gli inglesi si vestono, cosa mangiano, quanto bevono, spiega perché sono ossessionati da un certo tipo di tappezzeria. Sebbene questa non sia una guida turistica, qualsiasi turista può trovare qui suggerimenti, spiegazioni e indicazioni. Inglesi, infatti, esplora con irriverenza il campionario delle bizzarrie britanniche: dal mistero dei lavabi con due rubinetti separati, al segreto di milioni di ragazze che affrontano gli inverni a gambe nude, e non sanno spiegare perché.


“Inglesi” è il primo libro di Beppe Severgnini, uno dei miei autori preferiti in assoluto e gran conoscitore di usi e costumi di popoli anglosassoni, oltreché degli italiani. Il suo stile ironico, irriverente, comico e serio allo stesso tempo è ormai per me garanzia di una lettura interessante e apparentemente leggera e disimpegnata, ma attraverso cui invece si imparano molte cose della realtà che viviamo, del nostro Paese dei paesi altrui, tant’è che considero questi libri come delle vere e proprie guide che ognuno dovrebbe leggere prima di affrontare un viaggio in Inghilterra, USA e anche Italia.
Come si capisce dal titolo, in questo libro  ad essere analizzati dal nostro sono i sudditi della Regina Elisabetta, popolo notoriamente compassato e maniacale nell’educazione, ma con qualche difettuccio: dal non eccessivo amore per la pulizia (ovviamente si parla in generale), le divisioni interne (guai a scambiare uno scozzese o un gallese per un inglese!), stranezze varie che loro non solo considerano normali per cui si stupiscono che non siano diffuse in tutto il resto del mondo (i rubinetti di cui sopra, la guida al contrario), l'attaccamento maniacale alle tradizioni (che sia la monarchia, la convinzione che l'Italia corrisponda alla Toscana dei primi del '900, i completini pastello della -Regina  o l'autobus rosso a due piani non c'è differenza).

Sono anche molto attaccati alle loro glorie nazionali: i Beatles, Lady Diana, Harry Potter...insomma un popolo tutto particolare di cui l'autore, forte di vari periodi vissuti in UK e amicizie che ancora oggi intrattiene con inglese, racconta i dettaglia con sagacia e ironia:il risultato è una divertente guida ma anche un simpatico omaggio agli inglesi.

venerdì 14 giugno 2013

La donna che leggeva canzoni, di Lisa Tucker


Titolo originale: The song reader

Anno di pubblicazione:

Ambientazione: Missouri, primi anni ‘80

Le sorelle Mary Beth e LeeAnn Norris, orfane di madre, vivono in una piccola cittadina del Missouri; il padre se n’è andato di casa anni prima e Mary Beth, la maggiore,con il suo lavoro di cameriera mantiene la sorella tredicenne e il figlioletto adottivo Tommy.
Mary Beth ha un dono che decide di sfruttare: sa interpretare le canzoni attraverso i cui testi capisce i desideri i segreti e i sentimenti anche più nascosti, aiutando le persone a dare un senso alla loro vita.
Per lungo tempo la giovane è una celebrità della cittadina, ma quando scopre un segreto troppo scottante e convince la persona che ne è vittima ad affrontarlo, le cose si ritorcono contro di lei…





Devo ammettere che l’input iniziale per la lettura di questo romanzo è stata proprio l’idea (a mio avviso molto originale) dell’interpretazione delle canzoni, argomento che mi ha davvero incuriosito tantissimo, tant’è che alla fine del romanzo ho anche cercato (ovviamente inutilmente) di informarmi a riguardo in Internet.
Il romanzo è originale e piacevole, anche se non ho potuto fare a meno verso la fine di non provare un poco di antipatia per la protagonista Mary Beth e per quello che ha fatto al padre, seppure in buona fede; ovviamente non posso rivelare qui di cosa si tratta, ma l’attenuante della giovanissima età non giustifica una cosa del genere.Mi ha anche infastidito la sua passività e, in un certo senso, idolatria per il volere materno che la spinge a sacrificarsi sempre e comunque nel vano tentativo di renderla felice.
Detto questo, Mary Beth pagherà questa sua debolezza su più fronti: quello sociale sarà solo l’ultimo, prima di tutto pagherà sul fronte personale perché baserà la sua vita sul fatto di non ritenersi all’altezza che qualcuno le voglia bene così com’è, che debba fare sempre più degli altri per meritarsi anche solo un po’ di affetto, cosa che le rovinerà la storia d’amore con Ben- fratello di una delle sue clienti che Mary Beth aveva contribuito ad aiutare- anche se alla fine sembra esserci una speranza.
La storia è raccontata in terza persona da LeeAnn, la sorella minore, all’inizio di 13 anni, una ragazzina che si trova a vivere i turbamenti adolescenziali in questa situazione familiare molto particolare, e che quando cominceranno i guai sarà di grande aiuto e supporto per la sorella, sebbene questo non le venga riconosciuto fino in fondo; infatti mi ha molto infastidito il modo in cui in alcuni punti alcuni familiari e amici la rimproverano per alcune mancanze senza considerare minimamente tutto quello che, a 17 anni, aveva già fatto e affrontato da sola.

In generale mi è piaciuto, anche nell'affrontare la parte drammatica della storia e  sentimenti e sensazioni di persone con problemi gravi; la parte più interessante ovviamente è proprio quella della lettura delle canzoni, praticamente il libro ha una sua colonna sonora "muta".


martedì 11 giugno 2013

Read in progress

What did you recently finish reading? (Quale libro hai finito di recente?)



 
 
 
What are you currently reading? (Cosa stai leggendo?)
 
 
 
 
 
 
What do you think you’ll read next? (Quale libro pensi sarà la tua prossima lettura?)
 
 
 
Anche se mi paicerebbe rileggere "Il barone rampante" di Calvino e "La luna sulla brughiera" di Rebecca Brandewyne
 
 
 

 
 
 

domenica 9 giugno 2013

Và dove ti porta il cuore, di Susanna Tamaro


Anno di pubblicazione: 1994

Ambientazione: Trieste, dai primi del secolo agli anni ’90.

L’anziana Olga rimane sola nella sua casa di Trieste dopo che la nipote Marta, orfana di madre e da lei cresciuta, ha deciso di partire per un viaggio in America. Dato che la salute comincia a mancare, Olga decide di scrivere una lunga lettera alla nipote in cui le racconta la sua storia: nata in una  famiglia della borghesia triestina, con origini ebraiche, fino ai 30 anni Olga ha vissuto in un clima chiuso e represso, sposandosi infine con Augusto, un uomo  più anziano di lei, proprio nel tentativo di sfuggirvi.
Purtroppo nonostante il marito fosse una brava persona, per Olga le cose erano addirittura peggiorate, fino a sfociare in una profonda depressione, per curare la quale era andata a Porretta Terme, dove aveva conosciuto Ernesto, un medico con il quale aveva avuto una relazione dalla quale era nata Ilaria, sua unica figlia e madre di Marta….


E’ uno dei romanzi che ha segnato la mia adolescenza; caso editoriale dell’epoca, nonostante la critica lo ritenga generalmente troppo sentimentale,ai limiti del stucchevole, era uno dei libri consigliatimi dalla professoressa di italiano di quell’anno.
Per alcuni versi concordo con la critica, anche io in alcuni punti ho pensato che fosse davvero troppo sentimentale, ma questo è anche uno dei motivi del suo successo; per molti aspetti è un libro che parla col cuore, senza manfrine, senza indorare la pillola, esplorando – per quanto possibile- i vari anfratti dell’animo umano, anche quelli più scomodi e nascosti. 
Olga, la protagonista,è una donna che ha avuto una vita a suo modo tormentata e tribolata sin da bambina, quando i genitori (di origine ebraica, ma che nascondevano le proprie origini per vergogna e pregiudizio), come tante famiglie benestanti, cominciarono a soffocare l’animo sensibile e particolare della figli con un atteggiamento distaccato e rigide regole di etichetta che nascondevano ipocrisia e falsi valori; la bambina prima, la giovane donna poi, non ha mai avuto modo di poter sfogare la sua natura creativa, profonda, trovandosi prigioniera di una gabbia che per lungo tempo l’ha, in un certo senso, anestetizzata, anche se l’insoddisfazione covava comunque, tanto da spingerla al matrimonio con il primo pretendente capitatole, nonostante non solo non ne fosse innamorata ma- si intuisce- solo incuriosita dal fatto che era il primo uomo che si interessava a lei.
Da qui si può intuire facilmente come le cose per la nostra protagonista si renderanno sempre più difficili: in questa parte mi ha colpito la descrizione realistica dello stato depressivo in cui Olga precipita, rendendola schiava di visioni/ossessioni che la sua mente partorisce e di  un’infelicità assolutamente palpabile; l’incontro con Ernesto e la nascita della figlia Ilaria risolveranno solo parzialmente le cose e anzi, a mio avviso getteranno le basi per problemi e infelicità di altro tipo. Ho avutola sensazione che il percorso che vede Olga pacificata con sé stessa si tramandasse a mò di staffetta alla figlia, ancora più inquieta di lei, nonostante al contrario della madre non sia affatto repressa ma troppo libera.
Alla fine rimane la speranza che almeno Marta, la nipote, grazie agli insegnamenti della nonna possa trovare la propria strada evitando le sofferenze di chi l’ha preceduta.
Un romanzo umanissimo e introspettivo, che non emette sentenze e giudizi,che richiede una certa attenzione nel leggere per essere compreso in maniera giusta. A tratti angosciante ma che lascia un sottofondo di speranza nel finale.



venerdì 7 giugno 2013

Quando la fantasia corre....

Stavolta ho voluto immaginare un possibile cast per una trasposizione cinematografica de "Il Barone rampante" di Italo Calvino. Ecco il risultato:





Domenico Diele: Cosimo



Lorenzo De Angelis: Biagio



Sophia Myles: Viola



Nina Dobrev: Battista



Kaspar Capparoni: padre di Cosimo



Gabriella Pession: madre di Cosimo



- I primi due sono due attori ancora poco noti, visti in qualche fiction, in alternativa nel ruolo di Cosimo mi pare starebbe bene anche Elio Germano.

- Nina Dobrev dopo essere stata circondata da licantropi e vampiri di ogni tipo non penso sfigurerebbe nei panni dell'inquieta e stravagante Battista, opportunamente imbruttita (lei non è bellissima ma Battista viene descritta con un faccino da topo....);

- Capparoni e la Pession ovviamente sarebbero i genitori nella parte iniziale, quando Biagio e Cosimo sono bambini.









martedì 4 giugno 2013

Il barone rampante, di Italo Calvino

Anno di pubblicazione: 1957

Ambientazione: Liguria, 1767/18

Collegamenti con altri romanzi: fa parte della serie “Gli antenati”:

- Il visconte dimezzato (1952);

- Il barone rampante (1957);

- Il cavaliere inesistente (1959)


Il 15 giugno 1767  Cosimo Piovasco di Rondò, figlio dodicenne del Barone di Ombrosa, dopo uno screzio con i genitori decide, per protesta, di andare a vivere sugli alberi.
Nonostante i familiari inizialmente pensino ad un atto di ribellione adolescenziale, saranno costretti a ricredersi: Cosimo infatti manterrà davvero la sua promessa, non mettendo più piede sulla terra ma riuscendo nonostante tutto a vivere una vita ricca di cultura e ideali, senza mai perdere il contatto con la terra…



Ho letto questo romanzo quando avevo 17 anni e me ne sono innamorata subito; tutt’ora lo considero uno dei migliori esempi di come un romanzo di fantasia e con una trama apparentemente per ragazzini possa in realtà celare non solo un indimenticabile protagonista ma anche una grande poesia.
Fermo restando che, in sé e per sé, la figura di Cosimo mi è sempre sembrata un po’ quella di un alienato (per restare completamente fedele a sé stesso e ai suoi ideali senza accettare compromessi alla fin fine rimane comunque solo), sono d’accordo con la definizione che ne dà lo scrittore Salman Rushdie: “Una delle più indimenticabili immagini di ribellione, di rifiuto convinto, che esistano nella letteratura di questo secolo ribelle”.
La storia del barone che vive sugli alberi senza mai mettere piede a terra è infatti una storia di ribellione, di coerenza ai propri ideali, di decisione nel prendere in mano la propria vita e viverla come si desidera portata allo stremo, pagandone anche le conseguenze. La storia di Cosimo è raccontata dal fratello minore Biagio, quindi di lui direttamente non sappiamo nulla anche se in molti punti la ricostruzioni pare coincidere il più possibile con questo personaggio affascinante, carismatico,puro, commovente, diverso da tutti i suoi simili ma allo stesso tempo uguale perché molto umano, anche con molte fragilità (soprattutto in campo sentimentale).
Calvino ha uno stile semplice e allo stesso tempo ricco, soprattutto quando narra dei sentimenti dei personaggi che vengono raccontati in un modo che li fa realmente “sentire” a pelle la lettore; il racconto alterna momenti di riflessione e malinconia (i ricordi di Biagio anziano) con momenti divertenti (la descrizione della stramba famiglia Piovasco di Rondò e l’infanzia dei due fratelli) e lirici (l’amore tra Cosimo e Viola, che vira dal lirismo al tormento  riflettendo a mio avviso gli stadi di un vero amore).
Una figura che mi aveva colpito molto all’epoca era quella di Battista, sorella maggiore di Cosimo e Biagio: una figura divertente in superficie ma anche un po’ drammatica, a suo modo ribelle come il fratello anche se la sua ribellione si esplica essenzialmente nel cucinare orridi piatti per tutta la famiglia dopo essere stata costretta ( a causa di un presunto scandalo mai chiarito) a vivere in casa come una monaca; una ragazza che forse già con un carattere difficile di suo viene abbastanza sepolta e soffocata, a mio avviso, il che spiega i suoi comportamenti orrorifici e stravaganti. Altra figura in ombra quella del Cavalier Avvocato,  che solo nella sua drammatica fine suscita compassione perché si capisce la vita infelice che deve aver vissuto.
Naturalmente però l’altra figura che rimane nel cuore è quella di Viola, il vero amore di Cosimo, bambina prima e donna poi tormentata, ribelle a suo modo ma anche conformista, viziata ma ache capace di grandi slanci e di vivere appieno il suo amore; Viola e Cosimo sono due anime gemelle che hanno avuto la fortuna di incontrarsi ma che purtroppo per eccesivo orgoglio, testardaggine e aderenza ai propri ideali non sanno rinunciare a quella parte di sé che consentirebbe di far maturare il loro rapporto.
Con tutto ciò “Il barone rampante” è un romanzo che si può far leggere anche a bambini e ragazzi per il suo stile favolistico, tipico dell’autore; c’è chi lo ritiene il “peggiore” della trilogia degli antenati, per me invece è in assoluto il più bel romanzo di Italo Calvino. Ma sapete che in una video recensione sono incappata in una ragazza che lo definiva una lettura pesante e complessa?!
Ditemi voi…..!!!!

sabato 1 giugno 2013

Citazione

"Si conobbero. Lui conobbe lei e se stesso, perché in verità non s’era mai saputo. E lei conobbe lui e se stessa, perché pur essendosi saputa sempre, mai s’era potuta riconoscere così."

Da "Il Barone rampante" di Italo Calvino

Il vento del passato, di Mary Balogh


Titolo originale:Tempting Harriet

Prima pubblicazione anno: 1994

Ambientazione: Inghilterra,1800.

Collegamenti con altri romanzi: E’ il terzo e ultimo romanzo della serie SULLIVAN.

Finito il periodo di lutto per  la morte del marito, Lady Wingham, al secolo Harriett Pope, accetta l’invito di alcuni amici a trascorrere la Stagione a Londra. Qui con il cuore in gola rivede il suo mai dimenticato primo amore, Lord Archibald Vinney, che sei anni prima, sfruttando il fatto che era solo la dama di compagnia della contessa Clara Sullivan, aveva cercato di convincerla a diventare la sua amante, ottenendo per ben due volte un netto rifiuto nonostante l’attrazione reciproca.
Rivedendolo, dopo tutti questi anni, capisce che il sentimento, che essa credeva affievolito o scomparso, in realtà non è mai cambiato… e lo stesso vale per lui, Archie, lo scapolo più ambito della stagione, che si trova costretto dalla ferma volontà della nonna a mettere finalmente fine alla sua condizione di scapolo per prendere moglie e continuare la stirpe.
Quando rivede Harriet capisce di non averla mai dimenticata, e consapevole del fatto che non potrà mai portarla all’altare in quanto di rango inferiore al suo, le propone nuovamente di diventare la sua amante fino alla fine della Stagione. Contro tutti i suoi principi Harriet accetta...






Chi ha letto il precedente BALLANDO CON CLARA ricorderà bene i personaggi di Archie e Clara: lui era l’amico libertino di Freddie Sullivan, e lei la virtuosa e rispettabile, ma povera, dama di compagnia della protagonista. Erano protagonisti di una storia di sottofondo in cui erano attratti reciprocamente l’uno dall’altra, ma lei rifiutava in blocco la sua proposta di diventare la sua amante, sentendosi degradata da una tale scelta, nonostante il nascere di un sentimento fosse innegabile per entrambi. Ma si sa, un futuro duca non può frequentare chi vuole… e così i due si separano.
Li ritroviamo sei anni dopo in questo romanzo dove assurgono al ruolo di protagonisti: in questi sei anni sono successe molte cose. Harriet ha sposato un gentiluomo di campagna molto più anziano di lei, col quale ha vissuto serenamente e che purtroppo è morto lasciandola con una bimba piccola; ora è una lady a tutti gli effetti, anche se di livello inferiore a quello di un duca, e può permettersi di frequentare il bel mondo londinese, di essere presentata agli amici giusti e, perché no, di trovare un secondo marito adeguato ai suoi sentimenti. Devo dire che il personaggio di Harriet mi ha annoiato e incuriosito allo stesso tempo: annoiato perché a ogni pagina vengono ribaditi i suoi principi virtuosi, non esagerati, ma trovo che il troppo sfoggio della virtù finisca per annoiare se decantato troppo spesso. Mi ha invece incuriosito il modo in cui Harriet si pone di fronte agli eventi: a volte sembra una persona capace di prendere delle decisioni da sé, valutandone rischi e conseguenze (come quando accetta di diventare l’amante di Tenby ), altre volte è come se si lasciasse trasportare dagli eventi senza essere in grado di opporsi, in balia della volontà altrui. Un bel personaggio, dopotutto.
Invece Archibald, detto Archie, duca di Tenby,che già nel primo romanzo avevo trovato oltremodo antipatico e irritante, anche qui non è migliorato: sempre irritante nel presumere di essere irresistibile, indeciso fino all’ultimo sul da farsi ( si può capire, data la sua posizione.. ma non fino all’ultima pagina! ) ma ben deciso a manovrare le cose a suo piacimento, ingannando perfino sé stesso sulla natura dei suoi sentimenti per Harriet.
Per il resto un tipico romanzo Balogh, ben scritto e con personaggi secondari davvero notevoli ( indimenticabile la zia Sophie ); ha buone probabilità di piacere alle ammiratrici dell’autrice.