domenica 12 maggio 2013

Il re di Girgenti, di Andrea Camilleri




Prima edizione: 2001

E’ la storia romanzata in maniera fantastica di un personaggio esistito davvero, il contadino Michele Zosimo che per un breve periodo nel 1718 dopo una rivolta si era autoproclamato re di Girgenti, finendo poi giustiziato.

Figlio dei contadini Giosuè e Filonia, il piccolo Zosimo(detto Zo’)manifesta già da neonato precoci segni di distinzione: nasce ridendo invece di piangere, a tre mesi rifiuta il latte materno in favore di olive e sardine,a sette mesi parla…insomma un vero prodigio.

Crescendo,Zosimo pur vivendo con la famiglia come un contadino,impara a leggere e scrivere, mostra interesse i fatti importanti che accadono intorno a lui. Man mano che il tempo passa e gli eventi si susseguono diviene una leggenda, un punto fermo per la popolazione oppressa di quel preciso periodo storico, quando la Sicilia passa dalla dominazione spagnola ai Savoia…
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E’ il romanzo di Andrea Camilleri che preferisco, un libro che ritengo unico per come la storia vera si fonde con la leggenda popolare e con elementi favolistici e fantastici, soprattutto nel commovente e bellissimo finale, con cui il protagonista si eleva finalmente da tutte le miserie morali e materiali del mondo umano verso un mondo migliore.

Ma del resto come dicevo nella trama tutto il romanzo è improntato su una concezione fantastica della vita di Zosimo e degli avvenimenti che la compongono: la nascita di Zosimo, quando il bimbo invece di piangere ride, l’episodio in cui smette di prendere il latte all’età di tre mesi prendendo invece le sardine e le olive che sta mangiando il padre, il momento in cui parla per la prima volta a sette mesi, lasciando di stucco tutti, soprattutto perché non si limita a una sola parolina, ma a vere e proprie frasi. Proseguendo, il fatto che Zosimo impara a leggere e scrivere attraverso gli insegnamenti di un ex prete che gli lascia pure tutti i suoi libri, che il contadino divora pur vivendo comunque la dura vita di lavoro e privazioni dei suoi simili, o il fatto che, dopo il matrimonio (purtroppo di breve durata), spasimi in segreto per avere una figlia femmina, in un’epoca in cui la nascita di una femmina era ritenuta una disgrazia..insomma questi, con tanti altri, sono tratti distintivi del carattere speciale di questo personaggio, che suo malgrado, trascinato dagli eventi, diventerà capopopolo, sia pur per breve tempo.

Altro elemento che si percepisce nella storia è il senso di predestinazione che grava sul protagonista e sugli eventi che si susseguono, ribaditi più volte in vari episodi(uno per tutti, quando un viandante predice il futuro al protagonista e al fratello, due destini diversissimi).

Per il resto che dire?Camilleri è sempre Camilleri, una garanzia per chi lo ama, come me, di una letteratura divertente, di qualità, che fa ridere e pensare.

2 commenti:

  1. Gran bel romanzo. Come dici giustamente, Camilleri è sempre Camilleri, ma a volte persino lui riesce a superarsi. E questo è uno dei casi.
    L'autore va a recuperare una parte poco nota della storia siciliana, e ci costruisce sopra una storia affascinante.

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  2. E' davvero molto bravo in questo, apprezzo molto quando da una storia sconosciuta se ne inventa un'altra.credo lui sia l'unico nel suo genere.

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