sabato 27 aprile 2013

Vestivamo alla marinara, di Susanna Agnelli

Anno di pubblicazione: 1975

Ambientazione: Torino, dagli anni ’20 agli anni ’50 del novecento.

E’ la storia della famiglia Agnelli, e quindi una parte della storia d’Italia,visto il contributo all’industria e all’economia dato da questa famiglia nel corso del ‘900.
Una storia non sempre positiva, nonostante quello che si tende a pensare delle famiglie così ricche; lo sa bene Susanna Agnelli che ricorda un’infanzia e una giovinezza agiate la anche segnate dalla morte del padre, da una severa educazione carica di obblighi e doveri e dalla presenza di una madre bella ma un poco evanescente, tutto sommato poco presente per i figli….



Ho letto questo romanzo ormai molti anni fa, nel 1998, ma lo ricordo ancora adesso come un ottimo spaccato della vita di una famiglia ricca e importante dei primi anni del Novecento come certamente furono gli Agnelli, una famiglia che certamente- al di là delle personali opinioni che ognuno può avere sui suoi membri- ha fatto la storia dell’Italia contribuendo in modo fondamentale al progresso e all’economia del nostro paese, nonché al prestigio dell’Italia all’estero (o almeno…..a quello che era il prestigio dell’Italia all’estero!).
Ricordo che all’epoca ero rimasta abbastanza stupita (abbastanza ingenuamente, lo ammetto) dal fatto che una persona appartenente a una famiglia così famosa avesse setntito il bisogno di raccontare parte della storia della propria famiglia, ma ora, oltre a non essere più stupita, mi fa piacere che Susanna Agnelli abbia scritto questo romanzo: l’ho trovato un ottimo spaccato di un’epoca, scritto in modo scorrevole, coinvolgente e ben dettagliato nel descrivere ambientazioni, luoghi e anche sentimenti e personalità dei  vari personaggi. L’autrice ha una visione affettuosa di molte cose, compresa la severa educazione ricevuta perlopiù per mano della tata Miss Jane, l’evanescenza della mamma Virginia, soprattutto il rapporto con fratelli e sorelle, a cui si intuisce sia stata molto legata. Ma anche la casa, la Torino di quegli anni…una visione affettuosa e a tratti nostalgica, come penso capiti spesso quando si ripensa alla propria infanzia e magari a persone care che non ci sono più.
C’è spazio anche per la sofferenza- per la morte del padre, per la guerra e anche per non poter essere spesso lasciati liberi di essere come tutti gli altri (la Tata che porta i bambini la parco ma non li lascia giocare più di tanto con bambini di altri ceti,ripetendo una frase che probabilmente era diventata un mantra: “Don’t forget that you are an Agnelli” a sottolineare la loro diversità rispetto agli altri. Molto brutto per un bambino!)
Insomma una lettura piacevole e interessante, da cui vedrei bene tratto un film o uno sceneggiato.

1 commento:

  1. Ho letto questo libro tantissimi anni fa, ma ricordo che mi è piaciuto e mi ha interessato.

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