martedì 9 aprile 2013

Il magnate, di Gayle Wilson

Titolo originale: Raven’s vow

Anno di pubblicazione: 1997

Ambientazione: Inghilterra, 1826

John Raven, magnate americano che ha costruito una fortuna nel campo delle ferrovie e della modernizzazione delle miniere, intende espandere i suoi affari anche in Inghilterra.
Ma, anche per via delle sue origini di mezzosangue, sa bene che la chiusa società inglese gli chiuderebbe le porte in faccia se non si procurasse una moglie inglese e appartenente alla nobiltà.
L’impresa sembrerebbe impossibile, senonchè John conosce Lady Catherine Montfort, la bella e caparbia figlia del duca  Montfort, che nonostante sia già alla sua terza Stagione (e nonostante l’ultimatum paterno) non si rassegna a un matrimonio che le toglierebbe ogni libertà.
John viene conquistato da Catherine fin dal primo incontro, ma quando viene a sapere dei motivi della sua contrarietà a un matrimonio decide di giocare d’astuzia: le propone il matrimonio mostrandoglielo come un accordo d’affari, in cui lei sarà la perfetta padrona di casa che lo introdurrà nel bel mondo dandogli modo di stringere amicizie e alleanze utili per i suoi affari; in cambio di ciò, lui si impegnerà a non limitare in alcun modo la sua libertà...



Ho trovato questo romanzo molto piacevole, non all’altezza di altri della stessa autrice come intensità drammatica ma certamente molto ben scritto e con due protagonisti affascinanti.
Se proprio si vuole trovare una pecca nel romanzo, almeno a mio avviso, è il fatto che il rapporto tra i due protagonisti, dopo un inizio abbastanza originale e un primo incontro coinvolgente, si perde un po’ nella schermaglia (abbastanza comune nei romance), delle incomprensioni dovute alla mancanza di dialogo; ovvero, lui dice una cosa e lei capisce tutt’altro e si comporta di conseguenza, e viceversa.
Oppure, lei pensa che lui pensa in un modo, mentre per lui invece è tutto il contrario (ma si guarda bene dal dirlo o dal dimostrarlo)... insomma, gran parte del romanzo si svolge così, e la cosa a me personalmente alla lunga stufa, tant’è vero che durante la lettura mi sono ritrovata spesso a immaginare di dare una scrollatina ai due protagonisti; parlare chiaro no, eh?
Incomprensioni (evitabilissime) a parte, Catherine e John sono due personaggi ben costruiti e caratterizzati anche psicologicamente (attenzione, questa per la psicologia dei personaggi, che è tipica di questa autrice, anche se è meglio delineata in altri romanzi): lui emana una notevole forza, non solo fisicamente parlando, ma soprattutto come carattere. La sua pazienza, allenata per anni in nome delle sue origini pellerossa, è la sua forza interiore, che gli permette di credere a fondo nel successo del suo rapporto con la moglie anche quando gli ostacoli (sociali, caratteriali - vedi discorso incomprensioni - e a un certo punto anche familiari) sembrano non dare alcuna speranza.
Dal canto suo Catherine è il prototipo della ribelle (anche se solo fino a un certo punto: non si sognerebbe minimamente di lasciare il suo ambiente per amore della libertà) che pur di sfuggire a un matrimonio combinato senza la sua volontà preferisce sposare un - tutto sommato - completo sconosciuto che però le promette la libertà cui tanto anela. Col passare del tempo però, anche lei si accorgerà che la libertà può diventare un’altra prigione se non sostenuta dai sentimenti…
La trama rosa si interseca con una sorta di giallo - una serie di attentati alla vita del protagonista - anche questo reso in maniera efficace visto che, fino al momento in cui la verità verrà svelata, siamo incerti (non troppo, ma abbastanza) sull’identità del misterioso attentatore.
Insomma, non indimenticabile ma nemmeno da sconsigliare.

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