martedì 30 aprile 2013

Il porto delle nebbie, di Georges Simenon


Anno di pubblicazione: 1932

Titolo originale: Le port des brumes

Ambientazione: Ouistreham e Caen

 Il capitano del porto di  Joris viene ritrovato in stato confusionale nei pressi di Parigi. La domestica Julie, assieme al commissario Maigrey,  lo riporta a casa, ma il giorno dopo l’uomo viene ritrovato morto in casa sua per una dose di veleno. A Maigrteti ovviamente il compito di indagare, in un clima apparentemente amichevole ma in realtà omertoso e diffidente…

 
Conosco il personaggio del commissario Maigret non solo per la sua fama ma grazie anche allo sceneggiato cult degli anni ’60, con Gino Cervi e Andreina  , che in Italia è amatissimo ancora oggi. Non l’ho visto tutto ma ne ho viste comunque parecchie puntate, quanto basta per appassionarsi  alle storie e apprezzare un prodotto Tv di ottima fattura.

Alla fin fine ho così deciso di buttarmi nella lettura dei romanzi di Simenon, e questo primo (uno dei titoli più famosi, lo stesso tra l’altro di un film degli anni  ’30 con Jean Gabin che però non c’entra nulla con questo romanzo) non ha deluso le mie aspettative; è un romanzo avvincente, dove tutti potrebbero essere colpevoli e dove la verità emerge passo passo per piccoli indizi, il tutto mentre il lettore si trova immerso nella nebbiosa e umida atmosfera che dalle pagine del libro sembra uscire e avvolgerlo completamente.

Ovviamente tra tutti spicca Maigret, ma anche gli altri personaggi (Joris, Julie, Grand Louis, il sindaco e la moglie) hanno il giusto spazio e la giusta descrizione, ognuno con pregi e difetti umani verso cui l’autore non dà alcun giudizio morale ma si limita solo a narrare la vicenda umana e il giallo che li coinvolge.

Promosso quindi a pieni voti!

sabato 27 aprile 2013

Vestivamo alla marinara, di Susanna Agnelli

Anno di pubblicazione: 1975

Ambientazione: Torino, dagli anni ’20 agli anni ’50 del novecento.

E’ la storia della famiglia Agnelli, e quindi una parte della storia d’Italia,visto il contributo all’industria e all’economia dato da questa famiglia nel corso del ‘900.
Una storia non sempre positiva, nonostante quello che si tende a pensare delle famiglie così ricche; lo sa bene Susanna Agnelli che ricorda un’infanzia e una giovinezza agiate la anche segnate dalla morte del padre, da una severa educazione carica di obblighi e doveri e dalla presenza di una madre bella ma un poco evanescente, tutto sommato poco presente per i figli….



Ho letto questo romanzo ormai molti anni fa, nel 1998, ma lo ricordo ancora adesso come un ottimo spaccato della vita di una famiglia ricca e importante dei primi anni del Novecento come certamente furono gli Agnelli, una famiglia che certamente- al di là delle personali opinioni che ognuno può avere sui suoi membri- ha fatto la storia dell’Italia contribuendo in modo fondamentale al progresso e all’economia del nostro paese, nonché al prestigio dell’Italia all’estero (o almeno…..a quello che era il prestigio dell’Italia all’estero!).
Ricordo che all’epoca ero rimasta abbastanza stupita (abbastanza ingenuamente, lo ammetto) dal fatto che una persona appartenente a una famiglia così famosa avesse setntito il bisogno di raccontare parte della storia della propria famiglia, ma ora, oltre a non essere più stupita, mi fa piacere che Susanna Agnelli abbia scritto questo romanzo: l’ho trovato un ottimo spaccato di un’epoca, scritto in modo scorrevole, coinvolgente e ben dettagliato nel descrivere ambientazioni, luoghi e anche sentimenti e personalità dei  vari personaggi. L’autrice ha una visione affettuosa di molte cose, compresa la severa educazione ricevuta perlopiù per mano della tata Miss Jane, l’evanescenza della mamma Virginia, soprattutto il rapporto con fratelli e sorelle, a cui si intuisce sia stata molto legata. Ma anche la casa, la Torino di quegli anni…una visione affettuosa e a tratti nostalgica, come penso capiti spesso quando si ripensa alla propria infanzia e magari a persone care che non ci sono più.
C’è spazio anche per la sofferenza- per la morte del padre, per la guerra e anche per non poter essere spesso lasciati liberi di essere come tutti gli altri (la Tata che porta i bambini la parco ma non li lascia giocare più di tanto con bambini di altri ceti,ripetendo una frase che probabilmente era diventata un mantra: “Don’t forget that you are an Agnelli” a sottolineare la loro diversità rispetto agli altri. Molto brutto per un bambino!)
Insomma una lettura piacevole e interessante, da cui vedrei bene tratto un film o uno sceneggiato.

mercoledì 24 aprile 2013

Il bastardo, di Jo Beverley



Titolo orginale: Dark champion

Prima pubblicazione anno: 1993

Ambientazione: Inghilterra, 1101
.
Collegamenti con altri libri : Il romanzo appartiene alla serie DARK CHAMPION, così composta:


1- LORD OF MY HEART ( Il dominatore);
2- DARK CHAMPION ( Il bastardo);
3- THE SHATTERED ROSE ( La conquista più difficile);
4- LORD OF MIDNIGHT ( inedito in Italia).


In pochi giorni la vita di Imogen di Carrisford cambia completamente: da figlia amata e viziata dal padre, nonché ereditiera del feudo di Carrisford, a orfana depredata di tutto e in pericolo di vita a causa dell’attacco del violento Warbrick, un nobile che col tradimento ha invaso le sue terre per impadronirsi di tutti i suoi averi.
Costretta a fuggire, la giovane chiede aiuto a FitzRoger di Cleeve, detto “Il Bastardo”, un cavaliere figlio illegittimo di un nobile, conosciuto da tutti per la sua indole spietata. L’uomo accetta di aiutarla e col suo esercito in poco tempo riconquista Carrisford, riconsegnandolo in mano a Imogen, che però messa di fronte al pericolo di una vendetta o di una nuova invasione, accetta di sposare FitzRoger in quanto come marito le dà più garanzie di proteggere la proprietà di altri pretendenti.
Imogen  contemporaneamente è attratta e teme il marito, e ovviamente questo non favorisce i rapporti tra di loro…




Come sapete, i romance ambientati nel medioevo non sono i miei favoriti, comunque ogni tanto provo lo stesso a leggerne qualcuno, anche perché ci sono trame interessanti, come in questo caso. Devo però dire che finora i miei tentativi sono andati un po’ a vuoto, nel senso che non ho trovato medievali degni di nota, e questo non fa eccezione rispetto agli altri, anche se presenta aspetti non trascurabili.
L’autrice scrive in uno stile scorrevole e accattivante, muovendosi con proprietà tra i vari dettagli delle ambientazioni, dei vestiti, dei gioielli, dando così una visione realistica della vita in quel periodo, cosa niente affatto scontata: quante volte si trovano errori a volte, magari evidentissimi anche a chi come me poco sa di quel periodo? In questo romanzo non succede, un plauso all’autrice per la cura che ha messo nello scriverlo.
La storia sulla carta aveva le potenzialità per incuriosirmi, ma leggendo non sono proprio riuscita ad entrare in sintonia con i due protagonisti, FitzRoger e Imogen: o meglio, presi singolarmente i due personaggi non sono del tutto incolore. Lei è un’ereditiera viziata e coccolata, che messa davanti alle dure prove della vita dimostra una notevole forza di volontà nell’assumersi le proprie responsabilità e maturare, riuscendo alla fine anche ad affrontare i propri demoni interiori; lui un uomo tutto d’un pezzo, che rifiutato dal padre si è fatto da solo, con una fama di uomo spietato che in realtà è vera solo in parte. Un personaggio intelligente che arriva a capire e rispettare anche le opinioni dell’eroina ( anche se non so però quanto questo possa essere realistico…), forse perché anche lui tormentato dai propri personali fantasmi.
Presi come coppia invece non hanno sortito alcun effetto, nel senso che li ho sempre visti a sé stanti: non ho percepito un sentimento di amore che li legava ( forse un po’ più dalla parte di lei), nemmeno una verosimile  passione dal punto di vista fisico ( anche se le scene in questo senso non mancano).Insomma anche quando stavano insieme non sono riuscita a vederli come coppia, e questo è stato molto disturbante per la lettura.

domenica 21 aprile 2013

Scandalo, di Amanda Quick

Titolo originale: Scandal

Anno di pubblicazione negli USA: 1991

Ambientazione: Inghilterra, fine '700.

La giovane Emily Farringdon, romantica e apparentemente ingenua, all’età di 24 anni è ancora nubile e destinata a rimanere tale a causa di uno scandalo avvenuto qualche anno prima che ha rovinato la sua reputazione. Vive in un piccolo paesino di campagna col padre e i due fratelli Charles e Devlin,accaniti giocatori d’azzardo che sopravivono solo grazie al notevole talento di Emily per le questioni finanziarie.
La vita della nostra protagonista si divide quindi tra la famiglia e la passione per la letteratura;ma ha anche un piccolo, dolce segreto che rischiara la sua esistenza:l’amore che prova per S.A.Traherne, uno sconosciuto con cui da tempo intrattiene una corrispondenza sulla letteratura.Pur non avendolo mai nemmeno visto ne è innamorata, sicurissima che le loro anime comunichino a un livello metafisico più alto rispetto alla maggior parte della gente.
Senonchè un giorno S.A.Traherne si presenta a Little Dippington rivelando la sua vera identità:Simon Traherne, conte di Blade, deciso a chiederla in moglie nonostante il suo scandaloso passato!La felicità di emily è però presto distrutta:come apprende dal padre, tutto fa parte di un piano di Blade per vendicarsi di lui, che considera responsabile del suicidio del padre e della conseguente rovina della famiglia, avvenuta 23 anni prima.
Ma dopo aver accusato il colpo Emily accetta lo stesso l’offerta di matrimonio di Simon e diventa la contessa di Blade, moglie dell’uomo più temuto di tutta Londra.Nonostante la scottante rivelazione infatti Emily è ancora convinta che loro due siano davvero anime gemelle..solo che Simon non lo sa.
E attraverso una serie di divertenti vicende s’incaricherà lei stessa di farglielo scoprire.



Secondo la mia opinione lo scandalo al quale si riferisce il titolo non è tanto quello che macchia il passato della protagonista quanto il fatto che, scandalosamente,Emily e Simon violino le regole non scritte delle società:un ricco conte non sposa una donna “rovinata” e proveniente da una famiglia di giocatori d’azzardo;non si manifesta il pubblico l’amore per il coniuge;non si partecipa ad un salotto letterario pensando si parli davvero di letteratura ecc…
Il motore dell’azione è l’apparentemente ingenua e romantica Emily, che a dispetto di tutto e tutti “ sa”che Simon è la sua anima gemella:ne è talmente sicura che lo sposa nonostante i suoi propositi di vendetta rivolti contro la sua famiglia, e si dedica anima e copro alla sua missione:fargli capire la loro affinità.
E Simon, il temibile conte che tutti paragonano a un drago,e che tiene come domestici ex pirati e galeotti, a poco a poco si trova sempre più invischiato non sa lui nemmeno come( ma a dir la verità sempre più piacevolmente)nelle vicende a volte casuali e a volte no che l’intraprendente mogliettina ( la sua fatina, come la chiama lui) escogiterà per eliminare in lui il sentimento della vendetta, unico modo possibile secondo Emily, per lasciare posto all’amore e alla gioia nel suo animo tormentato.
Sarebbe impossibile ovviamente riportare anche solo una parte dei divertenti piani di Emily senza rovinare il piacere della lettura a chi ancora non l’ha letto, quindi mi limito a segnalare la divertente scena della prima notte di nozze, quando Emily decide di rinunciare a “consumare”il matrimonio pensando che per Simon sia un sacrificio, mentre lui deve penare non poco per convincerla del contrario… e che dire dell’abbilgiamento di Emily con abiti e accessori decorati da draghi e dragehtti,chiara allusione al soprannome del marito?!
A pensarci bene il romanzo avrebbe potuto intitolarsi “il drago e la fatina”…carino, che ne dite?

venerdì 19 aprile 2013

Obladì obladà, di John Lennon e Paul McCartney

Anno di pubblicazione:2012

Dal retro di copertina:

"Gianni non è un cavaliere: lavora al Super Bar.Lilly non è una principessa: canta in una band Ma s’innamorano come nelle fiabe: lui le compra un anello da sogno, si sposano, hanno due bei bambini… E vivranno felici e contenti, tra i toast e la musica pop."

Con questo post inauguro una sezione dedicata ai libri per bambini, di cui modestamente penso di intedermene abbastanza. Comincio presentando una collana che mi paice moltissimo e ha molto successo tra i più piccoli, tant'è che questi libri sono ormai da anni adottati nelle scuola per insegnare le canzoni.
E' una collana che riunisce famosi disegnatori e cantanti italiani, e che presenta sott forma di libro che può anche essere raccontato varie canzoni illustrate; alcune sono canzoni tipicamente per bambini (tutta la sezione dedicata allo zecchino d'oro), altr sono normali canzoni che o sono diventate col tempo canzoni cantate nelle scuola ("Alla fiera dell'est" di Angelo Branduardi), o sono comunque melodie semplici e simpatiche che attraggono i bambini ("Torpedo blu" di Giorgio Gaber".
Questo è una delle uscite più recenti e ovviamente anche se non avessi fatto la mestra d'asilo l'avrei comprato ugualmente....;)
E' un libro simpatico, molto colorato, con illustrazioni in stile "pop" anni '70 (notare in particolare il look degli abiti di Lilly),che racconta la famosa canzone dei Beatles nella versione italiana (qui cantata da I Nuovi Angeli), molti omaggi anche al gruppo originale, come la simpatica illustrazione finale (la famigliola che attraversa la strada come i Beatles sulla copertina di ABbey Road".
Certo il testo non proprio femminista potrebbe far storcere il naso a qualche adulta, ma anche qui il disegnatore è riuscito abilmente a trovare un modo per non relegare Lilly al ruolo di angelo del focolare.
Davvero molto carino, uno dei migliori di questa collana!

mercoledì 17 aprile 2013

Un marito ideale, di Oscar Wilde

Titolo originale: An ideal husband

Anno di pubblicazione: 1901

Ambientazione: Inghilterra, primi del ‘900

Robert e Gertrud Chiltern sono davvero una coppia modello: ricchi, benvoluti da tutti nel loro ambiente e molto innamorati, vivono una vita serena e impegnata, soprattutto Robert che sta per essere nominato sottosegretario degli Esteri. Tanta perfezione però  nasconde sempre dei lati oscuri, ed infatti una sera ad una festa data da Lady Chiltern in onore del marito e alla quale è stato invitato anche il miglior amico della coppia, Lord Arthur Goring, un nobile dandy sfaccendato, compare la misteriosa Mrs Chively, la quale fa capire a Robert di essere a conoscenza di un importante segreto del suo passato, segreto che se rivelato potrebbe mettere fine a tutto…


In puro stile Oscar Wilde, un’altra commedia degli equivoci basata sul tema della sincerità: nel rapporto di coppia, fra amici, nella vita sociale e politica.
Ogni personaggio di questa storia ha un segreto, piccolo o grande, che pensa non conosca nessuno e che potrebbe sconvolgergli la vita in vari modi: annientando una sicura carriera, rovinando un matrimonio, mettendo a rischio una reputazione o un’amicizia. Insomma, cose importanti per cui i vari personaggi hanno (o credono di avere, giacchè questi segreti alla fin fine non sono poi così gravi come essi pensano): unica che sembra non averne, L’imperturbabile Mrs Chively, che per buona parte della sua commedia si gode il ruolo di consapevole burattinaia e che grazie alla sua ironia e intelligenza risulta per il lettore molto meno sgradevole di quanto avrebbe potuto essere. Altro personaggio che spicca è Lord Arthur Goring, tipico personaggio wildiano che andando avanti nella storia si rivelerà essere per nulla superficiale e sfaccendato come ci tiene a essere considerato.
I segreti dei protagonisti comunque alla fin fine non avranno alcunché di particolarmente scandaloso, a tal punto che il lettore venendone a conoscenza potrebbe pensare: “Tutto qui?”, ma l’autore mostra come azioni non proprio corrette e limpide possano venire ingigantite a causa della cattiva coscienza, fino a diventare dei macigni. Ma la liberazioni da essi è come un banco di prova sui cui verrà dimostrata l’autenticità di sentimenti come amore e amicizia e delle persone che sono accanto ai personaggi, in particolare nella coppia Robert- Gertrud.
Insomma un’atra godibilissima opera dell’autore inglese, non troppo difficile da apprezzare per chi, come me, lo ammira da sempre.

domenica 14 aprile 2013

I personaggi: Alice

Dal libro: "Le avventure di Alice nel paese delle meraviglie" e " Attraverso lo specchio" di Lewis Carroll.

Biografia:  Alice è una bambina che vive nell'epoca vittoriana; un giorno, addormentatasi mentre era al parco con la sorella, sogna un mondo meraviglioso in cui, seguendo un coniglio bianco, incontra vari personaggi strampalati che mettono a dura prova le sue conoscenze e la sua logica, dove vive varie avventure: il tutto si rivelerà solo un sogno.



Credo che la trama di questa storia e la sua protagonista siano più o meno conosciute da tutti, perlomeno nelle varie riduzioni a cui questo romanzo- perchè tale nasce, anche se poi è stato ridotto a favola- viene raccontato nei libri per bambini.
La storia di Alice è sempre stata la mia favola preferita fin da bambina (avevo ben 4 libri diversi!!), e solo da grandina (credo 15 anni, non ricordo bene) sono riuscita a leggere il romanzo originale per intero. Non è una storia di immediata e facilissima comprensione, anche perchè l'autore, Lewis Carroll, gioca con regole logiche, linguistiche, fisiche e matematiche trasposte sulla pagina scritta, ed è pieno di allusioni a personaggi, poemetti e proverbi dell'epoca, non tutti conosciuti in Italia.
In sostanza la nostra eroina Alice si trova catapultata in un mondo dove ogni più elementare e banale norma di educazione e convivenza viene stravolta, e ha il suo bel daffare la poverina per cercare di capire/adattarsi al mondo "meraviglioso" (che, per molte cose, a ben vedere tanto meraviglioso non è) in cui soggiorna temporaneamente....Alice ha avuto tante interpretazioni: alcuni la vedono come bambina saccente e saputella che il suo autore stesso, descrivendola così, metterebbe alla berlina per la sua insistente volontà di cambiare regole e modi di vivere che, in quel paese e a modo loro, funzionano.
Altri invece la vedono come il simbolo della spontaneità infantile forzatamente educata e ingabbiata dall'educazione impartita dagli adulti; altri ancora ne danno una versione "cattiva", dando ad Alice una patina di sadismo nel sottolineare il fatto che, ad esempio, parli sempre della sua amata gatta Dina con personaggi che tutto sono fuorchè amici dei gatti (tipo topi e uccelli, con i quali addirittura si lascia andare a magnificare le doti di Dina nell'acchiappare esemplari delle due specie sopradette!!).
Insomma, se cercate in Internet troverete di tutto su di lei, e devo dire che Alice potrebbe èure essere tutte queste cose messe assieme....per me rimarrà sempre la piccola amica della mia infanzia,che mi ha fatto tanta compagnia!

martedì 9 aprile 2013

Ballando con Clara, di Mary Balogh


Titolo originale: Dancing with Clara

Ambientazione: Inghilterra, primi ‘800.

 Collegamenti con altri romanzi:Il romanzo fa parte di una trilogia, che comprende:
1- Il conte di Beaconswood;
2- Ballando con Clara ;
3- Il vento del passato.


Frederick Sullivan, libertino e scavezzacollo, è pieno di debiti e i creditori stanno per dargli la caccia:la soluzione più ovvia e veloce al problema è trovare una moglie ricca. Così sposa Clara, una giovane donna ricchissima ma purtroppo non del tutto di suo gradimento:la poveretta infatti non è bella e per di più una grave malattia contratta da bambina, quando viveva in India col padre, la costringe tutt’ora sulla sedia a rotelle.
Nonostante tutto il matrimonio si rivela una piacevole sorpresa per Freddie:impara a conoscere la moglie ( donna intelligentissima che ha subito capito il carattere del marito e non si fa illusioni sul suo conto ) e le si affeziona moltissimo,ma quando capisce che lei sa che le profferte d’amore con cui vorrebbe conquistarla sono false e sa il vero motivo del loro matrimonio fugge amareggiato a Londra,dove riprende la sua vita sregolata, tra bordelli e case da gioco.Quello che non si aspetta è che la vita che prima gli piaceva tanto ora lo disgusta, e sente sempre più la mancanza di Clara;la quale frattanto rimasta in campagna scopre di avere la possibilità di riprendere l’uso delle gambe e decide di provare a dare una svolta alla sua vita…


Mary Balogh:per me( e penso anche per tutte le sue fans) un nome, una garanzia.Garanzia di storie delicate, ambientazioni, personaggi e sentimenti veri..molto più che in altri romanzi;eppure sa sempre stupire,inserendo elementi insoliti.
In questo caso i nostri protagonisti,Freddie e Clara:in quale romanzo d’amore si sceglie come protagonista un libertino impenitente che si sposa per soldi pensando di sfruttare la moglie per pagare i debiti?In molti, diranno alcuni:è vero, ma in pochissimi il gentiluomo in questione protrae questi non proprio trascurabili difetti per tutto il romanzo, nonostante il lettore intuisca dietro questo suo comportamento un pentimento sincero e una sincera voglia di cambiare.E il bello è che riusciamo ad affezionarci a lui nonostante tutto, perché in Freddie c’è molto di più di quello che tutti, lui per primo,credono.
Freddie infatti, come detto, sposa Clara per soldi:non abbellisce le sue intenzioni con falsi sentimenti e nemmeno con una falsa attrazione anzi considera Clara brutta e vorrebbe poterla sostituire con la sua amica dama di compagnia Harriet, molto più bella di lei.Ma non ha altra scelta e inoltre le sue intenzioni non sono del tutto cattive:intende rispettare Clara e darle affetto e compagnia, quindi con ciò si autoassolve per le intenzioni che lo guidano al matrimonio e per le bugie che le racconta corteggiandola.Ma durante la luna di miele avviene il cambiamento:scopre che Clara è intelligente, spiritosa, piacevole( anche a letto),che il padre l’ha costretta a una vita da reclusa nel tentativo di proteggerla e quindi la porta in carrozza, a fare passeggiate nel parco, stanno fuori all’aria aperta a chiacchierare e divertirsi…insomma uan vita ben diversa da quella condotta finora, e soprattutto GLI PIACE.Per questo, quando ferito nei suoi migliori propositi torna a Londra a darsi ai bagordi, non ne trae più di tanto soddisfazione: gli manca Clara, ma la scoperta di questo nuovo sentimento a lui sconosciuto lo spaventa così tanto che cerca di ignorarlo fino alla fine del romanzo, anche se lo manifesta in ogni suo modo di fare e a scapito della cattiva opinione che tutti hanno di lui, soprattutto i parenti.In realtà Freddie è un uomo solo, e spaventato da questa sua condizione
Ma il vero punto di forza del romanzo è senz’altro Clara, eroina veramente non comune nei romance:non bella,malaticcia, l’unica cosa che può attrarre verso di lei un uomo sono i suoi soldi;e lei lo sa.Quando accetta Freddie come marito non si illude che le sue marinerie amorose siano vere, lo sa benissimo che tipo è:ma lo accetta comunque, perché nella sua vita ha avuto solo brutture e sofferenze, e ora ha voglia di circondarsi di bellezza e allegria, tutte cose personificate dal neo marito;e oltre a ciò mi è piaciuto il fatto che Clara ammetta senza falsi moralismi e pudori i suoi naturali bisogni di donna, altro fattore che la spinge a contrarre matrimonio.Entrambi quindi non sono quello che sembrano in superficie, dietro la loro maschera si nascondono rispettivamente una donna forte e molto bella e un uomo affettuoso e sensibile:è soprattutto grazie a lui che Clara guarisce,fa molto di più lui che tutti quelli che lo sminuiscono senza però dare una anno concretamente.
Questo è quindi un romanzo intenso ed emozionante, con due protagonisti che maturano nell'amore reciproco pur senza cambiare sè stessi.
Nei personaggi secondari di Lord Archibald ( amico di Freddie)e Harriet( dama di compagnia e amica di Clara)viene introdotta la storia che fa da apripista al terzo libro della serie.

Il magnate, di Gayle Wilson

Titolo originale: Raven’s vow

Anno di pubblicazione: 1997

Ambientazione: Inghilterra, 1826

John Raven, magnate americano che ha costruito una fortuna nel campo delle ferrovie e della modernizzazione delle miniere, intende espandere i suoi affari anche in Inghilterra.
Ma, anche per via delle sue origini di mezzosangue, sa bene che la chiusa società inglese gli chiuderebbe le porte in faccia se non si procurasse una moglie inglese e appartenente alla nobiltà.
L’impresa sembrerebbe impossibile, senonchè John conosce Lady Catherine Montfort, la bella e caparbia figlia del duca  Montfort, che nonostante sia già alla sua terza Stagione (e nonostante l’ultimatum paterno) non si rassegna a un matrimonio che le toglierebbe ogni libertà.
John viene conquistato da Catherine fin dal primo incontro, ma quando viene a sapere dei motivi della sua contrarietà a un matrimonio decide di giocare d’astuzia: le propone il matrimonio mostrandoglielo come un accordo d’affari, in cui lei sarà la perfetta padrona di casa che lo introdurrà nel bel mondo dandogli modo di stringere amicizie e alleanze utili per i suoi affari; in cambio di ciò, lui si impegnerà a non limitare in alcun modo la sua libertà...



Ho trovato questo romanzo molto piacevole, non all’altezza di altri della stessa autrice come intensità drammatica ma certamente molto ben scritto e con due protagonisti affascinanti.
Se proprio si vuole trovare una pecca nel romanzo, almeno a mio avviso, è il fatto che il rapporto tra i due protagonisti, dopo un inizio abbastanza originale e un primo incontro coinvolgente, si perde un po’ nella schermaglia (abbastanza comune nei romance), delle incomprensioni dovute alla mancanza di dialogo; ovvero, lui dice una cosa e lei capisce tutt’altro e si comporta di conseguenza, e viceversa.
Oppure, lei pensa che lui pensa in un modo, mentre per lui invece è tutto il contrario (ma si guarda bene dal dirlo o dal dimostrarlo)... insomma, gran parte del romanzo si svolge così, e la cosa a me personalmente alla lunga stufa, tant’è vero che durante la lettura mi sono ritrovata spesso a immaginare di dare una scrollatina ai due protagonisti; parlare chiaro no, eh?
Incomprensioni (evitabilissime) a parte, Catherine e John sono due personaggi ben costruiti e caratterizzati anche psicologicamente (attenzione, questa per la psicologia dei personaggi, che è tipica di questa autrice, anche se è meglio delineata in altri romanzi): lui emana una notevole forza, non solo fisicamente parlando, ma soprattutto come carattere. La sua pazienza, allenata per anni in nome delle sue origini pellerossa, è la sua forza interiore, che gli permette di credere a fondo nel successo del suo rapporto con la moglie anche quando gli ostacoli (sociali, caratteriali - vedi discorso incomprensioni - e a un certo punto anche familiari) sembrano non dare alcuna speranza.
Dal canto suo Catherine è il prototipo della ribelle (anche se solo fino a un certo punto: non si sognerebbe minimamente di lasciare il suo ambiente per amore della libertà) che pur di sfuggire a un matrimonio combinato senza la sua volontà preferisce sposare un - tutto sommato - completo sconosciuto che però le promette la libertà cui tanto anela. Col passare del tempo però, anche lei si accorgerà che la libertà può diventare un’altra prigione se non sostenuta dai sentimenti…
La trama rosa si interseca con una sorta di giallo - una serie di attentati alla vita del protagonista - anche questo reso in maniera efficace visto che, fino al momento in cui la verità verrà svelata, siamo incerti (non troppo, ma abbastanza) sull’identità del misterioso attentatore.
Insomma, non indimenticabile ma nemmeno da sconsigliare.

sabato 6 aprile 2013

101 storie di gatti che non ti hanno mai raccontato, di Monica Cirinnà e Lilli Garrone



Anno di pubblicazione: 2011

Dal sito della Feltrinelli:


“101 ritratti dell'animale più elegante e misterioso della storia. Gli Egizi li chiamavanoMyou, per il loro dolce miagolio. I Greci li amavano così tanto che quando ne moriva uno i proprietari lo piangevano come fosse un membro della famiglia. Gli Etruschi e i Romani li tenevano nelle proprie abitazioni per scacciare i topi. Da sempre apprezzati per la loro indipendenza, dolcezza e astuzia, i gatti furono maltrattati solo nel Medioevo, poiché ritenuti amici e complici delle streghe.
Tra le pagine di questo libro scoprirete 101 avventure di ieri e di oggi; storie legate al mito e curiosi fatti di cronaca, come la vicenda di Vaino, un gatto finlandese che ha percorso 800 chilometri per tornare a casa. E poi ancora descrizioni e aneddoti di gatti illustri, come Socks, inquilino della Casa bianca, e Dina, la dolce gatta di Alice nel paese delle meraviglie; ma anche vite di gatti sconosciuti che hanno da svelare segreti magici e misteriosi.



Ho regalato questo libro a mia sorella per Natale, ma dato che lei non l’ha ancora letto…ne ho approfittato io, e sono sicura che agli amanti dei gatti piacerà moltissimo questa lettura.
Unici protagonisti, ovviamente, i gatti di ogni epoca,  con uan particolarità: sono gatti che, in un modo o nell’altro sono diventati famosi. Alcuni grazie a leggende (il gatto di Salomone, la gatta di Maometto, alcuni gatti di leggende cinesi e persiane), altri grazie ai loro padroni famosi (Socks, il gatto dell’ex presidente USA Bill Clinton;   il gatto di Roosevelt), altri ancora “inventati” ma ormai arcinoti grazie a fiabe e romanzi (Il “Gatto con gli stivali” di Perrault, Dina, la gatta di Alice…personalmente ci avrei messo anche il Gatto che faceva coppia con la Volpe il “Le avventure di Pinocchio” di Carlo Collodi, possibile che alle due autrici del romanzo non sia venuto in mente dato che sono italiane?).
Attraverso le singole storie dei gatti veniamo anche a conoscenza di come essi venivano considerati in epoche e civiltà passate,e anche dell’origine di leggende ad essi legate (come quella delle sette vite, che pare fosse stata donata da Maometto per ringraziare la sua gatta della compagnia).
Il libro è scritto bene, racconta le storie in maniera semplice e a tratti con linguaggio un poco favolistico (quindi può essere una lettura adatta anche ai bambini), è corredato di illustrazioni che, in alcuni casi, sembrano ispirate a qualche cartone animato Disney. Personalmente le storie che mi sono piaciute di più sono quelle di Dina (la gatta di Alice), Willelmina (La gatta di Dickens), Muezza (la gatta di Maometto), il Gatto di “Colazione da Tiffany” (grazie al quale sono venuta a sapere dell’esistenza del “Pet Award”, l’Oscar per gli animali attori!), ma in generale ho apprezzato ogni singola storia. Utile anche per chi vuole dare un nome particolare al proprio gatto, magari legato a una storia o con un significato particolare.


 
 P.S: so che non frega nulla a nessuno, ma se io avessi un gatto lo chiamerei Heathcliff o George (in onore di George Harrison), e se avessi una gatta Eponine….la mia manìa letteraria, lo so!

Canzone gitana, di Tori Phillips

Titolo originale: The Dark Knight

Anno di pubblicazione : 2002

Ambientazione: Inghilterra, 1553.

Collegamento con altri romanzi: il romanzo è l’ultimo della serie CRONACHE DEI CAVENDISH .


Lady Tonia Cavendish si trova in prigione, condannata a morte per aver fondato un oratorio cattolico nell’Inghilterra protestante di Enrico VI. Il boia incaricato di eseguire la sentenza è Sandor, uno zingaro costretto ad adempiere all’incarico dal fatto che i soldati del re hanno sequestrato suo cugino.
Appena vede la giovane e bellissima condannata Sandor ( che già non si trova per nulla - e comprensibilmente - a suo agio nei panni di boia) ne rimane affascinato a tal punto di trovare il modo di farla fuggire. Durante la fuga l’amore divampa tra i due,ma prima che la rocambolesca e avventurosa vicenda trovi una felice conclusione i nostri eroi dovranno affrontare numerose insidie, tra le quali le più pericolose sono gli uomini del re che li inseguono e i parenti di Tonia che fanno altrettanto ( ovviamente per i motivi opposti).




Se si supera l’assurda situazione iniziale ( come può una condannata a morte essere affascinata dal proprio boia, fantasticare su di lui e infine innamorarsene?! ) il romanzo è coinvolgente e si legge tutto d’un fiato, perché è impossibile non appassionarsi alla storia d’amore tra due personaggi così forti e intensi ( a parte qualche eventuale forzatura ).
Tonia Cavendish sembra solo inizialmente la solita pia donna tendente al Paradiso; in realtà si capisce ben presto che è una donna dolce ma con fuoco nell’anima; la sua decisione di farsi monaca deriva solo dal fatto di non aver trovato nessuno che le abbia fatto battere il cuore, come sottolinea durante la storia uno dei personaggi; non sapendo cos’è l’amore sceglie una vita di rinuncia, ma quando incontra Sandor le cose cambiano, eccome! Inoltre non si può non ammirare il coraggio che progressivamente manifesterà nelle scelte che sarà costretta a fare.
Anche Sandor è solo apparentemente il solito zingaro sfuggente che si arrabatta con lavoretti tutt’altro che legali, in realtà è un uomo diviso tra la fedeltà al suo popolo di appartenenza e la voglia, mai confessata ad altri, di avere una vita regolare, un tetto sopra la testa, un lavoro:insomma una vita come i” gadje”, gli stranieri secondo il popolo rom. L’incontro con Tonia e la nascita del loro amore, anche se in circostanze come detto improbabili, sarà l’occasione per avverare tutti questi sogni.
Il romanzo è inoltre ben scritto e strutturato, con una giusta dose di avventura e sentimento.

giovedì 4 aprile 2013

Il brigatista e l'operaio, di Giovanni Bianconi



Anno di pubblicazione: 2011

Il  1979 l’operaio comunista Guido Rossa viene ucciso dai terroristi Riccardo Dura e Vincenzo Guagliardo per aver denunciato un collega che distribuiva volantini delle Br all’interno della fabbrica dove lavoravano, l’Italsider di Genova.
Anche Guagliardo, uno dei due assassini, era un operaio comunista,ma a differenza di quella che diventerà la sua vittima il suo percorso di vita e i suoi ideali lo portano  scegliere la strada della lotta armata, aderendo alle BR. Molti anni dopo l’omicidio il confronto con la figlia della sua vittima 

Un’altra ottima lettura per chi, come me è interessato all’approfondimento del tema degli anni di piombo e del terrorismo italiano.
La vicenda è quella di una delle vittime più note del terrorismo, Guido Rossa, la cui figlia Sabina dopo un colloquio con Vincenzo Guagliardo, uno dei due brigatisti che partecipò all’uccisione del padre (l’altro, Riccardo Dura, era morto da tempo a causa di un tumore) si disse favorevole al suo reinserimento nella società civile.
Un atto nobile anche se non sempre condivisibile e non applicabile a tutti, maturato dopo un percorso doloroso che ha portato la donna anche a un confronto con l’ex terrorista, la cui vita nel libro è narrata parallelamente a quella della sua vittima, come a voler mettere a confronto due persone così diverse nelle scelte pur partendo dagli stessi idealie (più o meno) dalla stessa visione politica.
Alla fine il ritratto del terrorista ne esce comunque perdente e sconfitto,un allucinato rispetto alla realtà e al mondo in cui viveva e che voleva migliorare. Nonostante la scarsa (anzi, proprio nulla) simpatia che provo per gente del genere- senza alcuna eccezione- ho apprezzato il non demonizzarlo né idealizzarlo, mantenendolo sempre e comunque in una dimensione umana, come avviene del resto anche per Guido Rossa; se proprio vogliamo a descriverli come fallito o come eroe ci pensano la loro storia, le loro azioni e le loro prese di posizione.
Un’ulterirore arricchimento riguardo a questa vicenda e alla storia degli anni di piombo.