venerdì 22 marzo 2013

L'uomo che ride, di Victor Hugo

Titolo Originale: L’Homme qui rit

Anno di pubblicazione: 1869

Ambientazione: Inghilterra, 1960/1710 circa

In una notte di bufera il teatrante girovago Ursus trova due bambini orfani e decide di tenerli con sé, chiamandoli Gwynplaine e Dea. La bambina è cieca, il ragazzino invece ha subito in tenerissima età un’orribile mutilazione al viso, dove gli è stata letteralmente scolpito un ghigno ridente.
Crescendo, tra i due si sviluppa un forte affetto che diventa amore, ma improvvisamente sul gruppetto cade un fulmine a ciel sereno: si scopre che Gwynplaine è in realtà il figlio di Lord Clancharlie, un nobile ribelle, bambino rapito per ordine del vecchio re e consegnato ai Comprachicos, zingari che trafficavano coi bambini; il giovane viene quindi portato a corte per essere reintegrato nel posto che gli spetta di diritto, venendo anche fidanzato con la duchessa Josiane, sorellastra della regina. Attratto dalla possibilità di una vita di agi dopo aver sempre vissuto ai margini, Gwynplaine accetta…

Ho letto questo romanzo quando avevo 17 anni ed è stato il mio primo incontro con Victor Hugo, che da allora è diventato uno dei miei autori preferiti.
E’ un romanzo meno famoso de I MISERABILI ma altrettanto bello e intenso, oltre ad assomigliargli molto come ambientazione e struttura narrativa (la parte riguardante il romanzo viene alternata a lunghi capitoli di spiegazioni storiche e sociali).
Mi ha subito colpito la profondità con cui l’autore sa descrivere i suoi personaggi nelle varie sfaccettature della loro umanità, con turbamenti, difetti, pregi, indugiando molto sui loro pensieri più profondi  e anche sulle loro inquietudini.
La storia d’amore tra Gwynplaine e Dea è tra le più dolci che ancora oggi mi sia capitato di leggere, nonostante la sua drammaticità; due reietti che si sono trovati, in qualche modo predestinati (come dimostra il loro primo incontro) e vivono in un loro piccolo Paradiso, seppure ai margini della società che comunque, alla fin fine, non è certo benigna con nessuno dei due e in particolare con Gwynplaine, vittima dei crudeli Comprachicos che da bambino gli storpiarono il volto imprimendogli  la maschera di un ghigno perenne, orribile a vedersi per i “normali”, tant’è che per lui l’unica speranza di guadagnarsi da vivere è come fenomeno da baraccone.
In una bellissima scena Dea dice “Dio mi ha chiuso gli occhi perché potessi vedere il vero gwynplaine” trovo che sia una frase che valga più di mille parole.
Molto bella anche la figura dello stravagante e burbero Ursus, che in verità rappresenterà non solo il salvatore dei due orfanelli e il loro padre, ma anche un apersona con profonda umanità, scevra da pregiudizi e molto al di sopra di altri, ad esempio dei nobile, ovviamente ritratti come buoni a nulla e viziosi, dediti solo a ovinare le vite degli altri con i loro giochetti.
Un romanzo stupendo che vale la pena di leggere, anche se mi rendo conto che le numerose pagine di spiegazioni storiche e di costume possono tediare qualcuno.

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