venerdì 8 febbraio 2013

Lo scudiero, di Tori Phillips


Anno: 1999,

Ambientazione: Inghilterra, 1520

Collegamenti con altri romanzi: E’ il secondo libro della serie CRONACHE DEI CAVENDISH:

1- Il lupo dei Cavendish
2- Lo scudiero;
3-  La rosa d’oro
5- Lo scudiero dei Cavendish
6- Il rubino dei Cavendish
7- La donna mascherata
8- Canzone gitana


Titolo: è stato pubblicato anche con il titolo  LO SCUDIERO DEI CAVENDISH.

Si Andrew Ford, ex scudiero e fedele amico di Thomas Cavendish, nonché mentore dei suoi due figli Brandon e Guy, salva dalle mani di un crudele protettore la giovane popolana Rosie, messa all’asta dal padrone di un bordello per essere usata come prostituta.
L’azione non è fatta tanto per buon cuore quanto perché l’esteta e modaiolo Andrew ha scommesso con Brandon e Guy, figli di Sir Thomas, che in poco tempo riuscirà a trasformare la rozza popolana in un perfetta lady, tanto che quando verrà presentata alla corte di re Enrico nessuno noterà la differenza.
Da subito Sir Andrew capisce che l’impresa non sarà facile: oltre ai modi che più rozzi non si può, Rosie possiede anche un caratterino niente male col quale tiene testa al suo mentore in un modo che non lo lascia certo indifferente…



Leggendo la serie CRONACHE DEI CAVENDISH mi era sfuggito questo romanzo, più che un seguito uno spin off del precedente (e bellissimo) L A FIGLIA DELL’ORAFO. L’ho recuperato ora, ma a dire la verità non mi sarei persa molto.
La Phillips narra una storia alla MY FAIR LADY, protagonista Andrew Ford, ex scudiero di Thomas Cavendish modaiolo e apparentemente superficiale nel ruolo di un Higgins ante litteram, e Rosie, servetta orfana venduta al mercato come prostituta, nei panni della sua allieva. La prima parte del romanzo ricorda appunto la storia più famosa, visto che si dipana tutta sulle lezioni-di linguaggio, postura, moda- che Andrew impartisce con molta fatica alla giovane allieva; naturalmente per differenziare un poco la cosa, già dopo due pagine si comincia a parlare dell’attrazione immediata che l’attempato gentiluomo prova per la giovanissima Rosie…questo quando ancora la servetta è coperta di fango e stracci; ben più comprensibile l’attrazione che la giovane prova per lui, visto che è il primo essere umano gentile che incontra; la poverina è talmente  abituata a botte e altro che inizialmente non riesce proprio a credere che Andrew voglia solo “usarla” come allieva, anzi pensa che la voglia violentare da un momento all’altro e si chiede persino se sia normale che non lo faccia!
La prima parte è comunque quella più divertente del romanzo, che comincia proprio a cadere quando entra in scena il risvolto sentimentale per entrambi i protagonisti; crolla del tutto quando, verso la metà, si intuisce la piega che l’autrice fa prendere alla storia personale di Rosie, che nel frattempo sta diventando una perfetta gentildonna; si scopre infatti (soluzione ultratelefonata) che la giovane è figlia illegittima di una nobile parente dei Cavendish da tempo defunta. La scoperta avviene da parte di Lady Alicia in poche righe, la prima volta che parla con Rosie, e unicamente sulla base di due indizi: il nome del paese da cui proviene la ragazza e il fatto che era stata abbandonata neonata. Da qui Lady Cavendish, facendo 2+2 arriva alla soluzione in un batter d’occhio…verosimile, no?
Ancora più brutto il messaggio che passa dopo questa rivelazione: da qui Rosie, che fino ad allora nonostante fosse stata visibilmente maltrattata veniva dileggiata dagli stessi figli dei Cavendish come prostituta, avrà diritto al rispetto dovutole; e se invece non si fosse scoperto nulla?
L’unico elemento di interesse è l’aggiungere un nuovo squarcio della vita dei protagonisti del precedente romanzo, Alicia e Thomas, e quindi ritrovare i personaggi già conosciuti e apprezzati; ma per il resto, come ho detto, è l’apoteosi dell’inverosimilità.

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