venerdì 18 gennaio 2013

Magnolia, di Carol Finch

Titolo originale: Bounty hunter’s bride

Anno di pubblicazione: 2002

Ambientazione: Stati Uniti, 1875

Hanna Malloy, figlia di un magnate delle spedizioni, fugge il giorno stesso delle nozze con un ricco rampollo impostole dal padre verso l’Ovest, decisa a vivere una vita indipendente da chiunque, conquistata grazie alla propria realizzazione personale. Consapevole però del rischio che corre in quelle terre selvagge, e soprattutto del fatto che le donne non sposate hanno ovunque poca libertà d’azione, decide di trovarsi alla svelta un “marito di comodo” a pagamento, disposto a darle il suo nome ( e solo quello) in cambio di una grossa somma di denaro, lasciandola poi libera di fare quello che gli pare. Appena arrivata nell’Ovest ha la fortuna di incontrare subito Cale Elliott, un mezzosangue cacciatore di taglie, che pare proprio il tipo ideale per questo tipo di impresa…e che accetta subito, rifiutando la ricompensa ma chiedendo in cambio a d Hanna di insegnargli le  buone maniere necessarie per entrare in società e catturare finalmente l’assassino del fratello.
Questo implica che il loro finto matrimonio duri ancora qualche tempo, e durante questo tempo i nostri due protagonisti impareranno a conoscersi molto intimamente….



Sarò sincera, come sempre: questo romanzo non mi ha coinvolto quasi per nulla, nonostante l’ambientazione western sia una delle mie favorite e nonostante abbia un debole per i protagonisti mezzosangue. La protagonista Hanna è sicuramente una giovane donna dal carattere deciso e determinato, con tratti anche divertenti e ingenui ; il protagonista Cale è il classico uomo selvaggio e tutto d’un pezzo, provato da molti eventi dolorosi, che ha deciso di dedicare la propria vita alla vendetta senza lasciare spazio a nessun’altro sentimento, atteggiamento che nasconde una forte sensibilità che l’incontro con la nostra Magnolia ( è il soprannome che lui dà ad Hanna) tira fuori man mano.
In mezzo a tutto questo, un padre severo e burbero che poi si scoprirà molto meno “cattivo” di quanto si pensa, un cattivo che più cattivo non si può e alcuni amici fedelissimi: insomma, tanti stereotipi messi insieme, non solo nei personaggi ( che rimangono sulla carta senza attrarre il lettore), ma anche nella trama, alla quale manca quel “quid”, essenziale per trasformare una qualsiasi trama, anche banale, in una storia capace di tenere vivo l’interesse di chi legge. Io ho finito di leggerlo per inerzia….non è un brutto libro, ma sicuramente c’è di meglio.

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