martedì 1 gennaio 2013

La storia, di Elsa Morante

Anno di pubblicazione: 1974

Ambientazione: Roma, 1941/1947




Buon anno a tutti!!!!


Nel 1941 Ida Ramundo, una maestra elementare vedova e madre dell’adolescente Nino, viene violentata da un soldato tedesco. Dalla violenza nasce Giuseppe, detto Useppe, un bambino intelligente e gioioso  che vive un’infanzia serena pur tra le privazioni della guerra.
Per Useppe, il mondo è una continua scoperta e le persone che incontra amici indimenticabili; ma quando la guerra finisce e il peggio sembra passato, una brutta malattia segnerà le vite di Ida e del figlioletto….



Anche in questo caso un classico che mi sono decisa a prendere in mano dopo averne rimandato la lettura per anni, e che ora sono felice di avere letto, in quanto ho scoperto un libro stupendo: emozionante, avvincente, intenso, uno di quelli che ti tiene avvinto fino all’ultima pagina e di cui riesci- grazie anche a un’autrice a quanto pare dotata di grande sensibilità, che conduce per mano il lettore nell’introspezione di ogni personaggio descrivendone pensieri intimi, sensazioni, sentimenti- quasi a “conoscere” i personaggi, a sentirli davvero vivi e palpitanti come potrebbero essere persone reali.
Certo, non posso nascondere che è un romanzo molto duro: ambientato durante la seconda guerra mondiale, descrive bombardamenti, privazioni di ogni tipo, uccisioni, stupri, degradazione fisica e morale, vite segnate, volenti o nolenti, dagli accadimenti della Storia vera e propria, verso la quale ci sono due soli tipi di atteggiamento: o la si subisce (come Ida), oppure si partecipa ad essa con scelte che possono essere giuste o sbagliate, accettando talvolta di pagarne le conseguenze (come Nino o Davide).
Il tutto, filtrato soprattutto attraverso gli occhi di un protagonista speciale: Useppe, bambino precoce e amante della vita, un piccolo “fiore” concepito da una violenza e cresciuto in mezzo a violenza e abbruttimento morale e ,materiale, di cui l’autrice descrive perfettamente pensieri, sensazioni sentimenti fin dal giorno della sua nascita; ri-citandomi, Per Useppe, il mondo è una continua scoperta e le persone che incontra amici indimenticabili. Ogni persona è bella perché buona (solo Useppe, ad esempio, riesce a vedere bella Carulina, la ragazza napoletana sfollata assieme alla famiglia con cui lui e la madre condividono per lungo tempo lo stanzone di Pietralata); ogni scoperta, a cominciare dalle parole (a cui Useppe dà molta importanza) è percepita come qualcosa di fantastico o infinito. Useppe è talmente fiducioso e pieno di affetto per tutti che,come dice l’autrice non solo aveva imparato i nomi di tutti gli altri sfollati dello stanzone, ma “li chiamava e si rivolgeva a loro come fossero pupetti al pari suo”.
Purtroppo tutto ciò si attenuerà gradatamente, senza scomparire, quando si manifesteranno i primi sintomi del Grande Male (l’epilessia) che lo condurrà alla morte; finale di cui l’autrice nel corso del romanzo dà un senso di predestinazione, visto che incontriamo vari personaggi che alla vista del piccolo dicono  che chi è troppo felice campa poco.
Elsa Morante dà voce anche ai pensieri degli animali che compaiono qua e là nel racconto: i cani Blitz e Bella, i canarini Peppiniello e Peppiniella, la gatta Rossella. In questo ho ravvisato una sensibilità particolare che accomuna bambini e animali nella loro innocenza e spontaneità, come penso si possa notare nel rapporto speciale che lega Useppe dapprima a Blitz ( che morirà nel bombardamento) e in seguito a Bella, la pastora con cui condividerà l’ultima parte della sua vita.
L’autrice pone molta attenzione a narrare l’intera storia di ogni personaggio che incontriamo, a insaputa del fatto che gli stessi spesso si perdano di vita e non abbiano più rapporti fra di loro; nessun giudizio viene espresso su nessuno di loro, nemmeno verso quelli più negativi, visti tutti come parte di un universo in cui la Storia riesce molto spesso a schiacciare ed eludere la volontà umana. Attorno a Useppe, la madre Ida, una donna debole e insicura che le varie sventure a cui viene sottoposta fiaccano ancora di più, rendendola vittima di paure e ossessioni di ogni tipo e il fratello Nino, ragazzo con evidenti difetti caratteriali (egoista e superficiale, incurante dei sentimenti altrui) ma che traspare per l’affetto immenso che prova per il fratello, con cui sa costruire nonostante tutto un rapporto di vero amore, forse l’unico della sua vita.
Un libro che merita davvero il posto che ricopre nella letteratura italiana moderna, e che davvero vale la pena di leggere.

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