mercoledì 16 gennaio 2013

Jane Eyre, di Charlotte Bronte


Anno di pubblicazione: 1847


InghilterrA, 1800: La giovane Jane Eyre, orfana, è cresciuta in casa degli ziii.Alla morte dello zio la crudele zia che non l’ha mai sopportata la manda all’orfanotrofio,dove Jane cresce e riceve l’istruzione necessaria per diventare istitutrice. Diventata adulta, viene assunta dal nobile Edward Rochester per occuparsi di Adele, una piccola orfana di cui si è fatto carico. Nonostante il fare misterioso del suo datore di lavoro e altrettanto misteriosi rumori che risuonano ogni tanto nella magione di Tornhfield Hall, Jane si trova benissimo, tanto da conquistarsi prima la stima e poi l’amore ( ricambiato)del duro Rochester.Ma quello che sembrerebbe un lieto fine è solo l’inizio di un periodo durissimo, in cui vengono a galla rivelazioni sul turbinoso passato di Rochester che mettono alla prova l’amore tra di loro.

Il capolavoro di Charlotte Bronte è uno di quei romanzi di cui, nel corso dei secoli,si è detto di tutto e di più: cosa aggiungere di nuovo? Nulla, credo. Per parte mia posso solo dire che ho amato molto questo romanzo sin dalla prima volta che l’ho letto (conoscevo già la storia per aver visto il film del 1997 di Franco Zeffirelli). Rispetto alla sorella Emily Charlotte ha uno stile più pacato ma non meno passionale e incisivo; c’è meno ridondanza di comportamenti epici ma più approfondimento psicologico nei personaggi, a partire dalla protagonista, veramente originale ed insolita per la letteratura dell’epoca, ma indimenticabile anche rispetto a quella di oggi.
Jane Eyre è una povera orfana particolarmente provata dalla vita, come  molte sue coetanee dell’epoca la cui unica alternativa era di finire a fare le governanti in famiglie ricche; non è bella, è sola, ma è un personaggio particolare, una donna con grande forza di carattere che la fa diventare, nonostante la sua condizione sociale, indipendente e padrona del suo destino.Le avversità che affronta, i dolori, le prove difficili e dolorose, non la piegano, anzi rafforzano la sua forza morale e il suo carattere saldo, facendo di lei una donna vera e valida, che alla fine otterrà il meritato premio della felicità dopo tante traversie.
La storia è avvincente e appassionante, anche se forse si dilunga un po’ troppo in fatto di misteri e disgrazie, ma è praticamente è l’unica obiezione che (con molta riserva: bisogna anche pensare che era lo stile che andava di moda all’epoca) si può fare a questo capolavoro senza tempo. Anche se forse si potrebbe fare notare gli insistenti pregiudizi sulla cultura e mentalità francesi, notati da Bianca Pitzorno che non a caso ha dichiarato di aver scritto LA BAMBINAIA FRANCESE proprio in risposta a ciò….

1 commento:

  1. mi piace questo blog, ultimamente ho ricominciato a leggere ,passione di qualche anno fa quando ero meno indaffarata la famiglia. E ho riscoperto il vero piacere di abbandonarsi, di ritagliarsi momenti solo per se:))

    RispondiElimina