sabato 12 gennaio 2013

Il volto del bandito, di Patricia Gaffney

Titolo originale :Outlaw in Paradise

Anno di pubblicazione:

Ambientazione:  Far West, seconda metà dell’ottocento.



 La tranquilla e sonnacchiosa cittadina di Paradise è in fermento per l’arrivo di Jesse Gault, che si dice sia un temutissimo fuorilegge, e che ha deciso di trasferirsi lì per qualche tempo. Tutti hanno paura di lui, peraltro senza motivo apparente, e contemporaneamente sono attirati dalla sua aria da duro e dalle sue storie rocambolesche. Persino Cady McGill, proprietaria del saloon, che inizialmente era l’unica a essere indifferente all’affascinante pistolero, rimane suo malgrado affascinata dall’aura di mistero che lo circonda e soprattutto dalle crepe che intravede nella sua corazza. Ed è decisa a scoprire la verità...


Questo western ha come protagonisti due figure tipiche del genere, il fuorilegge e la padrona del saloon,riviste però in modo abbastanza originale, perché i nostri due personaggi non aderiscono alla perfezione allo stereotipo tipico dei loro ruoli, ma vengono completamente ribaltati.
Jesse Gault incute timore a tutti con il suo atteggiamento da tenebroso, ma in realtà è tutta una messinscena che fa per non essere infastidito da potenziali nemici, in quanto è un uomo molto solo che spesso desidererebbe uan vita diversa e magari anche l’amicizia di qualcuno (e  riguardo a questo punto è molto significativo l’atteggiamento che tiene col piccolo nero Ham). Cady, la padrona del saloon, si veste e si atteggia da femme fatale e indipendente, con la fama di essere una mangiauomini, ma solo per ragioni di credibilità verso il suo lavoro: chi mai andrebbe nel saloon di una donna sensibile e che ha avuto nella vita un solo uomo?
E così nasce una storiellina non propriamente memorabile ma comunque gradevole, anche se con un’ambientazione piuttosto stereotipata, dove i due protagonisti dapprima s’incontrano e scontrano in un gioco degli equivoci accattivante quel tanto che basta sa tenere desta l’attenzione del lettore, poi man mano abbandonano la loro maschera difensiva per mettersi in gioco con la loro vera personalità, sia nel rapporto con gli altri che nel rapporto di coppia.
Per il resto, come ho detto, ambientazione e anche atmosfere un poco stereotipate, come tutti i personaggi secondari (la cameriera sciocchina, il nero forte e saggio che serve al bancone del bar, i cattivi di turno); l’unico personaggio che vive di vita propria è quello del bambino Ham, più incisivo da solo di tutti gli altri.

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