sabato 26 gennaio 2013

Acciaio, di Silvia Avallone


Anno di pubblicazione: 2010

Ambientazione: Piombino,2001

Francesca e Anna sono due quattordicenni amiche per la pelle da sempre, entrambe figlie di operai. Vivono a Piombino in un degradato quartiere popolare e condividono proprio tutto, in particolare la voglia di andarsene da quel posto.
La loro storia si intreccia con quelle di altri abitanti del quartiere: Alessio, fratello maggiore di Anna, anche lui operaio nella fabbrica della città, che vive alla giornata stordendosi tra lavoro, discoteche, ragazze e droga nel tentativo di dimenticare la ex fidanzata Elena, di cui è ancora innamorato; i suoi amici Cristiano e Mattia, che diventerà il primo fidanzato di Anna; Rosa, la madre di Francesca, vittima  assieme alla figlia di un marito violento; Donata, una ragazza paralizzata che assieme alla sorella Lisa “sta alla finestra” osservando la vita di chi è più fortunato….

Regalo di un’amica per Natale, ho letto questo romanzo che mi è piaciuto nonostante le ritenga che  lodi sperticate e i vari premi ricevuti siano in massima parte esagerati.
La giovane autrice è senz’altro stata molto abile nel tratteggiare le figure delle due protagonista sopratutto dal punto di vista emozionale:come ho sempre detto, ritengo che descrivere l’adolescenza, e in particolar modo quel particolare periodo che segna esattamente la fine dell’infanzia senza cadere nello stereotipato e nel banale  non sia affatto facile, anzi, in molti proprio non ci riescono. La Avallone invece ce l’ha fatta, esprimendo le emozioni di Anna e Francesca, il loro sentire il corpo che cambia e il potere che esso gli dà, i sentimenti che provano l’una per l’altra (e che, in almeno un caso, non si può notare come sconfini nel legame saffico…e non è semplice turbamento adolescenziale!), il rapportarsi alla realtà che le circonda e che vivono controvoglia in un modo che non solo è realistico ma che-a mio avviso- “si sente” a pelle leggendolo. Il che mi pare una dote di tutto rispetto per chi si cimenta nella scrittura di un romanzo.
Forse ha esagerato nel descrivere il degrado morale e materiale in cui versa il quartiere dove si svolge la vicenda: non avevamo superato il preconcetto secondo cui “classe operaia” non vuol necessariamente dire gente ingorante, senza cultura, che se ne frega di ciò che accade in Italia e nel resto del mondo, che non legge né un libro né un giornale?
Nel romanzo il loro quartiere viene descritto chiaramente come un posto dove la gente piscia per le scale, dove si spaccia e si droga alla luce del sole,dove si tr…a non tropo nascosti per farsi sentire dagli amici che poi si gasano facendo il tifo, dove la massima aspirazione delle ragazze è quella di sfilare sulla spiaggia in costume davanti ai maschi e dove le stesse pensano che se si fanno mettere incinte e lui le tiene vincono: non dubito che ci siano persone o addirittura quartieri dove si vive così, ma francamente penso che oggi nemmeno nelle borgate romane (forse a Scampia sì). Tra i personaggi solo la madre di Anna, operaia comunista che legge “il Manifesto” e “liberazione” sembra fare eccezione, a parte la stessa Anna che manifesta comunque un attaccamento alla scuola e allo studio.
Un personaggio che mi è piaciuto molto è quello di Alessio,fratello di Anna, un ragazzo sballato considerato il figo del quartiere, che tra i suoi veri difetti (ruba il rame dall’acciaieria in cui lavora per rivenderlo , si droga, si sballa) conserva anche alcuni pregi: il rifiutarsi di abbassarsi al livello del padre imbroglione, il rendersi conto del degrado dei posti che lui stesso frequenta, l’amore che ancora prova per la ex fidanzata e che mi ha fatto molta tenerezza considerato anche la giovane età dei due ragazzi. Un qualcosa di sincero e pulito in mezzo a tanto degrado, e nonostante il fatto che la ragazza, essendo figlia del primario dell’ospedale,vivendo nei quartieri alti ed essendo addirittura laureata, venga per forza vista dai più a un livello molto superiore,praticamente irraggiungibile.
Certo Anna e Francesca non sono sempre molto simpatiche,vista la loro presuntuosità, il loro essere belle e sbatterlo in faccia a tutti, che ovviamente nasconde altro(nel caso di Francesca, un padre violento), che dimostra la loro fragilità di ragazzine, ma che può anche infastidire,soprattutto se (come purtroppo mi tocca ammettere) io alla loro età mi ritrovavo dalla parte di Lisa, quindi capisco benissimo cosa può aver provato.
Finale shock che mi ha un po’ rovinato la lettura (non mi aspettavo proprio un lieto fine classico, ma nemmeno così!), comunque molto realistico come il resto del libro.

Nessun commento:

Posta un commento