giovedì 31 gennaio 2013

La figlia dell'orafo, di Tori Phillips


Titolo originale: Three dogs knight

Ambientazione: Inghilterra,1499.


Collegamenti con altri romanzi:E’ il primo romanzo della serie CRONACHE DEI CAVENDISH.

Alicia Broom, umile figlia di un orafo, è stata promessa sposa da bambina a Sir Thomas Cavendish, detto “il lupo dei Cavendish”per il suo carattere taciturno a causa del quale molti lo considerano addirittura stupido o matto( e invece è solo molto timido).In realtà la giovane donna è figlia illegittima del re Edoardo IV,affidata in fasce a un fedele servitore che l’ha cresciuta come sua figlia e ha organizzato il matrimonio nella speranza di proteggerla dalle ire di Enrico VII, che mira a eliminare qualsiasi discendente dei Plantageneti.
Al suo arrivo a Wolf Hall Alicia con la sua dolcezza e il suo spirito conquista le simpatie di tutti gli abitanti del castello e soprattutto l’amore del promesso sposo Thomas, che però è talmente...imbranato che non riesce a esprimerle quello che prova per lei.Tale comportamento dà vita a una serie di equivoci fra i due , a tal punto che Alicia dubita che egli provi un qualcosa per lei che non sia semplice senso del dovere, e ciò fa sì che nella giovane nasca il desiderio e la determinazione di conquistarlo.
Ma c’è anche qualcuno che odia Alicia e che potrebbe rivelare il suo pericoloso segreto…





l medievale ( o giù di lì)non è propriamente il mio periodo favorito nella lettura di un romance, anche se non lo disdegno del tutto.E, come forse mi è già capitato di dire, facendo così a volte si hanno delle belle sorprese, come questo romanzo di Tori Phillips:intrigante, divertente e con una buona ricostruzione storica, e in più narrato con un ritmo incalzante che fa venire voglia di continuare a leggere finchè non è finita la storia.
E abbiamo anche due protagonisti molto più interessanti di quelli trovati in altri romanzi:soprattutto lui, Thomas Cavendish, un eroe veramente atipico confrontato con qualunque personaggio maschile di qualunque romance( questo a causa del piccolo segreto che si porta dietro e che quando viene alla fine svelato lascia a bocca aperta, letteralmente- perlomeno io non l’ho mai visto un uomo così!).e anche tralasciando il segreto: è un uomo sensibile, diventato taciturno anche a causa di un’infanzia infelice passata a subire i maltrattamenti , fisici e verbali ,dei fratelli maggiori e del padre, sempre circondato dai suoi tre fedelissimi cani, coi quali dialoga di più che con le persone ( e vedendo la gente da cui è circondato lo si può capire…), che non riuscendo a esprimere con parole il suo amore per la promessa sposa ( rimanendo addirittura ammutolito quando è con lei) le scrive delle bellissime poesie d’amore…anonime ( e ciò dà origine all’equivoco più divertente del romanzo)…tutto ciò senza però mai risultare un personaggio fuori posto nella storia:un vero cavaliere !
Alicia è un’eroina non da meno:dolce,intelligente, regale senza essere altezzosa, con la sua sensibilità capisce subito cosa si cela dietro al misterioso fidanzato, anche se i dubbi che le si insinuano nella mente sono più che logici data la sua situazione…è una donna molto determinata e aperta, in un certo senso moderna, che però nei suoi comportamenti, pensieri o atteggiamenti non cozza mai contro quello che era il comportamento delle donne in quel periodo, come invece capita spesso ad altre eroine,per questo molto meno credibili.
Ben delineati anche i personaggi secondari, soprattutto lo scudiero Andrew e l’antipatica Isabel, personaggio che correva il rischio di diventare una macchietta e di cui invece chi legge attentamente riesce a cogliere il lato drammatico.

martedì 29 gennaio 2013

I tre moschettieri, di Alexandre Dumas


Titolo originale: Les trois mousquetaires

Anno di pubblicazione: 1844

Ambientazione: Francia, 1625

Collegamento con altri romanzi: Appartiene a una tirlogia composta da:

- I tre moschettieri;
- Vent’anni dopo;
- Il visconte di Bragelonne



Il giovane D’Artagnan parte dalla nativa Guascogna diretto a Parigi, dove desidera diventare moschettiere. Arrivato a destinazione, dovrebbe incontrare il capitano De Treville (amico di gioventù del padre), ma per una serie di equivoci dovuti anche al suo temperamento esuberante sfida a duello Athos, Porthos e Aramis, tre fra i moschettieri più abili del regno nonché grandi amici fra di loro.
Dopo che la sfida si risolve in un duello con le guardie del cardinale Richelieu, in cui D’artagnan si allea ai moschettieri mostrando coraggio e abilità e dando un decisivo contributo alla sconfitta delle guardie, l’amicizia tra i quattro è inevitabile…

Come chi mi segue da Splinder sa bene, questo appartiene alla mia personale di trilogia di “amici della mia infanzia” (gli altri due sono PICCOLE DONNE e ALICE NELPAESE DELLE MERAVIGLIE).
Ovvero quei tre libri che su tutti hanno contato nella mia primissima formazione come lettrice, per i quali ho provato e provo un vero affetto, tanto da avergli dato il nomignolo di cui sopra.
Ho letto questo libro per la prima volta quando avevo nove anni, regalatomi in versione integrale da mia zia per la Prima Comunione, in una di quelle belle edizioni eleganti che oggi non fanno più- conoscendo già un poco la storia per aver visto il cartone animato che a quell’epoca davano in tv (ovviamente uno dei miei preferiti); per una bambina di quell’età l’edizione integrale originale è forse non troppo adatta (nella seconda parte ci sono varie scene di sesso che, seppur non volgari o esplicite, non sarebbero proprio consigliabili….), ma io l’ho letta senza rimanere troppo scossa o altro- al limite, alcune cose mi rimanevano incomprensibili.

Per questo motivo molte versioni sono in realtà la riduzione del romanzo originale, e spesso si ispirano più al film con Gene Kelly del1948.
Per il resto,la fama che il romanzo porta con sé da  anni è perfettamente meritata; un sapiente mix di avventura, storia, amore, rivalità, intrighi, tradimenti e tutti i maggiori elementi che da sempre attirano l’attenzione di ogni tipo di lettore; aggiungiamoci poi uno stile davvero perfetto nel raccontare le avventure che si susseguono con ritmo incalzante, protagonisti descritti in maniera accurata sia sotto il profilo fisico che psicologico (con notevole attenzione, a mio avviso, nel far percepire al lettore la maturazione di D’artagnan durante il corso degli avvenimenti, e che arriva a compimento nell’intenso finale) e una parte storica accurata non solo per i costumi della Parigi del’600, ma anche nel descrivere i fatti storici realmente avvenuti (l’assedio di LA Rochelle, l’assassinio del duca di Buckingham).
Insomma, se esistesse un premio per il libro perfetto, credo che questo potrebbe concorrervi a pieno titolo.
Concludo confessando il mio debole per il personaggio di Milady, uno dei migliori cattivi in assoluto, sia la cinema che in letteratura (anche se da piccola parteggiavo ovviamente per la buona Costanza e ho versato fiumi di lacrime per la sua dipartita).

sabato 26 gennaio 2013

Acciaio, di Silvia Avallone


Anno di pubblicazione: 2010

Ambientazione: Piombino,2001

Francesca e Anna sono due quattordicenni amiche per la pelle da sempre, entrambe figlie di operai. Vivono a Piombino in un degradato quartiere popolare e condividono proprio tutto, in particolare la voglia di andarsene da quel posto.
La loro storia si intreccia con quelle di altri abitanti del quartiere: Alessio, fratello maggiore di Anna, anche lui operaio nella fabbrica della città, che vive alla giornata stordendosi tra lavoro, discoteche, ragazze e droga nel tentativo di dimenticare la ex fidanzata Elena, di cui è ancora innamorato; i suoi amici Cristiano e Mattia, che diventerà il primo fidanzato di Anna; Rosa, la madre di Francesca, vittima  assieme alla figlia di un marito violento; Donata, una ragazza paralizzata che assieme alla sorella Lisa “sta alla finestra” osservando la vita di chi è più fortunato….

Regalo di un’amica per Natale, ho letto questo romanzo che mi è piaciuto nonostante le ritenga che  lodi sperticate e i vari premi ricevuti siano in massima parte esagerati.
La giovane autrice è senz’altro stata molto abile nel tratteggiare le figure delle due protagonista sopratutto dal punto di vista emozionale:come ho sempre detto, ritengo che descrivere l’adolescenza, e in particolar modo quel particolare periodo che segna esattamente la fine dell’infanzia senza cadere nello stereotipato e nel banale  non sia affatto facile, anzi, in molti proprio non ci riescono. La Avallone invece ce l’ha fatta, esprimendo le emozioni di Anna e Francesca, il loro sentire il corpo che cambia e il potere che esso gli dà, i sentimenti che provano l’una per l’altra (e che, in almeno un caso, non si può notare come sconfini nel legame saffico…e non è semplice turbamento adolescenziale!), il rapportarsi alla realtà che le circonda e che vivono controvoglia in un modo che non solo è realistico ma che-a mio avviso- “si sente” a pelle leggendolo. Il che mi pare una dote di tutto rispetto per chi si cimenta nella scrittura di un romanzo.
Forse ha esagerato nel descrivere il degrado morale e materiale in cui versa il quartiere dove si svolge la vicenda: non avevamo superato il preconcetto secondo cui “classe operaia” non vuol necessariamente dire gente ingorante, senza cultura, che se ne frega di ciò che accade in Italia e nel resto del mondo, che non legge né un libro né un giornale?
Nel romanzo il loro quartiere viene descritto chiaramente come un posto dove la gente piscia per le scale, dove si spaccia e si droga alla luce del sole,dove si tr…a non tropo nascosti per farsi sentire dagli amici che poi si gasano facendo il tifo, dove la massima aspirazione delle ragazze è quella di sfilare sulla spiaggia in costume davanti ai maschi e dove le stesse pensano che se si fanno mettere incinte e lui le tiene vincono: non dubito che ci siano persone o addirittura quartieri dove si vive così, ma francamente penso che oggi nemmeno nelle borgate romane (forse a Scampia sì). Tra i personaggi solo la madre di Anna, operaia comunista che legge “il Manifesto” e “liberazione” sembra fare eccezione, a parte la stessa Anna che manifesta comunque un attaccamento alla scuola e allo studio.
Un personaggio che mi è piaciuto molto è quello di Alessio,fratello di Anna, un ragazzo sballato considerato il figo del quartiere, che tra i suoi veri difetti (ruba il rame dall’acciaieria in cui lavora per rivenderlo , si droga, si sballa) conserva anche alcuni pregi: il rifiutarsi di abbassarsi al livello del padre imbroglione, il rendersi conto del degrado dei posti che lui stesso frequenta, l’amore che ancora prova per la ex fidanzata e che mi ha fatto molta tenerezza considerato anche la giovane età dei due ragazzi. Un qualcosa di sincero e pulito in mezzo a tanto degrado, e nonostante il fatto che la ragazza, essendo figlia del primario dell’ospedale,vivendo nei quartieri alti ed essendo addirittura laureata, venga per forza vista dai più a un livello molto superiore,praticamente irraggiungibile.
Certo Anna e Francesca non sono sempre molto simpatiche,vista la loro presuntuosità, il loro essere belle e sbatterlo in faccia a tutti, che ovviamente nasconde altro(nel caso di Francesca, un padre violento), che dimostra la loro fragilità di ragazzine, ma che può anche infastidire,soprattutto se (come purtroppo mi tocca ammettere) io alla loro età mi ritrovavo dalla parte di Lisa, quindi capisco benissimo cosa può aver provato.
Finale shock che mi ha un po’ rovinato la lettura (non mi aspettavo proprio un lieto fine classico, ma nemmeno così!), comunque molto realistico come il resto del libro.

La signora dei clan,di Julie Garwood

Titolo originale: Saving Grace

Anno: 1994


Ambientazione: Gran Bretagna, primo decennio del XIII secolo.

Come il temibile vescovo Hallwick insegna ai suoi discepoli, le donne non contano nulla per Dio, essendo inferiori persino ai buoi, gli ultimi nella classifica degli animali.
E per questo Johanna, una giovane lady, ha sopportato per anni in silenzio i maltrattamenti e le umiliazioni del violento marito; ma quando questi muore lasciandola padrona di alcuni importanti possedimenti in Scozia, Johanna decide che mai più permetterà ad un uomo di umiliarla e decidere della sua vita.Decisione che però ben presto si contra con la volontà del re che, complice Nicholas, fratello di Johanna, la costringe praticamente a sposare Gabriel McBain, supervisore dei possedimenti scozzesi della fanciulla.
Sebbene riluttante Johanna è costretta ad accettare, ma presto impara che il nuovo marito, per quanto possa sembrare brusco all’apparenza, tiene davvero a lei, e tra i due nasce, anche se con qualche incomprensione e tra le difficoltà della giovane a seguire le complicate e bizzarre regole che segnano la vita dei due clan di cui Gabriel è capo….


 

Finalmente sono riuscita a leggere questo famoso ( e praticamente introvabile)romanzo, considerato uno dei capolavori del genere rosa e da tutti decantato come insuperabile.Un capolavoro, praticamente.
Il mio giudizio si discosta leggermente da quelli che ho sentito finora: il romanzo è sicuramente una lettura gradevole, ben scritto e scorrevole,ma mi pare sia un po’ troppo stereotipato come situazioni e personaggi.
Lo schema è quello tipico del romance tradizionale, dove un’eroina bella, forte e indipendente si scontra con un eroe tutto d’un pezzo, il classico “duro dal cuore tenero”, tenendo banco con i loro battibecchi per tutto il libro. Solo che essendo ambientato nel medioevo, questo tipo di schema per me non solo è sorpassato ma anche piuttosto improbabile, perlomeno da un certo punto in poi.
Infatti Johanna è una donna molto determinata a farsi rispettare dopo quello che ha subito, e questo sicuramente piace alle lettrici di oggi; peccato che molti suoi atteggiamenti, che a noi sembrano normalissimi, non appartengano a una donna del medioevo! Per esempio, contraddire sempre il marito, anche davanti ai suoi uomini….credo che nella realtà nessuna avrebbe osato fare una cosa del genere. Senza contare il fatto che gira da sola come se nulla fosse, e per di più va dove gli pare, anche dove le era stato espressamente ordinato di non andare! Questi sono solo due degli esempi di comportamento poco credibili tenuti dalla protagonista nel corso del romanzo, ed è un peccato perché Johanna è un bel personaggio, che unisce forza di carattere a dolcezza e pazienza; soprattutto mi è piaciuto il fatto che accetti il figlio illegittimo del marito ( peraltro nato molto prima che lui la conoscesse) e lo tratti come fosse suo; le scene col bambino sono molto belle.
Gabriel è invece, come abbiamo detto, il tipico “duro e puro” che solitamente piace alle lettrici del genere: un uomo sensibile e onesto, indurito dalle disgrazie e difficoltà che ha sempre dovuto affrontare sin dall’infanzia, e che deve tutt’ora affrontare essendo stato eletto capoclan di due clan opposti, e che non vogliono saperne di amalgamarsi. Nella sua vita sembrerebbe non esserci spazio per sentimenti gentili, invece il matrimonio con Johanna porterà a fare riaffiorare gradatamente quelli che cova dentro di sé, e a esternarli senza vergognarsene.
Attorno a loro una serie di validi personaggi secondari e di situazioni interessanti e coinvolgenti al punto giusto, che mantengono l’attenzione per l’evolversi delle vicende a un livello abbastanza alto da invogliare il lettore a proseguire fino alla fine, soprattutto quando, verso la metà, si profila un inatteso e temibile pericolo che rischia di distruggere tutto quanto Gabriel e Johanna hanno faticosamente costruito. Nulla di originale però, anzi un pochino prevedibile.
In conclusione, un romanzo certamente gradevole, ma ben lontano dall’essere un capolavoro….


giovedì 24 gennaio 2013

Rosa d'inverno, di Kathleen E. Woodiwiss



Titolo Originale: A rose in winter

Anno di pubblicazione: 1982

Ambientazione: Inghilterra, 1792

La bella Erienne Fleming vive con l'avido padre e il fratello Farrell, affrontando con coraggio ristrettezze e problemi dato che la famiglia non naviga nell'oro.
Un giorno però il padre, per risolvere i propri problemi economici dovuti alla sua passione per il gioco, non trova di meglio che mettere la figlia all'asta, dove viene comprata da un emissario di Lord Saxton, un ircchissimo nobile che porta il volto celato da una maschera in quanto anni prima rimase deturpato da un terribile incendio.
Con rassegnazione la giovane accetta di sposarlo, ma il marito si dimostra totalmente diverso dal barbaro che si aspettava...




uesto avvincente romanzo di Kathleen Woodiwiss, che ricorda molto la favola della “Bella e la bestia”, appartiene a quello che io chiamo il suo “periodo aureo”cioè quello in cui ha scritto i suoi capolavori.
Nonostante la trama sia a dir la verità un poco scontata ( il mistero sull’identità del protagonista è di facile risoluzione)la scrittrice riesce a catturare l’attenzione del lettore grazie a un personaggio di grande fascino, Lord Saxton, e al progredire del suo rapporto con la dolce Erienne.
Di lord Saxton conosciamo da subito l’aspetto fisico, nonostante questo sia nascosto a tutti:è un uomo imponente, completamente avvolto in un mantello, con una maschera che gli copre perennemente il volto e una gamba zoppa che riesce solo a trascinare.Tutto ciò a causa del fatto che un terribile incendio lo ha reso quasi invalido e completamente sfigurato;un aspetto terribile quindi tanto che tutti lo chiamano “la bestia” e lo temono.
Anche Erienne appena lo vede fatica a nascondere il proprio ribrezzo;piano piano però, vincendo i propri pregiudizi,e conoscendo la sua anima al di là dell’aspetto arriverà a provare un affetto vero e profondo per il marito, trovando in lui gentilezza, dolcezza e soprattutto un amore immenso per lei. Non matura solo il loro rapporto, ma anche la protagonista, di cui all’inizio della storia conosciamo i sogni romantici molto comuni a ogni ragazza, che però si limitano più che altro a prendere in considerazione esclusivamente l’aspetto esteriore dell’uomo del suo desiderio.
Per quanto possa sembrare banale, è proprio per questo che mi è piaciuto questo romanzo:perché ribadisce un messaggio che viene spesso dato per contato in teoria, ma che in realtà molti non comprendono, e cioè che i veri affetti come l’amore e l’amicizia vanno si basano su una comunione di sentimenti e valori, e non badano alla bellezza o bruttezza esteriore, ma a quella interiore.

Il senso di Smilla per la neve, di Peter Høeg


Titolo originale:Frøken Smillas fornemmelse for sne

Anno di pubblicazione: 1992

Ambientazione: Copenaghen, 1992

Smilla Jaspersen è una donna danese dal carattere solitario, dedita al lavoro e a poco altro, con un rapporto altalenante con l'anziano padre e decisamente cattivo con la sua giovanissima moglie.
Unica persona con cui stabilisce un rapporto di amicizia, è un bambino che avive assieme alla madre nel suo palazzo; un giorno il ragazzino viene trovato sul selciato del marciapiede di fronte a casa e utto farebbe oensare a un gioco finito male, ma Smilla indagando per conto suo scopre una realtà ben più tragica...


Ricordo che all’epoca dell’uscita fu un caso letterario, io l’ho letto molti anni dopo e sinceramente, non ne sono rimasta granchè colpita, anzi…non  mi è piaciuto per nulla.
Diciamo pure che l’unica cosa che mi è rimasta impressa di questo libro è il freddo che traspare dalla storia, non solo il freddo della Danimarca ma anche, a mio avviso, il freddo dei sentimenti dei personaggi; anche coloro che interagiscono per qualche motivo fra loro, lo fanno a mio avviso in modo troppo distaccato, un po’ da automi, ognuno a sé stante.
Il freddo, poi, della solitudine da cui Smilla è circondata; solitudine in parte voluta, in parte subita per una sua incapacità di adattarsi alla società in cui vive e di accettarne le regole, in ricordo dell’infanzia selvaggia ma forse più affettuosa vissuta con la madre.
Unica eccezione , il rapporto tra Smilla e il bambino, che però viene narrato a posteriori nel ricordo di lei.
Infine mettiamoci pure l’impressione che l’autore apra molte porte, tocchi molti temi senza però alla fine arrivare a una conclusione precisa; insomma, troppo dispersivo.
Decisamente, pollice verso.

martedì 22 gennaio 2013

Madama Sbatterflay, di Luciana Littizzetto



Anno di pubblicazione: 2012


"Non ci resta che ridere, care madame sbatterflay.
Anche se lo spread sale e il walter scende, e a noi rimane solo il bandolero stanco, il nostro bell'addormentato nei boxer. Anche se in tempi di vacche magre (beate loro!), i politici fanno a gara a chi la combina più grossa, se Emi(nens) non paga l'Imu, il Berlu alza i tacchi, e l'uomo del Monti dice no. Se siamo passati dall'onorevole Bocchino all'onorevole Passera. Se certa gente non sa più cosa inventarsi: lo scaldawalter e il pisciavelox, i preservativi firmati e il certificato di garanzia per la jolanda. Se Belén va con Belìn, Carlà è sempre più snob e George Clooney sempre più tronco di pino..."

Torna la Lucianina Nazionale, come sempre in forma, acuta,pungente, ironica nel raccontare vizi e virtù di uomini, donne, politici, personaggi famosi dello spettacolo, manie e invenzioni di ogni tipo.
Lo stile e l’impostazione del libro sono le solite, ma per me è sempre un paicere e uno spasso leggere le opinioni della comica su certe cose, anche perché a dire la verità spesso combaciano;e tra tante cavolate, si trova il tempo anche di essere seri e dedicare un capitolo- serio- al problema della violenza sulle donne.
Ecco i capitoli che mi sono piaciuti di più:
“Cinquanta sfumature di maron”: non poteva mancare il parere di Lucianina sul caso editoriale dell’anno, “50 sfumature di grigio”…dal titolo del capitolo si capisce già come la pensa!


“Emi e IMU”: perché la Chiesa non deve pagare l’IMU?!

“La Mooncup”: questo è un argomento dell’anno scorso e infatti ne avevo parlato sul blog vecchio, riferendomi all’intervento della Littizzetto nel programma di Fazio che aveva scatenato una marea di polemiche da parte delle utilizzatrici di questo aggeggio che solo a vederlo fa passare la voglia di provarlo;

“La Carlà operaia” e “il grand cul della Carlà”: un po’ di sano sputtanamento per una delle donne più antipatiche del pianeta!

“Caro Mr. Gi”: sulla passione irrefrenabile della nostra per George Clooney.

lunedì 21 gennaio 2013

Quando la fantasia corre....

Rieccomi qui con il mio "giochino" di dare un volto cinematografico ai personaggi dei romanzi.
Oggi tocca alla famiglia Bedwyn, protagonista della omonima serie romance di Mary Balogh...


1- SPOSA A META’

Protagonisti: Aidan Bedwyn e Eve Morris

Interpreti :  (Aidan)
Sophia Myles (Eve Morris)
2- INCIDENTE D’AMORE

Protagonisti: Rannulf Bedwyn e Judith Law
Interpreti: Ewan MacGregor (Rannulf)














Kate Wislet (Judith)

- UNA LADY SCANDALOSA

Protagonisti: Freja Bedwyn e Joshua Moore
Interpreti: Jennifer Aniston (Freja)
Raffaello Balzo (Joshua)





4- LA TENTATRICE (Protagonisti: Morgan Bedwyn e Gervase Ashford
Interpreti: Natalie Portman (Morgan)
5- INNAMORARSI DI UN LORD
Protagonisti: Alleyne Bedwyn e Rachel
Interpreti: Jude Law (Alleyne)
Vittoria Puccini (Rachel)
6- IL DUCA DI GHIACCIO
Protagonisti: Wulfric Bedwyn e Christine Derrick
Interpreti: Daniel Day Lewis (Wulfric Bedwyn)
Jennifer Ehle (Christine)
Che ne pensate?
Come sempre tenete presente che ho cercato di mettere il più possibile foto somiglianti a COME  io me li sono immaginati nella lettura, e che quindi per questo le foto di alcuni attori non sono recenti.

venerdì 18 gennaio 2013

Cupcake club, di Roisin Meaney

 
Titolo originale: Love in the meaning

Anno di pubblicazione: 2010

Ambientazione: Irlanda, 2010



Hannah O’Donnel sta per realizzare il suo sogno: aprire un negozio di cupcake a Clongarvin, il piccolo paese irlandese dove vive. Ma una settimana prima il fidanzato Patrick la lascia per un’altra donna.
Nonostante il dolore Hannah si butta nell’attività, superando ben presto la cosa; col passare dei mesi il negozietto va avanti e diventerà in qualche modo il centro degli incroci delle vite di Hannah, dei suoi familiari e amici….



Un libro carino, leggero ma non banale, che tratta una serie di storie diverse (alcune delle quali destinate a intrecciarsi, altre no) senza cadere nel facile errore di confondere il lettore gettandolo nella dispersione totale.
Clongarvin è davvero un piccolo mondo, come da sempre una certo filone letterario ispira non solo nei chik lit, in cui convergono storie di vario tipo, leggere, drammatiche, simpatiche o romantiche: a tutte l’autrice dedica lo stesso spazio e la stessa importanza (non ci sono storie più importanti, se non forse un poco quella di Hannah, personaggio principale), descrivendo personaggi  comuni ma ben caratterizzati e storie semplici ma coinvolgenti.
Mi è piaciuta particolarmente la storia di Adam, l’amico di Hannah che corteggia una giovane musicista timida e complessata fingendo di voler imparare a suonare il clarinetto; ho trovato inoltre raccontata con sensibilità e acutezza la vicenda legata all’incidente dove rimane ucciso un bimbo, nipote della commessa di Hannah, dato che viene esplorato il punto di vista e i sentimenti che coinvolgono non solo la famiglia della piccola vittima ma anche quella dell’investitore.
Lasciatemi dire però che, nonostante l’incipit non sia dei migliori, Hannah ha fatto l’affare della sua vita liberandosi di quel viscido di Patrick!

Magnolia, di Carol Finch

Titolo originale: Bounty hunter’s bride

Anno di pubblicazione: 2002

Ambientazione: Stati Uniti, 1875

Hanna Malloy, figlia di un magnate delle spedizioni, fugge il giorno stesso delle nozze con un ricco rampollo impostole dal padre verso l’Ovest, decisa a vivere una vita indipendente da chiunque, conquistata grazie alla propria realizzazione personale. Consapevole però del rischio che corre in quelle terre selvagge, e soprattutto del fatto che le donne non sposate hanno ovunque poca libertà d’azione, decide di trovarsi alla svelta un “marito di comodo” a pagamento, disposto a darle il suo nome ( e solo quello) in cambio di una grossa somma di denaro, lasciandola poi libera di fare quello che gli pare. Appena arrivata nell’Ovest ha la fortuna di incontrare subito Cale Elliott, un mezzosangue cacciatore di taglie, che pare proprio il tipo ideale per questo tipo di impresa…e che accetta subito, rifiutando la ricompensa ma chiedendo in cambio a d Hanna di insegnargli le  buone maniere necessarie per entrare in società e catturare finalmente l’assassino del fratello.
Questo implica che il loro finto matrimonio duri ancora qualche tempo, e durante questo tempo i nostri due protagonisti impareranno a conoscersi molto intimamente….



Sarò sincera, come sempre: questo romanzo non mi ha coinvolto quasi per nulla, nonostante l’ambientazione western sia una delle mie favorite e nonostante abbia un debole per i protagonisti mezzosangue. La protagonista Hanna è sicuramente una giovane donna dal carattere deciso e determinato, con tratti anche divertenti e ingenui ; il protagonista Cale è il classico uomo selvaggio e tutto d’un pezzo, provato da molti eventi dolorosi, che ha deciso di dedicare la propria vita alla vendetta senza lasciare spazio a nessun’altro sentimento, atteggiamento che nasconde una forte sensibilità che l’incontro con la nostra Magnolia ( è il soprannome che lui dà ad Hanna) tira fuori man mano.
In mezzo a tutto questo, un padre severo e burbero che poi si scoprirà molto meno “cattivo” di quanto si pensa, un cattivo che più cattivo non si può e alcuni amici fedelissimi: insomma, tanti stereotipi messi insieme, non solo nei personaggi ( che rimangono sulla carta senza attrarre il lettore), ma anche nella trama, alla quale manca quel “quid”, essenziale per trasformare una qualsiasi trama, anche banale, in una storia capace di tenere vivo l’interesse di chi legge. Io ho finito di leggerlo per inerzia….non è un brutto libro, ma sicuramente c’è di meglio.

mercoledì 16 gennaio 2013

Jane Eyre, di Charlotte Bronte


Anno di pubblicazione: 1847


InghilterrA, 1800: La giovane Jane Eyre, orfana, è cresciuta in casa degli ziii.Alla morte dello zio la crudele zia che non l’ha mai sopportata la manda all’orfanotrofio,dove Jane cresce e riceve l’istruzione necessaria per diventare istitutrice. Diventata adulta, viene assunta dal nobile Edward Rochester per occuparsi di Adele, una piccola orfana di cui si è fatto carico. Nonostante il fare misterioso del suo datore di lavoro e altrettanto misteriosi rumori che risuonano ogni tanto nella magione di Tornhfield Hall, Jane si trova benissimo, tanto da conquistarsi prima la stima e poi l’amore ( ricambiato)del duro Rochester.Ma quello che sembrerebbe un lieto fine è solo l’inizio di un periodo durissimo, in cui vengono a galla rivelazioni sul turbinoso passato di Rochester che mettono alla prova l’amore tra di loro.

Il capolavoro di Charlotte Bronte è uno di quei romanzi di cui, nel corso dei secoli,si è detto di tutto e di più: cosa aggiungere di nuovo? Nulla, credo. Per parte mia posso solo dire che ho amato molto questo romanzo sin dalla prima volta che l’ho letto (conoscevo già la storia per aver visto il film del 1997 di Franco Zeffirelli). Rispetto alla sorella Emily Charlotte ha uno stile più pacato ma non meno passionale e incisivo; c’è meno ridondanza di comportamenti epici ma più approfondimento psicologico nei personaggi, a partire dalla protagonista, veramente originale ed insolita per la letteratura dell’epoca, ma indimenticabile anche rispetto a quella di oggi.
Jane Eyre è una povera orfana particolarmente provata dalla vita, come  molte sue coetanee dell’epoca la cui unica alternativa era di finire a fare le governanti in famiglie ricche; non è bella, è sola, ma è un personaggio particolare, una donna con grande forza di carattere che la fa diventare, nonostante la sua condizione sociale, indipendente e padrona del suo destino.Le avversità che affronta, i dolori, le prove difficili e dolorose, non la piegano, anzi rafforzano la sua forza morale e il suo carattere saldo, facendo di lei una donna vera e valida, che alla fine otterrà il meritato premio della felicità dopo tante traversie.
La storia è avvincente e appassionante, anche se forse si dilunga un po’ troppo in fatto di misteri e disgrazie, ma è praticamente è l’unica obiezione che (con molta riserva: bisogna anche pensare che era lo stile che andava di moda all’epoca) si può fare a questo capolavoro senza tempo. Anche se forse si potrebbe fare notare gli insistenti pregiudizi sulla cultura e mentalità francesi, notati da Bianca Pitzorno che non a caso ha dichiarato di aver scritto LA BAMBINAIA FRANCESE proprio in risposta a ciò….

martedì 15 gennaio 2013

Non solo recensioni- I Test

Mi sono ricordata che sul vecchio blog di Splinder spesso facevo dei test trovati in Internet, molti dei quali sui libri. Ho deciso di riportare questi ultimi anche qui.

1- come scegli i libri da leggere? ti fai influenzare dalle recensioni?
 Solitamente dalla trama, qualche volta anche dalla recensioni.

.
2) dove compri i libri: in libreria o online?
Libreria. Non sono capace di acquistare online.


3) aspetti di finire la lettura di un libro prima di acquistarne un altro oppure hai una scorta?
Ho sempre, perennemente, la scorta…


4) di solito quando leggi?
Ogni volta che ho del tempo libero (in borsa c'è sempre un libro).


5) ti fai influenzare dal numero delle pagine quando compri un libro?
No.


6) genere preferito?
Classici, romance, libri di storia, biografie, chick lit


7) hai un autore preferito?
Tanti: Andrea Camilleri, Sophie Kinsella, Ornella Albanese, Alessandro Manzoni, Italo Calvino, Fedor Dostoevskji, Beppe Severgnini, Indro Montanelli, Dino Buzzati, Charles Dickens, Charlotte Emily e Anne Bronte….


8) quando è iniziata la tua passione per la lettura?
Da subito: mia mamma racconta che da piccolissima sfogliavo per ore il Postalmarket nel box…prima di tentare di mangiarmelo! :)


9) presti libri?
Volentieri.


10) leggi un libro alla volta oppure riesci a leggerne diversi insieme?
A volte ne leggo due alla volta.


11) i tuoi amici/famigliari leggono?
Mia sorella e mia mamma un po’, mio papà nulla.


Delle mie amiche, due leggono, una non so
12) quanto ci metti mediamente a leggere un libro?
 
Dipende sempre dal libro, ovviamente. Ad esempio Camilleri lo leggo anche in due giorni….

13) quando vedi una persona che legge (ad esempio sui mezzi pubblici) ti metti immediatamente a sbirciare il titolo del suo libro?
Si, ormai è uan deformazione.


Pensate che quando vado in qualche casa e vedo una libreria..aguzzo gli occhi, anche se è una casa che non conosco!
Sono malata, ho la librite…

14) se tutti i libri del mondo dovessero essere distrutti e potessi salvarne uno soltanto quale sarebbe?
 
Farei come la vecchietta di FARHENEIT 451: nell’impossibilità di scegliere, mi farei bruciare con loro.

15) perché ti piace leggere?
 
Non so…è una cosa innata. Un amore vero e proprio.

16) leggi libri in prestito (da amici o dalla biblioteca) o solo libri che possiedi?
Più prestito che altro…

17) qual è il libro che non sei mai riuscito a finire?
Mi viene in mente L’UOMO CHE SUSSURRAVA AI CAVALLI…una noia mortale!

18) hai mai comprato un libro solo perché aveva una bella copertina, e cosa ti attrae nella copertina di un libro?
Magari la copertina mi attira per uan prima occhiata, ma se la trama non mi interessa o non scatta il “colpo di fulmine”, non prendo nulla.


Di uan copertina mi attirano soprattutto i colori.

19) c'è una casa editrice che ami particolarmente, e perché?
Non in particolare, anche se potrei dire che mi piace molto la Arnoldo Mondadori e la Harlequin perché sono quelle che pubblicano più romance.

20) porti i libri dappertutto (ad esempio in spiaggia o sui mezzi pubblici) o li tieni "al sicuro" dentro casa?
Dappertutto, soprattutto in borsa..nella mia borsa non manca mai un libro!

21) qual'è il libro che ti hanno regalato che hai gradito maggiormente?
Tanti: IL CAVALIERE D’INVERNO  di Paullina Simmons (regalo della mia amica Laura), L’OMBRA DEL VENTO di Carlos Ruiz Zafon (regalo della mia vicina Gabriella), I FRATELLI KARAMAZOV di Dostoevskij (regalo di mia zia Carla), GLI  ARANCINI DI MONTALBANO di Camilleri (regalo di un’amica di mia mamma), MANUALE DEL PERFETTO INTERISTA (regalo della mia collega Emanuela).

22) come scegli un libro da regalare?.
Dipende da tante cose, ma soprattutto, ovviamente, dai gusti del destinatario.
23) la tua libreria è ordinata secondo un criterio, o tieni i libri in ordine sparso?

In ordine di altezza, ma non solo; per esempio se ho più libri di uno stesso autore li metto insieme.
24) quando leggi un libro che ha delle note, le leggi o le salti?
Leggo…quando riesco a trovarle!

25) leggi eventuali introduzioni, prefazioni e postfazioni dei libri o le salti?
Non sempre.

Un raggio di sole per Jenny, di Carolyn Davidson


Titolo originale: The seduction of Shay Deveraux

Anno di pubblicazione negli USA: 2001

Collegamenti con altri romanzi: E’ il secondo romanzo della serie I FRATELLI DEVERAUX, formata da:

1-LOVING KATHERINE (La sposa del Nord);
2- THE SEDUCTION OF SHAY DEVERAUX ( Un raggio di sole per Jenny);
3- THE MARRIAGE AGREEMENT ( L’usignolo del Mississipi)


Da quattro anni Jenny Pennington,rimasta vedova durante la Guerra di Secessione,manda avanti to di una famiglia di ex schiavi e facendo enormi sacrifici, la piantagione lasciatale dal marito Carl.Ma i risultati sono così scarsi che Jenny sarebbe sicuramente costretta a vendere tutto se non fosse per l’improvviso e provvidenziale arrivo di uno sconosciuto:Shay Deveraux, ex commilitone e amico del defunto, al quale in punto di morte aveva promesso di prendersi cura della moglie e del figlio.
E ora,anche se con un po’ di ritardo,Shay mantiene la promessa:lavora sodo alla piantagione, apportando anche modifiche e scelte da esperto ( essendo lui stesso appartnenetne a una famiglia di proprietari terrieri),e grazie a lui le cose migliorano sempre più, ragion per cui Shay continua a rimandare la data della partenza.
Col passare del tempo tra lui e Jenny nasce l’amore e si sposano, ma il passato di Shay l’ha segnato in modo irrimediabile, e Jenny dovrà usare tutto il suo amore e la sua pazienza per riportare la pace nel suo animo tormentato.



Questa è una storia d’amore dolce, gentile e delicata diversa da quelle basate sulla passione che spesso si trovano nei romance;la passione tra i due protagonisti non manca ma non è dominante:l’autrice punta più sui sentimenti personali che uniscono Shay e Jenny,dapprima la stima e la gratitudine, poi l’amore che nonostante tutto emergerà senza fretta tra i due,sviluppandosi soprattutto dopo il matrimonio,grazie alle difficoltà con cui sarà messo alla prova.
Shay è un uomo tormentato nel fisico ( una lunga cicatrice gli deforma il viso)e soprattutto nell’animo dai ricordi della crudeltà della guerra,della terribile prigionia patita, degli amici morti e degli uomini che ha dovuto uccidere costretto dalle circostanze.Dopo la guerra per un breve perido era tornato a casa, ma non aveva funzionato, tutto era troppo cambiato, compreso lui stesso;quindi è ripartito,vagabondando per quattro anni attraverso gli Stati uniti, portando con sé solo i suoi tormenti,fino a quando un improvviso scrupolo di coscienza lo spinge a mantenere la promessa fatta in punto di morte all’amico e a raggiunger quindi la piantagione.
Qui conosce Jenny, la vedova:una donna dolce, gentile e solare ma anche forte e coraggiosa, che si è trovata catapultata dalla vita ovattata che conduceva prima della guerra alla sforzo immane di mandare avanti la piantagione per sé stessa e per il figlio a costo di innumerevoli sacrifici.Ma come detto Jenny non si lascia travolgere da tutto ciò al punto di cambiare sé stessa;in realtà è lei il vero raggio di sole a cui il titolo italiano si riferisce, un raggio che illumina l’animo tormentato dell’uomo che ama riconciliandolo con la vita e la sua famiglia d’origine.
Molto bella l’ambientazione nella piantagione in rovina che poi rinasce, e molto belli e ben delineati i personaggi secondari:Isabelle e noah coi figli ( cioè gli ex schiavi rimasti ad aiutare Jenny, ormai più amici che servitori), la famiglia Deveraux( i cui personaggi compaiono negli altri libri della serie, che io non ho letto), e il padre di Jenny, un vecchio solo e triste, che beneficerà anche lui della ventata di novità portata da Shay.

domenica 13 gennaio 2013

Concorso: 100 libri in un anno

A dire la verità non so se posso considerarmi ufficialmente iscritta, dato che a una mia domanda l'autrice del blgo non ha risposto, ma fino  a prova contraria, mi considero tale.
Sul blog ATELIER DEI LIBRI ho trovato questo simpatico concorso, al quale ho deciso di partecipare:

http://atelierdeilibri.blogspot.it/2012/12/100-libri-in-un-anno-2013-reading.html

Se qualcuno tra i pochi che passano di qui fosse interessato, per il regolamento e qualsiasi informazione rimando al link sopra.
Per quanto riguarda l'apposito banner da inserire, bisognerà portare un po' di pazienza: avendo ultimamente qualche problema che non riesco a capire come risolvere nell'inserire le immagini, non posso farlo subito. Spero comunque di poterlo fare a breve.
Che ne dite, ce la farò quest'anno a leggere 100 libri?
Considerato il fatto che lo scorso anno ne ho letti 41, e che a tutt'ora sono al secondo libro....forse con un po' di impegno! :)

sabato 12 gennaio 2013

Il volto del bandito, di Patricia Gaffney

Titolo originale :Outlaw in Paradise

Anno di pubblicazione:

Ambientazione:  Far West, seconda metà dell’ottocento.



 La tranquilla e sonnacchiosa cittadina di Paradise è in fermento per l’arrivo di Jesse Gault, che si dice sia un temutissimo fuorilegge, e che ha deciso di trasferirsi lì per qualche tempo. Tutti hanno paura di lui, peraltro senza motivo apparente, e contemporaneamente sono attirati dalla sua aria da duro e dalle sue storie rocambolesche. Persino Cady McGill, proprietaria del saloon, che inizialmente era l’unica a essere indifferente all’affascinante pistolero, rimane suo malgrado affascinata dall’aura di mistero che lo circonda e soprattutto dalle crepe che intravede nella sua corazza. Ed è decisa a scoprire la verità...


Questo western ha come protagonisti due figure tipiche del genere, il fuorilegge e la padrona del saloon,riviste però in modo abbastanza originale, perché i nostri due personaggi non aderiscono alla perfezione allo stereotipo tipico dei loro ruoli, ma vengono completamente ribaltati.
Jesse Gault incute timore a tutti con il suo atteggiamento da tenebroso, ma in realtà è tutta una messinscena che fa per non essere infastidito da potenziali nemici, in quanto è un uomo molto solo che spesso desidererebbe uan vita diversa e magari anche l’amicizia di qualcuno (e  riguardo a questo punto è molto significativo l’atteggiamento che tiene col piccolo nero Ham). Cady, la padrona del saloon, si veste e si atteggia da femme fatale e indipendente, con la fama di essere una mangiauomini, ma solo per ragioni di credibilità verso il suo lavoro: chi mai andrebbe nel saloon di una donna sensibile e che ha avuto nella vita un solo uomo?
E così nasce una storiellina non propriamente memorabile ma comunque gradevole, anche se con un’ambientazione piuttosto stereotipata, dove i due protagonisti dapprima s’incontrano e scontrano in un gioco degli equivoci accattivante quel tanto che basta sa tenere desta l’attenzione del lettore, poi man mano abbandonano la loro maschera difensiva per mettersi in gioco con la loro vera personalità, sia nel rapporto con gli altri che nel rapporto di coppia.
Per il resto, come ho detto, ambientazione e anche atmosfere un poco stereotipate, come tutti i personaggi secondari (la cameriera sciocchina, il nero forte e saggio che serve al bancone del bar, i cattivi di turno); l’unico personaggio che vive di vita propria è quello del bambino Ham, più incisivo da solo di tutti gli altri.

giovedì 10 gennaio 2013

Read in progress

What are you currently reading? (Cosa stai leggendo?)

Sto leggendo MADAMA SBATTERFLY, di Luciana Littizzetto, regalo di Natale di mia sorella.




What did you recently finish reading? (Quale libro hai finito di recente?)

Ho appena finito  TI RICORDI DI ME?, di Sophie Kinsella.



























What do you think you’ll read next? (Quale libro pensi sarà la tua prossima lettura?)

SALE E ZAFFERANO, di Kamila Shamsie.

lunedì 7 gennaio 2013

Il buio oltre la siepe, di Harper Lee

Titolo originale: To kill a Mockingbird

 Anno di pubblicazione: 1960

Ambientazione: Stati Uniti del sud, 1932


Iell’Alabama del 1932 l’avvocato Atticus Finch, vedovo, conduce con I figli Jem e Scout una vita tranquilla nel sonnacchioso paesino in cui vive.Di riflesso, anche la vita dei due bambini è tranquilla e serena, scandita soprattutto dai loro giochi. Un giorno un uomo di colore, Tom Robinson, viene accusato di aver violentato una giovane donna bianca, e al processo la difesa viene affidata  ad Atticus, che dovrà scontrarsi col clima di odio razziale che pervade il paese…


Questo bel romanzo, vincitore nel del Premio Pulitzer, è narrato dal punto di vista della piccola protagonista, Scout, una vivace bambina di 12 anni così soprannominata per le sue abitudini da maschiaccio.
Scegliere questo modo di raccontare serve non solo a sdrammatizzare i drammatici temi che il romanzo affronta (razzismo e pregiudizi), ma anche a dare la visione dell’insieme delle cose da un punto di vista assolutamente scevro da pregiudizi e malevolenze, come può essere quello di una bambina.
La stessa Scout è una bambina sui generis: il tipico maschiaccio che rifiuta di vestirsi da femmina (indossa solo pantaloni e salopette, con grande disperazione della zia che vorrebbe farle indossare le vestine), imita il fratello e gioca solo con lui e un loro amico, che viene solo in vacanza, e addirittura rifiuta di farsi chiamare con il suo vero nome, Jean Louise, preferendo il nomignolo. Ciò non toglie che, a suo modo, Scout sia una bambina dolce e sensibile, tant’è che coglie della vicenda che le accade attorno e dei caratteri delle persone che la vedono coinvolta molti aspetti che ai più sfuggono.
La vicenda principale del romanzo parte da un fatto drammatico, di razzismo (tema ancora oggi molto sentito negli Stati Uniti del Sud): una giovane donna bianca proveniente da famiglia povera ed emarginata accusa di stupro un uomo di colore (si scoprirà poi, per coprire violenze familiari inflittele dal suo stesso padre); non ci sarà purtroppo un lieto fine, ma l’insegnamento che il lettore potrà trarre da tutta la vicenda non per questo è meno forte. Atticus Finch, l’avvocato padre di Jem e Scout, è l’altro personaggio centrale del libro, un grande personaggio a mio avviso, nonostante venga presentato tutto il tempo in veste “dimessa”: tipico uomo del Sud di mezza età, senza particolari qualità e anzi, considerato dai figli piuttosto noioso e sonnacchioso, si rivelerà nel corso della storia una persona con una mentalità aperta e non convenzionale,che educa i propri figli soprattutto con l’esempio e non solo con le parole, che trasmette loro in maniera concreta e solida valori come coerenza, onestà, rispetto per gli altri.
Una lettura davvero indimenticabile, scritto in maniera scorrevole e intensa- anche se nella prima parte abbondano alcune descrizioni che rendono la lettura non proprio facilissima, anche un po’ noiosa- un altro libro che vale sicuramente la pena leggere.
Consiglio caldamente anche la visione del film omonimo.

giovedì 3 gennaio 2013

Io & la scrittura: storie e musica


Nei miei racconti, alla fine inserisco sempre  una parte intitolata “colonna sonora di questo racconto”.
Infatti dovete sapere che solitamente, quando scrivo o immagino una storia, immagino anche molto altro: per quanto riguarda i personaggi, caratteri fisici e caratteriali, come sono vestiti, cosa gli piace, quali sono i suoi ideali e varie altre cose; per quanto riguarda l’ambientazione devo ammettere che faccio più fatica, spesso ho ben in mente un certo tipo d ambientazione ma non so descriverla, non sono mai stata brava con paesaggi  e ambienti, al massimo anche lì mi vengono in mente paesaggi presi dai film.
Una parte importante che purtroppo non sono mia riuscita a riprodurre su carta è inoltre la colonna sonora della storia: un insieme di canzoni o musiche che fanno da sottofondo a scene e momenti del racconto, proprio come in un film.
Come scelgo queste canzoni?
Ecco, solitamente non sono io a scegliere loro ma loro a scelgiere me; si presentano alla mente mentre sto pensando a un dato personaggio o una data scena e si inseriscono da sole…certamente qualche criterio ci vuole: se ambiento un racconto negli anni ’60, non prendo certo canzoni di anni seguenti; se ambiento un racconto nell’800, non penso a canzoni del ‘900.
Le canzoni non sono fisse in ogni storia, alcune volte sono poche (come nel racconto appena scritto, sono solo due), altre volte sono troppe e mi tocca toglierne. Per quanto riguarda i personaggi poi, posso dire che sono loro stessi quando si presentano alla mia mente a presentami le loro canzoni preferite..e quindi posso io cambiare i loro gusti?

 
Notare che poi spesso ci sono anche canzoni che non mi piacciono o che conosco poco(per esempio la canzone di Bob Marley inserita nel racconto di cui sopra)….eppure entrano nella storia lo stesso, perché si adattano a una particolare situazione o un particolare personaggio.Insomma,come dire, è proprio vero quello che dicono alcuni scrittori sul fatto che a volte sono i personaggi che prendono vita propria e guidano l’autore