lunedì 30 dicembre 2013

Hit parade 2013

Ecco la mia personale hit parade di letture di quest'anno.


ACCIAIO, di Silvia Avallone

L'AMICA AMERICANA , di Margherita Oggero

101 STORIE DI GATTI CHE NON TI HANNO MAI RACCONTATO, di Lilli Garrone e Monica Cirinnà

30 ANNI E UNA CHIACCHIERATA CON PAPA' di Tiziano Ferro

LETTERA ALLA TUA FAMIGLIA, di Vittorino Andreoli

IL BRIGATISTA E L'OPERAIO, di Giovanni Bianconi 

sabato 28 dicembre 2013

L'inganno, di Amanda Quick


Titolo originale: Deception

Ambientazione: Inghilterra, 1800

Olympia Wingfield è una giovane donna che vive in campagna dedicandosi alla cura dei tre nipoti orfani e alla sua passione:studiare leggende antiche di Paesi lontani.Ultimamente è venuta in possesso del prezioso diario di una nobildonna risalente a un secolo prima, nel quale si nasconde la chiave per il ritrovamento di un misterioso e preziosissimo tesoro.
La sua vita cambia completamente quando viene assunto in qualità di istitutore dei tre ragazzini Jared Chillurst,l’uomo che le ha recapitato il diario e che in breve tempo conquista la sua fiducia al di la del suo temibile aspetto da pirata, e soprattutto il suo cuore.
Fra i due nasce infatti una grande passione,ma un giorno Olympia viene a conoscenza di un fatto sconvolgente:Jared l’ha ingannata sulla sua identità, in realtà è un visconte appartenente a una nobile famiglia discendente dal capitano che ha sotterrato il tesoro, e che per conto dei familiari sta cercando il diario e soprattutto qualcuno che lo interpreti, in modo da riportare il tesoro in famiglia.Passato il primo momento di rabbia, Olympia decide di non voltargli le spalle…accettando anche la sua proposta di matrimonio.Ma questo è solo l’inizio di una emozionante e divertente avventura.


In questo divertente romanzo la figura catalizzante di tutti gli eventi è Olympia, una donna davvero “sui generis”:giovane e bella, ha sempre vissuto in campagna e dedicato la sua vita allo studio di antiche leggende, senza minimamente preoccuparsi di divertimenti, vita di società o passioni di altro genere, nemmeno l’amore.E’ una donna abituata a prendersi cura degli altri e sembra ovvio per lei preoccuparsi anche di quello che lei crede un suo dipendente ,Jared:un uomo abituato a cavarsela in ogni situazione,e a preoccuparsi dei guai combinati dai membri della sua simpatica ma troppo impulsiva famiglia, il quale inzialmente non vorrebbe lasciarsi andare alla passione che Olympia gli ispira, e soprattutto non riesce a credere che qualcuno si preoccupi davvero per lui, visto che nessuno lo ha mai fatto.Due personaggi insomma completamente diversi che s’incontrano e imparano a conoscere sé stessi attraverso l’altro. 
Come solitamente accade nei romanzi della Quick, anche qui la storia d’amore si integra perfettamente con la parte “gialla”del romanzo, riguardante il tesoro di cui Olympia cerca di recuperare la chiave attraverso il diario che ha trovato: la soluzione del mistero non è per nulla scontata ( anche se alla fine appare di facile risoluzione);molto ben caratterizzate anche le figure di tutti i personaggi di contorno, che vengono fatti agire in modo da non essere semplici comparse ma parte integrante del romanzo.

giovedì 26 dicembre 2013

Canto di Natale, di Charles Dickens



Titolo originale: A Christmas Carol

Anno di pubblicazione: 1843

Ambientazione: Inghilterra, 1800

Collegamento con altri romanzi:
 è il più famoso della serie "Libri di Natale", composta da:

- Canto di Natale (1843)
-Le campane  (1845)
- Il grillo del focolare (1845)
- La battaglia della vita (1846)
-Il patto col fantasma (1848)

Il vecchio e ricchissimo Ebenezer Scrooge, talmente avaro da non spendere soldi nemmeno per riscaldare casa propria o il proprio ufficio, odia il Natale a tal punto da concedere al povero impiegato Bob Cratchit solo mezza giornata; per lui Natale è solo un giorno che i fannulloni prendono come scusa per non lavorare.
La sua vita è sempre stata dedicato al denaro e al guadagno, ma durante la notte della vigilia di Natale, avviene un fatto straordinario: gli appare il fantasma dell'ex socio- da tempo deceduto- Jacob Marley, legato per l'eternità a pesantissime catene fatte di banconote, cambiali, assegni; Marley gli spiega che dopo la morte la sua anima è stata dannata proprio per aver condotto lo stesso tipo di vita di Scrooge, e che il tuo intento è quello di metterlo sull'avviso affinchè abbia almeno una possibilità di salvarsi dallo stesso destino.
Spaventato a morte, Scrooge durante la notte riceverà la visita di alcuni misteriosi spiriti (passato, presente e futuro) che gli mostreranno un nuovo modo di vivere...


Uno dei classici natalizi per eccellenza, il racconto dickensiano non è una semplice favola di Natale ma nasconde dentro di sè una forte critica alla società capitalistica, che considera il denaro il valore fondamentale e lascia indietro chi è povero o malato, condannandolo a una vita senza speranza e di stenti.
La narrazione presenta vari stili, tra cui predominano lo stile gotico (l'apparizione del fantasma di Marley, quella dei tre spiriti, la scena del Natale futuro) e moralistico (la critica alla società di cui sopra), il tutto in un avvincente mix che non permette al lettore di staccarsi dalla pagina se non appena arrivato alla fine.
Personaggio predominante il vecchio avaro  affarista (ma qualcuno sostiene usuraio, anche se nel libro non è specificato) Ebenezer Scrooge, un uomo davvero insensibile e arido, tant'è che arriva persino a maltrattare il nipote, l'unico familiare rimastogli e l'unico che nonostante tutto si interessa a lui, o a non riscaldare nemmeno casa propria per risparmiare (e credo che la casa fredda rappresenti il freddo cuore del personaggio).
Eppure pian piano ì,durante la lettura, scorgiamo in lui tanti segni di un'umanità repressa e dimenticata, forse volutamente per non soffrirne:l'infanzia con l'amata sorella, morta giovane, il primo lavoro con un buon capo da lui apprezzato, l'amore per una giovane donna...tutto svanito e sacrificato sull'altare del soldo, tant'è che la scena si conclude con Scrooge preso da rimpianti.
Nel "secondo atto" (il racconto è strutturato come una rappresentazione teatrale) A Scrooge viene mostrato come vivono molte delle persone che lo circondano, sopratutto il suo impiegato Cratichit, con moglie e figli, di cui uno gravemente ammalato...eppure in quella povera casa dominano il sorriso, la gioia di stare assieme, il piacere di scambiarsi gli auguri con amici e parenti; tutte cose che Scrooge non ha mai avuto. In particolare il vecchio rimane colpito dal piccolo Tim, che nonostante la povertà e la malattia ha una grande gioia di vivere e un grande amore, che gli permette di rivolgere un pensiero anche al signor Scrooge (mentre tutti gli altri gli rivolgono pensieri sarcastici e di disprezzo).
Nel terzo atto abbiamo lo spirito dei Natali futuri se Scrooge non cambierà: domineranno morte, povertà e tristezza.
Come prosegue penso lo sappiano tutti: dopo "I tre moschettieri", il Canto di Natale è l'opera letteraria che ha avuto il maggior numero di trasposizioni cinematografiche e televisive, in tutte le salse (a proposito: lo sapevate che Paperone fu disegnato da Walt Disney proprio ispirandosi a Scrooge....e infatti il nome originale in inglese è questo?). Quello che conta ovviamente oltre la storia,è  il modo di raccontare, gli insegnamenti moralistici, i significati simbolici e l'atmosfera che esce dalle pagine, oltre a personaggi indimenticabili, ognuno a suo modo.
Un libro veramente da non perdere, anche se avete già visto qualche film o cartone.



mercoledì 18 dicembre 2013

La citazione

"Quanti uomini, credendo di pregare Giove, hanno pregato Dio!Quanti di quelli che si affidano agli amuleti vengono ascoltati dall'infinito, quanti atei non si accorgono che, per il solo fatto di essere buoni, essi pregano Dio!"

Victor Hugo, da "L'uomo che ride"

sabato 14 dicembre 2013

Baciami sotto l'albero, di Roberta Ciuffi

Anno di pubblicazione: 2010

Ambientazione: Bagni, 1875

Nel 1875 a  Bagni, piccola cittadina toscana, convergono storie private che ruotano attorno all’avvicinarsi delle festività natalizie e coinvolgono sia nobili, che borghesi e persone del popolo.
Tra amori che nascono, che si ritrovano dopo anni di lontananza e di rancori, solitudini e  infelicità che finalmente volgono al termine, la magia del Natale farà davvero miracoli per tanti…

Una piacevole raccolta  natalizia di racconti romantici di una brava autrice italiana del genere, Roberta Ciuffi, della quale ho parlato ancora su questo blog.
I protagonisti di ogni racconto sono persone dell’alta nobiltà o che comunque ruotano attorno ad essa (una cameriera e un maggiordomo); si potrebbe pensare quindi a racconti pieni di lusso, feste mondane, divertimenti di ogni tipo…e invece sono racconti seri, non banali né scontati (tranne quello della giovane cameriera che finirà per impalmare il conte dissoluto che lei ovviamente redime).
Natale, per molti di questi personaggi, non è affatto un’occasione gioiosa: chi è costretto a viverlo in ristrettezze facendo un bilancio fallimentare della propria vita come la trentenne zitella Dorotea, chi è solo a causa di un amore perduto, anche se vive nello sfarzo e scintillio di feste e bagordi  come la contessa Marina, chi è costretto a rimanere nella casa del padrone solo perché è orfano e non ha nessuno come la cameriera Flora, chi è esule dal proprio paese come Odette…non per cadere nel banale “anche i ricchi piangono”, ma quasi ognuno dei protagonisti ha un dolore e una solitudine, e il Natale miracolosamente- e con soluzioni non tanto banali- risolverà ogni situazione, portando gioia e felicità….come dovrebbe essere, e come spesso non è; ma come comunque è bella da vedere almeno nei libri e nei film a tema, per sognare un po’.
L’autrice anche stavolta tratteggia ogni personaggio, anche quelli più marginali, in maniera profonda e sensibile, dando modo al lettore di entrare in contatto con loro in maniera empatica, senza giudicarli negativamente anche quando non si approva il loro comportamento (come capitato a me con Iolanda, la cameriera di Marina, troppo severa e che dà alla donna colpe che essa non ha, senza capire il suo dolore); il tutto ha come sfondo un’atmosfera natalizia palpabile anche qui attraverso le pagine.
Consiglierei questo romanzo anche a chi non ama i romance,perché le storie trattate hanno temi universali che possono interessare tutti.

lunedì 9 dicembre 2013

La società letteraria di Guernsey, di Mary Ann Shaffer


Titolo originale: The Guernsey Literary and Potato Peel Pie Society

Anno di pubblicazione: 2008

Ambientazione: Inghilterra, 1946

Juliet  Ashotn  è una scrittrice londinese in cerca di un soggetto per il suo nuovo romanzo. Un giorno riceve una lettera da parte  Dawsey Adams, un allevatore che vive sull’isola di Gurnsey, che ha trovato il suo indirizzo su un vecchio libro. I due cominciano uno scambio epistolare, e così Juliet viene a conoscenza della “Società   “ formata da Dawsey e altri abitanti dell’isola,un circolo letterario di semplici amici che si riuniscono per commentare i libri letti. Incuriosita, Juliet chiede a Dawsey di metterla in contatto con gli altri membri del gruppo, che accettano volentieri di scriverle per raccontare la loro esperienza; anche con loro comincia un intenso scambio epistolare che presto diventa amicizia, al punto da spingere Juliet a recarsi personalmente a Guernsey per conoscere gli amici di persona...

Da tempo volevo leggere questo romanzo e grazie alla entusiasta recensione di Lady Jack del blog http://paperlife3.blogspot.it/    mi sono finalmente decisa.
Il romanzo mi è piaciuto molto, anche se ha una grossa pecca, almeno per me:lo stile epistolare, che non amo e che mi ha spesso impedito di leggere altri romanzi scritti in questo modo. Trovo che con questo tipo di scrittura i personaggi non vengono mai ben delineati, rimangono sempre dei "vuoti" sulla loro storia, sulla loro psicologia, sul loro carattere, in quanto le vicende non vengono narrate da un punto di vista imparziale ma da quello personale dello scrivente di turno. 
Ho riscontrato tutto ciò anche in questo romanzo purtroppo: non sappiamo ad esempio quasi nulla delle vite di Isola, Dawsey e Amelia, conosciamo molto poco del personaggio di Sophie e solo come interlocutrice prediletta di Juliet, non viene raccontata molto bene la storia tra Elizabeth e Christian e anche l'amore tra Juliet e Dawsey sarebbe stato più interessante se avessimo potuto avere una descrizione delle emozioni e pensieri dei protagonisti a riguardo.
Nonostante ciò per chi ama i libri vale davvero la pena di leggere questo libro, sopratutto i pensieri dei vari componenti del club letterario e il loro modo di rapportarsi agli autori e ai romanzi scelti, ma anche per i legami di amicizia nati a causa dell'improvvisato club. In generale tutta la storia è meritevole, troviamo ben descritto il clima durante l'occupazione nazista, i dolori, le privazioni,le sofferenze e i piccoli atti di eroismo.
Oltre ai personaggi che compaiono nel romanzo c'è anche una "protagonista nascosta", Elizabeth, che compare nelle descrizioni degli amici in quanto scomparsa durante l'occupazione, ma che lascia il segno per il suo coraggio, il suo spirito libero, la sua generosità (anche se a volte ho trovato che la mano fosse un po' troppo calcata: possibile che tutte queste doti appartenessero solo  a lei?possibile che ogni volta che c'è un guaio arriva lei e, zacchete,lo risolve?).
Il mio consiglio finale è questo: anche se come me non amate lo stile epistolare provate ugualmente a leggere questo romanzo perchè comunque sia costituisce una gradevole eccezione!

venerdì 6 dicembre 2013

Una stagione ardente, di Kathleen E. Woodiwiss


Titolo originale: A season beyond a kiss

Anno di pubblicazione: 2000

Ambientazione: Inghilterra primi '800

Collegamenti con altri romanzi: è il terzo romanzo della serie "Birmingham"


Da IBS 

 "Di famiglia nobile caduta in disgrazia, Raelynn Barrett decide d'imbarcarsi per l'America, la terra delle opportunità. Sogna un futuro migliore, ma andrebbe incontro a un triste destino se non intervenisse Jeff Birmingham, aitante e ricco uomo d'affari di Charleston. Innamorata del suo salvatore e ricambiata con passione, Raelynn è felice, ma un nemico trama nell'ombra per separarli..."


Il terzo romanzo della trilogia dei Birmingham( il secondo nell’ordine temporale della storia) è la storia di Jeff, il fratello di Brandon già apparso negli altri due romanzi:era ovvio che un personaggio così carismatico, simpatico e interessante dovesse avere una storia a sé( e francamente non capisco perché sia stata pubblicata dopo il secondo romanzo, che nell’ordine temporale della storia è il terzo, visto che narra la storia di Beau, figlio di Brandon…be insomma lasciamo perdere sennò ci si confonde)e quindi ecco qui un romanzo che lo vede come protagonista insieme alla neo moglie Raelynn. Della quale le lettrici italiane sanno ben poco,visto che come sopra detto il loro incontro è stato narrato in un romanzo non tradotto in italiano, comunque si capisce qualcosa da vari accenni durante la storia:orfana, di famiglia ricca ma ridotta in miseria,è stata salvata da un losco individuo che la perseguitava da Jeff che l’ha sposata appunto per salvarla, e la storia inizia al loro arrivo nella nuova casa:ovviamente i due sposini, attratti l’uno dall’altra non solo fisicamente, sperano che il matrimonio d’interesse si tramuti in matrimonio d’amore, ma le speranze sono bruscamente infrante dalla storia inventata dalla scaltra ( ma io credo più che altro non molto normale) servetta Nell: mi è piaciuto molto il modo in cui la Woodiwiss gioca su questa storia, trasmettendoci le sensazioni che questa rivelazione falsa provoca nei due neosposi e la loro battaglia interiore; quella di Raelynn che si sforza di credere al marito nonostante i mille dubbi e il suo desiderio di comprendere davvero la verità, quella di Jeff che cerca di convincere la moglie della sua completa innocenza e del suo amore.
La svolta clamorosa avviene ovviamente col delitto della ragazza:Raelynn si convince che sia il marito l’assassino e fugge via, quello che ha visto le sembra una prova oppugnabile…e anche qui mi è piaciuto il modo della Woodiwiss di narrare le cose,tenendo fino alla fine in sospeso sul vero colpevole…è vero, tutte leggendo penserebbero che non sia Jeff, ma in fondo solo per simpatia, per partito preso, perché si conosce il personaggio..non perché nella storia ci siano indizi contrari alla sua colpevolezza! Alla fine ovviamente tutto risolto, ma quanta apprensione!
Nella narrazione compaiono, trovando un giusto spazio, anche Heather e Brandon( protagonisti del primo romanzo), e una nota di merito meritano anche i due personaggi secondari degli amici dei protagonisti, Farrell ed Elizabeth, con una delicata e gentile storia d’amore, che mi ha interessata almeno quanto quella dei protagonisti.

mercoledì 4 dicembre 2013

Chi ben comincia....

Eccoci al secondo appuntamente con....


Le regole sono queste:

-Prendete un libro qualsiasi contenuto nella vostra libreria
- Copiate le prime righe del libro (possono essere 10, 15, 20 righe)
- Scrivete titolo e autore per chi fosse interessato
- Aspettate i commenti.

"Nel cerchio sfocato della lente la figura si muoveva appena, senza testa.
Uno spicchio di pelle zoomata in controluce.
Quel corpo da un anno all'altro era cambiato piano, sotto i vestiti. E adesso nel binocolo, nell'estate, esplodeva.
L'occhio da lontano brucava i particolari: il laccio del costume, del pezzo di sotto, un filamento di alghe su un fianco. I muscoli tesi sopra il ginocchio, la curva del polpaccio, la caviglia sporca di sabbia, L'occhio la ingrandiva e arrossiva a forza di scavare nella lente.
Il corpo adolescente balzò fuori dal campo e si gettò in acqua.
Un istante dopo, riposizionato l'obiettivo, calibrato il fuoco, ricomparve munito di una splendida chioma bionda. E una risata così violenta che anche da quella distanza, anche soltanto guardandola, ti scuoteva.
Sembrava di entrarci davvero, tra i denti bianchi. E le fossette sulle guance, e la fossa tra le scapole, e quella dell'ombelico, e tutto il resto."

Da "Acciaio", di Silvia Avallone

domenica 1 dicembre 2013

Il piccolo lord, di Frances Hodgson Burnett



Titolo originale: Little Lord Fauntleroy

Anno di pubblicazione: 1885

Ambientazione: New York/Inghilterra, fine ‘800

Il piccolo Cedric Errol, di otto anni, vive felicemente con la madre sarta in un quartiere povero di New York. Il padre, morto qualche tempo prima, era figlio minore del conte di Dorincourt, il quale però aveva diseredato il figlio non accettandone il matrimonio con una donna povera e per giunta americana, popolazione che il vecchio conte ritiene essere selvaggia, maleducata e assolutamente priva di valori. La giovane famiglia ha sempre quindi vissuto modestamente ma felicemente, fino alla morte del padre.
Un giorno Cedric e la madre ricevono la visita del signor Havisham, avvocato del nonno, che comunica loro la decisione del conte di richiamare in Inghilterra il nipote, in quanto ha deciso che , essendo l’unico erede della proprietà, deve essere educato come un vero lord alle responsabilità che gli deriveranno quando verrà investito del titolo alla morte del nonno. La madre di Cedric accetta per il bene del figlio, ma arrivata in Inghilterra, dopo aver scoperto che il conte non la vuole in casa, decide di rifiutare l’assegno di mantenimento che egli vorrebbe comunque elargirle e di mantenersi da sola,seppure lontana dal figlio. 
Il vecchio conte, provato da vari dolori, ha davvero un brutto carattere che però l’affetto del nipotino riesce insperatamente a trasformare….

Questo classico per l’infanzia praticamente la versione maschile de “La piccola principessa” sempre della stessa autrice,a parte qualche cambiamento. Intriso di buoni sentimenti ma anche abbastanza veritiero per certi aspetti, è una storia gradevole e ben scritta, con personaggi a volte stereotipati (compreso il piccolo protagonista, classico bambino angelico e per questo talvolta irritantino) ma sostanzialmente ben descritti e delineati psicologicamente. In particolare mi sempre piaciuta la figura della mamma (alla quale l’autrice poteva sprecarsi a mettere almeno il nome, però), donna dignitosa, forte e intelligente, personaggio non banale e che, a mio avviso, sarebbe andato bene anche in un romanzo “per adulti”, diciamo così.
Anche il vecchio conte in realtà, è un personaggio più complesso di quello che potrebbe sembrare: i suoi pregiudizi e il suo atteggiamento ostile non derivano solo da una certa ottusità riguardo alla differenza di ceto sociale, ma anche a una vita segnata da dolori familiari, visto che i tre figli sono tutti morti,e l’ultimogenito era anche l’unico che era degno dell’affetto paterno in quanto i due maggiori erano invece due debosciati (e le conseguenze di un’avventata azione da parte di uno dei due rischiano,verso la fine, di mandare all’aria tutto). Il figlio però l’aveva deluso allontanandosi dal padre per sposare una donna che lui riteneva indegna, e quindi  l’anziano conte si era definitivamente chiuso in sé stesso, arrivando anche a trascurare la sua proprietà che per questo è caduta in mano a un amministratore con pochi scrupoli che la sta mandando in rovina, mentre gli abitanti del villaggio vivono in condizini di estrema indigenza credendo che sia il conte a volerli far vivere così.
L’arrivo del nipotino porterà gioia e una nuova vita per l’anziano, che alla fine sarà capace umilmente di ammettere i propri errori e riavvicinare persone care che aveva allontanato.
Un romanzo gradevole quindi, anche se contiene punte di tristezza che questa autrice non disdegna, giustamente visto che ritengo che ai bambini vadano illustrati anche i lati poco piacevoli della vita, in maniera ovviamente adeguata.

mercoledì 27 novembre 2013

Il bacio del mercenario, di Pam Crooks



Titolo originale:The Mercenary's Kiss

Anno di pubblicazione: 2004

Ambientazione: Texas,1868.



Elena Malone si esibisce attraverso gli Stati Uniti con la compagnia itinerante del padre, un imbonitore che vende una medicina di sua invenzione.Una sera una banda di ribelli messicani assalta la carovana per rubare l’incasso e il loro capo violenta la giovane.Da quella violenza nasce Nicky, il figlio che Elena cresce con amore.

Due anni dopo la stessa banda di ribelli assalta di nuovo la compagnia, e stavolta Ramon, il capo,vedendo il piccolo Nicky capisce che quello è suo figlio, nato dallo stupro perpetrato ai danni di Elena;il crudele uomo , che ha sempre desiderato un figlio che portasse avanti le sue ambizioni rapisce quindi il bambino,tramortendo Elena e il padre, che vengono soccorsi da Jeb Carson, un mercenario che dopo aver combattuto in Messico contro gi stessi rivoluzionari di cui fa parte Ramon, sta tornando a casa.Appena appresa la storia di Elena,Jeb decide di partire con lei alla volta del Messico per aiutarla a riprendere Nicky.Inizialmente fra loro corrono solo scintille:Elena infatti è costretta ad accettare l’aiuto di Jeb perché sa di non potercela fare da sola contro il crudele Ramon, ma non si fida di lui perché lo trova troppo cauto e pensa che perderanno solo tempo prezioso per la ricerca del bimbo;lui invece, abituato a rispondere delle proprie azioni solo a sé stesso,mal sopporta che una donna decida di metterle in discussione.
Col passare dei giorni però la fragilità e la determinazione di Elena, e il coraggio di Jeb avvicinano i due, che scoprono un’attrazione ben più forte di quanto avessero potuto immaginare.Elena però, oltre alla preoccupazione per il piccolo Nicky, è rimasta anche segnata dal terribile stupro che ha subito, e questo fatto frena l’attrazione che controvoglia inzia a provare per lui…intanto il viaggio continua e il momento dell’affronto decisivo incombe.



Il romanzo inizia in modo molto cupo,con lo stupro che Elena, la protagonista, subisce da parte del ribelle messicano Ramon.Un evento orribile, da cui scaturisce comunque per lei un nuovo amore e un segno di speranza nel futuro: il suo bimbo Nicky.Mi sono commossa leggendo con quanto amore questo piccolo viene trattato dai familiari, perché nonostante lui sia un innocente l’orribile modo con cui è stato concepito avrebbe potuto far pensare il contrario.E invece la nostra protagonista sa risollevarsi nel modo migliore, amando il suo piccolo e non voltandogli le spalle.

Ma proprio quando la vita riprende a scorrere serena, Ramon irrompe di nuovo nella sua vita, di nuovo brutalmente, strappandole il bimbo che reclama come suo ( figuriamoci!!); ma stavolta Elena reagisce come una leonessa,gettandosi subito all’inseguimento del’odioso essere.E qui per fortuna arriva Jeb, un uomo duro, segnato da una vita difficile( ai limiti dell’impossibile),vissuta in modo frenetico giorno per giorno, senza mai fermarsi a pensare al domani, perché in effetti è un mercenario,quindi uno abituato a rischiare la vita ogni giorno che passa affrontando situazioni e battaglie di ogni tipo. Dico per fortuna perché Elena è fermamente decisa a raggiungere il suo piccolo, ma ovviamente da sola non potrebbe farcela,e Jeb essendo l’uomo duro che è, abituato a ragionare con freddezza in situazioni di pericolo, è l’aiutante ideale per raggiungere il suo scopo.
Purtroppo i due hanno caratteri ed esperienze estremamente diverse per andare subito d’accordo, come detto Jeb è scocciato dal fatto di dovere rendere conto delle sue azioni a una donna, e Elena non si fida di lui, perché pensa che non essendo emotivamente coinvolto come lei non prenda sul serio la liberazione del piccolo Nicky;oltretutto la terribile esperienza da lei affrontata l’ha portata a chiudere sé stessa agli uomini in generale, e quindi non è più di tanto interessata a lui.Ma Jeb sotto la sua pelle dura è un uomo sensibile e ragionevole, che dopo aver scoperto la causa del dolore di Elena la aiuta pian piano a rompere la corazza di cui si è circondata, dandole modo di vivere con serenità l’attrazione e il sentimento che durante la vicenda sono nati fra loro.
La vicenda è coinvolgente, scritta in modo scorrevole e preciso, con personaggi secondari ben delineati. Anche se non rientrerà nei miei keepers, è un libro che posso tranquillamente consigliare a chiunque.

domenica 24 novembre 2013

Curvy- Il lato glamour delle rotondità, di Daniela Fedi e Lucia Serlenga


Anno di pubblicazione:2012

Da IBS


Gli uomini si dividono in due categorie: quelli che amano le tonde e gli altri. Il segreto sta nell'organizzare l'agenda. La cosa più difficile da fare è una, anzi tre: amarsi, perdonarsi e accettarsi come portatrici sane di rotondità. Del resto, essere sottili e longilinee per natura è un'incognita della genetica, qualcosa di raro ed ereditabile come le perle della nonna o gli occhi azzurri di papà. Eppure il glamour ruota intorno alle poche proprietarie di un metabolismo iperattivo negato a chi magro non è. Bene, la festa è finita. Dopo anni di dittatura estetica le donne gamberetto, grissino, sogliola o stecchino devono arrendersi e dividere democraticamente il trono dello stile con le donne curvy, che non è solo un modo anglochic per dire .culona., ma una morbida e seducente realtà." Ma come si fa a essere tonde ed eleganti allo stesso tempo visto che il mondo della moda sembra popolato da avatar anoressiche? Daniela Fedi e Lucia Serlenga, giornaliste di moda, in questo libro prendono in esame il lato glamour delle curve. Ci svelano segreti, astuzie e indirizzi, ci raccontano aneddoti e storie di vita vissuta mantenendo sempre quel pizzico di sana ironia che alleggerisce il peso in curva.”

Ho ricevuto questo libro in omaggio a un incontro di presentazione con le due simpatiche autrici, e devo dire che è stata una lettura divertente e interessante.

Il termine curvy è un poco abusato al giorno d’oggi, si usa sia per le donne formose che per quelle obese, e ritengo che ciò si sbagliato, anche se presumo politicamente corretto.
In realtà il termine esatto indicherebbe una donna formosa ma dal girovita stretto, la classica pin up insomma; anche nel libro però la differenza tra le due figure non è proprio nettissima,comunque sia nel libro si trovano alcuni utili suggerimenti sullo stile da adottare se non si è proprio filiformi, come mimetizzare alcuni difetti, che accessori e calzature sono consigliati e quali meno. Non sono tantissimi a dire la verità, anche perché- come comunque evidenziato dal titolo- ci si sofferma spesso su esempi famosi, su capi costosi o stravaganti  e quindi inaccessibili a noi comuni mortali; però per chi se ne intende di moda ci si può tranquillamente ispirare e prendere spunto.
Naturalmente è presente anche una carrellata storica su marchi  e modelli sia di abiti che di accessori; per me interessantissimo il capitolo sulle borse, ma si parla anche di stivali, cinture, colori....insomma c'è un po' di tutto.
Che dire...si riuscirà a sdoganare davvero le curvy?



venerdì 22 novembre 2013

Novità in libreria

ESCE IN LIBRERIA TI RACCONTERO’ TUTTE LE STORIE CHE POTRO’,di Agnese Borsellino e Salvo Palazzolo.


Di Paolo Borsellino, del suo esempio e del suo lavoro di contrasto alla mafia, si è sempre parlato molto. Negli ultimi tempi, forse, si parla più della sua morte, dei misteri che la avvolgono, delle trame che si sono consumate prima e dopo di essa. Ma della famiglia Borsellino, dell'uomo anziché del giudice, dei figli e della moglie, non si sa molto. Fin dai primi, terribili giorni dopo l'attentato di via D'Amelio, infatti, la moglie Agnese e i figli Lucia, Manfredi e Fiammetta - allora poco più che adolescenti - hanno mantenuto uno stretto riserbo e sono intervenuti solo raramente nel dibattito mediatico. La signora, che proprio quest'anno si è dovuta arrendere a un male che l'ha perseguitata per anni, ha voluto utilizzare gli ultimi mesi della sua vita per lasciare dietro di sé - ai figli, ai nipoti, alle persone che mantengono vivo il ricordo di Paolo Borsellino e, in definitiva, a tutti gli italiani - i ricordi di una vita accanto a un eroe civile, che era un uomo normale, innamorato della moglie, giocoso con i figli, timido ma anche provocatorio, generoso e indimenticabile.


ESCE IN LIBRERIA SUBURRA, di Giancarlo De Cataldo e Carlo Bonini, EDIZIONE EINAUDI.

Una Roma lunare e sguaiata scenario di una feroce mattanza. Un Grande Progetto che seppellirà sotto una colata di cemento le sue periferie. Due vecchi nemici, un bandito e un carabiniere, che ingaggiano la loro sfida finale. Intanto, mentre l'Italia affonda, politici, alti prelati e amministratori corrotti sgomitano per partecipare all'orgia perpetua di questo Basso Impero criminale.














ESCE IN LIBRERIA I COWBOY NON MOLLANO MAI. LA MIA STORIA, di Max Pezzali, EDIZIONE ISBN.


"Era l'anno dei Mondiali di Francia, l'anno in cui avevo comprato la moto nuova, una Buell. La piazza era piena di gente. Dalla Galleria Vittorio Emanuele II a via Torino, e giù fino a piazza Cordusio, senza soluzione di continuità. Il Duomo era coperto per i lavori. Pioveva a dirotto e c'erano centomila persone. Appena prima di uscire c'è stato un momento di panico assoluto, un istante in cui mi sono detto: Dove cazzo vado qua? Io non esco! Se avessi avuto una campanella magica, l'avrei suonata e me ne sarei andato da qualsiasi altra parte. Nella vita, si sa, c'è sempre un collegamento tra le cose: riesci a fare una cosa solo perché ne hai fatta un'altra in passato. Con il carattere che mi ritrovo, forse non sarei mai riuscito a salire su un palco se non avessi passato un periodo della mia vita a lavorare sulle ambulanze, se non avessi dovuto imparare ad affrontare l'inaffrontabile e a risolverlo. Così, ho capito che non dovevo pensare a tutto il concerto, alle persone che avevo davanti, ma darmi un sistema, pensare per segmenti. Otto misure l'intro, poi parte la prima strofa, la seconda... Tranquillo. E quella era Milano, la grande metropoli che avevamo sempre guardato da lontano, da quei trenta chilometri che psicologicamente erano più di tremila. Ecco, quella sera, davanti a tutta quella gente venuta lì per me, ho sentito che ce l'avevo fatta, che dopo sei anni di lavoro avevo messo su quella città la mia bandierina definitiva. Milano mi aveva accettato, mi aveva accolto."

ESCE IN LIBRERIA STORIA DI UNA LUMACA CHE SCOPRI’ L’IMPORTANZA DELLA LENTEZZA, di Luis Sepulveda, EDIZIONE GUANDA.


Le lumache che vivono nel prato chiamato Paese del Dente di Leone, sotto la frondosa pianta del calicanto, sono abituate a condurre una vita lenta e silenziosa, a nascondersi dallo sguardo avido degli altri animali, e a chiamarsi tra loro semplicemente "lumaca". Una di loro, però, trova ingiusto non avere un nome, e soprattutto è curiosa di scoprire le ragioni della lentezza. Per questo, nonostante la disapprovazione delle compagne, intraprende un viaggio che la porterà a conoscere un gufo malinconico e una saggia tartaruga, a comprendere il valore della memoria e la vera natura del coraggio, e a guidare le compagne in un'avventura ardita verso la libertà.







ESCE IN LIBRERIA LA VENDETTA VESTE PRADA. IL RITORNO DEL DIAVOLO, di Lauren Weisberger, EDIZIONE PIEMME.

Sono passati quasi dieci anni da quando Andrea Sachs, Andy, si è licenziata dal lavoro per cui "milioni di ragazze ucciderebbero" come assistente di Miranda Priestly, direttrice di "Runway" e guru della moda internazionale. La sua vita è molto cambiata negli ultimi anni e di quel terribile periodo non le restano che qualche incubo notturno e l'incontrollabile terrore di partecipare a serate mondane in cui potrebbe incontrare lei, il Diavolo in persona. Tutto il resto, però, va a gonfie vele: la rivista di successo che ha fondato con Emily, l'antica rivale ora migliore amica e socia, e il matrimonio imminente con uno degli scapoli più ambiti della Grande Mela, Max Harrison, affascinante, romantico e soprattutto orgoglioso di avere accanto una donna indipendente e di successo. Nulla sembra poter rovinare un momento così perfetto. Ma Andy ha l'assoluta certezza che qualcosa stia per accadere, perché nessuno prima di lei aveva osato sfidare Miranda. La vendetta non si farà attendere ancora per molto.




ESCE IN LIBRERIA I SEGRETI DELLE FAMIGLIE FELICI, di Lucia Rizzi, EDIZIONE RIZZOLI.

Avere un figlio è la più grande gioia della vita e vederlo crescere una vera soddisfazione per i genitori: il suo primo vagito, i primi passi, l'inizio della scuola... Poi, in quello che sembra un attimo ma sono quindici anni, ci si ritrova di fronte un ragazzo con la barba, con sempre maggiori richieste di autonomia e atteggiamenti insofferenti, se non ostili, nei confronti di mamma e papà. I quali, a quel punto, si domandano: dove abbiamo sbagliato? Lucia Rizzi, ormai da anni punto di riferimento per le famiglie italiane, è convinta che l'educazione sia un "lavoro" che va portato avanti dal primo giorno e poi, costantemente, per tutti gli anni di vita insieme, anche fino alla maggiore età. I comportamenti di un adolescente possono essere la conseguenza del percorso che ha fatto nella prima infanzia e poi in tutte le fasi a seguire. Ecco allora che la Tata più famosa d'Italia offre questo nuovo corposo volume per accompagnare i lettori - genitori o educatori, ma anche i ragazzi cui spesso si rivolge direttamente - dalla nascita (come preparare la cameretta? Come gestire la gelosia del fratellino? Lettone: sì o no?) ai primi 36 mesi periodo in cui è fondamentale impostare le buone abitudini -, anno per anno fino all'adolescenza, senza tralasciare alcuna tappa e con un lungo capitolo sulla scuola, imprescindibile palestra educativa.



martedì 19 novembre 2013

Marina Bellezza, di Silvia Avallone


Anno di pubblicazione:2013

Ambientazione: Biella/Piedicavallo, 2012



Marina è una giovane aspirante cantante , il cui unico obiettivo è quello di diventare famosa a ogni costo; Andrea è il figlio malvoluto dell’ex sindaco di Biella, dal carattere chiuso e scostante, che sogna di ritirarsi sui monti e allevare mucche, come suo nonno. I due fin da ragazzini sono uniti da un amore passionale e violento che li spinge a cercarsi, mettersi insieme, farsi del male, lasciarsi nel mentre che cercano ognuno di coronare il proprio sogno, mentre attorno a loro tutto cade a pezzi, non solo materialmente….




La stessa amica che a Natale dell’anno scorso mi regalò “Acciaio”, ora in occasione del compleanno mi ha regalato questa ultima uscita della stessa autrice, Silvia Avallone; devo dire che tanto mi è piaciuto il primo quanto mi ha deluso il secondo.

L’autrice scrive bene, è molto abile nel descrivere una parte d’Italia un tempo fior fiore dell’industria e dell’artigianato e ora, a causa della crisi, in desolata decadenza (i numerosi riferimenti a locali con serrande sbarrate, lanifici e fabbriche chiusi che stanno andando in rovina), a cui corrisponde una deriva di valori dei protagonisti, dando quindi l’idea di un mondo che sta crollando, sul quale bisogna impegnarsi a ricostruire partendo forse dal riscoprire le proprie radici con un ritorno al passato che riscopre tempi e abitudini degli avi. Cosa che certo non può valere per tutti, ad esempio per la sottoscritta.
Infatti non è l’ambientazione il problema di questo libro, ma i suoi protagonisti: sembra infatti che l’auitrce si sia impegnata al massimo- peraltro riuscendoci, a mio avviso- nel tratteggiare i personaggi più insopportabilmente antipatici della letteratura italiana moderna…e questo  nonostante tutte le attenuanti che si può loro concedere: ma veramente, non ho potuto sopportare Marina e Andrea per gran parte della lettura.
Lei- il cui nome e cognome danno il titolo al romanzo- è una presuntuosa, egoista, viziata, egocentrica e ignorante ragazzetta di provincia con, dalla sua parte, due uniche qualità che a quanto pare le bastano per arruffianare tutto e tutti: una stratosferica bellezza e una voce da manuale,tant’è che il sogno della sua vita è diventare una cantante. Non tanto per amore della musica, ma dell’apparire, dell’esibirsi, dell’avere una folla adorante ai suoi piedi, come ai suoi piedi è sempre stato Andrea e come, del resto, lei si aspetta che lo sia tutto il resto del mondo, considerando la cosa come ovvia. A Marina non importa nulla di nessuno, in fondo non le importa nemmeno della carriera che vorrebbe intraprendere; le persone per lei esistono solo in funzione di quello che a lei potrebbero servire e soprattutto del soddisfare il suo sfrenato esibizionismo.
Chi non rientra in questi parametri o non esiste, o altrimenti è cattivo e crudele: gli ex compagni di scuola che non l’ammirano, le altre partecipanti ai vari talent che spettegolano su di lei, la povera coinquilina Elsa che, nel suo unico momento di ribellione viene dipinta come un mostro di cattiveria scontando poi questo attimo per tutto il resto del romanzo, in cui si prostra ai piedi della povera vittima in tutti i modi cercando invano il suo perdono. Certo, non è tutto oro ciò che luccica: Marina viene comunque rappresentata come una persona sola, senza amici, abbandonata dai genitori, con il zerbino Andrea come unica presenza fissa nella sua vita (capirai la soddisfazione), comunque sia il suo atteggiamento, la sua volgarità, il suo egoismo spietato sono assolutamente ingiustificabili, e la sottoscritta l’avrebbe volentieri mandata in miniera, altro che talent show!!!!
Lui è un pelino più accettabile, ma un pelino-ino-ino: quello che viene descritto come un ragazzo tormentato, sofferente e ombroso perché ha preso dal nonno montanaro in realtà è un disturbato mentale di non poco conto-da ragazzino ha tentato di annegare il fratello e da bambino ha fatto fuori il cane di casa mettendolo in lavatrice-, oltre all’ossessione distruttiva per Marina, che lui si ostina a vedere come propria donna ideale anche se, al di là dell’attrazione fisica, niente li lega veramente. Per non parlare poi dell’assurda pretesa che Marina accetti di condividere il suo ideale e la sua visione della vita, quando la ragazza ha fatto chiaramente capire in mille modi che non c’è nulla di più distante dal suo modo di essere da quello che lei desidera (e questo, mettendo un attimo da parte i superficiali sogni della ragazza, sarebbe irritante per chiunque), del modo di trattare la povera Elsa e dell’assurdo rancore contro il fratello, per il quale non gli riesce di fare nemmeno quel minimo tentativo per recuperare il rapporto o provare  a capirsi.
Certo, sia Marina che Andrea hanno come attenuante due famiglie alle spalle distruttive,ognuna a modo loro:lei con madre alcolizzata e padre assente perso dietro sogni di gloria più stupidi di uelli della figlia, lui proveniente da una famiglia ricca ma poco amato rispetto al fratello maggiore,figlio prediletto. Ciononostante trovo questa giustificazione insufficiente per il modo di fare che ‘sti due tengono per tutto il romanzo.
Vittima principale della coppia Elsa, ex compagna di scuola di Andrea e coinquilina di Marina, da sempre innamorata di lui e che lui usa e sfrutta in maniera talvolta anche brutale per poi gettare via come uno straccio, per non parlare di lei che la considera alla stregua di una serva, o anche peggio; certo, Elsa ci mette del suo sottomettendosi in maniera umiliante e cercando di purgare quei pochi ( e sacrosanti) momenti di ribellione. Come personaggio sicuramente vale più dei due cefali, peccato che l'autrice decida che non valga la pena darle il posto che meriterebbe...forse perchè spesso anche nella vita è così: è innegabile riconoscere che spesso chi è bello, chi ha quel "quid" in più degli altri come innegabilmente ce l'ha Marina, le ha tutte vinte, anche quando non lo merita.
Fastidioso poi lo stereotipo che chi vive allevando mucche sia una persona che non si lavi o viva senza acqua corrente nè luce.
Sicuramente se ne verrà tratto un film non andrò a vederlo...mi è bastata la lettura!






sabato 16 novembre 2013

Romanzo criminale, di Giancarlo De Cataldo


Anno di pubblicazione: 2002

Ambientazione: Roma, anni ‘70

Nella Roma degli anni ’70 tre teppisti di borgata, il Freddo, Dandi e il Libanese si accordano con altri delinquenti cercando di formare una banda che in teoria, secondo i sogni del Libanese che ne è il capo, dovrebbe “conquistare” Roma. Nasce così una spietata organizzazione, le cui vicende si intrecciano con la storia d’Italia nell’arco di una ventina d’anni circa. Alla storia criminale si intrecciano anche le storie personali dei personaggi…

Come ormai anche i muri sanno, sono la fan numero uno di “Romanzo criminale”: libro, film, serie tv, per me non hanno segreti. Ne sono rimasta conquistata fin dalla prima visione del film (che ho visto prima di leggere il romanzo), e inevitabilmente appena iniziato a leggere il libro sapevo già sarebbe rientrato tra i miei libri preferiti.
Nonostante alcune differenze tutto sommato marginali (compresa la moglie del Dandi, che nel film più logicamente non appare, vista la scarsa importanza del personaggio), la trama è la stessa- e come molti sapranno, è ispirata alle vicende della Banda della Magliana- una storia che copre un arco temporale di alcuni anni (con finale sui primi anni ’90), importanti nella storia del nostro Paese: gli anni di piombo, della lotta alla mafia, della guerra fredda, della caduta del muro di Berlino fino ad arrivare ai primi segnali di Tangentopoli.
Tutti fatti che qui fanno solo da sfondo, in quanto i nostri protagonisti sono dei borgatari romani che certo non hanno alcun interesse sociale o politico, ma il cui più grande desiderio è comandare su Roma, prendersi quel posto al solo nell’ambiente della delinquenza che li farebbe sentire finalmente importanti.
I tre personaggi principali sono tre amici di lunga data con storie assai diverse, ma che alla fine soccomberanno alla brama di potere che stravolgerà l’intero gruppo, sfaldando anche i rapporti di amicizia più solidi e sinceri e gli ideali che anche loro hanno avuto.
Dandi il vanitoso snob e infido, Freddo il più sensibile, il Libanese più ingenuo, più i loro amici e compagni dapprima sgangherati e – per quanto delinquenti- accomunati non solo dal loro sogno di conquistarsi il loro posto al sole, ma da ideali di amicizia, codice d’onore e lealtà ai compagni, sono personaggi indimenticabili, per cui alla fine nonostante tutto si finisce non dico per parteggiare ma per provare un'affinità, una sorta di solidarietà necessaria per seguirne le sorti, in un'Italia che cambia e che si sfalda come la banda.
Lo stile narrativo, abbastanza asciutto, unisce giallo, dramma e qualche pungente battuta ironica ogni tanto affidata al personaggio di turno; non è difficile per il lettore essere catturato dalle vicende e sentirsi invogliato ad arrivare al finale (non troppo esaustivo a dire la verità, ho preferito quello del film), per cui posso ben dire che "Romanzo criminale" è uno dei migliori libri di questi ultimi anni.
Sono sicura che può piacere anche ai non amanti del genere, ma del resto come vi sarete accorti sono abbastanza parziale riguardo  a questo libro....:)

giovedì 14 novembre 2013

La citazione

"Le cose più importanti giacciono troppo vicine al punto dove è sepolto il vostro cuore segreto,  come segnali lasciati per ritrovare un tesoro che i vostri nemici sarebbero felicissimi di portar via.
E potreste far rivelazioni che vi costano per poi scoprire che la gente vi guarda strano, senza capire affatto quello che avete detto, senza capire perchè vi sembrava tanto importante da piangere quasi mentre lo dicevate."



da "Stagioni diverse", di Stephen King.


lunedì 11 novembre 2013

La mia famiglia e l'angelo, di Gemma Lienas


Titolo originale: La meva família i l’àngel

Anno di pubblicazione: 1994

Ambientazione: Italia, anni ’90.

Giovanni, bambino di otto anni, in vista del Natale compra un biglietto d’auguri raffigurante un angelo; quale non è la sua sorpresa nel ritrovarselo in casa la mattina dell’antivigili, in carne, ossa e ali!!! 
Gabriele- questo il nome dell’angelo- viene accolto da tutti come ospite di riguardo, ma mentre si cerca di trovare il modo di aiutarlo a tornare in Paradiso, la convivenza  e tutti gli imprevisti che ne derivano non saranno facilissimi…

Dovendo fare un regalo, mi è tornato in mente questo vecchio libro che regalai a mia sorella quando aveva otto anni: una storia di Natale simpatica, divertente e molto adatta anche a bambini più piccoli (qualche anno fa la lessi a puntate prima di Natale in una classe dell’asilo, piacque molto a tutti!).
Gabriele è un vero e proprio “ciclone in famiglia” capitato nella famiglia del piccolo protagonista, che a causa sua passerà delle insolite e sicuramente indimenticabili feste. Le situazioni con cui Giovanni e la sua famiglia avranno a che fare durante la sua permanenza sono delle più disparate e facilmente immaginabili: andare al supermercato, il pranzo con i parenti, dove far dormire l’ingombrante ospite, cosa dargli da mangiare….non sarà certo facile, soprattutto visto che Gabriele sarà pure un angelo, ma tlavota risulta non solo alquanto schizzinoso ma pure refrattario al rispetto delle regole e alla prudenza.
Per fortuna ci penserà la nonna- altrettanto magica dell’angelo, a quanto pare- ad aiutare tutti….insomma, una storiellina niente male, scritta bene e con personaggi semplici ma ben tratteggiati.
Anche oggi lo consiglierei a chi volesse fare un regalo a un bambino, come lo feci io molti anni fa.

Sei forte, papà!- di Gianni Morandi




Anno di pubblicazione: 2009

"Il gufo con gli occhiali, la lepre in tuta rossa, il ghiro dormiglione, il picchio col martello, il grillo chiacchierone il topo che va in città: gli diamo una mano... me li prendi, papà?"
Un papà va in vacanza in campagna con la roulotte con i suoi due bambini, ma comincia a piovere: i bambini si  preoccupano per tutti gli animali che incontrano, che potrebbero prendere freddo e ammalarsi, e chiedono al papà di ospitarli nella roulotte. Il papà accetta volentieri e così pian piano la roulotte diventa come l’arca di Noè….

Una bella, poetica e non molto conosciuta canzone di Gianni Morandi, ancora oggi amata da molti bambini (e anche da qualche adulto, tipo la sottoscritta che, causa lavoro, cerca sempre di diffonderla negli asili dove viene mandata).
A mio avviso uno dei migliori libri di questa bellissima serie, in cui il testo della canzone è arricchito dalle belle illustrazioni di Nicoletta Costa: colorate, nitide, semplici e molto carine, riprendono i vari animali come sono descritti nella canzone: la lepre in tuta rossa, il topo che vuole trasferirsi in città con in mano la valigetta, il gufo con gli occhiali, il canarino ferito con la zampetta ingessata ecc. Insomma, dà forma e sostanza ai vari personaggi, che molti bambini certamente si divertiranno a ricopiare con qualche disegno.

Nel cd è riprodotta la versione originale della canzone (1976); piccola curiosità, una dei due bambini che interpretano i due figli del papà è Marianna Morandi , la vera figlia di Gianni Morandi.


sabato 9 novembre 2013

Quattro etti d'amore, grazie- di Chiara Gamberale


Anno di pubblicazione: 2013

Ambientazione: Roma, 2013

Erica è un’impiegata di banca, moglie di Michele e mamma di Viola e Gustavo, con una mamma ex hippie scapestrata e un fratello in cura per problemi mentali.
Tea Fidelibus è un’attrice famosa, protagonista della nota telenovela “Testa o Cuore”, sposata con il borioso critico teatrale Riccardo e amante dell’istruttore di fitness Anthony.
Le due donne si incontrano al supermercato, ma mentre è nomale che Erica- ammiratrice di Tea- fantastichi sulla vita del suo idolo (chissà che vita sfolgorante che fa, quanto deve divertirsi, quante passioni deve vivere!), non riuscirebbe mai a immaginarsi che anche lei è diventata---idolo del suo idolo. Tea infatti ha soprannominato Erica “la signora Cunningham” e la invidia immaginando che viva la vita che lei non ha mai avuto: una tranquilla quotidianiatà, una famiglia, un marito premuroso, due figli da amare, feste dell’asilo, riunioni di lavoro….
A insaputa una dell’altra, le vite di Erica e Tea subiranno qualche scossone….

Simpatico romanzo di Chiara Gamberale, che nella sua semplicità evita la banalità del “Anche i  famosi piangono” e dà numerosi spunti di riflessione su quanto a volte ci si perde in quello che poteva essere il passato evitando di guardare quello che invece abbiamo nel presente.
Infatti, come Tea Fidelibus,ho molto invidiato la protagonista Erica: ha un lavoro, una casa, un marito innamorato, due figli…una vita decente, per quanto semplice. Ma pare che lei, traumatizzata da una rapina nella banca dove lavora e ancora più da una rivelazione fattale in tale frangente da una collega, non veda proprio queste cose, nonostante certo non le ignori: infatti la cosa che la fa sentire di nuovo viva, di nuovo in pace è chattare con un ex compagno di scuola delle superiori, ritrovato su Fb e ricordare i vecchi tempi, compreso un ex amore” (le virgolette sono d’obbligo, non vi svelo il perché), resi più belli dalla nostalgia del tempo in cui “tutto poteva ancora essere”, e non tanto perché lo fossero veramente.
Certamente un crisi esistenziale venuta a galla con l’episodio della rapina, ma probabilmente già covava, porta Erica a spiare la spesa di Tea Fidelibus al supermercato: il carrello semivuoto, contenente al massimo due lattine di birra, una busta di insalata, una bottiglietta di salsa di soia e roba simile: secondo Erica, questa spesa minimalista simboleggia la vita favolosa , piena di emozioni e passione dell’attrice, troppo occupata a vivere per potersi abbassare a cose banali come fare la spesa….
E invece, la vita di Tea è nettamente più brutta di quella di Erica: è vero, è un’attrice di successo, ma per il resto….è sposata con l’insopportabile Riccardo (uno dei personaggi più odiosi mai incontrati in un romanzo, che è perfino riuscito a fami odiare “Peter Pan”, una delle mie favole preferite di sempre!!!), dal quale non riesce a separarsi per motivi assolutamente incompresibili (probabilmente paura e ossessione personale) nonostante l’amante sia di gran lunga migliore come persona, ma dimostri di amarla davvero. Inoltre, trascina con sé il peso di oppressioni familiari risalenti all’infanzia, insomma una donna veramente confusionaria e irrisolta.Due personaggi antitetici e caratterizzati molto bene, che dominano il racconto anche i quanto si esprimono in prima persona, lasciando un po’ sullo sfondo tutti gli altri, che vengono presentati appunto nella luce e nella funzione da loro considerate.
Ho molto apprezzato inoltre il modo in cui l’autrice risolve le crisi personali delle due protagoniste, in maniera tranquilla e non banale, ma comunque realistica.
L’annedoto personale riguardante il patrigno di Erica ,nonostante non ci siano riferimenti di alcun tipo a persone reali,  non può non ricondurre a un noto personaggio politico italiano che anni fa si comportò nello stesso modo; e ovviamente la signora Cunnigham cui Tea fa riferimento nel suo soprannome a Erica è la mamma di “Happy days”, vista da entrambe come esempio di donna e casalinga perfetta, modello a cui ispirarsi. 

mercoledì 6 novembre 2013

La ragazza di Charlotte Street, di Danny Wallace


Titolo originale: Charlotte Street

Anno di pubblicazione: 2012

Ambientazione: Londra, 2012

Jason Priestley, ex insegnante e ora giornalista freelance per un misconosciuto giornaletto londinese, vive con l’amico Dev ed è ancora in crisi per essere stato lasciato dalla fidanzata Sarah, felicemente innamoratasi di un altro.
Una sera, mentre si trova in Charlotte Street, aiuta una ragazza che sta salendo su un taxi a reggere dei pacchetti per qualche secondo, tanto basta per invaghirsene. Appena il taxi parte Jason si accorge che la ragazza ha perduto una macchinetta fotografica di quelle automatiche, e pensa bene di usarla come espediente per cercarla e restituirgliela; da ciò partiranno tutta una serie di imprevedibili fatti…


Ho letto e sentito molti pareri positivi su questo romanzo, e grazie anche all’intrigante trama alla fine fine mi sono decisa a leggerlo.
Risultato: così così. A dire la verità, sono rimasta piuttosto indifferente alle peripezie di Jason (che, sì, porta il nome del protagonista di “Beverly Hills 90210” e per questo viene costantemente sfottuto da tutti), personaggio che sotto certi aspetti ho trovato immaturo e indeciso a livelli preoccupanti, proprio come gli rimprovera la ex fidanzata. L’idea dell’incontro improvviso, della macchinetta dimenticata e di tutto quello che ne consegue sulla carta è carina e accattivante, ma leggendo il libro non ho riscontrato quell’interesse che pensavo, anche perché l’autore si perde spesso in situazioni non proprio lineari e- anche se questo non è necessario- comunque spesso confuse e che ho seguito davvero con poco interesse (cosa che sempre mi capita in questi casi).
L’autore non scrive male e ha un certo talento nel ricreare quadretti con particolare attenzione alle strade di Londra, alle atmosfere, alla descrizione di luoghi fisici periferici, ma purtroppo devo dire che anche per quanto riguarda gli altri personaggi nulla di fatto, a parte forse Dev, l'amico falso superficiale.
Unica cosa interessante, la simpatica idea di intitolare ogni capitolo con titoli di vecchie canzoni.
Per il resto, che dire? Almeno ci ho provato...

lunedì 4 novembre 2013

I personaggi: Elizabeth Bennett

Da ORGOGLIO  E PREGIUDIZIO, di Jane Austen.

Presente anche in alcuni spin off del romanzo: ORGOGLIO PREGIUDIZIO E ZOMBIE di  Seth Grahme Smith , "MR Darcy, Vampire", di Amanda Grange,   "Per orgoglio o per amore. Un romanzo di Fitwilliam Darcy", di Pamela Aidan,  ""Orgoglio e preveggenza" di Carrie Bebris,


Elizabeth Bennett, detta Lizzy,  è la seconda delle cinque  figlie  dei coniugi Bennett e ha 21 anni, nata e vissuta a Longbourne, nell'Hertfordshire.
E' una giovane donna molto intelligente e dallo spirito arguto, probabilmente ereditato dal padre, di cui è la figlia prediletta. Le sue migliori amiche sono la sorella maggiore Jane e Charlotte  Lucas, che poi sposerà l'irritante cugino Collins.
Nonostante non abbia un carattere frivolo è comunque una persona allegra e socievole, e amante dei divertimenti. Non ha il brio della sorella Lydia ma ha comunque una sua vivacità, meno invadente.
Ha una grande pazienza nell'assecondare le manìe della madre, Mrs Bennett, e un rapporto maturo di affetto e complicità con il padre,al quale può parlare più sinceramente rispetto alla genitrice.

Elizabeth è un personaggio che mi è rimasto nel cuore perchè molto moderno nonostante sia una donna vivente alla fine del 700; ha tanti lati positivi ma non è certo priva di difetti, visto il modo spesso impietoso con cui travisa tutto ciò che fa e dice il signor Darcy, dovuto certamente alla profonda antipatia provata inizialmente per lui e derivante proprio da un non apprezzamento (in effetti snobistico) fatto dall'incauto gentiluomo la prima volta che si incontrano, al ballo sociale di Longbourne. I suoi preconcetti le fanno addirittura vedere il viscido Wickham come una vittima, senza nemmeno prendere in considerazione l'ipotesi che Darcy possa avere ragione.
Dalla lettura- che molti di voi certamente conosceranno-si può facilmente immaginare come finiranno questi scontri iniziali tra i due personaggi, ovviamente è il modo in cui l'autrice costruisce tutta l'azione e i risvolti psicologici dei personaggi che interessano veramente.
Elizabeth per carattere, dolcezza, intelligenza e qualità appare sempre una spanna sopra alle sorelle, anche alla dolce Jane; ho sempre trovato inoltre che fosse una perfetta antitesi, se non proprio la sua versione da giovane della temibile Lady Catherine, che mi pare sotto sotto l'apprezzi proprio perchè non la adula come fanno tutti quelli che ha intorno.
Riguardo alle rappresentazioni cinematografiche e televisive, le mie Elizabeth preferite sono sicuramente Greer Garson nella versione del 1941( nonostante la disparità di età e i diversi costumi), e Jennifer Ehle nello sceneggiato BBC del 1995.
Carina anche Virna Lisi nello rarissimo sceneggiato Rai del 1956; orrende e inguadabile Keira Knightley nella versione del 2006.