giovedì 6 dicembre 2012

L'inferno sono gli altri, di Silvia Giralucci

Anno di pubblicazione: 2009

Ambientazione: Padova


Il 17 giugno 1974 a Padova, un commando delle Brigate Rosse penetrato in una sezione dell’MSI uccideva Graziano Giralucci e Giuseppe Mazzola, gli unici due presenti.
I due furono le prime vittime delle Brigate Rosse.
35 anni dopo Silvia, la figlia di Graziano Giralucci, che all’epoca della morte del padre aveva tre anni, diventata giornalista cerca di ricostruire i fatti che portarono alla morte del padre partendo dalla ricostruzione del clima dell’epoca; per farlo, sceglie di ascoltare i racconti di persone che c’erano e che in alcuni casi ebbero a che fare con il caso riguardante il duplice omicidio…




Altro libro appartenente al filone “vittime del terrorismo”, che per fortuna sta trovando sempre più spazio e attenzione presso il grande pubblico. In questo caso, parliamo di una vittima diventata famosa solo dopo molto tempo e grazie alla battaglia della figlia Silvia; Graziano Giralucci appunto, che per molto tempo fu considerato vittima di serie B in quanto missino.
E quindi, a differenza- ad esempio- del commissario Luigi Calabresi e del giornalista Walter Tobagi (i cui figli Mario e Benedetta hanno scritto altri due libri del genere, molto belli e toccanti), per anni caduto nel dimenticatoio, come purtroppo accaduto per varie altre vittime, i cui familiari (sia detto senza nessuna volontà di offendere o giudicare) non hanno voluto o saputo rendere pubblica la memoria dei loro cari, cosa che sarebbe molto utile al fine del ricordo,soprattutto per quelle tante vittime che ancora non hanno avuto giustizia.
A differenza dei due libri citati, Silvia Giralucci decide di narrare non tanto la storia della vita del padre ma di ricostruire il clima dell’epoca, per capire come si è potuti arrivare effettivamente a gettare l’Italia in un periodo cosi buio, come si possa essere arrivati a uccidere in nome dell’ideale politico. Per farlo, sceglie di intervistare varie persone che quegli anni li hanno vissuti, e che hanno partecipato a vario titolo anche alla vita sociale e politica: c’è la studentessa ex rivoluzionaria, c’è il militante di Potere operaio pentito, c’è il giornalista arrestato perché scambiato per un telefonista delle Br, c’è il militante irriducibile, c’è il professore minacciato dagli studenti universitari…tutti personaggi che, con le loro storie, aggiungono un tassello alla volta alla ricostruzione e, in questo senso, anche alla comprensione (che non è mai giustificazione).
Personalmente avrei dato due schiaffoni alla ragazza dello yoga e al militante irriducibile…mia opinione personale, lasciatemelo dire!
Ad ogni  personaggio è dedicato un capitolo, l’autrice usa uno stile asciutto e preciso che contribuisce a mio avviso a rendere interessante l’argomento senza cadere nella “trappola” di far diventare il libro un saggio.
Della vita di Graziano Giralucci e della sua famiglia veniamo a sapere poco, ma quel poco secondo me è esaustivo nel rimarcare l’assenza e il vuoto che la sua morte hanno lasciato soprattutto in Silvia, che avendo tre anni ha potuto conoscere il padre solo attraverso i racconti altrui; molto toccante il punto in cui racconta che nel 1991, quando l’allora presidente della Repubblica Francesco Cossiga propose la grazia al capo delle Br Renato Curcio (condannato come mandante morale per l’omicidio del padre dell’autrice e di Giuseppe Mazzola) e la ventenne Silvia, indignata, gli scrisse una lettera di protesta che non ebbe mai risposta. Dato che il presidente in questione nel corso degli anni ha trovato il tempo per dialogare con vari terroristi, trovo che questo atteggiamento sia significativo della solitudine e dell’abbandono che, la di là delle belle parole ufficiali, lo Stato ha sempre riservato alle vittime, che fossero di terrorismo o di mafia poco importa….

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