giovedì 27 dicembre 2012

Fuga dal Natale, di John Grisham


 
Titolo originale: Skipping Christmas

Anno di Pubblicazione: 2001

Ambientazione: Stati Uniti, 2001

Nora e Luther Krank sono una coppia di coniugi di mezza età la cui figlia Blair per la prima volta non trascorrerà il Natale a casa, avendo deciso di partire volontaria per le terre più povere dell’America Latina.
I due coniugi decidono di cogliere l’occasione per evitare, almeno per una volta, lo stress e l’ipocrisia che le feste natalizie da sempre portano con sé: soldi spesi in party a cui si invita di tutto, beneficenze praticamente obbligate, regali inutili che verranno presto dimenticati…..al loro posto, quest’anno prenderanno l’occasione per spendere quei soldi nella crociera che da anni sognano ma che hanno sempre rimandato.
Ma i due scopriranno che sfuggire l’atmosfera natalizia è praticamente impossibile….




John Grisham è un autore famoso per i suoi thriller, mi ha quindi piacevolmente stupito scoprire questa suo romanzo-commedia, da cui penso potrebbe essere tratto un buon film, come già accaduto per vari altri romanzi di questo autore.
L’idea di base in realtà non è poi così insolita: molta gente vive il Natale come una costrizione con obblighi sociali inutili e irritanti, e credo che molti sognino un Natale “diverso”, magari stesi al sole di una bella spiaggia tropicale lontano dal caos e dal traffico vacanziero, lontano soprattutto dal consumismo in cui inevitabilmente si cade.
Nora e Luther, i due protagonisti, sono la tipica coppia americana benestante che vive nel tipico quartiere americano tranquillo, con villette uguali e un’umanità variegata, vicini cordiali ma più o meno impiccioni, a vario titolo; i due ingaggeranno una divertente ma anche interessante battaglia per rivendicare il diritto a passare un Natale come vogliono loro, scontrandosi con pregiudizi, curiosità e altro; dico interessante perché in un certo senso mi sono trovata anche io a riflettere di fronte alle reazioni dei vicini allibiti dall’idea che si possa trascorrere un Natale non convenzionale, anche per una volta sola. Reazioni che vanno dall’aperta incredulità, ai sospetti più strambi, a un vero e proprio boicottaggio contro l’idea dei due protagonisti…insomma, come si chiede Luther a un certo punto, è davvero possibile che una semplice decisione anticonvenzionale che non fa del male  a nessuno metta in crisi rapporti cordiali con gente che si conosce da anni?
Essendo una commedia alla fine Nora e Luther scopriranno una nuova dimensione del Natale, diversa ancora da quella da loro desiderata, e devo dire che non ho molto approvato la loro decisione finale, pur considerando che all’interno della storia andava bene così.
Lo stile del libro è scorrevole e ironico, una bella lettura natalizia un po’ insolita!

La tentatrice, di Mary Balogh



Titolo Originale: Sligthly tempted

Anno di pubblicazione:

Ambientazione:

Collegamento con altri romanzi:

Trama (dal blog Mondadori):

Giovane e bellissima, lady Morgan Bedwyn è in età da marito, e il conte Gervase Ashford, dal momento in cui posa lo sguardo su di lei, capisce che quella donna sarà lo strumento perfetto per la propria vendetta. Il matrimonio non rientra fra i suoi progetti, e neppure in quelli della fiera e indipendente Morgan, finché una notte di appassionata intimità provoca uno scandalo che potrebbe rendere la vendetta ancora più dolce. Ma nel contempo lei è riuscita a fare l’impossibile: sciogliere il suo cuore di ghiaccio. Venuta però a conoscenza della verità, ora Morgan non vuole più saperne di lui, e Gervase dovrà fare di tutto per riconquistarle il cuore…


Il romanzo dedicato a Morgan, la più giovane dei Bedwyn, è secondo me il più interessante, per molti aspetti.Se Gervase è infatti il solito libertino scottato da una brutta e ingiusta esperienza, ma poi redento dall’amore, Morgan è decisamente più originale, almeno quanto la sorella Freyja, ma in modo completamente diverso.
All’inizio della storia appare come una diciottenne come tante,emozionata per il recente debutto in società( anche se a dir la verità l’ha un po’ delusa),eccitata per il clima in cui si stanno svolgendo fatti storici importanti,insofferente la fatto di essere sempre controllata, anche perché non è facile essere sempre e comunque protetta e coccolata in quanto “piccolina”della famiglia!Il corteggiamento di Gervase la fa sentire più grande, è lusingata che un uomo quasi trentenne rivolga le sue attenzioni a una diciottenne debuttante;ma presto si trova davanti alla cruda realtà della guerra,e qui dà prova di una notevole maturità,molto più di certi adulti,assumendosi la responsabilità di curare incessantemente i feriti prima, e poi rifiutando di scappare abbandonando il fratello disperso alla sua sorte.
Tutto ciò affascina Gervase ma anche il lettore, colpito dal coraggio e dal carattere forte con cui la giovane affronta prove durissime e per lei del tutto nuove:una su tutte, il drammatico ritorno a casa con la notizia della morte di Alleyne.Morgan si trova a dover sopportare l’enorme responsabilità di raccontare a tutti come ciò è avvenuto. E poi la risoluzione da parte sua ( questa volta senza l’aiuto dei Bedwyn)del fattaccio che cambiò la vita di Wulfric e Gervase:personalmente mi è molto piaciuto come la Balogh risolve il mistero, anche se al posto di Gervase quelle due odiose( non hanno scusanti secondo me)non le avrei di sicuro perdonate;così si delinea sempre di più il personaggio del duca, si capisce cosa lo ha fatto diventare così, e insieme alla commovente scena in biblioteca dopo il funerale di Alleyne, cominciamo a intravederlo non solo come fratello maggiore, come duca di ghiaccio, come capo della famiglia…ma soprattutto come uomo.

giovedì 13 dicembre 2012

Un bacio per ricordare, di Teresa Medeiros

Titolo originale: A kiss to remember

Anno di pubblicazione: 2003

Ambientazione:

Trama (dal retro di copertina):

Laura Fairleigh ha assolutamente bisogno di un marito.

Se non si sposerà entro il suo ventunesimo compleanno perderà l'eredità lasciatale dalla benefattrice che l'ha cresciuta salvandola dalla povertà.

Così, quando incappa in un uomo senza passato, senza nome né memoria, decide di farne il suo promesso sposo.

Mai potrebbe immaginare che dietro quella faccia d'angelo si nasconde "il diavolo di Devonbrooke", il figlio della sua benefattrice, abbandonato dai genitori in tenera età e deciso a vendicarsi..



Questo bel romanzo di Teresa Medeiros è una favola con sottofondo di mistero ( non per nulla c’è un rimando ben preciso alla storia della bella addormentata, ma al contrario), una storia che alterna in modo ben calibrato momenti leggeri e divertenti a momenti più drammatici e riflessivi ( questi ultimi concentrati soprattutto nella seconda parte, anche se non mancano nella prima). Scrivere una trama facendo convivere questi elementi così differenti senza scadere nell’ovvio o nella ridicolaggine, ma l’autrice riesce a evitare abilmente questo inconveniente usando uno stile di scrittura intelligente e ironico, che sdrammatizza molti lati “pesanti” della vicenda.
I due personaggi principali, Sterling e Laura, sono molto diversi tra loro, potremmo addirittura dire che l’una è l’antitesi dell’altro: tanto lei è dolce, sognatrice, serena nonostante una vita non proprio facile (segnata dalla perdita di entrambi i genitori e dell’amata tutrice), diretta nell’esprimere le proprie opinioni ed emozioni, tanto lui è ombroso, a tratti distante, sofferente a causa dell’abbandono patito che l’ha temprato la punto di renderlo incapace ( o per meglio dire pauroso) di esprimere i suoi sentimenti per paura di esporsi troppo, di rivivere il trauma che l’ha colpito da bambino.
Nel corso del romanzo queste due persone agli antipodi sapranno venirsi incontro ( sebbene gli sforzi più grossi li faccia quasi sempre lei, prendendo l’iniziativa) e costruire insieme un vero matrimonio, prendendo come base il buono della farsa iniziale, che altrimenti rischiava di cadere nel dimenticatoio.
A questi due personaggi così significativi e ben tratteggiati vanno aggiunti una serie di comprimari non da meno, che rendono il racconto ancora più accattivante e divertente, personaggi che rimangono nel cuore di chi legge: Lottie e George ( i fratellini di Laura), Dower e Cookie ( la coppia di domestici), Thane e Diana ( amico e cugina di Sterling, protagonisti di una toccante sottostoria). E su tutti aleggia Lady Eleonor, sempre presente non solo nel ricordo dei protagonisti ma anche ( mia opinione personale) come benevolo spirito guida della vicenda; non per nulla ogni capitolo si apre con una frase tratta da una sua lettera.
E infine, come non ricordare tra i momenti più divertenti del romanzo ( e forse non solo di questo) gli spassosi tentativi di Lottie di far fuori il povero fidanzato della sorella, ispirandosi ai romanzi di Ann Radcliffe?!
Insomma, per chiunque abbia intenzione di leggere questo romanzo, sappiate che state per venire a conoscenza di un piccolo gioiello del suo genere.

martedì 11 dicembre 2012

Grandi speranze, di Charles Dickens

Titolo originale: Great expectations

Anno di pubblicazione: 1861

Ambientazione: Inghilterra, 1812-1840

L’orfano Pip vive con la sorella e il cognato Joe in una piccola cittadina; un giorno viene chiamato a casa della signorina Havisham, un’eccentrica donna che dopo una delusione d’amore vissuta molti anni prima vive rinchiusa in casa e senza nessun contatto con il mondo, per giocare con la di lei figlia adottiva Estella.
Sin dai loro primi incontri il ragazzino si invaghisce di Estella, che bellissima e sprezzante si dimostra sempre fredda e indifferente; dopo qualche tempo la ragazzina viene mandata in collegio e i due non si rivedono più.
La vita di Pip cambia improvvisamente quando, grazie a un misterioso benefattore, viene prelevato dalla famiglia d’origine per essere condotto a Londra ed educato per diventare gentiluomo; si apre  per il giovane una nuova vita e comincerà a nutrire alcune “grandi speranze”, appunto, tra le quali la principale è quella di conquistare il cuore di Estella….

Leggere un romanzo di Dickens è sempre un piacere! Anche quando la storia non mi coinvolge particolarmente (come era capitato, invece, per DAVID COPPERFIELD o CANTO DI NATALE), è un autore che sapeva fare il suo mestiere più che egregiamente, e quindi è il meglio che si può trovare se si sente il bisogno di leggere un libro scritto come si deve- ad esempio- o se si sente il bisogno di trovare personaggi degni di nota…ovviamente, allargando la considerazione, se si vuole andare sul sicuro cercando queste cose è sempre meglio scegliere un classico!
Le peripezie dell’alternamente sfortunato/fortunato Pip (sebbene per lungo tempo la sua non sia una vita piacevolissima, a chi non piacerebbe ricevere una misteriosa eredità che lo toglie dalla povertà?) si snodano per molti anni, illustrandoci la sua crescita e la sua maturazione, processo che avverrà non facilmente e, sotto alcuni aspetti, in maniera dolorosa, tanto che le “Grandi speranze” a cui fa riferimento il titolo verranno crudelmente disilluse e lo riporteranno alla realtà, rappresentata dalle sue origini, senza però per questo mostrare la osa come per forza negativa.
Il personaggio sicuramente più degno di nota del romanzo, e forse addirittura uno dei più importanti personaggi dickensiani è però la signorina Havisham, un personaggio così forte e intenso, a mio avviso, da colpire come un pugno nello stomaco; la triste dama che vive rinchiusa nella propria casa vestita col vestito da sposa che indossava anni prima, e che ha fermato il tempo (letteralmente: persino gli orologi della casa sono regolati sull’ora infausta) al giorno che doveva essere del suo matrimonio, e in cui invece il fidanzato le inviò una lettera comunicandole che era fuggito con un’altra. Un personaggio doloroso, di un dolore talmente grande che diviene addirittura palpabile, e sinceramente ogni lettore non potrà che provare pietà anche davanti ai gesti più crudeli della donna.
Al confronto, ho trovato veramente insignificante Estella, bellissima sì, ma vuota e priva di fascino se non per il protagonista. Nemmeno la sua alterigia o la sua freddezza servono più di tanto a darle una qualche visibilità,anche negativa; alla luce di tutto ciò non ho compreso fino in fondo l’innamoramento di Pip, se non come una ossessione o il vedere in Estella un simbolo proprio delle sue Grandi speranze. Nel finale comunque le cose si aggiustano.
Nonostante la lunghezza, la storia si svolge in modo lineare e semplice, con varie scene emozionanti e significative (la descrizione di casa Havisham, il racconto della storia di Miss  Havisham o il ritorno del forzato, ad esempio), rendendo la lettura appassionante e niente affatto noiosa o pesante.

domenica 9 dicembre 2012

Un dono speciale, di Danielle Steel



Titolo originale: A speciale gift

Anno di pubblicazione: 1998

Ambientazione: Stati Uniti,  anni '90

Jack Watson ha 59 anni ed è proprietario della catena di boutique più famosa di Beverly Hills, la “Julie’s”, chiamata così in onore dell’amata figlia Julie; dopo la fine del suo matrimonio si è dedicato alla bella vita del playboy, senza pensieri né preoccupazioni. Oltre a Julie ha anche un figlio, Paul, che è sposato con Jan, figlia di Amanda Robbins, ex stella di Hollywood che dopo il matrimonio ha rinunciato alla carriera in favore della famiglia.
Quando il marito di Amanda muore, la donna precipita in un profondo stato di depressione; finchè un giorno, partecipando alla festa di Natale organizzata dal consuocero per fare piacere alla figlia, Amanda e Jack finalmente hanno modo di incontrarsi e di approfondire la conoscenza. Inaspettatamente nasce un sentimento profondo che però scatenerà contrasti in famiglia, e non solo….




Sono affezionata a Danielle Steel, perché è grazie a quest’autrice che ho scoperto il mondo della letteratura rosa che mi ha pian piano portato alla scoperta del romance vero e proprio. Quindi per me, a volte, è un piccolo dispiacere notare come questa autrice abbia in realtà più difetti che qualità (mio parere personale, ovvio, visto che comunque è una delle scrittrici americane più amate). Questo romanzo, che ho letto parecchi anni fa, ne è un esempio lampante, molto più di altri.
Inizio subito dicendo che un merito non indifferente, a mio avviso, ce l’ha, ed è quello di scegliere come protagonisti di una storia d’amore non i soliti giovani tormentati, o i soliti quarantenni a un bivio, ma due persone ormai sulla soglia della vecchiaia (o comunque, così avviate). Non è molto comune come scelta narrativa, sembra che, a dispetto del romantico detto “l’amore non ha età”, le persone comprese in una fascia d’età più matura siano tagliate fuori da sentimenti forti, e secondo me è sbagliato.
Detto questo, passiamo alla parte dolente, cioè praticamente a tutto il resto.
Jack e Amanda sono quelli che potremmo definire due tipici americani, non certo semplici americani ma appartenenti allo star system.
Jack è il tipico playboy che ha due soli affetti importanti nella vita, i due figli, e una riuscita carriera nel mondo della moda, essendo infatti proprietario della più esclusiva boutique delle star; la sua vita sentimentale è stata costellata da una serie di delusioni (dovute principalmente al fatto di non saper resistere alle donne, ma su questo la nostra Steel glissa…) e dalla perdita in un terribile incidente di un grande amore. Tutto ciò ha contribuito a renderlo un uomo cinico e disincantato nei confronti dei sentimenti, anche di quelli altrui; infatti non crede più all’amore vero.
Amanda è invece una donna bellissima, eccezionale, ottima moglie e madre, la più grande attrice della sua epoca, piena di qualità ribadite a ogni pagina, e chi più ne ha più ne metta… insomma la perfezione fatta persona! Giovanissima, ha sacrificato alla felicità familiare la sua, come abbiamo detto, splendente carriera, senza peraltro rimpiangerla perché è stata una moglie e madre felice…finchè la morte dell’amato marito non la fa piombare nella depressione più cupa, tant’è vero che per un anno non esce nemmeno di casa! Poi dopo un anno si lascia convincere dalla figlia (nuora di Jack) a partecipare alla festa di Natale organizzata dal suocero… e qui comincia la metamorfosi: Amanda e Jack, che prima di questa occasione si erano visti pochissime volte in quanto non si potevano sopportare (lui dall’alto del suo cinismo irrideva la famiglia felice di lei, lei dall’alto della sua moralità condannava col dito puntato la sua vita libertina), scoprono ciascuno i lati positivi dell’altro, e l’impressione è talmente buona che decidono di approfondire la conoscenza. E i due che per anni non si potevano vedere diventano, nel giro di due pagine, affiatatissimi: cene, spiagge, viaggi, locali all’ultimissima moda… insomma tutto quello che, a quanto pare, serve per far nascere un amore unico, che ovviamente supera qualsiasi sentimento entrambi abbiano potuto provare prima (compreso, per Amanda, quello del marito buonanima). E qui come ho già detto per altri romanzi, non metto certo in discussione il fatto che un vedovo possa provare di nuovo l’amore, ci mancherebbe, ma perché spesso in questi romanzi si fa sempre il paragone tra la nuova unione e la vecchia, a svantaggio di quest’ultima? Non è brutto e di cattivo gusto?
Tra l’altro questo sentimento, che dovrebbe essere più maturo anche data l’età dei protagonisti, è narrato come se i due fossero adolescenti, e non solo per il trasporto con cui si abbandonano alla passione, ma proprio per l’inconveniente che ne nasce, letteralmente parlando… proprio così: alla tenera età di 52 anni Amanda resta incinta!
Ora, non starò a tediarvi con tutto quello che succede dopo, mi pare di aver detto già abbastanza, ma riassumendo:
1- Amanda è una ex attrice ricordata nella storia del cinema anche dopo il suo ritiro in favore della famiglia (e qui non vi viene in mente una certa principessa?), ma alla festa di Jack, dove partecipano celebrità come Tom Cruise, Michael Jackson e Liz Taylor nessuno la riconosce;
2- All’età di 52 anni, già madre di due figlie, Amanda rimane incinta e quando si sente male non riesce assolutamente a capire di cosa possa trattarsi…
3- Siccome ci tengono alla moralità, Amanda e Jack decidono di regolarizzare la loro unione... al nono mese di gravidanza; ma ormai che fretta avevano? E ovviamente lei partorisce la prima notte di nozze…
Decisamente sullo sfondo, ed esclusivamente asservito alla passione dei genitori, la storia di Paul e Jan, i due figli di Amanda e Jack; banalizzando così un problema serio come la difficoltà di molte giovani coppie di avere un figlio; mentre i nonni a quanto pare ritornano ragazzini.
Concludo con un’osservazione: dopo tutta l’accozzaglia di astrusità che ha scritto in questo libro, l’autrice poteva almeno sprecarsi a farci sapere il nome del neonato…
Tiziana
P.S: scusate la lunghezza, ma erano dieci anni che tenevo ‘sti sassolini nella scarpa…

Una lady scandalosa, di Mary Balogh


Titolo originale: Slightly scandalous

Anno di pubblicazione: 2003

Ambientazione: Inghilterra, 1810

Collegamenti con altri romanzi: è il terzo romanzo della serie Bedwyn

Trama (dal sito Mondadori):

"Sorella di quattro indomiti fratelli, Freyja Bedwyn è cresciuta insolitamente spavalda per una lady. Una donna esuberante che desidera solo avventura e libertà. Durante un soggiorno a Bath, un affascinante sconosciuto irrompe nella sua camera pregandola di nasconderlo. Si tratta di Joshua Moore, marchese di Hallmere, che, intrigato dal suo spirito indipendente, le fa una proposta: fingersi la sua fidanzata per mandare all’aria i progetti matrimoniali organizzati dalla sua famiglia.
Per due persone determinate a non sposarsi e a conservare la propria libertà sembra un piano perfetto, finché non si fanno i conti con la passione…"




Il terzo romanzo della serie SLIGHTLY è la storia di Freyja,la maggiore delle due sorelle Bedwyn.Un personaggio su cui mi pare che la Balogh abbia calcato un po’ troppo la mano:possibile che il famoso destro le scappi così spesso?!Per il resto una figura abbastanza interessante:non bella, ancora nubile a 25 anni ( per l’epoca una zitella senza speranza),con un caratterino piuttosto esplosivo e senza reticenza:una lady davvero scandalosa, che fa prendere più volte un colpo alla sua chaperon e ( anche se lui non lo da certo a vedere)al glaciale fratello Wulfric con i suoi colpi di testa.In questa esuberante donna convivono anche momenti di malinconia a causa di una cocente delusione d’amore ( meglio spiegata nel romanzo A SUMMER TO REMEMBER), che ha lasciato qualche ferita nel suo animo, facendole scoprire una fragilità insospettata.
Tutte cose che affascinano Joshua(compresi i colpi di testa, per esempio l’averlo affrontato davanti a tutti e soprattutto la famosa scena iniziale alla locanda, che fanno intuire al marchese che sotto l’apparente alterigia c’è una donna dai sentimenti passionali almeno quanto i suoi, e con cui scoprirà che vale la pena di rivedere le proprie convinzioni sul matrimonio.
Lui, Joshua, non mi ha colpito molto:a parte l’affetto per le cugine e la generosità verso la loro ex governante, nubile e con un figlio illegittimo, non ho trovato altri tratti che mi facessero affezionare a lui come con altri personaggi…anche se forse questi dovrebbero bastare, in quanto denotano una persona molto generosa ( al limite dell’improbabile).
Anche il mistero in cui è coinvolto è abbastanza prevedibile, ravvivato come sempre dalla partecipazione in massa della famiglia Bedwyn, che come ormai sappiamo di fronte ad avventure e intrighi non si tirano certo indietro!


giovedì 6 dicembre 2012

L'inferno sono gli altri, di Silvia Giralucci

Anno di pubblicazione: 2009

Ambientazione: Padova


Il 17 giugno 1974 a Padova, un commando delle Brigate Rosse penetrato in una sezione dell’MSI uccideva Graziano Giralucci e Giuseppe Mazzola, gli unici due presenti.
I due furono le prime vittime delle Brigate Rosse.
35 anni dopo Silvia, la figlia di Graziano Giralucci, che all’epoca della morte del padre aveva tre anni, diventata giornalista cerca di ricostruire i fatti che portarono alla morte del padre partendo dalla ricostruzione del clima dell’epoca; per farlo, sceglie di ascoltare i racconti di persone che c’erano e che in alcuni casi ebbero a che fare con il caso riguardante il duplice omicidio…




Altro libro appartenente al filone “vittime del terrorismo”, che per fortuna sta trovando sempre più spazio e attenzione presso il grande pubblico. In questo caso, parliamo di una vittima diventata famosa solo dopo molto tempo e grazie alla battaglia della figlia Silvia; Graziano Giralucci appunto, che per molto tempo fu considerato vittima di serie B in quanto missino.
E quindi, a differenza- ad esempio- del commissario Luigi Calabresi e del giornalista Walter Tobagi (i cui figli Mario e Benedetta hanno scritto altri due libri del genere, molto belli e toccanti), per anni caduto nel dimenticatoio, come purtroppo accaduto per varie altre vittime, i cui familiari (sia detto senza nessuna volontà di offendere o giudicare) non hanno voluto o saputo rendere pubblica la memoria dei loro cari, cosa che sarebbe molto utile al fine del ricordo,soprattutto per quelle tante vittime che ancora non hanno avuto giustizia.
A differenza dei due libri citati, Silvia Giralucci decide di narrare non tanto la storia della vita del padre ma di ricostruire il clima dell’epoca, per capire come si è potuti arrivare effettivamente a gettare l’Italia in un periodo cosi buio, come si possa essere arrivati a uccidere in nome dell’ideale politico. Per farlo, sceglie di intervistare varie persone che quegli anni li hanno vissuti, e che hanno partecipato a vario titolo anche alla vita sociale e politica: c’è la studentessa ex rivoluzionaria, c’è il militante di Potere operaio pentito, c’è il giornalista arrestato perché scambiato per un telefonista delle Br, c’è il militante irriducibile, c’è il professore minacciato dagli studenti universitari…tutti personaggi che, con le loro storie, aggiungono un tassello alla volta alla ricostruzione e, in questo senso, anche alla comprensione (che non è mai giustificazione).
Personalmente avrei dato due schiaffoni alla ragazza dello yoga e al militante irriducibile…mia opinione personale, lasciatemelo dire!
Ad ogni  personaggio è dedicato un capitolo, l’autrice usa uno stile asciutto e preciso che contribuisce a mio avviso a rendere interessante l’argomento senza cadere nella “trappola” di far diventare il libro un saggio.
Della vita di Graziano Giralucci e della sua famiglia veniamo a sapere poco, ma quel poco secondo me è esaustivo nel rimarcare l’assenza e il vuoto che la sua morte hanno lasciato soprattutto in Silvia, che avendo tre anni ha potuto conoscere il padre solo attraverso i racconti altrui; molto toccante il punto in cui racconta che nel 1991, quando l’allora presidente della Repubblica Francesco Cossiga propose la grazia al capo delle Br Renato Curcio (condannato come mandante morale per l’omicidio del padre dell’autrice e di Giuseppe Mazzola) e la ventenne Silvia, indignata, gli scrisse una lettera di protesta che non ebbe mai risposta. Dato che il presidente in questione nel corso degli anni ha trovato il tempo per dialogare con vari terroristi, trovo che questo atteggiamento sia significativo della solitudine e dell’abbandono che, la di là delle belle parole ufficiali, lo Stato ha sempre riservato alle vittime, che fossero di terrorismo o di mafia poco importa….

mercoledì 5 dicembre 2012

Wish list natalizia

Ecco la lista di libri che mi piacerebbe ricevere per Natale...e che non riceverò, è matematico: quando mi regalano libri quasi mai azzeccano i miei desideri:


1- Italiani di domani (Beppe Severgnini);

2- PIccoli limoni gialli (Kajsa Ingmarsson);

3- Guido Rossa, mio padre (Sabina Rossa);

4- Madama Sbatterfly (Luciana Littizzetto);

5- un romanzo qualsiasi di Andrea Camilleri;

6- La lista dei desideri dimenticati (Robin Gold);

7- Ho il tuo numero (Sophie Kinsella);

8- La ragazza fantasma (Sophie Kinsella);

9- Storia dei Beatles a fumetti;

10- un libro qualsiasi sui Beatles;

11- La pancia degli italiani (Beppe Severgnini);

12- Lo schiocco- Storie della strage di Brescia (Giancarlo Feliziani).

A dire il vero però non mi dispiace nemmeno ricevere dei libri "a sorpresa": molte volte ho avuto piacevoli sorpresa, per esempio è stato così che ho scoperto "L'ombra del vento" di Carlos Ruiz Zafon o "Il Cavaliere d'inverno" di Paullina Simmons, due dei miei libri preferiti...poi un ibro è sempre un regalo gradito, mi è capitato molto di rado che mi regalassero libri che non mi piacevano.
E voi? Che libri vorreste ricevere sotto l'albero?

Incidente d'amore, di Mary Balogh

Titolo originale: Slightly wicked

Anno di Pubblicazione: 2003

Ambientazione: Inghilterra, 1800

Collegamenti con altri romanzi:

Trama presa dal sito Mondadori:

"Miss Judith Law si sta recando dalla zia per diventare la sua dama di compagnia, quando la carrozza su cui viaggia incorre in un incidente. Soccorsa da un irresistibile sconosciuto, la ragazza si ritrova a condividere con lui la camera di una locanda e una notte di intensa passione, forse l’unica che potranno mai avere. Perché l’ultima cosa che Judith si aspetta è di incontrare di nuovo quell’uomo. E quando succede, è un vero shock per lei scoprire che si tratta di lord Rannulf Bedwyn, lo scapolo più ambito dell’alta società e l’ultimo ricco pretendente della cugina. Judith è decisa a tenersi in disparte, ma Rannulf, ora che l’ha ritrovata, è determinato a farle perdere la testa… e il cuore."



Il secondo romanzo della serie dedicata ai Bedwyn è la storia di Rannulf, una cosiddetta “simpatica canaglia” che nella vita,a differenza dei due fratelli maggiori, persegue l’obiettivo di spassarsela più che può;nonostante all’età di 28 anni,come gli fa notare la nonna che tenta inutilmente d’accasarlo,sarebbe ora che si prendesse qualche responsabilità…ma in fondo il fascino di questo personaggio è proprio l’essere scanzonato e prendere la vita come viene, caratteristiche che durante il racconto abbandonerà un poco ( ma non del tutto) a causa del processo di maturazione verso cui l’avvia l’amore per Judith.
La quale a sua volta è un personaggio molto interessante:giovane,dal fisico formosa e dagli splendidi capelli rossi, è sempre stata costretta dai familiari bacchettoni a nascondere la sua bellezza,e con essa la sua personalità vulcanica e passionale (e anche l’amore per la recitazione, all’epoca considerata disdicevole),sotto abiti informi e orribili cuffiette. I giorni passati alla locanda con Rannulf sono solo il primo passo del suo processo di liberazione da questi condizionamenti;la sua mutazione sarà graduale, ma alla fine dal bozzolo uscirà una splendida farfalla!
INCIDENTE D’AMORE è molto più avventuroso del precedente SPOSA A META’ e, personalmente, anche se la storia del complotto è chiara fin dall’inizio, ho seguito con interesse le varie tappe che portano alla risoluzione del mistero. Probabilmente grazie anche al coinvolgimento di tutti gli altri Bedwyn, che quando appaiono calamitano l’attenzione, e soprattutto del duca Wulfric, il personaggio più misterioso e più interessante della serie,di cui cominciamo a intuire qualcosa sotto la scorza di ghiaccio di cui è virtualmente rivestito.
Concludendo, mi rivolgo a chi l’ha letto per soddisfare una curiosità personale:a me il personaggio di Branwell è sembrato ispirato al fratello delle sorelle Bronte, e non solo nel nome:un giovane di talento ma scapestrato e superficiale, che porta alla rovina economica l’intera famiglia intaccando anche la dote delle sorelle…magari mi sbaglio a la somiglianza non mi è sembrata casuale,voi cosa ne dite?