sabato 13 ottobre 2012

Un italiano in America, di Beppe Severgnini




Nel 1994  il giornalista Beppe Severgnini si trasferisce per lavoro in America, a Washington, con la moglie Ortensia e il figlio Antonio.

L’america è certamente un Paese pieno di prospettive e opportunità, ma anche di stranezze e non sempre è facile ambientarsi:abitudini diverse, burocrazia diversa (non sempre più semplice della nostra), punti di vista diversi. E i risultati a volte sono tragicomici…


Beppe Severgnini ha viaggiato e vissuto in varie parti del mondo per periodi più o meno brevi. E’ quindi una voce più che autorevole quando si parla di usi, abitudini, costumi, e soprattutto leggi e regolamenti diversi.

Stavolta si parla dell’America, paese giovane, eclettico, per molti ancora oggi una soecie di “Paese dei balocchi” dalle mille possibilità; un soggiorno di studio o lavoro in America, oltre ad aprire molte porte, costituisce un’esperienza indimenticabile…e non solo a livello di studio o lavorativo, ci fa intendere Severgnini.

Un Paese sempre pronto a sorprenderti, ad esempio sulla burocrazia, talmente semplice che davanti ad essa un italiano abituato a combattere con le ben note lungaggini e pastrocchi si sente quasi orfano; sulle dimensioni (si fa presto a scoprire che per “big”, ovvero grande, gli americani in realtà intendono “enorme”); sulle infinite risorse e inventiva degli americani in momenti di difficoltà.

Con la solita ironia che lo caratterizza da sempre, Severgnini si trasfoma in un moderno Virgilio che guida il lettore alla scoperta dell’America, e volendo diventa un’utile guida per chi dovesse decidere di trasferirsi lì, fosse anche per un breve periodo.

O almeno, io lo riterrei utile anche come guida sociale…ma io non faccio testo, dato che sono una patita di Severgnini!

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