mercoledì 5 settembre 2012

Marianna Sirca, di Grazia Deledda



Anno di pubblicazione: 1915

Ambientazione: Sardegna, primi anni del 1900.


Marianna Sirca ha vissuto sin da bambina nella casa del ricco zio prete, ereditandone i possedimenti una volta morto.

Poco dopo la morte dello zio rivede Simone, suo compagno d’infanzia perso di vista da anni, e tra i due è colpo di fulmine; ma Simone ora è un bandito e Marianna è combattuta fra la sua vita di donna onesta e l’amore, tanto che cerca di convincere Simone a costituirsi per pagare il suo debito con la giustizia e poi ricominciare una nuova vita. Ma se inizialmente il bandito accetta, viene però preso da ripensamenti che Marianna non accetta…


Molti anni fa, quando ancora andavo a scuola, avevo scelto questa autrice per fare una tesina di italiano che dovevo portare alla  fine dell’anno.

L’avevo scelta per curiosità: Grazia Deledda infatti è stata finora l’unica autrice italiana a vincere il Premio Nobel per la letteratura, nel 1926.
Come poteva un’autrice certo famosa ma anche un poco oscura di fronte a tante altre celebrità nel suo campo già all’epoca, aver meritato tale premio? (non è una domanda per mettere in dubbio i meriti dell’autrice, ma proprio per sapere). All’epoca, per accompagnare la tesina lessi CANNE AL VENTO, il suo romanzo più celebre, in cui intravidi la risposta alla mia curiosità.
Leggendo ora MARIANNA SIRCA, capisco ancora di più  che il Premio Nobel è sicuramente meritato: nonostante infatti sia sempre stata considerata un’autrice un po’ di serie B, a mio avviso la Deledda può essere ritenuta una versione italiana più pacata ma non meno intensa di Emily Bronte. Il paesaggio aspro e selvaggio della Sardegna non fa da semplice sfondo alle vicende dei personaggi umani, ma si mescola ad esse, esprimendo o sottolineando le loro emozioni o passioni. Fondamentale, ad esempio, la descrizione del lungo inverno passato da Marianna in attesa di Simone: freddo e gelido non solo nella temperatura, ma anche nella casa e nell'angosciosa attesa di notizie che non arrivano.
Il romanzo è incentrato sulla figura della protagonista, una donna che per l’epoca (1915) a 30 anni apparteneva alla categoria “zitelle”; lei stessa, come viene descritto all’inizio del romanzo, si vede avviata “a un crepuscolo, sereno sì, ma sempre crepuscolo: rosso e grigio, grigio e rosso e solitario come il crepuscolo della tanca”; Immalinconito dalla consapevolezza di non aver mai conosciuto l’amore. 
Marianna, apparentemente fortunata (per avere scampato un destino di povertà) e allevata con affetto, in realtà ha sempre e solo obbedito alla volontà degli altri: dei genitori che da bambina la lasciarono dallo zio ricco, dello zio stesso presso cui era a livello di un serva, dei servi stessi che, essendo adulti e lei bambina, se ne sono ruvidamente occupati. E’ cresciuta nella più totale solitudine non tanto sociale quanto affettiva, in quanto nessuno di quelli che le erano vicini ha saputo o voluto darle l’amore di cui la sua anima aveva bisogno, costringendola a reprimersi dentro sé stessa.
Ecco che l’amore però arriva proprio poco dopo, e ha il volto di Simone (cognome: Sole, non a caso credo), che da bambino era stato servo nella casa dello zio; una figura a mio avviso molto meno incisiva della protagonista, più insicura in quanto in balìa di quello che la gente dice e pensa di lui. E’ un bandito, ma pur non avendo compiuto gravi fatti e soprattutto senza aver ucciso non vuole presentarsi al giudice per paura di essere condannato; decide di lasciare Marianna perché un altro bandito più importante l’ah deriso e nemmeno glielo dice di persona, ma manda il suo compagno; obbliga Marianna a lunghi mesi di attesa senza trovare il modo di farle avere nemmeno una notizia o un saluto. Francamente nonostante le parole attribuitegli nei dialoghi non ho visto tutta questa passione (alla fine, in fondo, lo riconosce la stessa protagonista “Tu mi avevi dato tanto: non l’amore tuo per me, no, ma l’amore mio per te”). Probabilmente Simone è l’espediente per mettere in luce la forza di carattere che è anche fragilità e sofferenza, i sentimenti altrettanto forti di Marianna, disposta davvero a esporsi al disprezzo della gente e dei familiari per amore (anche se fino a un certo punto: lei stessa non sembra mai prendere in considerazione l’idea di abbandonare tutto per seguire Simone..peraltro giustamente visto che è lui nel torto ed è lui che vive in una grotta nel bosco!)
Al fine di questa storia d’amore è tragica anche se offre un’opportunità di riscatto a Simone,e il finale è ancora più malinconico e dà un senso di predestinazione al destino scelto da Marianna, in linea con altre protagoniste deleddiane.





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