lunedì 3 settembre 2012

La sorella di Mozart, di Rita Charbonnier


Anno di Pubblicazione: 2006

Ambientazione: Salisburgo, 1700



Wolfgang Amadeus Mozart, il più grande compositore di tutti i tempi, aveva una sorella che era a sua volta un genio musicale e con la quale si esibiva durante l’infanzia, sotto la guida rigida del padre Leopold.

Anche Nannerl, questo il nome della ragazza, di cinque anni maggiore di Wolfgang, ha un grandissimo talento per la musica, e il suo sogno è quello di comporre musica e magari, un giorno, un’opera; ma la giovane donna deve fare i conti con un mondo in cui solo gli uomini possono sperare di essere presi in considerazione per il loro talento musicale; le donne vengono relegate al massimo come insegnanti di musica.
Come Nannerl scopre ben presto a sue spese, quando il padre Leopold le impone di rinunciare al tanto desiderato viaggio in Italia per rimanere a Salisburgo a dare lezioni di musica alle figlie dei nobili, e con i soldi guadagnati, sostenere il viaggio e gli studi del fratello. Il suo sogno si infrange così contro la dura realtà, e ciò non fa che renderla dura e scontrosa con sé stessa e con gli altri; nonostante tutto, l’amore per la musica non l’abbandona…


Quando si dice che dietro un grande uomo c’è sempre una grande donna, solitamente si pensa a una moglie o a una donna amata; stavolta invece è una sorella, Nannerl Mozart (al secolo, Maria Anna Walburga Ignatia), personaggio realmente esistito e che non come talento era alla pari del famoso fratello.

Perché allora non sappiamo nulla di lei? Con questo romanzo Rita Charbonnier prova a dare una risposta (certo romanzata, ma su basi reali) a questa domanda. Il risultato è un bellissimo romanzo con una bellissima protagonista; Nannerl mi ha letteralmente conquistato per tanti motivi, in primis per la sua modernità: sono convinta infatti che anche noi donne del 2010 possiamo riconoscerci in lei per molti motivi, nonostante ci separino più di tre secoli.

Innanzitutto Nannerl ha una grinta e una vitalità notevoli, che purtroppo vengono poco apprezzate in un’epoca in cui le donne sono principalmente considerate proprietà degli uomini (che siano padri, fratelli o mariti poco importa), o al massimo graziosi elementi decorativi nei salotti: qualsiasi talento possedessero, come viene rimarcato nella vicenda della baronessa che manda la figlia a lezione dalla protagonista, doveva servire unicamente a esibirsi nei salotti per attrarre il miglior partito possibile. Non per niente una buona educazione comprendeva anche il saper suonare uno strumento; ma chi cercava di emergere, di affrancarsi da questo schema riduttivo e usare il proprio talento per dare un senso alla vita, veniva ostacolata in tutti i modi.

Nannerl è vittima per anni di quest’atteggiamento: da bambina il padre Leopold la incoraggia a coltivare il suo talento esclusivamente per servirsi di lei esibendola nei salotti (prima da sola, poi insieme al fratello) per soddisfare la sua non troppo celata ambizione, il suo desiderio di acquistare attraverso figli la fama che egli non ha mai ottenuto; ma, mentre incoraggia e fa numerosi sacrifici per sostenere Wolfgang, senza accorgersene (o senza darvi importanza) demolisce e sacrifica Nannerl, costringendola a rinunciare ai suoi sogni per favorire l’ascesa del fratello (è grazie al lavoro di Nannerl come insegnante di piano e ai sacrifici economici suoi e della madre se i due Mozart maschi possono permettersi il viaggio in Italia che sarà fondamentale per l’istruzione e la carriera del genio della musica). Per questo il rapporto tra padre e figlia sarà, per la maggior parte del romanzo, sofferto e rancoroso, un amore-odio che si concluderà solo verso la fine dei giorni di Leopold Mozart.
A causa di tutto ciò Nannerl vivrà per anni come una creatura repressa e sofferente, che al mondo mostra solo il suo lato negativo perché le viene impedito di esprimersi liberamente (anche se a volte esagera con le rispostacce!)

Poi la passione, altro elemento che caratterizza la nostra eroina:la passione musicale prima di tutto, che è davvero più forte di qualunque sacrificio o rinuncia (commovente a mio avviso, quando l’autrice descrive le dita che si muovono da sole come per suonare mentre la protagonista dorme), a tal punto che spingerà Nannerl a proiettare tutti i suoi desideri ed energie verso Victoria, sua promettente allieva e personaggio in cui la protagonista vede un evidente riscatto per sé stessa, in modo da farla diventare al grande musicista che lei non ha potuto essere. Ma anche la passione amorosa verso i due uomini di cui si innamora nel corso della storia; e va da sé che proprio grazie a un amore felice finalmente dopo anni di sofferenze e dopo un lungo e travagliato percorso psicologico e sentimentale anche la nostra eroina troverà la felicità, potrà finalmente ritrovare un contatto sereno anche con la musica e si riconcilierà con la memoria del geniale fratello, con cui in vita aveva avuto un rapporto molto tormentato di amore e odio (molto più che col padre). Qui dovrei aprire un discorso a parte, perché il Wolfgang del romanzo non è il genio pazzo del film AMADEUS, ma un personaggio ambiguo, freddo, egoista; spesso incoraggia Nannerl nei suoi propositi musicali, talvolta sembra volerla favorire, ma altrettanto spesso la demolisce psicologicamente costringendola al sacrificio e facendo apparire la cosa come se fosse una scelta della sorella. A tratti, veramente odioso.


Accanto a Nannerl, altre comprimarie a loro modo notevoli e indimenticabili: la mamma Anna Maria, l’allieva Victoria e la sciocca baronessa. Gli uomini, come detto, non fanno uan bella figura, ma Jean Baptiste, uno dei due uomini di cui la protagonista si innamora, riscatta la categoria.

Nonostante dalla corrispondenza familiare si sappia che anche Nannerl si dedicò alla composizione di brani musicali (fatto ribadito anche nel libro), nulla del suo lavoro è giunto fino a noi, ma ora con questo bel libro Rita Charbonnier (che tra l’altro, avendo studiato pianoforte per molti anni, ha una notevole competenza riguardo al mondo della musica oltre che della scrittura) ci dà l’opportunità di conoscere un personaggio sconosciuto ma sicuramente interessante e, per me, indimenticabile, come la sua storia. 



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