sabato 22 settembre 2012

Denti bianchi, di Zadie Smith

Titolo originale: White Theet

Anno di pubblicazione: 2000

Ambientazione: Inghilterra, dagli anni '50 ai primi anni '80.



Archie e Samad sono amici dai tempi della guerra:il primo è inglese, il secondo bengalese e fortemente attaccato alle tradizioni del suo Paese.
Dopo molti anni di lontananza, i due si reicontrano, ormai in età matura: Archie è sposato con Clara, una ragazza con quasi trent’anni di meno, e anche Samad ha una moglie molto iù giovane di lui, Alsana Negli anni a venire,  il legame tra le due famiglie si farà sempre più stretto anche grazie alle vicissitudini che coinvolgeranno i loro figli: i gemelli Manjit e Millat (figli di Samad e Alsana) e Iris (figlia di Archie e Clara), che si troveranno a vivere tra gli anni ’60 e ’70, epoca di grandi stravolgimenti culturali e tradizionali…



Ho letto questo romanzo a scatola chiusa, non avendo mai sentito prima parlare della sua autrice; devo dire che non mi è piaciuto molto, nonostante tratti un periodo- quello degli anni ’60 e ’70- che mi piace particolarmente.
Da subito, i due protagonisti maschili mi sono letteralmente scivolati di dosso, rimasti completamente indifferenti, forse volutamente rappresentati come due uomini comuni ma “troppo comuni”, anche a sé stessi e a chi gli sta vicino; un po’ meglio con le due donne, Clara e Alsana, che si ritrovano per motivi diverse sole in un società “diversa” e quindi diventano amiche dapprima per forza; molto meglio i loro figli, soprattutto Iris, una ragazza prima e giovane donna poi alla perenne ricerca di un proprio equilibrio e di una propria identità, che troverà alla fine ma certo dopo un percorso di accettazione di sé stessa, dei propri familiari e delle proprie origini non certo facile.
L’inserimento, all’interno della storia, di una terza famiglia inglese che, per vari motivi e avvenimenti, interagirà con le altre due, costituisce una simpatica variante che completa la storia, ma nonostante ciò il romanzo appare sempre troppo lungo, troppo dispersivo, troppo inconcludente.
L’autrice non scrive male, ha uno stile scorrevole e comprensibile, le tematiche trattate sono interessanti (la rivoluzione culturale di un paese, lo scontro generazionale rra pafri e figli e tra culture diverse, le difficoltà di adattamento degli stranieri o di chi ha origini non britanniche ecc…), nonostante ciò il romanzo mi ha lasciato solo un forte senso di noia, forse dovuto alla troppa carne al fuoco effettivamente presente.

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