lunedì 13 agosto 2012

Zoya, di Danielle Steel


Anno di pubblicazione negli USA: 1988


Ambientazione: Russia,1917 - Stati Uniti,anni ‘50


Da questo romanzo è stato tratto un TV movie ZOYA (trasmesso in Italia da Rete 4 con il titolo C’ERA UNA VOLTA UNA PRINCIPESSA), con Melissa Gilbert e Bruce Boxleitner.


Nel 1917 Zoya Ossupov, cugina dello zar di Russia, scampa miracolosamente assieme alla nonna al massacro della propria famiglia a opera dei rivoluzionari; le due si rifugiano a Parigi, dove sopravvivono di stenti finchè Zoya trova lavoro come ballerina in un famoso teatro; qui conosce Clayton, un affasciante uomo d’affari americano di cui s’innamora, e che dopo la morte della nonna sposa trasferendosi con lui in America. La vita per la coppia scorre felice fino al 1929, quando a causa della famosa crisi Clayton perde tutto e si suicida; Zoya rimane di nuovo sola e povera con due figli piccoli, e per lei avrà di nuovo inizio una nuova vita, in cui s’intrecceranno sacrifici, gioie e dolori che però non spezzeranno la sua forte personalità.


Uno degli eventi storici più tragici del ‘900, la rivoluzione russa, serve da apripista per questo romanzo di Danielle Steel, imperniato su una fortissima figura femminile, il cui spirito non viene mai piegato dalle numerose (come al solito) disgrazie che la colpiscono.


Zoya, che se la sua vita avesse seguito il normale corso delle cose avrebbe vissuto comodamente un’esistenza pigra e serena senza gravi problemi, viene improvvisamente catapultata in una realtà terribile: assiste al massacro della famiglia da cui scampano solo lei e la nonna, insieme trovano rifugio a Parigi ma vivono per anni in una grandissima povertà, aggravata dai problemi di salute della nonna, che ovviamente non può aiutare molto la nipote. Zoya impara quindi a cavarsela da sola, senza dimenticare la vita di prima e le persone care, ma determinata a ritrovare la felicità e il benessere:anche nei momenti più duri non perde il suo atteggiamento positivo e la sua forza interiore, il fuoco che la anima e le fa superare tutte le difficoltà (la morte del marito, la nuova povertà, una figlia più che problematica ecc.) che le capitano nel corso del romanzo. E’ lei (che per molti aspetti ricorda la Tanya de IL CAVALIERE D’INVERNO di Paulllina Simmons ) il vero motore d’azione del romanzo, attorno al quale gravitano le altre figure , alcune molto ben tratteggiate (come la nonna o il figlio Nicholas), altre più superficiali (come il marito Clayton, una figura un po’ fantasma rispetto alla moglie).


La parte iniziale del romanzo è molto ben fatta, trasmette sentimenti autentici di panico e dolore rispetto alla difficile situazione vissuta dalle due donne, la parte finale invece è super affrettata (vengono persino introdotti due nuovii personaggi completamente inutili, e subito abbandonati) e purtroppo sta veramente molto male in questo romanzo che consiglierei davvero di leggere.

 

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