lunedì 9 luglio 2012

Come mi batte forte il tuo cuore, di Benedetta Tobagi


Anno di pubblicazione: 2009

Benedetta Tobagi aveva tre anni quando suo padre, il giornalista del Corriere della Sera Walter Tobagi, venne assassinato (28 maggio 1980) da un gruppo di estrema sinistra.
In questo libro l’autrice ripercorre la vita del padre, dall’umile infanzia spoletina al trasferimento a Milano, alla carriera giornalistica; attraverso questo percorso imparerà a stabilire un rapporto col padre che ha conosciuto per così poco tempo e a trovare una ragione non solo del suo dolore personale, ma anche della ferita inferta dal terrorismo a tutta una generazione e alla società italiana.

Il libro di Benedetta Tobagi si inserisce nel filone, piuttosto recente, di libri scritti da familiari di vittime del terrorismo con lo scopo non solo di commemorare i propri cari scomparsi, ma anche di tramandare attraverso le loro storie personali un quadro attendibile di quel periodo della nostra storia che purtroppo ancora in pochi conoscono,gli anni di piombo.
Facendo conoscere le storie di persone comuni ma staordinarie che hanno pagato con la vita il loro impegno quotidiano per la lotta al terrorismo e per costruire una società più giusta con armi completamente diverse da quelle usate dai loro assassini.
Come dicevasi nella trama, Benedetta Tobagi ha solo tre anni quando il padre viene ucciso. La sua infanzia viene scandita udienze in tribunale (non vissute da lei personalmente ma dalla madre e dai nonni), e il suo percorso di vita è volto soprattutto a conoscere il padre, non solo attraverso i racconti dei familiari, ma anche di persone che lo hanno conosciuto e soprattutto, leggendo le carte, gli scritti, le lettere che ha lasciato.
In questo modo la figlia riesce faticosamente a stabilire un rapporto col padre che purtroppo non ha avuto tempo di conoscere, ma riesce anche a elaborare il proprio lutto e il proprio dolore aprendosi alla comprensione per cercare di capire il fenomeno terroristico, analizzarlo in maniera critica e farsi portavoce della memoria del padre e anche di altre vittime del terrorismo.
Il tono tenero e affettuoso con cui la Tobagi parla del padre ma anche degli altri membri della sua famiglia fa capire quanto sia stato importante per lei che la famiglia sia riuscita a rimanere unita nell’affrontare il dolore. L’autrice dimostra una notevole capacità, dovuta senz’altro a un cammino dove non sono mancate sofferenze e durezze, di analizzare in maniera criica anche il fenomeno del terrorismo.
Di Walter Tobagi esce il ritratto di una persona  brillante e curiosa, molto attenta alla società in cui viveva a ai fenomeni di cambiamento cui era sottoposta; a mio avviso, una persona che aveva anche un forte senso civico dato che, nonostante il periodo e nonostante minacce che aveva ricevuto, ha comunque scelto di portare avanti il suo lavoro condannando il terrorismo,di qualsiasi colore. Quindi una persona mentalmente aperta, a differenza di molti purtroppo in quegli anni.
Sicuramente questo libro rappresenta un tassello in più per chi, come me, è interessato a conoscere un periodo tragico della nostra storia recente, che ancora presenta notevoli strascichi, attraverso quei protagonisti a cui purtroppo è stata tolta la parola, a differenza dei loro assassini, e che tutti dovremmo impegnarci a ricordare di più.

P.S:ho scoperto di avere una cosa in comune con l'autrice: una cotta adolescenziale per Ivan Karamazov!

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