venerdì 27 luglio 2012

Read in progress

What are you currently reading? (Cosa stai leggendo?)


METELLO di Vasco Pratolini...ho ripreso qualche classico!






What did you recently finish reading? (Quale libro hai finito di recente?) 


SEI QUALCUNO? di Noula O'Falain, una storia bella ma molto drammatica.








 What do you think you’ll read next? (Quale libro pensi sarà la tua prossima lettura?)


LA STRAGE DIMENTICATA di Andrea Camilleri, un vecchio Camilleri che mi è sfuggito..




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mercoledì 18 luglio 2012

Damigella, di Roberta Ciuffi



Anno: 2000




Ambientazione: Roma, 1527. Invasione dei Lanzichenecchi


Agnese, detta Damigella, è la più famosa e ricercata cortigiana di Roma , potente e ricchissima. In realtà  il suo animo è tormentato e infelice, la vita è stato molto dura con lei sin da quando, all’età di 12 anni, la madre la vendette ad un duca  che divenne il suo protettore.
Ora Damigella è una donna colta e ricercatissima, che si diverte a provocare e a stupire; ma dentro di sé da tempo medita di prendere un decisione estrema, e l’occasione le arriva quando i Lanzichenecchi invadono Roma; ma l’imprevisto incontro con Jehan, un soldato francese, le salverà la vita in un modo per lei insperato…


DAMIGELLA è un romanzo che davvero dimostra, a chi fosse convinto del contrario (e qualcuno c’è), che le autrici italiane non sono affatto inferiori a quelle straniere.
E’ il primo romanzo che leggo di Roberta Ciuffi, e l’ho trovato bellissimo: l’autrice racconta con uno stile scorrevole, semplice, asciutto, che non indugia in inutili sentimentalismi quando parla d’amore e non indugia nel melodrammatico quando racconta il dramma.
E di drammi in questo romanzo ce ne sono molti, e non certo di poco conto…
Partiamo dalla protagonista: all’inizio Agnese è una bambina di 12 anni che viene venduta dalla madre cortigiana a un duca per seguire il suo stesso cammino. Proprio così: una delle cose più orribili che possano succedere a una persona, anche considerando che all’epoca di poteva farlo senza problemi.
Nessun riguardo per i sentimenti della ragazzina, per la sua paura quando capisce che cosa l’aspetta: essendo figlia di una cortigiana Agnese già dalla nascita ha il destino segnato. La stessa madre non nutre alcun affetto per lei, la considera solo una potenziale ricchezza per la sua vecchiaia; infatti quando non potrà più fare la cortigiana, sarà la figlia cortigiana a mantenerla.
E difatti così avviene: una decina d’anni dopo il prologo, ritroviamo Agnese. Ora non è  più la ragazzina spaurita che non sa cosa ne sarà di lei, ma è diventata la “Damigella”, al più celebre e potente cortigiana di Roma. E’ bellissima, intelligente, istruita, brillante, sa conquistare uomini e donne col suo carisma; ha tutta Roma ai suoi piedi, perfino i popolani si fermano per strada quando passa la lettiga della Damigella, nella speranza di poter godere di un frammento di quello splendore.
Ma dietro a tutto ciò c’è il vuoto, la disperazione: Damigella ha tanto materialmente, ma per li non conta nulla, è come se non avesse nulla; è divorata da un terribile mostro che si chiama infelicità e da cui per difendersi è riuscita  a negare a sé stessa la capacità di provare affetto per qualcuno: per il paggio Medoro, la cameriera Giulia e Maria della Neve, la figlioletta nata poco tempo prima e subito affidata a una balia.
Un mostro che la divora a tal punto che Damigella, di nascosto da tutto e tutti, sta progettando il suicidio, seppure in un modo stoico, emulando la matrona romana Lucrezia; un suicidio che ha deciso di mettere in atto nel momento più drammatico per Roma, e cioè l’invasione della città da parte dei Lanzichenecchi (il famoso “Sacco di Roma).
Ma i suoi gesti dicono il contrario di quello che lei stessa crede: Maria della Neve viene tenuta lontano perché la madre ha in serbo per lei un destino molto diverso da quello cui lei è stata costretta, Medoro e Giulia vengono congedati con tutti i domestici e mandati presso famiglie che sono al sicuro… solo lei rimane nel palazzo vuoto, aspettando la sua ultima ora.
E invece arriva la salvezza, nella persona di Jehan, un giovane soldato francese al servizio del principe d’Orange, che trovandola sola la salva dai Lanzichenecchi che hanno invaso il palazzo, e non sapendo dove lasciarla la porta con sé nel proprio accampamento.
Dovrebbe essere solo per proteggerla, e invece per colpa di uno scherzo i due si ritrovano sposati. Da qui parte la storia  di un percorso comune di scoperta, dapprima i due si scoprono come persone e in seguito, pian piano, come innamorati.
Sia Jehan che Damigella, nonostante la cortesia, inizialmente hanno infatti dei pregiudizi l’uno rispetto all’altra: lui non è in grado di capire il dramma che lei nasconde dentro di sé, lei non è in grado di capire che qualcuno può interessarsi a lei in modo disinteressato e solo per gentilezza. Agnese è davvero un personaggio intenso e profondo, un personaggio vissuto e sentito che quasi prende vita da solo al di fuori della pagina scritta; un personaggio che certo non si può scordare dopo aver finito il romanzo.
A dire la verità, ho letto altri romance dove appaiono cortigiane, ma Damigella è una delle poche che non mi sono apparse come stereotipo e l’unica che io abbia veramente “sentito” nella sua complessità.
Forse Jeahn è meno complesso di Agnese, in quanto meno drammatico: ma anche qui abbiamo un personaggio di grande forza e umanità, un perfetto cavaliere che salva la fanciulla in pericolo…
Ho trovato molto accurata, senza pedanteria, anche la ricostruzione della parte storica, e soprattutto molto incisivi anche i personaggi secondari, come la madre di Agnese (una creatura che sembra completamente priva di sentimenti o emozioni, e che invece non è del tutto così, senza assoluzione comunque…), il principe d’Orange, i soldati compagni di Jeahn. Le scene "hot" sono molto sensuali e allos tesso tempo discrete e delicate, insomma di quelle che, nonostante siano molto chiare, lasciano anche molto alla fantasia (io le preferisco così, odio quando quelle autrici che vanno avanti per pagine intere a descrivere posizioni da kamasutra e anatomie maschili e femminili!)
Un romanzo carico di emozioni e umanità, mai banale, senza sbrodolature, appassionante e indimenticabile. Dico troppo se dico che è un romance perfetto?

L'uomo dai due volti, di Gayle Wilson


Lady Madeleine Fairchild, bellissima aristocratica, sposa JeanLuc Gaverau, un biscazziere francese rimasto orrendamente deturpato in guerra.
Mentre tutti provano pietà per lei, immaginando a chissà quali torture la sottoporrà quell’essere orribile di cui tutti hanno paura, Madeleine, che ha già alle spalle un matrimonio con un uomo che la maltrattava, scopre nel marito l’anima gemella: JeanLuc, pur deturpato nel corpo e segnato dello spirito, è un uomo dal carattere passionale e gentile, che ama la moglie e riesce a vincere con pazienza e amore le sue riserve fisiche e mentali. I due vivono tranquillamente il loro idillio, ma la gente fuori non riesce proprio a farsi i fatti propri e ben presto il veleno della maldicenza dilaga…



E’ uno dei miei libri del cuore! Questo romanzo, ultimo di una trilogia, è davvero molto bello e ben delineato come personaggi e storia.
Il tema è spesso comunemente usato nei romance:lei bellissima, lui così deturpato che è costretto a nascondersi dietro una maschera. Tra l’altro, chissà perché ,non ho mai visto il contrario….:(
Comunque sia, non è mia intenzione aprire questo argomento; la recensione riguarda solo il libro. Che, come dicevo, è davvero molto bello. Jean e Madeleine sono due personaggi realistici, veri, sofferti; non le figurine stereotipate che facilmente avrebbero potuto essere. Con questi due personaggi l’autrice penso abbia davvero dato il meglio di sé; entrambi sono due reietti, per motivi diversi, due persone infelici che trovano nell’amore reciproco uan via di salvezza dall’infelicità totale a cui sarebbero stati condannati dagli altri.
Da quelli “normali”, quelli “perbene”, quelli che possono girare alla luce del sole con il viso libero, ma che invece portano maschere più profonde e pericolose di quella cui è costretto Jean. Maschere di ipocrisia e cattiveria, ben più dannose degli sfregi sul corpo del protagonista. La storia si svolge tutta tra la stanza sopra la casa da gioco, “regno” dei due innamorati che qui vivono felici, e nel mondo fuori, visto come contrapposizione con tutte le insidie e cattiverie che porta con sé.
La storia di Jean e Madeline, iniziata con un matrimonio per costrizione, è una graduale scoperta l’uno dell’altra. Della propria interiorità, dei sentimenti che li legano, del trovare il modo di affrontare il mondo di fuori, avendo il coraggio di darsi al possibilità di essere felici. E’ anche una scoperta dei rispettivi passati, molto diversi ma egualmente dolorosi; eventi che permettono ai due sposi di conoscersi, di capirsi e di accettarsi ricominciando.
L’autrice ha uno stile scorrevole e coinvolgente, che narra gli eventi e le sensazioni in modo partecipe e senza affrettare le cose, come spesso capita in questi romanzi.
Bellissimo!

Elisa l'impertinente, di Nan Ryan




Anno di pubblicazione negli USA: 2003

Titolo originale: Naughty Marietta

Ambientazione: Stati Uniti del Sud, 1870


Elisa Stone è una giovane, vivacissima e intraprendente donna che persegue con tenacia il suo sogno: diventare una celebre cantate lirica e girare il mondo in tournèe.Perseguire per lei vuol dire anche sottoporsi a estenuanti prove di canto ogni giorno e sopportare le attenzioni dell’appiccicoso Maltese, il suo impresario, che la mantiene, paga le lezioni di canto e anche il pubblico che affolla i suoi spettacoli nel teatro cittadino;già, perché Elisa è tanto bella quanto stonata, come con sua grande meraviglia si rende conto Cole Heflin, un ex soldato condannato a morte e salvato dal nonno della ragazza.
L’uomo, un vecchio ricco e solo, sta morendo e desidera rintracciare la nipote che non ha mai conosciuto, pentito di avere anni prima scacciato di casa la giovane figlia rimasta incinta di un uomo che poi l’aveva abbandonata; così salva cole chiedendogli in cambio di riportargli la nipote.
L’ex soldato si rende conto ben presto di aver sottovalutato l’impegno preso:Elisa infatti non vuole seguirlo per nessuna ragione, e così è costretto a rapirla trascinandola con sé attraverso il selvaggio West, mentre Maltese sguinzaglia dietro di loro una banda di brutti ceffi e mentre la bellezza e il caratterino di Elisa lo conquistano a dispetto della sua orribile voce….



L’unica cosa che può spingere chi legge a finire questo romanzo è la simpatia dell’irresistibile Elisa, uno dei personaggi più simpatici che abbia mai incontrato in un libro.
Certo, leggendo ci si chiede spesso coma mai nessuno ( ma proprio nessuno ! ) le faccia mai notare che la sua stonatissima voce non è che si concili benissimo col suo sogno di diventare soprano; passi per Maltese,che così cerca di accaparrarsi i suoi favori, passi per le persone che affollano il teatro cittadino alle sue rappresentazioni ( sono quasi tutti poveri minatori e Maltese li paga apposta)…ma l’insegnante di canto? Cole prima di innamorarsi? Un qualcuno qualsiasi? Boh…
E poi possibile che Maltese sia così sciocco ( per non dire altro) da mantenere una donna accontentandosi solo ed esclusivamente delle delizie che essa gli fa intravedere? Eh si, perché la furba Elisa è la mantenuta di Maltese, ma non l’amante…Comunque, nonostante tutto, questo personaggio ( che nell’originale si chiama Marietta:come mai questo cambiamento-anche se Elisa è meglio di Marietta? ) ha conquistato in modo irrimediabile la mia simpatia: una donna vitale, davvero peina di fantasia e di risorse, che davvero si impegna con tutte le sue forze per riuscire a realizzare il suo sogno, non risparmiandosi grossi sforzi e sacrifici; anche dopo il rapimento e durante l’indesiderato viaggio fino alla casa del nonno, non si lascerà certo mettere i piedi in testa dal rozzo cowboy con cui si ritrova a condividere l’avventura.
Per il resto la storia d’amore non mi ha colpito particolarmente, e il personaggio di Cole nemmeno: il solito bello e tormentato che si riscatta attraverso l’amore, ma senza particolari caratteristiche che possano renderlo appetibile alle lettrici.
Insomma, sicuramente un romanzo trascurabile, tranne che se volete incontrare un' personaggio  irresistibile.


lunedì 9 luglio 2012

Come mi batte forte il tuo cuore, di Benedetta Tobagi


Anno di pubblicazione: 2009

Benedetta Tobagi aveva tre anni quando suo padre, il giornalista del Corriere della Sera Walter Tobagi, venne assassinato (28 maggio 1980) da un gruppo di estrema sinistra.
In questo libro l’autrice ripercorre la vita del padre, dall’umile infanzia spoletina al trasferimento a Milano, alla carriera giornalistica; attraverso questo percorso imparerà a stabilire un rapporto col padre che ha conosciuto per così poco tempo e a trovare una ragione non solo del suo dolore personale, ma anche della ferita inferta dal terrorismo a tutta una generazione e alla società italiana.

Il libro di Benedetta Tobagi si inserisce nel filone, piuttosto recente, di libri scritti da familiari di vittime del terrorismo con lo scopo non solo di commemorare i propri cari scomparsi, ma anche di tramandare attraverso le loro storie personali un quadro attendibile di quel periodo della nostra storia che purtroppo ancora in pochi conoscono,gli anni di piombo.
Facendo conoscere le storie di persone comuni ma staordinarie che hanno pagato con la vita il loro impegno quotidiano per la lotta al terrorismo e per costruire una società più giusta con armi completamente diverse da quelle usate dai loro assassini.
Come dicevasi nella trama, Benedetta Tobagi ha solo tre anni quando il padre viene ucciso. La sua infanzia viene scandita udienze in tribunale (non vissute da lei personalmente ma dalla madre e dai nonni), e il suo percorso di vita è volto soprattutto a conoscere il padre, non solo attraverso i racconti dei familiari, ma anche di persone che lo hanno conosciuto e soprattutto, leggendo le carte, gli scritti, le lettere che ha lasciato.
In questo modo la figlia riesce faticosamente a stabilire un rapporto col padre che purtroppo non ha avuto tempo di conoscere, ma riesce anche a elaborare il proprio lutto e il proprio dolore aprendosi alla comprensione per cercare di capire il fenomeno terroristico, analizzarlo in maniera critica e farsi portavoce della memoria del padre e anche di altre vittime del terrorismo.
Il tono tenero e affettuoso con cui la Tobagi parla del padre ma anche degli altri membri della sua famiglia fa capire quanto sia stato importante per lei che la famiglia sia riuscita a rimanere unita nell’affrontare il dolore. L’autrice dimostra una notevole capacità, dovuta senz’altro a un cammino dove non sono mancate sofferenze e durezze, di analizzare in maniera criica anche il fenomeno del terrorismo.
Di Walter Tobagi esce il ritratto di una persona  brillante e curiosa, molto attenta alla società in cui viveva a ai fenomeni di cambiamento cui era sottoposta; a mio avviso, una persona che aveva anche un forte senso civico dato che, nonostante il periodo e nonostante minacce che aveva ricevuto, ha comunque scelto di portare avanti il suo lavoro condannando il terrorismo,di qualsiasi colore. Quindi una persona mentalmente aperta, a differenza di molti purtroppo in quegli anni.
Sicuramente questo libro rappresenta un tassello in più per chi, come me, è interessato a conoscere un periodo tragico della nostra storia recente, che ancora presenta notevoli strascichi, attraverso quei protagonisti a cui purtroppo è stata tolta la parola, a differenza dei loro assassini, e che tutti dovremmo impegnarci a ricordare di più.

P.S:ho scoperto di avere una cosa in comune con l'autrice: una cotta adolescenziale per Ivan Karamazov!

giovedì 5 luglio 2012

Fame Fatale, di Wendy Holden







Prima edizione: 2002

Ambientazione: Inghilterra, 2002


Grace Armiger lavora in una piccola casa editrice come addetta alla Pubbliche relazioni degli autori; è una donna timida, sensibile, desiderosa di vivere una vita tranquilla.
Belinda Black lavora come intervistatrice per la rubrica dell’ultima pagina del Globe, ed è esattamente l’opposto: arrogante, presuntuosa, meschina e pronta a compiere qualsiasi scorrettezza per realizzare il suo sogno: condurre la rubrica in prima pagina, e attraverso essa conoscere qualche ricca star da accalappiare per sistemarsi e diventare ricca.
Per qualche tempo le vite di Grace e Belinda scorrono su binari nettamente separati, accomunate solo dal fatto di avere la stessa donna delle pulizie, Maria; ma quando Red Campion, la star del momento, per motivi diversi si trova a lavorare con entrambe (separatamente), le loro vite si incroceranno per un breve, decisivo attimo…


Le redazioni di giornali e le case editrici di libri sono tra i luoghi preferiti come ambientazione di molti autori di chick lit; non fa eccezione Wendy Holden, autrice che scopro con questo romanzo e che sicuramente seguirò se ne avrò l’occasione.
In questo divertente e caustico romanzo le due protagoniste, Grace e Belinda, lavorano rispettivamente la prima in una piccola casa editrice esperta - a quanto pare - in “worst seller” (ovvero, romanzi che non legge nessuno), e la seconda nella redazione del “Globe”, uno dei più prestigiosi quotidiani inglesi. Le due ragazze non si conoscono, eppure senza saperlo sono accomunate, oltre che dalla domestica Maria, personaggio secondario che man mano si rivelerà fondamentale nella storia, in quanto tiene i fili del destino delle sue due datrici di lavoro: un personaggio molto interessante, dai contorni un poco fiabeschi.
Dalla persistente sfortuna che sembra accompagnarle nel lavoro, nonostante i loro sforzi: Grace infatti si dedica anima e corpo a sponsorizzare autori che, per un verso e nell’altro, vengono messi alla berlina nei vari festival e librerie in cui vengono presentati; pur collezionando un fiasco dietro l’altro, l’energica e ottimista Grace ce la mette davvero tutta… peccato che, nella vita privata, non corrisponda a tanta intraprendenza. Pressata da una mamma apprensiva che preme per presentarle solo uomini altolocati e schiacciata da un fidanzato egoista e manipolatore, la nostra amica ci metterà un po’ di tempo per decidere di dare un taglio a tutte queste cose negative. Grace è un personaggio che suscita nel lettore immediata simpatia e anche una sorta di tenerezza affettuosa: possibile che a questa dolce e volenterosa ragazza vada tutto storto?! 
Belinda, l’altra protagonista, come detto è tutto il contrario di Grace: volgare e rapace, non ho potuto fare a meno di pensare che il suo frustrante lavoro se lo meritasse proprio! Crede di essere una star, maltratta e umilia chiunque abbia la sfortuna di capitarle a tiro: il suo unico desiderio è quello di sistemarsi con un qualche uomo ricco e potente , e vivere da vip per il resto della vita. Anche lei come Grace è protagonista di una lunga serie di tentativi falliti (che risultano essere i più comici del romanzo, forse anche per l’inevitabile antipatia che suscita Belinda), ma dotata di altrettanta intraprendenza e soprattutto di una grandissima autostima e sicurezza. Al contrario della sua sconosciuta antagonista.
La cosa che ho preferito del romanzo è proprio in modo in cui le vicende delle due ragazze vengono narrate in maniera distaccata e alternata, per poi magicamente ricongiungersi grazie a Red Campion, star del cinema che, a sua insaputa, sarà l’elemento che farà incrociare per poco le vite delle due ragazze, cambiandole ognuna come merita. E facendoci scoprire (anche se non è certo una novità) che nel dorato mondo dello star system non è tutto oro quello che luccica….
L’autrice scrive in modo brillante e ironico, talvolta caustico ma mai sgradevole, rendendo molto bene la descrizione delle vita sia nella piccola casa editrice che nella redazione del grande giornale, caratterizzando i suoi personaggi - anche quelli secondari - in modo incisivo e molto attento anche la fisico e al look (mettendoli come elementi non fini a sé stessi, ma facenti parte della personalità di ognuno). Molti i riferimenti a personaggi reali del mondo dello spettacolo: il rapper Stan è chiaramente ispirato a Eminem (e nel nome porta anche il titolo di una sua nota canzone) e Red Campion a Russell Crowe.
Il risultato è un libro molto godibile, spensierato e che può scatenare anche qualche piccola riflessione, il che non guasta mai.

martedì 3 luglio 2012

I love mini shopping, di Sophie Kinsella


Titolo originale: Mini Shopaolic


Anno di pubblicazione: 2010


Collegamento con altri romanzi: è il sesto romanzo della serie I LOVE SHOPPING


Minnie, la figlia di Becky e Luke, ha ora due anni, e per lei vale sicuramente il detto “tale madre tale figlia”: la piccola dai geni materni ha evidentemente ereditato la passione per la moda e lo shopping, fornendo materia prima alla madre, che non ha cambiato abitudini ma anzi le estende, a volte suo malgrado, alla pargoletta.
Peccato che la crisi economica e il crollo delle banche dia il via a un periodo in cui è necessario tirare la cinghia; tutto questo proprio mentre Becky sta progettando una mega festa a sorpresa per il compleanno di Luke. Ma la nostra eroina non si lascia prendere dallo sconforto e, come sempre, reagisce piena di risorse nei modi più strampalati.





Qualcuno ha davvero pensato, dopo I LOVE SHOPPING PER IL BABY, che le avventure di Becky Bloomwood fossero finite? Qualcuno ha davvero pensato che la maternità avrebbe reso la nostra eroina una persona matura, concreta, seria?
Se qualcuno c’è stato, si è sbagliato nella maniera più assoluta: In questo nuovo romanzo la Kinsella ci racconta le avventure di mamma Becky, alle prese con la piccola Minnie, una mini copia della madre.
Come da trama, a soli due anni Minnie ha già imboccato la strada dello “shopping compulsivo”: il suo divertimento preferito, oltre ai normali giochi e cartoni animati comuni ai bimbi della sua età, è girare per negozi, comprare cose (al grido “Miiiiiiiooooooo!”) e, finito lo shopping, rilassarsi mangiando un bel muffin. Mamma Becky ovviamente, nonostante i suoi fermissimi propositi educativi volti a non crescere una bambina viziata e con manie consumistiche, proprio non ce la fa a non trattenere moti di tenerezza e orgoglio materno osservando i gusti della pargoletta, che mostra una curiosa propensione per le borse Balenciaga, gli abiti da sera vintage e i cappotti Miu Miu… e quindi finisce spesso per cedere, causando situazioni che l’autrice ci descrive in modo comico e simpatico ma che probabilmente in realtà farebbero rizzare i capelli anche alla compostissima Tata Lucia (a proposito: nel libro Becky e Luke, per risolvere i problemi con Minnie, si rivolgono alla sua omologa inglese Tata Sue, con risultati ovviamente imprevedibili!).
L’abilità dell’autrice nel mantenere sul versante divertente tutto il libro certo non sempre ci chiude gli occhi di fronte ad alcuni irritanti comportamenti della protagonista, generosa e simpatica finchè si vuole ma a cui ogni tanto bisognerebbe dare uan tiratina d’orecchi, visto che con i suoi comportamenti mette spesso nei pasticci qualcuno (rischia di far licenziare la segretaria di Luke, imbroglia i datori di lavoro, assume atteggiamenti che aggravano in Luke una crisi interiore), senza peraltro mettersi in gioco - ammettendo la verità - per risolvere le cose. Certo, il lieto fine è garantito, Becky come sempre si salva per il rotto della cuffia… ma non sarebbe stato meglio cambiare almeno questo aspetto del carattere del personaggio? Alla fine, nonostante sia quasi impossibile provare antipatia per lei, non si può evitare di essere presi da un certo senso di fastidio leggendo di certi comportamenti su una donna di ventinove anni!
Per il resto, come già detto e come sempre del resto, il romanzo regge tutto sull’abilità dell’autrice nel mantenere sul piano comico-ironico anche situazioni difficili e potenzialmente drammatiche: il crollo delle banche con relativa preoccupazioni finanziarie dei risparmiatori- viene gestito puntando su Jess, l’economa sorella di Becky che con sua grande gioia può finalmente dispensare a tutti consigli su come risparmiare combattendo il capitalismo e salvaguardando l’ambiente; e il doloroso rapporto tra Luke e sua madre Elinor (di cui già sappiamo dai romanzi precedenti) viene dipanato grazie a Becky che, inaspettatamente (e dopo aver comicamente superato il trauma di essersi accorta dell’impressionante somiglianza tra nonna e nipotina), dà alla suocera-nemica un’occasione di riscatto.
Insomma, tutto come sempre ma con cose sempre nuove; questo sembra essere il segreto del successo della serie, che grazie ad un finale aperto (complici un nuovo lavoro per Luke, un nipotino in arrivo e forse anche un fratellino per Minnie) fa pensare che prima o poi Becky, Luke, Jess e tutti gli altri torneranno a farci compagnia..
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Il giullare della Regina, di Philippa Gregory


Titolo Originale: The Queen's fool


Anno: 2003


Collegamento con altri romanzi: 


è il secondo romanzo della “Saga dei Tudor”, così composta:
- L’altra donna del re (The other Boleyn girl), 2001;
- Il giullare della regina (The Queen’s fool), 2003;
- L’amante della regina vergine (The Virgin’s lover) , 2004
- Caterina, la prima moglie (The Costant Princess), 2005;
- L’eredità della regina (The Boleyn inheritance), 2006;
- L’altra regina (The other Queen), 2010.


Hannah Green è una giovane ebrea che assieme al padre stampatore è fuggita dalla nativa Spagna in Inghilterra per salvarsi dall’Inquisizione che, quando era bambina, mandò sua madre al rogo. Abituata dal padre a vestire abiti maschili per maggiore protezione durante la fuga, lavora con lui nella stamperia ed è fidanzata con un giovane ebreo, Daniel Carpenter, che studia per diventare medico e che Hannah ha visto una volta sola. Ma la giovane ha anche un dono speciale e pericoloso: la chiaroveggenza.
Ed è proprio grazie a questo dono che viene introdotta come giullare da Robert Dudley alla corte di Lady Maria, la figlia di Enrico VIII e Caterina d’Aragona; se inzialmente il compito sarebbe quello di fare la spia per i Dudley, col passare del tempo Hannah si affeziona alla nuova padrona tanto da divenire in breve tempo una persona di assoluta fiducia per la sfortunata principessa. Quando i rovesci della sorte portano Maria sul trono d’Inghilterra e i Dudley in prigione per tradimento, Hannah rimarrà a fianco della regina e assisterà di persona ai fatti che segneranno la storia del Paese, conoscendone di persona i protagonisti: oltre a Maria, donna tenace e dai sentimenti profondi ma sfortunata, Robert Dudley, per cui Hannah nutre una giovanile passione, e Lady Elisabetta, sorellastra di Maria, perfida e calcolatrice…


Come penso molte di noi, amo molto la storia della dinastia dei Tudor da Enrico VIII in poi, quindi non potevo certamente rimandare più di tanto l’occasione di leggere l’opera di Philippa Gregory, autrice che ha dedicato un’intera serie ai Tudor e in particolare alle donne della dinastia.
Se nel primo romanzo, L’ALTRA DONNA DEL RE (da cui è stato tratto il film omonimo con Natalie Portman, Scarlett Jonhasson ed Eric Bana) si narrava dell’ascesa e caduta di Anna Bolena, la più famosa tra le sei mogli di Enrico VIII, in questo romanzo si riprende la storia partendo dal regno di Edoardo VI, il figlio di Enrico e della terza moglie Jane Seymour, che diventato re da bambino (1547) dopo la morte del padre morì a sua volta a solo 16 anni.
Philippa Gregory ha l’abilità di ricostruire alla perfeziona l’atmosfera dell’epoca, non solo quella storica, ma anche la vita a corte e la vita del popolo, intessendo una trama avvincente e mai banale, che tiene il lettore avvinto fino all’ultima pagina e rende scorrevole la lettura di un romanzo che all’apparenza può sembrare un mattone.


Hannah, la protagonista, è certamente un personaggio particolare: a causa della sua appartenenza al popolo ebraico, nella sua giovane vita (quando il romanzo inzia ha 14 anni), ha già vissuto dolori e tragedie ed è abituata alla fatica e alla privazione; inoltre il padre, per metterla al sicuro nei loro vari spostamenti, l’ha abituata a vestirsi e comportarsi come un ragazzo, insegnadole il proprio mestiere (stampatore) per poterla spacciare come garzone. Hannah quindi, un po’ per propria indole un po’ per educazione, è poco incline ad essere la fanciulla dolce e sottomessa che la sua condizione di donna richiederebbe, ed è anzi abituata a badare a sé stessa, a essere indipendente e a lavorare per vivere. Non solo, a causa del mestiere del padre è conscia dell’importanza che l’istruzione ha nella vita delle persone, e non è certo intenzionata a rinunciarvi.
Come sarebbe stata la sua vita se le cose fossero andate altrimenti? Non possiamo saperlo, ma di certo intuiamo che l’incontro fortuito con Robert Dudley e il suo mentore John Dee, fornisce alla giovane l’occasione di ampliare la propria esperienza di vita come da lei desiderato; venendo introdotta a corte come giullare, Hannah avrà l’occasione nel corso degli anni di vivere situazioni ed esperienze che la porteranno, nel corso degli anni, a maturare e a divenire una vera donna, forse troppo avanti per l’epoca in cui deve vivere. Tutto ciò anche in campo sentimentale; nonostante la cotta giovanile per Robert Dudley, tra Hannah e Daniel, il giovane con cui il padre l’ha fidanzata e che inizialmente è solo uno sconosciuto, si evolve in modo un poco tormentato ma alla fine soddisfacente per entrambi, anche se per Hannah la lotta sarà più dura del previsto perché dovrà imparare a farsi rispettare come donna, ma anche a capire e perdonare.


Attraverso le vicissitudini di Hannah la Gregory ci presenta alcune figure storiche già conosciute fornendo un’interpretazione diversa da quella data dalals toriografia ufficiale: a questo proposito ho molto apprezzato che l’autrice abbia rivalutato (come successo anche nella serie tv THE TUDORS) la figura di Maria I, passata alla storia ingiustamente - in quanto non fu certo l’unica a perseguitare fedeli di una religione opposta, e le sue persecuzioni non furono nemmeno le più crudeli rispetto a quelle di altri monarchi,compreso suo padre Enrico - col nome di Maria La Sanguinaria. La figlia di Enrico VIII e Caterina D’Aragona è una figura da me molto amata, in quanto la storia si è sempre occupata solo dei suoi lati negativi enfatizzandoli, ma che fu in realtà una donna molto coraggiosa e sfortunata: ancora ragazzina dovette subire il ripudio del padre, essere considerata illegittima ed essere messa a servizio della neonata Elisabetta, separata dalla madre che non rivide più, e con gravi problemi di salute a lungo trascurati e che alla fine le saranno fatali, nonostante tutto non si arrese mai e lottò con tenacia per reclamare il trono che le spettava di diritto; nel romanzo Maria è una figura tenace e appassionata, nonostante le sofferenze inflittele dalla vita e dalla sua stessa famiglia, per lungo tempo mantiene vivo il desiderio di essere una buona regina, “madre” per i suoi sudditi, ma anche di poter ricevere e dare - come donna e madre - l’amore di cui ha bisogno e che le è sempre mancato; ed è molto doloroso, non solo per Hannah e chi come lei le vuole bene, seguire il percorso che invece la porterà a ricevere solo tradimento e cattiveria proprio da sua sorella, Elisabetta, che nel libro è una figura ammaliatrice e affascinante, nonostante sia scopertamente cattiva e faccia coscientemente del male alla sorella.
Sia Maria che Elisabetta perseguono come scopo principale il trono e la gloria dell’Inghilterra, ognuna seguendo la propria religione; ma mentre Maria è una donna più accogliente e umana, Elisabetta è scaltra e infida, senza scrupoli e spesso compiaciuta della propria cattiveria; seppur tanto affascinante che Hannah non potrà fare a meno di prenderla come modello di femmilità.
Personaggi storici e inventati intrecciano abilmente le loro vite e le loro storie, mentre la Storia, quella vera, fa inesorabile il suo corso, a volte premiando e a volte travolgendo i comuni mortali.
Un romanzo avvincente e sicuramente degno di nota per chi ama questo periodo storico e queste ambientazioni.  

lunedì 2 luglio 2012

Gioielli, di Danielle Steel


Titolo originale: Jewels


Prima pubblicazione: 1992


Ambientazione: dall’America degli anni ’30 all’Inghilterra anni ’90.


Da questo romanzo è stato tratto nel 1992 un film per la Tv, JEWELS( trasmesso in Italia da Canale 5 con il titolo GIOIELLI),che ottenne una nomination al Golden Globe per la sceneggiatura.
Dopo un breve infelice matrimonio, la giovane americana Sarah Thompson parte per un viaggio in Inghilterra dove conosce William Whitfield,duca di Whitfield,che diventa il suo amato secondo marito.Nel corso degli anni i due formeranno.oltre a una numerosa famiglia anche un impero finanziario basato sulla realizzazione di bellissimi gioielli disegnati dalla stessa Sarah.Ma la seconda guerra mondiale spezzerà questa vita felice portandosi via William e facendo franare l’impero, che Sarah riuscirà a tenere in piedi solo con anni di lotte e sacrifici.Quando tutto sembra andare di nuovo per il meglio,ci si mettono i figli,ormai adulti, a far danni e a dare pensieri alla madre…poveretta, non può proprio stare tranquilla!




Come ormai sappiamo, la trama dei romanzi della Steel non dà un’idea precisa della storia:in alcuni casi è sicuramente un bene,in quanto il lettore potrà essere piacevolmente sorpreso dall’evolversi della situazione(pur tenendo conto l’infinità di disgrazie e turbolenze che affollano i libri dell’autrice), in alcuni casi, come questo…assolutamente no!!Devo essere sincera:quando ho letto questo romanzo conoscevo bene l’autrice e quindi il suo stile e il tipo di storie che narra, e fino a quel momento l’avevo sempre apprezzata, anche quando avevo letto romanzi che non mi erano piaciuti:ma dopo la lettura di questo in particolare,ho dovuto lasciare passare molto tempo prima di avere il coraggio di leggere ancora un altro titolo dei suoi!
A parte la marea di personaggi(quasi sempre dimenticabili e dimenticati)che affolla il racconto, e che possono anche starci visto che comunque la storia si snoda nel corso di circa cinquant’anni….sono proprio i personaggi principali e ancor più le storie che li coinvolgono ad essere un tantino esagerati e addirittura in molti casi, sgradevoli!mi riferisco soprattutto ai tre figli di Sarah che combinano di tutto,soprattutto tradimenti col partner di qualcun altro(pure tra di loro…basti vedere l’osceno triangolo Philip-Julian-Yvonne,la moglie di Julian, e tutto ciò che esso porterà in famiglia;ma anche la figlia Isabel non scherza!)in barba a qualsiasi legame familiare o anche solo di decenza.Questi personaggi sono mossi solo dalle loro egoistiche pulsioni, per soddisfare le quali si comportano nelle maniere più schifose.Lo squallore impera sovrano in questo romanzo,fino all’allucinante finale,un happy end davvero …inqualificabile dopo tutto quello narrato, e che disgusterebbe perfino gli autori di BEAUTIFUL.
In tutto ciò la figura della determinata e forte protagonista cerca di emergere a dispetto di tutto,ma non riesce a cancellare la sgradevolezza delle azioni compiute dagli altri.
Inutile dire che ricopre un posto di primo piano nella mia personale schifo-lista.

La rosa di Delhi, di Rebecca Brandewyne




Titolo originale: The Crystal rose


Prima pubblicazione anno: 2006

Ambientazione: Inghilterra, 1850.


Rose Windermere è nata e cresciuta in India sino all’età di otto anni, quando i genitori decisero di rientrare dopo che i loro vicini e amici Lord e Lady Thornleigh e il loro figlio tredicenne Hugo furono assassinati da dei banditi nella loro casa. Ma  anche se la vita in Inghilterra è trascorsa serenamente ( pur  tra le  ristrettezze, visto che Rose ha altre cinque sorelle e il padre è solo un ex colonnello ), Rose non ha mai dimenticato il suo adorato amico Hugo, sperando sempre contro ogni possibilità  di rivederlo
Una mattina Rose e la sorella Jasmine stanno tornando dal mercato quando uno sconosciuto le urta  maldestramente per sfuggire a due brutti ceffi che lo stanno inseguendo.In una frazione di secondo l’uomo affida una misteriosa lettera a Rose, dicendole di proteggerla ad ogni costo. Con grandissimo sconcerto, quando la ragazza apre la lettera a casa, si accorge che porta il sigillo dei Thornleigh e che è una lettera di Sir James, il cugino di Hugo che ereditò il titolo dopo la scomparso del padre e dell’erede.
I genitori delle ragazze hanno sempre sospettato che fosse stato lui ad ordinare il massacro, ma la lettera non dice nulla di particolare e Rose e Jasmine decidono di aspettare che il  proprietario venga a riprenderla.
Qualche giorno dopo nel parco, Raj Khanna, l’uomo misterioso, viene aggredito da alcuni amici delle ragazze che lo accusano di spiarle. Per soccorrerlo, lo fanno entrare in casa, dove questi chiede indietro la lettera….






In questo romanzo Rebecca Brandewyne racconta con mano abile una storia di sentimento mescolata a mistero, trattando, anche se in modo un po’ “all’acqua di rose”, il tema della predestinazione, nella storia d’amore tra i due protagonisti che comincia quando loro sono bambini.
Nonostante forse venga messa troppa carne al fuoco ( la predestinazione, il complotto contro la regina, la misteriosa identità del protagonista - di cui peraltro il lettore viene subito informato - il giallo sulla morte dei genitori etc ), è un romanzo scorrevole e intrigante, che si regge in gran parte sulle figure dei due protagonisti. Rose è una giovane donna semplice, che ama la sua famiglia e ha poche pretese nella vita, ma dentro di lei si capisce che c’ò un grande amore per l’India e soprattutto per Hugo, l’amico mai dimenticato; Rose non è una stupidina, non si illude che il suo sogno abbia una base di realtà, anche se questo la fa soffrire un po’; non si crogiola nella disperazione, ha molti amici tra i ragazzi del popolo e un solido legame con la sorella Jasmine, quella a lei più vicina d’età. Ed è proprio per questo che la sorpresa riservatale dal destino è ancora più bella; perché Rose è davvero un’eroina comune, come potremmo essere noi, come se ne possono incontrare dappertutto!
Un poco più “inquadrato” nel suo ruolo di bello e misterioso il personaggio di Hugo, abbastanza intrigante ma solo in quanto legato anche lui al ricordo di Rose, un amore durato durante gli anni.
Molto belle le descrizioni della vita nei quartieri meno “in” della Londra dell’800, dove vivono Rose e la sua famiglia.
Tiziana