domenica 13 maggio 2012

Sergio Ramelli- Una storia che fa ancora paura, di Guido Giraudo, Andrea Arbizzoni, Paolo Severgnini, Giovanni Buttini, Francesco Grillo


Anno di pubblicazione: 2000
Il 29 aprile 1975 Sergio Ramelli, uno studente di 18 anni iscritto all’MSI, moriva dopo 47  giorni di coma; il 13 marzo era stato aggredito e malmenato a colpi di chiave inglese da alcuni militanti di Autonomia Operaia.
Tutto cominciò più di un anno prima, quando Sergio svolse un tema di attualità in cui criticava le BR e la scarsa presa di posizione del PCI ufficiale in merito a gruppi del genere; per il ragazzo cominciò una vera e propria persecuzione, nella ttale omertà (e qualche volta complicità) di professori e preside, tanto che fu costretto a cambiare scuola. Ma nemmeno questo servì; i suoi persecutori, non paghi nemmeno dell’aggressione, continuarono ad accanirsi su familiari e parenti anche dopo la morte del ragazzo, complice in un certo senso il silenzio di Milano, la città dove il tutto è avvenuto. Per molti anni la  vergogna di tutto ciò ha impedito a molti di parlare di questa storia e ancora oggi c’è che vorrebbe nasconderla o minimizzare; peggio ancora c’è chi è ancora convinto che Sergio non sia una vittima in quanto “fascista”….


Come chi mi segue sa molto bene (che pazienza che avete!) per il periodo degli anni di piombo e del terrorismo italiano ho un grandissimi interesse, da sempre, tano che me lo sono praticamente studiata da sola (figuriamoci! A scuola si arriva a malapena al 25 aprile 1945…). Ciò non è necessariamente negativo, in quanto purtroppo in quegli nni ci sono ancora molte storie scomode che probabilmente a scuola non verrebbero sviscerate a dovere. Come appunto, quella di Sergio Ramelli.
La storia di questo ragazzo ucciso brutalmente a 18 anni perché non la pensava come i suoi aguzzini me la porto nel cuore da anni, da quando me la raccontò mia madre ai tempi della scuola; nel corso degli anni, fino a quando ho messo Internet, ho saputo veramente molto poco; in quanto oltre al racconto di mia madre (ovviamente parziale perché non sapeva nemmeno lei tutti i particolari) e al racconto sintetizzato fatto da Indro Montanelli nel suo “L’Italia del ‘900” ho saputo poco altro. Solo con Internet, e con lo sdoganamento avvenuto negli ultimi anni grazie ad alcuni programmi televisivi che ricordavano il fatto, e infine trovando (a fatica, ho douto ordinarlo perché è praticamente introvabile nell librerie!) questo libro che cercavo da anni, sono venuta a conoscenza della vicenda nella sua completezza.
Perché, come dice il titolo, è una storia scomoda, una storia che fa ancora paura.
Tanta paura che a Milano anche quest’anno, come da 38 anni del resto, i partigiani dell’Anpi e vari rappresentanti della sinistra hanno cercato di impedire la commemorazione di Sergio Ramelli da parte di militanti missini, addirittura cercando di impedire la proiezione di un documentario a lui dedicato.
Perché Sergio aveva- e a quanto pare, purtroppo ancora oggi ha agli occhi di una certa parte politica- una gravissima colpa: era fascista. Una colpa che doveva essere lavata col sangue.
La maggior parte della storia è raccontata attraverso gli occhi della madre Anita, e veramente mi sono venuti i brividi leggendo quello che questa donna e la sua famiglia hanno dovuto passare anche durante il come e dopo la morte del figlio: persecuzioni, minacce, hanno dovuto allontanare il figlio maggiore perché minacciato di fare la stessa fine del fratello, il padre dopo tre anni è morto di crepacuore. Fecero fatica perfino a fare il funerale a Sergio in quanto i militanti di sinistra minacciarono vari preti.
Nonostante la storia sia raccontata in modo molto asciutto e sobrio, e intervallata da numerosi interventi e stralci presi dai documenti processuali, che spiegano in modo molto efficace ed esatto le dinamiche di questa storia assurda, non ho potuto fare a meno di formarmi un’alta opinione di Sergio, un ragazzo a mio avviso coraggioso in quanto ha maturato e portato avanti delle scelte politiche pensando con la propria testa e combattendo senza armi ma con l’esempio perché tutti potessero essere liberi come lo era lui, che era “libero” dentro; al contrario di quei fanatici dei suoi assassini, dei suoi persecutori e di tutti coloro che li hanno in qualche modo protetti e fiancheggiati solo perché erano di sinistra, che era considerata la parte èolitica più giusta qualunque cosa facesse in quanto si rifaceva agli ideali del comunismo e della Resistenza. Giustificando così violenze fisiche e psicologiche, minacce e omicidi.
Le connivenze e protezioni avute dagli assassini sono state tantissime, e non ci si stupisce non solo che siano stati presi dopo dieci anni, ma che- come al solito in Italia- hanno fatto pochissima galera (uno di loro due anni fa è diventato primario di un importante ospedale pugliese).
La storia di Sergio è ancora scomoda; ma sta a chi è rimasto cercare di fare in modo che non sia più tale. Fino a che lui e gli altri ragazzi che persero la vita in maniera simile non avranno rispetto anche dalla sinistra, inutile parlare di memoria condivisa e stupirsi del rigurgiti del terrorismo….

1 commento:

  1. Ciaoooooooooo Luisa scusa se non commento, lo scritto è lungo e sono di fretta.. Vorrei leggere con calma. I tuoi post sono sempre molto interessanti. Grazie per essere passata dal mio "salotto" Ho fatto i complimenti a mio cugino e ti ringrazia. Forse non hai capito che il lavoro lo abbiamo fatto insieme, per quanto riguarda le foto, anche se alcune le ha scelte da web. La voce recitante è la mia e lui ha fatto un lavoro di abilità e pazienza per il montaggio. Scusa se ho voluto specificare. Mi dai gioa ogni volta che mi porti i saluti.. Ti abbraccio con amicizia, Bruna... a rileggerci

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