giovedì 24 maggio 2012

Il fiore sbocciato, di Kathleen E. Woodiwiss

Titolo originale: The reluctant suitor

Anno: 1999
Ambientazione:
Inghilterra, fine '700


 
Da bambina Lady Adriana Sutton è stata promessa sposa a Lord Colton Wyndham, ma lui si era ribellato al volere delle famiglie ed era scappato arruolandosi nell’esercito; dopo sedici anni ritorna a casa e trova Adriana cresciuta e trasformata in una splendida donna, che però non ha ancora dimenticato la cocente delusione provata e l’umiliazione di sentirsi definire “uno spaventapasseri dagli occhi troppo grandi”, e che quindi mostra freddezza nei suoi confronti. Nonostante siano passati sedici anni Colton scopre non solo che la promessa matrimoniale è ancora valida, ma che il testamento paterno lo vincola a un corteggiamento di tre mesi per provare almeno a scoprire se lui e Adriana sono di reciproco gradimento.
Contrariamente sedici anni prima Colton è fermamente deciso a conquistare Adriana, ma ostavolta a scontrarsi con la sua delusione, deve anche vedersela con Roger, un pretendente un po’ troppo insistente che nel corso della storia rivelerà ben altra natura da quella del tranquillo giovane ambizioso…

Penultimo romanzo della grande regina dei romance, devo dire che mi ha deluso molto; se per PER SEMPRE (l’ultimo romanzo) ci poteva essere la giustificazione che il romanzo era stato scritto durante la malattia dell’autrice ed in seguito completato da altri dopo la sua morte, davvero non saprei come giustificare questo IL FIORE SBOCCIATO, che risale al 1999, quindi a tempi non sospetti.
Un romanzo lento, noioso, che prende poco e solo per inerzia e buona volontà del lettore, e soprattutto che parte da un assunto davvero poco credibile e assurdo: la protagonista Adriana, per tutta la prima parte del romanzo, rimarca la sua delusione, il suo shock, la sua sofferenza per il rifiuto di Colton al matrimonio combinato dai genitori; viene altresì fatto spesso notare dall’autrice che il padre di Colton aveva combinato quest’unione perché aveva capito che Adriana, per le sue qualità fisiche e caratteriali, era sicuramente la donna più adatta a suo figlio. Tutto ok? Certo… finchè non si scopre che all’epoca del presunto trauma sentimentale, Colton aveva 16 anni… e Adriana ne aveva otto!!!
Ora io dico: quante di voi stanno ancora soffrendo per la delusione d’amore patita a otto anni? Spero poche…
Alla luce di questo piccolo particolare che per l’autrice sembra irrilevante, ho provato grande solidarietà con questo sedicenne che, giustamente, non provava nessun interesse per quella che è solo una bambina; solidarietà che è improvvisamente scemata quando, dopo il suo ritorno (passati sedici anni dal fattaccio) - e causa la trasformazione della ex bambina in una donnina niente male sia fisicamente che come carattere - il nostro comincia ad ammettere che sì… forse… il padre aveva ragione e lui ha sbagliato a ribellarsi, avrebbe dovuto accettare di buon grado… a quanto pare, gli ormoni possono compiere miracoli.
Anche non volendo considerare tutto ciò (e per me è stato impossibile, troppo irreale come cosa!), Colton e Adriana nonostante l’impegno dell’autrice nell’inscenare siparietti maliziosi, litigate sotto cui si dovrebbe intravede il fuoco della passione, stuzzicamenti vari, sono due protagonisti che comunicano ben poco, se non nulla, molto lontani da alcuni loro predecessori pieni di fascino, di magnetismo come Cole e Alaina o Christopher ed Erienne; la storia che li riguarda, nonostante gialli, traversie e colpi di scena, si trascina stanca, e a nulla contribuiscono i personaggi di contorno che rimangono, appunto tali.
Forse gli unici personaggi un po’ degni di nota sono il cattivo Roger, che inizialmente appare come un bravo ragazzo ma che nasconde un’anima nera, e la moglie Felicity, che da ragazzina sciocca e superficiale che si troverà ad affrontare un’esperienza da incubo grazie alla quale comunque maturerà, e troverà alla fine la meritata felicità.
Sono sempre stata una fan della Woodiwiss, ma quando mi trovo davanti ad un libro scadente non posso non notarlo, indipendentemente dal nome dell’autrice. E questo romanzo, purtroppo, lo è. E non me la sento di nasconderlo.


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