mercoledì 25 aprile 2012

La sindrome dello shopping, di MariaFrancesca Venturo

Anno di pubblicazione: 2009

Ambientazione; Roma, 2000


La giovane Francesca, desiderosa di una propria indipendenza non solo economica dalla famiglia, va a vivere da sola,prendendo in affitto una camera in un appartamento condiviso con un’altra ragazza; ma per mantenersi e inoltre pagare gli studi all’università (dove studia Arti e Scienze dello Spettacolo) deve trovare un lavoro il più presto possibile. E lo trova, come detto, come commessa in un negozio di abbigliamento del centro di Roma. Da qui ha modo di osservare l’umanità più varia,coi suoi pregi, difetti, debolezze, vanità e problemi vari… e, dopo aver finito di leggerlo, posso solo confermarvi un detto delle mie parti: ”non si finisce mai di vederne”!.


Ognuno di noi sogna di svolgere il lavoro della propria vita, cioè quello che più ci gratifica ed è più congeniale alle nostre capacità. Ma siccome non viviamo sul pianeta Utopia,la dura realtà non sono molti quelli che riescono in questo intento:la maggior parte delle persone lavora per vivere, e quindi ci si ritrova quasi sempre ad accettare lavori che nulla hanno a che vedere coi nostri desideri o col nostro percorso di studi… ma non è detto che questo debba essere per forza negativo. E’ questo il caso di Maria Francesca Venturo, autrice di questo divertente romanzo autobiografico dove racconta la sua esperienza,durata sette anni, come commessa in un negozio di abbigliamento nel centro di Roma. In una recensione che ho letto qualcuno ha definito questo libro “un quadro grottesco e allarmante sulle conseguenze del consumismo più sfrenato”, il che è vero solo in parte; certo, leggendo il capitolo dedicato ai saldi, quando l’autrice descrive come ”una grande massa compatta che aveva cominciato a ondeggiare inquietante davanti alla grande porta di vetro del negozio ancora chiuso” la rumorosa folla pronta per dare l’assalto alla merce in saldo cercando di accaparrarsi la migliore offerta, non si può fare a meno di pensare all’ambiguità di una società dove si vive da tempo una grave crisi economica, ma dove moltissima gente non rinuncia al superfluo per nessun motivo al mondo. Ma Francesca e i suoi colleghi ci aprono la porta su un mondo che spesso non è poi così vezzoso, colorato e piacevole come sembra dal di fuori: un mondo che parla di donne che, attraverso la ricerca del vestito ideale, manifestano molte volte insicurezza, solitudine, ansia di piacere, di essere all’altezza di qualcosa (una cena, un appuntamento,un colloquio di lavoro… e a volte semplicemente sé stesse): come definire altrimenti le numerose clienti di taglia abbondante che fanno letteralmente di tutto (leggere per credere!) pur di infilarsi l’abitino chic o all’ultima moda, ma di una taglia per loro proibitiva? In queste parti - forse perché vi ho ritrovato in qualche modo la mia quotidiana esperienza personale - ho intravisto il triste condizionamento di una società che ci vuole tutti magri, belli, perfetti e che mette in difficoltà chi non è fisicamente adeguato a questo standard. Un mondo che è anche fatica e sacrificio, che illustra un lato del precariato giovanile che purtroppo oggi è diventato la regola; il tutto in modo comunque leggero e divertente, a tratti filosofico. L’autrice usa uno stile scorrevole e vivace,non annoia e ci fornisce una carrellata di storie e personaggi descritti con acume pungente ma allo stesso tempo ironico e un po’ comprensivo e solidale. Insomma, un libro che diverte ma fa anche riflettere su un mestiere considerato, a torto, frivolo e superficiale,adatto solo a persone svampite e modaiole... ma ,almeno in questo caso, è tutt’altro che vero!

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