venerdì 20 aprile 2012

Jemima Jones- Un amore in rete, di Jane Green

Anno: 1998

Ambientazione: Inghilterra, seconda metà degli anni’90.

Jemima Jones è una simpatica 27enne inglese che lavora come giornalista in un piccolo giornale locale.
Jemima pesa anche 90 kg. Ed è questo il centro attorno a cui gira la sua vita, perché ovviamente Jemima odia il suo peso e il suo corpo, che le impediscono di essere la donna che ha sempre sognato di essere, e le ha sempre impedito di condurre una vita come tuitti gli altri: non ha mai avuto un fidanzato, non ha amici (a parte Geraldine, una collega della redazione) e passa le sue serate davanti alla tv sgranocchiando biscotti oppure ritagliando foto di modelle dai giornali.
Finchè un giorno Jemima decide di prendere finalmente in mano la sua vita: si iscrive a una palestra e, grazie a un durissimo programma, perde tutti i kg di troppo!
Finalmente comincia per lei una nuova vita: rifattasi il look, parte per
Los Angeles per conoscere Brad, il bellissimo californiano che aveva conosciuto in chat nei mesi della dieta e a cui aveva mandato ovviamente una foto falsa: incredibilmente tra loro scocca immediatamente la scintilla dell’attrazione e Jemima comincia prendere in seria considerazione l’idea di trasferirsi lì e godersi finalmente la vita. Ma….non sta succedendo tutto troppo in fretta?

Chi non conosce Bridget Jones? Ecco, la mitica Bridget è stata la capostipite di tutta una serie di personaggi che negli anni ’90 ha aperto la strada del genere chick lit, sdoganando la single moderna e tutti i relativi problemi….compreso, fatto a mio avviso non di poco conto, il problema del peso.
Che,motivato o meno,è uno dei grossi crucci per la maggior parte delle donne, a volte diventando anche un vero e proprio dramma; ma- diciamoci la verità- i nostri romanzi preferiti di questo trattano poco o nulla, anzi: solitamente siamo abituate a vederci presentate eroine fisicamente bellissime, affascinanti e soprattutto, precisazione sempre presente (ci avete mai badato? Io sì), snelle…insomma, chick lit o meno, è davvero raro trovare una protagonista in carne. Al limite, c’è un personaggio secondario; ma una protagonista, quasi mai.
Anche la stessa Bridget Jones non è davvero grassa, ma solo con qualche kg in più; Jemima (Jones anche lei) , l’eroina di questo romanzo, invece…è proprio la cossiddetta cicciona. Di più:è proprio obesa.
Un fisico così, come purtroppo penso molte persone sappiano, può costituire per vari aspetti un vero e proprio handicap alla propria vita: provocando una mancanza di autostima, la vita sociale e sentimentale si riduce allo zero, e di conseguenza tutto diventa più difficile; inutile essere ipocriti, un bel fisico molte volte aiuta e avvantaggia.
Ed è questo che succede alla nostra protagonista: nonostante il suo carattere simpatico e brillante, nonostante i suoi sforzi per curare comunque il suo ingombrante fisico, Jemima non è felice: è innamorata del collega fighissimo che però la vede solo come una cara amica, evitata il più possibile dalle antipatiche (e fighissime) coinquiline. Si sente sola, si è sempre sentita così, tant’è vero che a 27 anni non ha mai avuto nemmeno un fidanzato…e quindi, colma la sua fame d’affetto col cibo.
Ho trovato Jemima un personaggio bellissimo, divertente ma anche malinconico, un personaggio che durante la storia compie un percorso psicologico ben delineato e credibile, anche se alcune scelte narrative appaiono un poco deboli o discutibili: è vero che dopo la dieta Jemima, cambiando corpo, riacquista più autostima e fiducia in sé stessa, con relativa voglia di prendersi una rivincita sul mondo intero: ma sinceramente appare piuttosto azzardata la trovata di mandarla addirittura a incontrare un’americano che ha conosciuto in chat- e mai visto nemmeno una volta!- facendola addirittura andare ad abitare a casa sua come nulla fosse!
Ma passiamo sopra a questa cosa, così come passiamo sopra a quella punta di evidente stereotipino razzista che dipinge gli inglesi come belli, simpatici e intelligenti, e gli americani come superficiali, ignoranti e bugiardi; tutto il resto del romanzo è una storia davvero godibile e soprattutto (difetti di cui sopra a parte) credibile nella sua protagonista, nei suoi sentimenti, pensieri e azioni; anche i personaggi di contorno sono molto ben costruiti, in modo che ognuno di loro(anche fra quelli che appaiono di meno) si ritagli una parte nella mente del lettore in modo da non poter essere dimenticato.
Oltre a ciò ho molto apprezzato il fatto che l’autrice si soffermi spesso su una situazione o su una scena raccontandola a più voci, ovvero dando la parola a ogni personaggio e a come esso ha vissuto, reagito e pensato in quella situazione. In alcune pagine, sarebbe bastato che i protagonisti si aprissero di più l’uno con l’altro per evitare incomprensioni, dubbi e angosce varie, cosa che del resto sarebbe consigliabile succedesse anche nella realtà.
E spesso, non lesina osservazioni da "fuori campo" che inducono il lettore alla riflessione, non solo sulla storia in atto ma anche su comportamenti e sentimenti in generale.
L’autrice usa uno stile che in molti aspetti ricorda la spensieratezza di
Sophie Kinsella, con in più un tocco di drammaticità e di profondità che non guasta di certo, ma semmai rendono più attenta e coinvolgente la lettura.
Consigliato agli anatroccoli di tutte le età che sognano ancora di diventare cigni!

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